
Parlare di Cleopatra è tutt’altro che scontato. È considerata nell’immaginario collettivo una pericolosa femme fatale dall’irresistibile fascino che ha causato la rovina di uomini del calibro di Cesare e Marco Antonio. Ma fu veramente così?
Ciò che sappiamo della leggendaria regina d’Egitto ci viene da fonti quali le opere di storici come Plutarco, Svetonio, Appiano e Cassio Dione, e quelle di poeti come Orazio, Virgilio e Properzio. La sua celebrata bellezza era più legata al carisma, all’intelligenza e alla voce che all’aspetto fisico, dato che le fonti antiche erano discordi sull’eccezionalità del suo aspetto: mentre Cassio Dione la descrive come una donna irresistibilmente attraente e affascinante, Plutarco sosteneva che la sua bellezza non fosse così incomparabile e che il suo fascino fosse più legato alla sua personalità e intelligenza. È ipotizzabile che il suo fascino fosse solo in parte associato al suo aspetto fisico; ad ammaliare, incuriosire e catturare l’attenzione erano soprattutto i suoi modi di fare, la sua raffinatezza, cultura e perspicacia, ma specialmente la sua rivendicata indipendenza in un mondo che dava spazio solo ed esclusivamente agli uomini.
La sua fama di pericolosa e immorale seduttrice deriva sicuramente da una letteratura ostile e, in tempi moderni, da rappresentazioni cinematografiche spesso distanti dalla realtà storica.
Abbiamo inserito Cleopatra nel nostro speciale elenco dei nemici di Roma perché, anche se non invase la Repubblica, ne minacciò l’integrità territoriale, in quanto la sua parte orientale era sotto il controllo di Marco Antonio, a sua volta…sotto il controllo di Cleopatra.
Nella prima parte di questo specialissimo articolo, il numero 100 della Rubrica di divulgazione “La Stele di Rosetta” dedicato ai Grandi nemici di Roma, parleremo delle origini di Cleopatra, della dinastia tolemaica di cui fu l’ultima discendente, inquadrando la realtà storica che fu l’Egitto del suo tempo (economia, arte, esercito) della guerra civile egizia, dell’assedio di Alessandria e del suo amore con Giulio Cesare, un amore “razionale” dettato da scopi utilitaristici, sicuramente diverso da quello più passionale con Marco Antonio. Una piccola parte sarà dedicata ad Arsinoe IV, la sfortunata sorella di Cleopatra. Il tutto, sempre corredato da illustrazioni e contenuti multimediali. Buona lettura!

INDICE DEI CONTENUTI
LA GUERRA CIVILE ALESSANDRINA: L’ASSASSINIO DI POMPEO
LA GUERRA CIVILE ALESSANDRINA: L’ARRIVO DI CESARE
LA GUERRA CIVILE ALESSANDRINA: L’INCONTRO DI CLEOPATRA CON CESARE
LA GUERRA CIVILE ALESSANDRINA: L’ASSEDIO DI ALESSANDRIA
LA BATTAGLIA DEL NILO E LA VITTORIA DI CESARE
ARSINOE, LA SFORTUNATA SORELLA DI CLEOPATRA
LA DINASTIA TOLEMAICA

Prima di conoscere meglio la nostra regina, dobbiamo dare qualche cenno sulla dinastia della quale fu l’ultima discendente.
Nel giugno del 323 a.C., Alessandro Magno morì e il suo vasto impero fu diviso tra i suoi generali. Uno di questi era Tolomeo (367 – 282 a.C.), un abile militare che iniziò la carriera sotto il comando del sovrano macedone, del quale era amico d’infanzia, e che ne diventò uno dei Somatophylakes, le guardie del corpo del re.

Nel corso delle Guerre dei diadochi (successori) che seguirono la morte di Alessandro, Tolomeo si proclamò Faraone d’Egitto nel 305 a.C. e, riuscendo a mantenere il controllo del territorio nordafricano, diede inizio al periodo ellenistico egizio, fondando la potente dinastia tolemaica (o lagide, dal nome del padre di Tolomeo, Lago), che regnò fino al 30 a.C., governando un territorio che andava dal sud della Siria, a Cirene in Libia, alla Nubia.
