I GRANDI NEMICI DI ROMA: CLEOPATRA (Sesta ed ultima parte: il mito, l’eredità storico-culturale, l’aspetto fisico, il mistero della tomba).

Dalle opere teatrali a quelle cinematografiche, il mito di Cleopatra ha attraversato i secoli, appesantito dal pregiudizio negativo della propaganda ottavianea, pregiudizio che solo in epoca recente i moderni studiosi hanno rivisto in modo più obiettivo e realistico, a cui l’archeologia si è affiancata nella ricerca della sua tomba, la cui ubicazione rimane un mistero

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L’immagine mostra la scultura in marmo di Carrara “Cleopatra” realizzata dall’artista americano William Wetmore Story, che la modellò in gesso nel 1858 e la scolpì in marmo dal 1860 al 1869. La statua si trova al Metropolitan Museum of Art di New York. L’opera raffigura la regina d’Egitto Cleopatra VII, seduta su un trono, in un momento di contemplazione prima della sua morte. 

La morte della grande e temeraria regina Cleopatra segna a un tempo la fine dei Lagidi, dell’Egitto, del mondo antico e della nostra storia, che ha richiesto ben sei parti per essere raccontata, superando quella di Annibale.
La più famosa sovrana della Storia ha lasciato un’eredità culturale immensa, nonostante il pregiudizio negativo tramandato dall’abile propaganda di Ottaviano che ha costruito la figura della donna seducente venuta dall’Oriente che aveva minacciato Roma pagandone poi il conto.

Cleopatra è passata alla storia per la sua capacità di seduzione. La sua più grande colpa è stata quella di essere una donna, non solo venuta in contatto con il mondo romano in un momento in cui nessun ruolo ufficiale era riconosciuto alla figura femminile, ma anche di aver attratto nella sua orbita personaggi del calibro di Giulio Cesare e Marco Antonio. La relazione intrecciata con Marco Antonio, causa di una guerra tra i Romani stessi, portò Lucano a paragonare Cleopatra ad Elena di Troia.

Questa immagine di Cleopatra, purtroppo, è rimasta attraverso i secoli e solo recentemente sono stati fatti tentativi di analizzarne la figura in una maniera più realistica e lusinghiera.

In quest’ultima parte del lungo articolo dedicato a Cleopatra, nell’ambito della Rubrica di divulgazione “La Stele di Rosetta”, pubblicata da IQ, parleremo quindi della storia di un secolare pregiudizio, del ruolo che Cleopatra ha avuto nella cultura occidentale, e delle sue rappresentazioni cinematografiche. Parleremo del suo aspetto fisico, analizzando i suoi ritratti, che smentiscono una tendenziosa e mistificatoria narrazione woke (a cui dedichiamo un intero paragrafo), che ignora deliberatamente le evidenze storico-archeologiche.

E, a proposito di archeologia, parleremo per ultimo del mistero della tomba di Cleopatra, la cui ubicazione è tutt’ora (e forse è un bene) ignota, nonostante i titoli sensazionalistici che periodicamente appaiono nelle pubblicazioni.
Direi che di argomenti ce ne sono: quindi, non possiamo che augurarvi una buona lettura!

Il cosiddetto “Faro di Abusir”, a Taposiris Magna. Nello studio della torre più rigoroso mai condotto, si è concluso che “La Torre di Abusir” non era sicuramente un faro e nemmeno una torre di guardia. Fu probabilmente costruito durante il regno tolemaico dopo la costruzione del Pharos ed era un monumento funerario.
INDICE DEI CONTENUTI

L’EREDITA’ STORICO-CULTURALE DI CLEOPATRA

STORIA DI UN PREGIUDIZIO

LA NASCITA DI UN MITO: CLEOPATRA NELLA CULTURA OCCIDENTALE

CLEOPATRA NELLE RAPPRESENTAZIONI CINEMATOGRAFICHE

CLEOPATRA COME SIMBOLO DI LOTTA

L’ASPETTO FISICO DI CLEOPATRA

IL ‘TRAUMA” DELLA MONETA DI NEWCASTLE

UNA MISTIFICAZIONE STORICA: CLEOPATRA ERA NERA

UN PO’ DI ARCHEOLOGIA: IL MISTERO DELLA TOMBA

CONCLUSIONI

Punti chiave delle considerazioni su Cleopatra

L’EREDITA’ STORICO-CULTURALE DI CLEOPATRA

Nell’aspetto positivo di coraggio, intelligenza e saggezza, la figura di Cleopatra fu successivamente ripresa nella tradizione letteraria bizantina e araba: per quanto riguarda la prima, il vescovo cristiano Giovanni di Nikiu, cittadina sul delta del Nilo, nelle sue Cronache descrisse Cleopatra come una sovrana che lavorò instancabilmente nell’interesse del proprio popolo.

Nel mondo arabo la regina fu al centro di diverse ricostruzioni: il primo a citarla fu lo storico Ibn Abd al-Hakam, che nel suo resoconto sulla conquista araba dell’Egitto attribuì a lei la costruzione del faro di Alessandria, e anche altri autori arabi citarono le opere architettoniche da lei fatte realizzare; altri la lodarono per le sue qualità accademiche, nei campi della medicina, dell’alchimia, della matematica, della cosmetica e della filosofia, come gli scrittori al-Masudi e al-Jildaki; infine, sono giunte a noi anche alcune storie di carattere romantico-amoroso incentrate sulla figura di Cleopatra, dai tratti fantasiosi e drammatici.

STORIA DI UN PREGIUDIZIO

Con la presa del potere da parte di Ottaviano, la riscrittura della Storia iniziò quasi immediatamente. Non solo Marco Antonio scomparve dai registri ufficiali, ma Azio si trasformò in una grande battaglia, una vittoria clamorosa, una svolta storica. Si passò da una fine a un inizio. Augusto aveva salvato il paese dal grande pericolo.

Gli storici romani costruirono la figura della donna seducente venuta dall’Oriente che aveva minacciato Roma pagandone poi il conto. Questa immagine di Cleopatra, purtroppo, è rimasta attraverso i secoli e solo recentemente sono stati fatti tentativi di analizzarne la figura in una maniera più realistica e lusinghiera.