Durante il suo regno la nuova capitale egizia, Alessandria, si sviluppò in campo culturale e artistico, con l’avvio della costruzione della famosa Biblioteca e del Museo, la diffusione del culto di Serapide e la costruzione di una delle sette meraviglie del mondo, il Faro.

Il rispetto delle tradizioni egizie
Per ottenere il riconoscimento da parte della nativa popolazione egizia, la famiglia macedone si dichiarò succedere direttamente dagli antichi faraoni; in epoca più tarda i Tolomei assunsero la tradizione egiziana sposandosi tra fratelli e facendosi raffigurare sui monumenti pubblici abbigliati in stile egizio e partecipando pienamente alla vita e alle celebrazioni della religione egizia.
Infatti, i primi Tolomei non disturbarono in alcun modo la religione o le usanze degli egiziani, anzi fecero costruire nuovi magnifici templi per la divinità egizia e presto adottarono usi e costumi, nei loro rapporti con l’esterno, che erano propri degli antichi faraoni; venne infine fondata la colonia greca di Tolemaide di Tebaide per essere una delle nuove capitali del regno.


Matrimoni misti
Durante i regni di Tolomeo II e Tolomeo III migliaia di veterani macedoni vennero premiati con terreni agricoli, venendo in tal modo impiantati in colonie e guarnigioni che si stabilirono nei villaggi di tutto il paese; nel corso di un secolo l’influenza greca si era diffusa a macchia d’olio ed i matrimoni misti avevano prodotto un’ampia classe istruita greco-egiziana: tuttavia, i Greci rimasero pur sempre una minoranza privilegiata all’interno del regno tolemaico, vivendo sottoposti al diritto greco e parimenti ricevendo una formazione eminentemente greca, come cittadini ellenici a pieno diritto.
Una piccola minoranza greca divenne così classe dirigente: la lingua ufficiale dello Stato divenne il greco a cui si affiancò il demotico per l’amministrazione.
Convissero così due popoli, due lingue e due culture, ma furono, come abbiamo visto, i dominatori ad assimilarsi alla cultura locale, identificando i propri dei con quelli egizi e mutando culti e tradizioni.

I nomi dei sovrani tolemaici
Per distinguere i vari membri della dinastia, che portano sempre lo stesso nome secondo l’uso egizio, tradizionalmente gli si affianca un titolo onorifico in greco (es. Tolomeo Soter “Salvatore”, Tolomeo Filadelfo “amante del fratello”, Tolomeo Filopatore “amante del padre”, ecc..), mentre le principesse e regine preferivano i nomi di Cleopatra, Arsinoe e Berenice. L’ultimo sovrano effettivo della dinastia fu Tolomeo di Mauretania, nipote di Cleopatra, ma tramite la sua discendenza femminile si consideravano appartenenti alla stirpe tolemaica i Severi (tramite Giulia Mesa e Giulia Domna moglie di Settimio Severo) e Zenobia di Palmira.
L’EGITTO TOLEMAICO
L’era del regno tolemaico in Egitto è uno dei periodi dell’età ellenistica meglio documentati; un patrimonio di papiri del tempo scritti in greco ed egizio sono stati rinvenuti nel territorio.
L’economia
L’Egitto tolemaico era una delle principali fonti di produzione di grano del mondo antico. Durante il regno tolemaico l’Egitto si trasformò, nel corso del III secolo a.C., da una società ampiamente priva di valuta a una società ampiamente monetizzata. Il re Tolomeo II Filadelfo ebbe una notevole influenza nel processo. Il dominio greco monetizzò la tassazione egiziana, e questo fu uno dei motivi principali del successo dello stato tolemaico. Prima del periodo tolemaico metalli, come il rame, e il grano venivano usati come mezzi di scambio. Il dominio tolemaico portò nel paese, oltre alla moneta, anche le banche e la tassazione. I re tolemaici oltre ai proventi della vendita delle derrate di grano all’estero, si arricchirono grazie a un sistema monetario chiuso, che imponeva l’uso della valuta egiziana all’interno dei confini del regno. Grazie al volume di traffici e al cambio favorevole, poiché le monete straniere in media contenevano una percentuale di argento maggiore del 17% rispetto alla monetazione egiziana, i re tolemaici ne traevano vantaggio. La presenza delle miniere d’oro egiziane nei territori di confine con l’Arabia e la Nubia permise inoltre una certa diffusione della monetazione aurea, a scopi celebrativi.