Ottaviano (Roddy McDowall) rivela in Senato il piano di Antonio e Cleopatra per costituire un regno secessionista in Oriente. Dal film Cleopatra del 1963

Cleopatra è passata alla storia per la sua capacità di seduzione. La sua più grande colpa è stata quella di essere una donna, non solo venuta in contatto con il mondo romano in un momento in cui nessun ruolo ufficiale era riconosciuto alla figura femminile, ma anche di aver attratto nella sua orbita personaggi del calibro di Giulio Cesare e Marco Antonio. La relazione intrecciata con Marco Antonio, causa di una guerra tra i Romani stessi, portò Lucano a paragonare Cleopatra ad Elena di Troia.

Le fonti del suo tempo, riportando il trionfo di Ottaviano le furono tutte avverse, stilando, così, una condanna trasmessa agli storici successivi. Tale giudizio più che mai si è radicato nel Medioevo e nei secoli a venire, riscattato solo in parte, e solo sul piano personale, da una rivalutazione dei sentimenti, come nelle opere teatrali Antonio e Cleopatra di William Shakespeare e Cesare e Cleopatra di George Bernard Shaw.

La visione romana, dovuta a pregiudizi culturali e di genere, sopravvisse invece a lungo nel mondo occidentale, continuando nelle produzioni letterarie e artistiche di tutte le epoche; questi pregiudizi sono alla base, per esempio, della biografia della regina presente nel capitolo LXXXVI dell’opera De claris mulieribus, di Boccaccio in cui ne ha dato una descrizione ampia, sostenendo che ella era nota per la sua bellezza, ma anche famosa per la sua crudeltà e avidità, finendo col disegnare la personificazione di una figura femminile del tutto negativa.

LA NASCITA DI UN MITO: CLEOPATRA NELLA CULTURA OCCIDENTALE

Nonostante l’imponente campagna propagandistica attuata da Ottaviano che ha avuto seguito nel corso dei secoli, la politica, la persona e le opere di Cleopatra hanno avuto un profondo impatto su Roma e sull’intera cultura occidentale.

Il catalogo ufficiale della mostra del 2001

La morte stessa di Cleopatra, avvenuta in giovane età e in modo drammatico, ebbe una enorme influenza sul mondo romano, in particolare per quanto riguarda le arti visive di epoca augustea.
Il modo in cui ella sembrerebbe aver architettato la sua stessa fine, secondo quel gusto per la teatralità che le viene attribuito da Plutarco, le ha permesso di diventare un mito, come la descrizione che si fa di lei nel titolo della grande mostra londinese del 2001 Cleopatra of Egypt: from history to myth, a lei dedicata e tenutasi al British Museum in cui furono riuniti circa 350 reperti archeologici e capolavori di inestimabile valore provenienti dai più grandi musei del mondo.

La svolta nella cultura occidentale per quanto riguarda il modo di vedere la civiltà egizia avvenne dopo la campagna d’Egitto di Napoleone Bonaparte (1798-1801), che portò ai primi studi sul campo; in particolare le rappresentazioni artistiche di Cleopatra persero i connotati tipicamente europei e introdussero elementi tipici egizi e una caratterizzazione fisica della regina con tratti più orientaleggianti.
Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, nella Belle Époque, si assistette a un’ancora maggiore diffusione dell’immagine di Cleopatra, in Europa e in America Settentrionale.

Cleopatra VII d’Egitto ha ispirato, solamente tra il 1540 e il 1905 ben 127 lavori teatrali – più precisamente 77 drammi, 45 opere liriche e 5 balletti. Per non parlare di compositori del calibro di Massenet e Prokofiev e di innumerevoli romanzieri che si sono cimentati su questo soggetto.

CLEOPATRA NELLE RAPPRESENTAZIONI CINEMATOGRAFICHE

Anche la produzione cinematografica del Novecento è stata influenzata dalla storia di questa grande donna, dedicandole diversi film, più o meno attinenti alle fonti storiche, ma soprattutto ispirati al mito, alla cultura europea, alle correnti artistiche di fine Ottocento e a grandi opere letterarie.

La narrazione popolare fino al XX secolo mantenne comunque intatta la visione di Cleopatra come seduttrice sfrenata, il cui climax fu raggiunto in campo cinematografico con le interpretazioni di Theda Bara nel 1917, in cui la protagonista ha i tratti di una regina “vamp”, Claudette Colbert nel 1934, in cui Cleopatra servì da figura di marketing per la moda femminile egittizzante del periodo, e Elizabeth Taylor nel 1963.

In queste pellicole la regina d’Egitto sembra aver dovuto sfidare la dialettica degli opposti, che è stata fondamentale nel pensiero occidentale. Il nostro pensiero ragiona distinguendo categorie di volta in volta antagoniste: giusto-sbagliato, amico-nemico, Occidente-Oriente, uomo-donna; Cleopatra ha dovuto misurarsi continuamente con queste ed ogni volta è stata immaginata come l’antitesi di ciò in cui i suoi interpreti s’identificavano. Era una donna troppo potente tra uomini ambiziosi, una lussuriosa tra i virtuosi, la donna debole tra uomini vigorosi, la straniera tra gli occidentali.

Cleopatra è una figura ricorrente nei fumetti, spesso rappresentata come la seducente femme fatale dell’antichità, ma le sue apparizioni includono opere storiche e parodistiche, con l’esempio più noto in “Asterix e Cleopatra” di Goscinny e Uderzo, uno dei capitoli più amati della saga, dove si scontra con Obelix e Astérix, e anche un adattamento manga storico di Machiko Satonaka. Queste storie, pur seguendo la leggenda, a volte esplorano anche aspetti più realistici della sua intelligenza e del suo carisma, pur adattandosi al formato fumettistico. 

Immagine tratta dal fumetto “Asterix e Cleopatra”, di Goscinny e Uderzo

CLEOPATRA COME SIMBOLO DI LOTTA

Cleopatra fu inoltre ripresa in vari momenti da movimenti storici come simbolo di lotta per l’autonomia contro la repressione etnica e sociale: ancora in tempi antichi fu vista come modello dagli egizi contro il dominio romano; nel III secolo l’autoproclamata regina di Palmira Zenobia, che lottò contro Roma e conquistò perfino l’Egitto, si attribuì una discendenza da Cleopatra; in tempi moderni è stata un modello per gli storici del femminismo; infine, durante il XX e XXI secolo è stata utilizzata come simbolo anche dagli afroamericani, teorizzando ella fosse classificabile come persona di colore, discorso che riprenderemo più avanti.

L’ASPETTO FISICO DI CLEOPATRA

La rappresentazione fisica di Cleopatra che compare nei film è stata profondamente influenzata dall’arte di fine Ottocento, la cosiddetta pittura pompier, che proponeva spettacolari quadri esotici dove le decorazioni faraoniche eccessive erano ispirate dalle pubblicazioni scientifiche del periodo, volute da Napoleone, e dalle scoperte avvenute durante il Grand Tour esotico.

Un esempio di pittura orientaleggiante, derivata dalla pittura pompier: Cleopatra sperimenta i veleni sui prigionieri condannati, 1887, di Alexandre Cabanel

Theda Bara, Claudette Colbert, Vivien Leigh e Liz Taylor, sono le Cleopatra che il mondo del cinema ci ha restituito e alle quali l’immaginario collettivo si è abituato; quando si pensa alla più famosa regina d’Egitto, infatti, la si immagina con il volto di una di queste attrici, con un viso ovale, il naso alla francese, le labbra sottili, gli occhi penetranti.

Ma qual era davvero l’aspetto di Cleopatra? Purtroppo, non disponendo della sua mummia, mai rinvenuta, né tantomeno di ritratti o statue, se non ellenizzate o nel poco realistico stile “egizio”, è impossibile sapere con esattezza che aspetto avesse. Tuttavia, è possibile muovere due ipotesi sulle sue fattezze fisiche; essendo di origine greco-macedone, non è da escludere che potesse avere la pelle chiara e i capelli castani, biondi o rossi e persino gli occhi azzurri o verdi; se invece si accredita l’ipotesi che sua madre fosse di Tebe, si può supporre che avesse la pelle un po’ più scura, gli occhi marroni o neri e i capelli altrettanto scuri.

Esacalcone in bronzo, raffigurante Cleopatra e Iside. Patrasso, 32/31 a.C.

Per quanto riguarda, invece, la sua statura, è quasi certo che fosse bassa, con un corpo esile e minuto. Plutarco e Cassio Dione la descrivono come una donna irresistibilmente attraente e affascinante e con una mente raffinata. È chiaro, dunque, che l’immagine che oggi si ha di Cleopatra sia frutto di imprecisioni, eccessi, dalla sua aura di femme fatale e delle rappresentazioni cinematografiche; tuttavia, stando alle descrizioni giunte fino ai giorni nostri, è ipotizzabile che il suo fascino fosse solo in parte associato al suo aspetto fisico; ad ammaliare, incuriosire e catturare l’attenzione erano soprattutto i suoi modi di fare ,la sua raffinatezza, cultura e perspicacia, ma specialmente la sua rivendicata indipendenza in un mondo che dava spazio solo ed esclusivamente agli uomini.

Il famoso bassorilievo raffigurante Cleopatra VII e suo figlio Cesarione (Tolomeo XV) sulla parete esterna del Tempio di Hathor a Dendera, in Egitto. 

I ritratti
I Tolomei raffiguravano spesso le donne appartenenti all’élite nella loro arte. Le regine tolemaiche venivano regolarmente rappresentate nella monetazione e nei ritratti ufficiali, in genere accompagnate dal loro consorte. Si tratta tuttavia di raffigurazioni altamente idealizzate, caratterizzate da un cranio ampio, un mento stretto e delicato, un volto privo di rughe, labbra piene e occhi a mandorla. La stessa Cleopatra adottò come proprio questo prototipo artistico. I ritratti sopravvissuti che sono stati ascritti alla regina d’Egitto possono essere raggruppati in tre categorie generali:

  • Il TIPO I raffigura Cleopatra in abiti tradizionali egizi e, probabilmente, era utilizzato in ambientazioni quali il Tempio di Dendera, dove si fece rappresentare insieme al figlio primogenito Cesarione;
  • Il TIPO II rappresenta Cleopatra vestita alla maniera ellenistica, in linea con lo stile abituale delle principesse macedoni e di altri regni orientali. Questo tipo è il più diffuso e venne utilizzato come modello per la monetazione e i ritratti in Egitto e nella parte orientale dell’Impero Romano. La regina porta attorno alla testa un nastro metallico con un nodo di foggia elaborata sul dietro. La forma del nastro è reminiscente dei cerchietti utilizzati dai precedenti sovrani della dinastia tolemaica. Questi, a loro volta, avevano come modello il diadema di Alessandro Magno, che si pensava fosse derivato da un diadema associato a Dioniso;
  • Il TIPO III appare sul rovescio dei denarii d’argento romani coniati da Marco Antonio; questo tipo fa uso di uno stile maggiormente realistico, inusuale per le donne che vissero nell’ultima parte del I sec. a.C. in Egitto e a Roma. In queste monete Cleopatra viene raffigurata con un diadema da sovrana. La pettinatura della regina è caratterizzata da ampie onde artificiali, elemento distintivo della moda ellenistica insieme ad un vistoso chignon dietro la nuca, in basso, e alcuni riccioli che sporgono sul davanti e dietro le orecchie.

La “Cleopatra berlinese”
La cosiddetta “Cleopatra berlinese” è probabilmente di provenienza italiana e potrebbe essere stata realizzata quando Cleopatra si trovava a Roma. Oppure il busto potrebbe essere stato opera di uno scultore alessandrino e portato con sé. Indossa il diadema reale, un ampio nastro di stoffa legato intorno ai capelli che era stato indossato per la prima volta da Alessandro Magno e che divenne simbolo della regalità ellenistica. Piccoli riccioli incorniciano la fronte, sebbene un successivo restauro abbia offuscato i lineamenti dell’originale. Anche la macchia viola sui capelli potrebbe essere il risultato di un restauro errato.

La “Cleopatra berlinese”

L’ottantadracma di bronzo
Realizzato ad Alessandria all’inizio del suo regno (dopo il 51 a.C.), quando Cleopatra aveva diciotto anni e, come disse Dione, “nel fiore della sua giovinezza”, questo ritratto, in stile ellenistico, mostra un profilo aggraziato con guance piene, naso dritto, collo corto e mento piccolo, caratteristiche che si adattano perfettamente ai suoi busti. Fu l’unica regina tolemaica a coniare monete con il proprio nome e la propria effigie (in cui è ritratta solo lei), e presumibilmente i fustellatori ne conoscevano l’aspetto.