L’arte
I nuovi faraoni, sovrani di due popoli ed eredi di due tradizioni artistiche, quella egizia e quella greca, scelsero di conservarle entrambe, senza però permettere che si contaminassero a vicenda.
La Statuaria regale, destinata ad uso interno della corte, si mantiene più prossima alla tradizione ellenistica sia nei temi che nella resa. Le immagini di Alessandro Magno e quelle dei Tolomei, fino all’ultima Cleopatra, si inquadrano perfettamente nello stile ellenistico, e incarnano un ideale eroico di sovrano conquistatore. Sono figure piene del movimento e del realismo tipici dell’arte greca di quel periodo.
In netto contrasto con queste opere si pone invece la produzione pubblica, quella destinata al popolo, una produzione di propaganda che mira a far percepire la dominazione senza fratture rispetto al passato. Le immagini scolpite sui templi e la statuaria votiva si inquadrano con continuità di stile temi della tradizione faraonica.
Già Alessandro aveva compreso che lo strumento migliore per mantenere il potere sul paese era mostrarsi legati alla tradizione. I sovrani greci furono così faraoni in tutto e per tutto, ed eressero templi secondo le regole architettoniche del Nuovo Regno.
La produzione artistica del periodo dei Tolomei si rifece dunque alla stessa simbologia e ricorse alle stesse tecniche, riproponendo la staticità, la ieraticità e perfino i tratti somatici che caratterizzano le statue egizie.
Nelle decorazioni dei Templi i Tolomei si presentano nelle loro funzioni rituali e militari, come sovrani illuminati divinizzati in vita.
I due stili, quello greco e egizio, non si compenetrarono mai: né la produzione greca né tanto meno quella egizia risentirono della reciproca influenza.
L’esercito
Alla fondazione del regno tolemaico, l’esercito era composto dai veterani di Alessandro Magno e da altre truppe di guarnigione macedoni, oltre a mercenari assunti da Tolomeo I. Ciò significava che, almeno all’inizio, la falange di sarissa occupava una posizione centrale nell’esercito. Tuttavia, una riforma militare limitata iniziò nel periodo precedente alla battaglia di Raphia (219-217) e con le riforme degli anni 160 l’esercito era stato completamente trasformato.
L’esercito permanente era composto da unità di guardia e guarnigioni. Queste erano per lo più greche o macedoni, o anche persone ellenizzate di altre culture. Proteggevano il re e la sua corte e impedivano la ribellione all’interno dell’impero. Fornivano anche il nucleo d’élite dell’esercito durante le campagne.
Come abbiamo già detto, Tolomeo e i suoi successori incoraggiarono l’insediamento dell’Egitto in colonie militari. Greci, Macedoni e Galati (i Celti dell’Asia Minore) ricevettero terre in cambio del servizio militare. Vengono descritti come un “esercito territoriale” e riconosciuti come un esercito regolare (forse paragonabile ai soldati cittadini part-time greci e romani). Il sistema funzionò bene fino a quando le concessioni di terre divennero ereditarie alla fine del III secolo, eliminando qualsiasi incentivo per i figli dei soldati a unirsi all’esercito.
antico soldato macedone (thorakitai) che indossa un’armatura
di maglia e porta uno
scudo
thureos
Questi kleruchoi (chiamati per il kleros, concessione di terre) trascorrevano la maggior parte del loro tempo a vivere come agricoltori, ma venivano mobilitati in unità preorganizzate in tempo di guerra come riservisti. La panoplia dei kleruchoi è incerta, ma sappiamo che i kleruchoi ricevevano assegnazioni di terre di dimensioni diverse in base al tipo di unità in cui prestavano servizio. Sembra che ci fossero kleruchoi peltastai, falange e cavalleria.
Nel tempo, l’esercito tolemaico cambiò per adattarsi a una situazione in evoluzione. A metà del II secolo a.C., l’Egitto si trovò sempre meno coinvolto in guerre estere con altri stati successori ellenistici; quindi, le battaglie campali divennero meno importanti. I Tolomei si rivolsero maggiormente alla fanteria leggera come i peltastai e riorganizzarono il loro esercito per una maggiore flessibilità piuttosto che per grandi falangi; quindi, thureophoroi e thorakitai divennero più comuni. Entro la metà del I secolo a.C., al più tardi, la tradizionale falange macedone era scomparsa dall’Egitto.