La moneta è un’ottantadracma di bronzo, sul cui rovescio è incisa l’iscrizione KLEOPATRAS BASILISSES (“della regina Cleopatra”). Un’aquila stringe un fulmine ed è affiancata da una doppia cornucopia e da un segno denominazionale, la lettera Π (pi greco), che nell’isopsefismo greco (ovvero l’antica pratica di calcolare il valore numerico di parole o frasi sommando i valori numerici delle singole lettere, secondo l’alfabeto greco – o latino, ebraico- , per trovare equivalenze nascoste, spesso usata per messaggi cifrati, giochi di parole, o per confermare l’autenticità di testi antichi, come si trova nei papiri e nei graffiti biblici), corrispondeva a ottanta. Fu un’innovazione che permise alla zecca reale di assegnare una denominazione ufficiale a una moneta non altrimenti correlata al suo valore intrinseco.

L’ottantadracma di bronzo

Il tetradramma d’argento
Questo tetradramma d’argento, coniato ad Antiochia dopo il 37 a.C., presenta un’immagine completamente diversa. Cleopatra aveva allora circa trentadue anni e Antonio, anche se non era sposato con la regina, aveva riconosciuto i due figli avuti da lui. Sebbene non presenti l’usura che di solito distorce il ritratto della regina, la raffigurazione non è necessariamente accurata. Di stile più romano, segue una convenzione artistica secondo cui la moglie assimila l’aspetto del marito per meglio suggerire la loro reciproca armonia.

Cleopatra mostra quindi lo stesso naso adunco e il mento prominente di Antonio, i cui lineamenti sono ancora più esagerati sul dritto (cfr. Plutarco, Vita di Antonio, IV.1, dove si pensava che il suo naso aquilino rivelasse le qualità virili peculiari di Ercole, da cui affermava di discendere).

Cleopatra è raffigurata con il diadema reale e una magnifica collana di perle, con i capelli intrecciati in una caratteristica acconciatura a “melone”. Divisa in sezioni (come i segni di un melone) e raccolta in uno chignon avvolto sulla nuca, lascia spazio sopra la fronte per una corta frangia riccia. Lo stile appare nei ritratti di due regine tolemaiche del III secolo a.C., Arsinoe II e Berenice II, ed era indossato da Cleopatra per evocare quelle illustri antenate (tutte le donne tolemaiche, infatti, si chiamavano Arsinoe, Berenice o Cleopatra).

L’elaborata acconciatura fu probabilmente introdotta a Roma durante la sua visita nel 46-44 a.C., ma stigmatizzata dopo la sconfitta di Antonio e Cleopatra ad Azio nel 31 a.C. Fu allora adottata un’acconciatura più austera e modesta, coerente con la repubblica conservatrice e con l’immagine modesta della donna dettata dal nuovo moralismo di Augusto.

Il tetradramma d’argento

Il busto del Museo Gregoriano Profano
Il busto in marmo del I secolo a.C. è uno dei pochi altri ritratti che si ritiene rappresentino la regina (e identificato come tale nel 1933). Rinvenuto nella Villa dei Quintili sulla Via Appia nel 1784, presenta l’ampia fascia del diadema ed è probabilmente una copia romana della statua in bronzo dorato di Cleopatra nel Tempio di Venere Genitrice, la prima volta in cui l’immagine di un individuo fu posta accanto a quella di una dea (Appiano, Le guerre civili, II.102; Dione, Storia romana, LI.22.3). Il nodo ( nodus ) sulla sua testa potrebbe essere il residuo di una corona o di qualche altro attributo, o persino una ciocca di capelli annodata.

Il naso manca, il che rende difficile giudicare la bellezza della regina.
Nei Pensieri, Pascal osserva che “se il naso di Cleopatra fosse stato più corto, l’intera faccia del mondo sarebbe cambiata” (180). Ciò che intende dire è che, se il suo naso fosse stato più piccolo, le sarebbero mancate la predominanza e la forza di carattere che, nella fisionomia del XVII secolo (o, in effetti, del XIX), un naso grande simboleggiava. Piuttosto che chiedersi se Cleopatra fosse bella, a cui non si può rispondere in ogni caso, la domanda dovrebbe essere se fosse desiderabile.

Il calco in gesso della Cleopatra vaticana, conservato presso le Staatliche Antikensammlungen di Berlino, mostra la regina in modo molto efficace e potrebbe essere stato scolpito quando si trovava a Roma. Qui si può apprezzare la giovane età di Cleopatra quando incontrò Cesare per la prima volta nel 48 a.C. Egli aveva allora più di trent’anni più di lei e rimase in Egitto fino all’anno successivo, quando diede alla luce Cesarione (“piccolo Cesare”). Anche in quello stesso anno, suo fratello annegò nel Nilo durante la guerra di Alessandria e Cleopatra divenne l’unica sovrana. Sposò poi l’altro fratello minore (Tolomeo XIV), che però morì per istigazione della regina nel 44 a.C., pochi mesi dopo l’assassinio di Cesare stesso. Cesare divenne quindi sovrano nominale con il nome di Tolomeo XV, l’ultimo di quella stirpe reale, fino alla sua morte nel 30 a.C., pochi giorni dopo quella della madre.

Il busto originale è relegato in un angolo del Museo Gregoriano Profano. La sua collocazione contro una parete di fondo, di fronte a una finestra, non mette in risalto la regina, come si può vedere dalla guancia sinistra segnata dalle intemperie.

IL ‘TRAUMA” DELLA MONETA DI NEWCASTLE

Quando nel febbraio 2007 si disse che una piccola moneta nella collezione della Society of Antiquaries di Newcastle avesse cambiato la nostra conoscenza di Cleopatra, la notizia fece notizia in tutto il mondo.

I giornalisti reagirono con stupore. Cleopatra non era una reginetta di bellezza, si leggeva nei resoconti. Il volto sulla moneta non assomigliava per niente a quello di Elizabeth Taylor. Aveva invece un aspetto “semplice”, persino “bisbetico”, e aveva un “seno a uncino”. Questo fu annunciato come una rivelazione.