Gli Egizi nativi di alto rango sociale venivano spesso ellenizzati mentre interagivano con i sovrani greci. Alcuni egizi divennero kleruchoi più tardi nella dinastia e alcuni Greci sono noti per aver prestato servizio in unità “machimoi“. L’etnia di alcuni militari è ambigua più tardi nella storia tolemaica a causa della pratica di usare sia un nome greco che uno egizio. Nel complesso, la linea tra egizi greci ed egizi nativi si offuscò gradualmente.
Il Regno d’Egitto fu l’ultimo stato ellenistico a soccombere ai Romani. Nell’ultima fase della sua vita, il Regno tolemaico d’Egitto conobbe la sua massima espansione: con le Donazioni di Alessandria, Marco Antonio aveva ceduto all’Egitto di Cleopatra numerosi territori orientali della Repubblica romana, incontrando l’ostilità di Ottaviano e del Senato. Per prepararsi a fronteggiare i romani e creare un vero e proprio impero ellenistico sul Mediterraneo, Cleopatra aveva organizzato un potente esercito, circa 45.000-50.000 uomini, ma soprattutto una possente flotta: la flotta tolemaica di Cleopatra, composta da più 300 navi di grossa stazza. Questo grande esercito orientale, appoggiato dalle legioni di Antonio, mise a dura prova l’esercito romano di Ottaviano.
LE ORIGINI DI CLEOPATRA
Cleopatra nacque tra la fine del 70 e il 69 a.C. (sicuramente prima del 14 gennaio 69 a.C. e probabilmente durante o dopo il mese di dicembre del 70 a.C.), nel dodicesimo anno di regno del padre, Tolomeo XII Aulete (“suonatore di aulòs”, il flauto, di cui era un appassionato). Nulla si sa della madre: alcuni storici considerano Cleopatra figlia dell’omonima Cleopatra V Trifena, sorella e unica moglie conosciuta di Tolomeo XII, ma lo storico antico Strabone dice indirettamente che era una figlia illegittima. Un’altra teoria indica come madre di Cleopatra una donna di origini egizie, probabilmente membro della famiglia del gran sacerdote di Ptah, con ascendenze sia egizie sia macedoni, visto il legame di Cleopatra con la cultura locale, non comune tra i Tolomei.
Cleopatra discendeva, inoltre, attraverso l’antenata Cleopatra I, che aveva sposato Tolomeo V Epifane, anche da Seleuco I Nicatore, un altro diadoco, potendo così vantare nobili origini greco-macedoni. Era imparentata con Tolomeo di Cipro e Cleopatra Berenice, fratellastri del padre, ma anche con Tolomeo IX, suo nonno, e, grazie a matrimoni dinastici, con molti membri della dinastia seleucide.
Sempre secondo la testimonianza di Strabone, Tolomeo XII ebbe solamente una figlia legittima, Berenice IV (da Cleopatra VI), due figlie illegittime (Cleopatra e Arsinoe IV) e due figli illegittimi (Tolomeo XIII e Tolomeo XIV), perché all’epoca i Faraoni sposavano tanto le sorelle quanto le figlie, usanza riservata però solo ai faraoni, in quanto le donne reali erano l’immagine divina di Iside. In questo senso la donna della famiglia faraonica era sacerdotessa di Iside, pertanto leggittimatrice del trono. Infatti, anche un uomo di origini estranee poteva diventare faraone sposando una donna di stirpe reale (vedi il caso della vedova di Tutankhamon che chiese al re degli Ittiti un suo figlio da sposare e far diventare Faraone).
La giovinezza e l’educazione
Da piccola Cleopatra (il cui nome in lingua greca significa “gloria del padre”) studiò nella Biblioteca e nel Museo di Alessandria, e sappiamo che il suo tutore fu Filostrato, che l’avviò alla filosofia, alla retorica e all’oratoria; la sua educazione fu molto vasta e coprì anche i campi della medicina, della fisica e della farmacologia. Sappiamo inoltre che Cleopatra, da regina, era in grado di parlare, nonché probabilmente leggere e scrivere, nelle lingue di “Etiopi, Trogloditi, Ebrei, Arabi, Siri, Medi, Parti e molti altri”, come ci dice Plutarco; tra questi altri idiomi c’erano sicuramente il greco antico, l’egizio e il latino e probabilmente altre lingue nord-africane. Poiché Cleopatra parlava tanto l’egiziano che il greco, qualcuno ha supposto che fosse nata in Grecia, dimenticando che in Egitto le donne nobili venivano educate alla filosofia e alla cultura come i maschi.