La moneta di Newcastle. A sinistra, il ritratto di Marco Antonio, a destra quello di Cleopatra

Eppure, nonostante tutto il clamore, non c’era nulla di particolarmente insolito nella moneta di Newcastle. Sono numerose le monete sopravvissute con il ritratto di Cleopatra, e generalmente ripetono le stesse caratteristiche che sembravano stupire i giornalisti: un naso prominente, una fronte spiovente, un mento appuntito e labbra sottili, e orbite incavate.
Questi ritratti su moneta, per quanto sorprendenti possano essere per chi è cresciuto con una “Cleopatra hollywoodiana”, sono le uniche immagini certe che abbiamo di lei. Ciò non ha impedito a chi ha cercato di liquidarli come imprecisi ed eccessivamente stilizzati, sperando contro ogni speranza che potesse esserci un altro volto di Cleopatra, uno nascosto, che avrebbe meglio rispecchiato le nostre aspettative. Forse, suggeriscono, questi ritratti poco convincenti erano opera di artisti inesperti.

Tuttavia, non c’è motivo di ritenere che questi ritratti su moneta siano sbagliati. All’epoca, nel mondo mediterraneo era in voga un approccio ritrattistico che privilegiava tutti i pregi e i difetti, e sembra che l’immagine di Cleopatra non facesse eccezione. Caratteristiche come nasi grandi o menti decisi potrebbero essere state leggermente esagerate, ma solo perché erano gli attributi più riconoscibili dell’individuo ritratto. In questo senso, si voleva che fossero realistiche.

Le monete furono coniate in diversi luoghi del Mediterraneo orientale, da Alessandria d’Egitto al porto di Patrasso in Grecia. Marco Antonio donò a Cleopatra, come abbiamo visto, diverse città e territori orientali, e in quei luoghi furono emesse monete a nome del nuovo sovrano. Sebbene i ritratti presenti sulle monete varino nello stile da artista a artista, sono generalmente coerenti nei dettagli, il che suggerisce che gli artisti seguissero delle linee guida quando incidevano i conii per coniare le monete. È probabile che stessero copiando un’immagine ufficiale approvata dalla regina stessa, naso e mento inclusi.

Cleopatra indossa il diadema di stoffa di un sovrano ellenistico intorno al capo. I capelli sono raccolti in trecce e raccolti in uno chignon alla base del cranio. Sulle spalle indossa un mantello che copre la veste. Un orecchino discreto le pende dal lobo e al collo porta una collana di perle.

La reazione negativa moderna al volto di Cleopatra ci dice più del nostro amore per le storie che di qualsiasi altra cosa su questa famosissima regina egizia , che regnò dal 51 al 30 a.C. Per noi, la realtà dei suoi ritratti sulle monete si scontra con il mito molto più grande di Cleopatra, un mito così grandioso da aver praticamente consumato la persona che lo ha generato.

La bella e intrigante seduttrice fu una creazione della propaganda di Ottaviano, che inconsapevolmente diede vita alla più grande storia d’amore della storia. Ma le monete ci presentano un altro tipo di storia: quella di due ambiziose figure politiche che intrecciano un futuro insieme: Antonio, il triumviro romano, e Cleopatra, la regina dei re. Non altrettanto romantica, ma forse un volto di Cleopatra che la regina stessa avrebbe riconosciuto e che avrebbe approvato.

UNA MISTIFICAZIONE STORICA: CLEOPATRA ERA NERA

E arriviamo alla questione spinosa, resa tale solo da una narrazione woke che ignora deliberatamente le evidenze ritrattistiche in nostro possesso e delle quali abbiamo ampiamente trattato sopra.

La discussione è stata recentemente riaccesa dalla docuserie Netflix “Queen Cleopatra“, che la ritrae come nera subsahariana, scatenando critiche da parte di storici e del governo egiziano. Se nella serie di Netflix Cleopatra è diventata nera, la ragione è molto semplice: la produttrice, Jada Pinkett (moglie di Will Smith), ha commentato la scelta affermando: “Non vediamo o ascoltiamo spesso storie sulle regine nere, ed è davvero importante per me, così come per mia figlia e per la mia comunità conoscerle perché ce ne sono tantissime!“. Da questo si evince che nessuno le abbia detto che Cleopatra non può essere annoverata tra le regine nere. Non è una mera “licenza artistica”, su cui già ci sarebbe da questionare. In quanto documentario, Queen Cleopatra ha pretese di corretta divulgazione storica e fin dal trailer ha fatto pesare il colore della pelle che assegna alla regina egizia: una delle intervistate afferma che “è possibile fosse un’egiziana” (in senso etnico), mentre un’altra si spinge anche oltre con un memorabile esempio di rigore storiografico: “Ricordo mia nonna dirmi: Non mi interessa cosa ti dicono a scuola, Cleopatra era nera”.

Un caso diplomatico: l’ira del governo egiziano
In risposta alla serie Netflix, il ministero delle Antichità egiziano ha insistito sul fatto che Cleopatra avesse “la pelle bianca e caratteristiche ellenistiche”.

Una petizione online che accusava la produzione di riscrittura della storia aveva raccolto più di 40.000 firme. E in un paese in cui chiede che Netflix venga bandito per contenuti ritenuti offensivi per l’Egitto o per i “valori della sua famiglia”, il deputato Saboura al-Sayyed esortò il parlamento a vietare la piattaforma.

Il Ministero delle Antichità pubblicò una lunga nota che includeva le dichiarazioni di esperti che si dicono tutti d’accordo: Cleopatra aveva “la pelle bianca e caratteristiche ellenistiche”. “I bassorilievi e le statue della regina Cleopatra ne sono la prova migliore”, affermava il comunicato. Oltre al testo vi erano illustrazioni che mostravano Cleopatra con tratti europei.

Per Mostafa Waziri, capo del Supreme Antiquities Council, raffigurare la famosa regina come nera non è altro che “una falsificazione della storia egiziana”. Lo studioso insiste che non c’è nulla di razzista in questa visione, che è motivata dalla “difesa della storia della regina Cleopatra, una parte importante della storia dell’Egitto nell’antichità”. Un ennesimo caso di blackwashing…

Il blackwashing
Il blackwashing è quella pratica wokista che da diversi anni sta inserendo a forza la “società multirazziale” in contesti anacronistici, fino alla falsificazione etnica dei personaggi principali della storia, in cinema, opera e teatro. La cosa parte con un improbabile personaggio africano piazzato in una trama europea (tipicamente Morgan Freeman in Robin Hood, 1991) e arriva alle nobildonne di colore durante la Reggenza Inglese (1811-1820) di Bridgerton. In mezzo abbiamo Achille, Zeus, San Pietro, Giovanna d’Arco, Giulio Cesare e Margherita d’Angiò (solo per citarne qualcuno) interpretati da attori d’origine africana. Oltre ad anonimi legionari romani, guerrieri celti, monaci cistercensi, bibliotecari francesi del XVII secolo in film, serie TV e documentari.

Ogni uscita di questo genere – pudicamente travestita dietro la locuzione “Color-blind casting“, “audizioni senza guardare al colore della pelle” – suscita puntualmente ondate di indignazione fra il pubblico bianco e contro-ondate di scandalizzati articoli in cui si biasima il “razzismo” e il “suprematismo” di chi non è esattamente contento nel vedere un personaggio della propria storia interpretato da un attore proveniente da un contesto etnico non conforme alla realtà storica.

L’equivoco geografico
Il “Nord-Africa” non è “Africa” intesa come “continente nero”. Il Nordafrica sta nella subregione euromediterranea (parte della ecozona paleartica) per fauna, flora e popolamento umano, separata dal resto della massa continentale africana (ecozona etiopica) da quel deserto del Sahara che è una barriera semi-impenetrabile, al contrario del Mar Mediterraneo che (come le cronache di questi giorni dimostrano) è invece un’autostrada aperta e senza pedaggi.

La cultura faraonica, anche se sviluppatasi nell’estremità nord-orientale del Continente africano, non ha nulla a che vedere con le popolazioni subsahariane. Gli Egizi marcavano molto la loro differenza razziale con i Nubiani, rappresentando loro stessi bianchi (le donne) o abbronzati (gli uomini) e neri, nerissimi gli “africani” stricto sensu provenienti da sud della Seconda Cateratta. Greci e Romani rappresentavano con perfetto realismo gli abitanti di Cartagine, Cirene, Alessandria, Meroe e in nessun caso troviamo un Annibale o un Sant’Agostino dai tratti somatici sub-sahariani (altresì raffigurati con rigore etnografico quando necessario). Del resto, la geografia antica distingueva fra il “Nordafrica” e la “Etiopia” intesa come “Africa Nera”, nonostante la massa continentale sia stata poi chiamata grossolanamente col nome di una regione fra Cartagine e la Numidia.

Carta fisica dell’Africa

La vastità di un territorio impervio e selvaggio ha costituito fino in epoca recente un reale ostacolo ed è impossibile anche soltanto ipotizzare che l’occidente e l’oriente del Continente africano siano entrati in contatto in epoca faraonica. Dipingere Cleopatra di nero non corrisponde perciò a riscoprire le proprie origini africane, quanto piuttosto a rifiutare quelle reali attraverso una falsificazione fondata su un’ottusa ignoranza che, alla fine, va a detrimento dell’enorme patrimonio culturale di cui sono depositarie le popolazioni dell’Africa occidentale.

Una discendenza che non lascia dubbi
Cleopatra, etnicamente non era nemmeno egizia. Si trattava dell’ultima discendente della dinastia tolemaica, impostasi due secoli prima sul trono egiziano, quando il satrapo Tolomeo si proclamò faraone. Tolomeo veniva dalla Macedonia, ossia da un regno greco. Là era stato uno dei Somatophylakes (guardie del corpo) di Alessandro Magno, accompagnandolo nella conquista del suo impero e, al disfacimento di quest’ultimo a seguito della morte prematura del sovrano macedone, ricevette il dominio sull’Egitto.

La dinastia tolemaica era una di conquistatori stranieri. Per quanto si arrogassero il titolo di “faraoni”, i nomi che si davano, ancora 250 anni dopo (quando la dinastia finì), erano solo greci: Tolomeo, Cleopatra, Arsinoe, Berenice. I loro appellativi erano in greco: Soter, Philadelphus, Evergetes e via dicendo, fino a Philopátor, quello della “nostra” Cleopatra, che significa “che ama il padre”. Per inciso, il nome Cleopatra significa, in greco, “gloria di suo padre”. Qui sotto riproponiamo, quindi, per chi avesse ancora qualche dubbio, l’albero genealogico della dinastia tolemaica.

I regnanti tolemaici non risiedevano a Menfi ma ad Alessandria, la colonia greca fondata da Alessandro Magno: una metropoli in cui i greci convivevano con egiziani ed ebrei, ma in cui le tre etnie rimanevano alquanto separate. La ben nota Biblioteca di Alessandria fu creata come centro della cultura ellenica: faceva parte di una più ampia istituzione culturale, il “Museo”, dedicato alle Muse (divinità greche), e collezionava testi scritti in greco; le opere scritte in altre lingue venivano sistematicamente tradotte per entrare nel “catalogo” della biblioteca.

I membri della dinastia tolemaica parlavano in greco, rifiutandosi di imparare la lingua egizia. Cleopatra VII è ricordata propria come la prima faraona tolemaica ad aver appreso l’egiziano, ma nel quadro di un più vasto talento per le lingue che la portò ad apprenderne molte altre.

C’è chi afferma che poiché la popolazione egiziana comprendeva persone di molte etnie diverse, e naturalmente includeva anche gli africani, dato che l’Egitto faceva parte dell’Africa, e quindi non fosse affatto improbabile che molto prima della nascita di Cleopatra, la sua discendenza greca si fosse mescolata con altre origini. E poiché l’identità di sua nonna è sconosciuta, è sciocco pensare di essere certi della sua identità razziale. Tale affermazione ignora quindi il fatto che i sovrani tolemaici non solo non erano parte del popolo (che poteva certo mescolarsi etnicamente), ma da esso si distinguevano: per meglio preservare il sangue puro, infatti, i discendenti di Tolomeo si sposavano tra loro; spesso persino tra fratelli e sorelle. Cleopatra VII era molto probabilmente frutto di un’unione di questo tipo (sebbene permanga qualche incertezza sull’identità della madre) e, prima di sposarsi con Marco Antonio, ebbe due suoi fratelli per mariti. Quando non sposavano una sorella o una cugina, i faraoni tolemaici sceglievano mogli elleniche (non necessariamente dalla Grecia, ma sempre da dinastie regnanti di sangue greco).

L’unico accertato innesto di sangue non greco nella dinastia fu rappresentato da Cleopatra I Sira, moglie del quinto faraone Tolomeo V Epiphanes: la madre era una principessa pontica di sangue persiano, mentre il padre aveva un’antenata sogdiana. Stiamo comunque parlando di etnie indo-europee e siamo ben lontani dall’Africa nera.

UN PO’ DI ARCHEOLOGIA: IL MISTERO DELLA TOMBA

Come per la tomba di Alessandro Magno, la scoperta della tomba di Cleopatra è una delle più grandi sfide che gli archeologi devono affrontare oggi. Per il momento, questo momento di sogno non si è verificato, anche se in alcuni casi si è creduto che fosse molto vicino. Infatti, periodicamente appaiono titoli che annunciano la clamorosa scoperta della tomba della regina egizia di Marco Antonio che, come ricordiamo, sono stati sepolti insieme per desiderio della sovrana e per concessione di Ottaviano. Peccato che il più delle volte, tali titoli sensazionalistici si rivelino dei clickbait (un termine che indica un contenuto web la cui principale funzione è di attirare il maggior numero possibile di internauti, per generare rendite pubblicitarie online, attraverso titoli sensazionalistici che incitano l’utente a cliccare), privi di fondamento.

Taposiris Magna

Kathleen Martínez

Per vent’anni, Kathleen Martínez, National Geographic Explorer, una outsider nel mondo dell’archeologia, ha cercato la tomba della regina Cleopatra in siti che altri non tenevano in nessuna considerazione. Molti archeologi ritengono che Cleopatra, ultima sovrana tolemaica e faraone d’Egitto, sia morta e sia stata sepolta vicino al palazzo reale di Alessandria, dove nacque e governò. Martínez, un’avvocatessa penalista della Repubblica Dominicana diventata archeologa, ha ricostruito il passato di Cleopatra come una scena del crimine da decifrare. La sua ricerca l’ha invece condotta a Taposiris Magna circa 48 chilometri a ovest di Alessandria, nella odierna città costiera egiziana di Borg El Arab, sede di un tempio (a lungo) trascurato. Taposiris Magna era una città fondata dal re Tolomeo II Filadelfo tra il 280 e il 270 a.C. Il nome significa “grande tomba di Osiride “, che Plutarco identifica con un tempio egizio della città.

Posizione di Taposiris Magna. Fonte www.theguardian.com

Plutarco scrisse che Antonio e Cleopatra furono sepolti insieme nel mausoleo di lei ad Alessandria, ma non è mai stata trovata alcuna traccia della sua tomba. La città fu colpita da un forte terremoto e da uno tsunami nel 365 d.C. e oggi gran parte dello storico quartiere reale giace sommerso a 6 metri di profondità.

Ma nella sua ricerca della tomba, Martínez considerò anche la resistenza di Cleopatra a Ottaviano. Martínez ritiene che, piuttosto che sottomettersi a Roma, la regina avesse escogitato un piano per sparire, facendo nascondere il suo corpo insieme a quello di Antonio in un luogo in cui i Romani non avrebbero mai pensato di cercare.
“Doveva aver scelto un luogo dove potesse sentirsi al sicuro per la sua vita ultraterrena con Marco Antonio”, afferma Martínez, che ha preso in considerazione tutti i possibili templi che la regina avrebbe potuto raggiungere da Alessandria in un giorno. Alla fine, ha ristretto la ricerca a Taposiris Magna e nell’ottobre 2005 col suo gruppo ha iniziato la ricerca.

Veduta interna verso sud del Tempio di Osiride a Taposiris Magna.

La spedizione ha prodotto negli anni una serie di scoperte straordinarie. In particolare, la squadra di Martínez ha portato alla luce una lastra di fondazione nel sito del tempio, con un’iscrizione in greco e geroglifici che indicava che il tempio era stato dedicato alla dea Iside, un collegamento significativo, poiché molti consideravano Cleopatra un’incarnazione vivente della stessa Iside.
Per Martínez, era logico che la regina desiderasse che la sua ultima dimora fosse il tempio di Iside, la dea con cui si identificava così profondamente. “Non voleva morire come schiava o prigioniera”, ipotizza l’archeologa-avvocata. “Voleva morire come figlia di Iside”.

Le mummie trovate nella tomba scoperta a Taposiris Magna. Fonte: www.theguardian.com

Dietro il tempio è stata scoperta una necropoli, contenente molte mummie in stile greco-romano. Le prime indagini hanno mostrato che le mummie sono state sepolte con il viso rivolto verso il tempio, il che significa che è probabile che il tempio contenesse la sepoltura di una significativa personalità reale, forse Cleopatra VII. È stata trovata anche una serie di pozzi profondi all’interno del tempio, tre dei quali sembrano essere stati usati per le sepolture. È possibile che questi pozzi fossero le tombe di persone importanti e i leader della squadra ritengono che Cleopatra e Marco Antonio potrebbero essere stati sepolti in un pozzo profondo simile a quelli già scoperti all’interno del tempio.

Durante gli ultimi mesi della sua ventennale ricerca della tomba perduta della regina egizia, Martínez ha scoperto un tunnel che conduce a strutture portuali sommerse, davanti alle rovine di Taposiris Magna.

Il tunnel scoperto dalla dottoressa Martinez

Martínez ritiene che il corpo di Cleopatra sia stato portato a Taposiris Magna e, forse, trasportato attraverso il tunnel, prima di essere sepolto, nascosto fuori dalla portata dei Romani. Nel corso dei secoli, almeno 23 terremoti hanno colpito la costa egiziana tra il 320 e il 1303 d.C., causando l’affondamento di parti di Taposiris Magna sotto i flutti. L’ultima scoperta di Martínez sotto il mare viene dopo due decenni di evidenze archeologiche nell’area, ampliando la ricerca e riaffermando l’importanza del tempio all’epoca di Cleopatra.

Ricostruzione in 3D dei resti del porto scoperto a Taposiris Magna. Fonte: Ministero delle Antichità e del Turismo dell’Egitto

L’ipotesi dell’Autore: Alessandria
Il ritrovamento di un porto sommerso a Taposiris Magna rappresenta un contributo significativo all’archeologia subacquea egiziana, soprattutto considerando che le fonti storiche antiche non ne facevano precedentemente menzione, ma da qui a collegarlo direttamente alla scoperta imminente della tomba di Antonio e Cleopatra ce ne vuole. Gli indizi emersi sono affascinanti, ma gli studiosi restano cauti. Il porto e il tunnel potrebbero aver avuto funzioni commerciali o cerimoniali senza alcun legame diretto con Cleopatra.

Dobbiamo, infatti, considerare che le motivazioni della Martínez riguardo all’occultamento della tomba per sfuggire all’occhio romano non hanno fondamento: il suicidio della regina, funerali e tumulazione sono avvenuti sotto il vigile controllo delle autorità romane, secondo le fonti storiche. Assurdo pensare che Ottaviano, avendo il potere di concedere una sepoltura congiunta con rito reale, ne abbia poi perso di vista l’ubicazione permettendo ai funzionari egizi di agire di nascosto delle autorità, soprattutto considerando l’enorme importanza e l’esposizione (oggi diremmo “mediatica”) del personaggio Cleopatra.
Moltissime strutture sono riconducibili a Cleopatra, ma non significa che possano essere probabili sepolture.

Anni fa anche l’archeologo di fama mondiale Zahi Hawass, ipotizzò che la tomba di Cleopatra e Antonio si trovasse a Taposiris Magna, al punto da annunciare che entro il 2012 sarebbe stata trovata. Noi pensiamo che un volpone come Hawass non avrebbe lasciato campo libero ad una archeologa dilettante come la Martínez, privandosi così della gloria di un così prestigioso ritrovamento, se non avesse capito che Taposiris Magna è, purtroppo, una pista fredda. E il fatto che i volti dei defunti siano rivolti verso il tempio potrebbe significare solo una forma di rispetto o la richiesta di protezione da parte della divinità.

In questa foto del 2009, Zahi Hawass, a sinistra, allora capo del Consiglio supremo delle antichità dell’Egitto e l’archeologa della Repubblica Dominicana Katleen Martinez espongono le statue trovate nel tempio di Taposiris Magna, a Burg Amr Nabil, Associated Press

Per quanto possa apparire banale, l’ipotesi più plausibile è che Antonio e Cleopatra siano stati sepolti ad Alessandria d’Egitto, nella necropoli reale.
Tuttavia, l’antica Alessandria è sommersa principalmente a causa di una combinazione di intensa attività sismica nel Mediterraneo orientale (terremoti e tsunami), il progressivo cedimento della crosta terrestre, e un significativo innalzamento del livello del mare nel corso dei secoli, causando lo sprofondamento di interi quartieri e porti come Thonis-Heracleion e Canopo, inghiottiti dal mare tra il IV e l’VIII secolo d.C. Questi fenomeni hanno trasformato l’antica città in un’incredibile area archeologica subacquea, con reperti stupendamente conservati grazie alla sabbia e all’acqua.
Con lo sprofondamento della parte costiera di Alessandria, anche il palazzo reale di Cleopatra e la sua tomba sono finiti sott’acqua, rendendo quindi le ricerche difficili, se non impossibili.

Alessandria d’Egitto, interno delle catacombe di Kom el-Shoqafa

Noi preferiamo che il mistero della tomba della più famosa regina egizia rimanga tale, preservando così intatto il fascino di una storia che ha attraversato i secoli e che ha ispirato generazioni di artisti e scrittori.

CONCLUSIONI

La morte della grande e temeraria regina Cleopatra segna a un tempo la fine dei Lagidi, dell’Egitto, del mondo antico e della nostra storia, alla quale aggiungiamo qualche riga di commiato, una storia che ha richiesto ben sei parti per essere raccontata, superando quella di Annibale.

Cleopatra è stata una figura storica complessa, ricordata come l’ultima sovrana d’Egitto, una leader intelligente e poliglotta che lottò per preservare l’indipendenza del suo regno dalle crescenti mire di Roma. Più che una semplice seduttrice, fu una stratega colta, abile diplomatica e studiosa, la cui immagine è spesso mitizzata, ma che dimostrò coraggio e capacità politica, alleandosi prima con Cesare e poi con Marco Antonio per proteggere l’Egitto, finendo tragicamente con la sconfitta e il suicidio.

Punti chiave delle considerazioni su Cleopatra:

  • Intelligenza e Cultura: Era estremamente colta, conosceva molte lingue (inclusa l’egiziano, cosa rara per i Tolomei), e aveva studiato filosofia e retorica, usando queste capacità per la politica.
  • Leader Politica: Fu una sovrana abile nel difendere il suo regno in un periodo di grande instabilità, cercando di allearsi con figure romane potenti per mantenere l’indipendenza egiziana.
  • Mito vs. Realtà: Spesso viene ricordata come una femme fatale, ma gli storici sottolineano che il suo fascino derivava più dalla sua intelligenza, oratoria e personalità che dalla bellezza fisica, e che fu una politica spregiudicata, non solo una seduttrice.
  • Rapporti con Roma: Le sue relazioni con Giulio Cesare e Marco Antonio furono alleanze strategiche, finalizzate a rafforzare la sua posizione e quella dell’Egitto contro la minaccia romana.
  • Eredità e Fine: La sua vita è un esempio di lotta per il potere e la sopravvivenza del suo popolo, culminata con la tragica fine dopo la sconfitta nella battaglia di Azio, segnando la fine dell’Egitto ellenistico e l’inizio dell’Impero Romano.
  • Controversie sull’aspetto: La sua immagine è stata spesso distorta; le monete dell’epoca e le descrizioni antiche suggeriscono caratteristiche più realistiche e meno stereotipate di quelle moderne, e il dibattito sulla sua etnia (ellenistica o egizia) persiste.

In sintesi, Cleopatra fu una figura complessa e straordinaria, un’icona di potere, intelligenza e coraggio, la cui storia continua ad affascinare e a generare dibattito storico e culturale.
Nonostante fosse macedone e greca e non egizia, nell’immaginazione popolare arrivò a simboleggiare l’antico Egitto più di qualsiasi altro monarca autoctono.

NEL PROSSIMO NUMERO: UN FLAGELLO SI ABBATTE SU ROMA. ATTILA. VI ASPETTIAMO!

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