L’ASCESA AL TRONO
Tolomeo XII morì di malattia nella primavera del 51 a.C. e Cleopatra gli succedette insieme al fratello di dieci anni Tolomeo XIII, che lei avrebbe dovuto sposare, secondo la tradizione che la dinastia tolemaica aveva iniziato con Tolomeo II e Arsinoe II, riprendendo il costume degli antichi faraoni. Tuttavia, questa unione non ebbe luogo allora e forse neanche in seguito. Cleopatra assunse immediatamente il titolo di Φιλοπάτωρ (Philopátor, “amante del padre”), in onore del defunto genitore.
Ma tra i due fratelli non correva buon sangue: infatti, nonostante le volontà del padre, la giovane regina decise da subito di accentrare il potere nelle proprie mani e di mettere da parte Tolomeo XIII, ancora bambino: aggiunse formalmente al suo titolo l’aggettivo Θεά (Theá, “divina”), diventando Theà Philopátor (“divina amante del padre”), per enfatizzare la propria successione diretta da Tolomeo XII, e fece escludere il nome del fratello dai documenti ufficiali fino al 50 a.C. Lavorò anche per cercare appoggio nell’Alto Egitto, governato dall’epistrátegos (un titolo con funzioni militari e amministrative) Callimaco, dove il padre aveva goduto di una grande popolarità. I cortigiani, nel frattempo, cospiravano schierandosi dalla parte di uno dei due co-reggenti.
LA FUGA
Nella seconda metà del 50 a.C. l’Egitto fu colpito da una carestia, dovuta a una secca del Nilo: i nemici di Cleopatra ad Alessandria, capitale e centro del potere egizio, colsero l’occasione per far approvare un decreto il 27 ottobre, a nome di Tolomeo XIII e Cleopatra, che obbligava i mercanti a dirottare le scorte di grano dall’Alto Egitto verso la capitale, pena la morte. Indebolendo il territorio dove Cleopatra era più forte, i cortigiani miravano a minare la posizione della regina.
Nella primavera del 48 a.C. Tolomeo, insieme con il consigliere Potino, che alcuni sospettano suo amante, nel frattempo nominato reggente del giovane faraone, tentò di deporre Cleopatra esiliandola da Alessandria. La sovrana si rifugiò nella Tebaide. Successivamente, però, decise di lasciare anche l’Alto Egitto e nella primavera del 48 a.C. fuggì insieme alla sorella minore Arsinoe IV nella Siria meridionale, dove il padre aveva avuto molti amici, con lo scopo di formare un esercito per riconquistare il trono.
LA GUERRA CIVILE ALESSANDRINA: L’ASSASSINIO DI POMPEO
L’instabilità egizia fu scossa dall’arrivo del generale romano Gneo Pompeo Magno, che stava combattendo una guerra civile contro Gaio Giulio Cesare, ed era stato sconfitto da questi nella Battaglia di Farsalo (9 agosto). Già l’Egitto a suo tempo gli aveva fornito 60 navi e 500 soldati per combattere Cesare. Pompeo cercò quindi aiuto presso il giovane Tolomeo XIII, approdando a Pelusio nel mese di settembre. I reggenti di Tolomeo (l’eunuco Potino, il retore Teodoto di Chio e il generale Achilla) decisero, però, di far uccidere Pompeo: così, infatti, speravano di ingraziarsi il favore di Cesare e cercarono di mantenere il controllo sui Gabiniani (il nome con cui è conosciuta un’unità militare terrestre dell’esercito romano, di stanza ad Alessandria dal 55 al 47 a.C.), che avrebbero potuto appoggiare Pompeo e lasciare l’esercito di Tolomeo.
La missione fu svolta dallo stesso Achilla e da due uomini dei Gabiniani, il tribuno militare Lucio Settimio e il centurione Salvio; il 28 settembre Pompeo fu assassinato a tradimento, colpendolo alla schiena davanti alla moglie Cornelia e ai figli. Gli venne poi tagliata la testa e il corpo, abbandonato sulla sabbia, venne bruciato e sepolto da un suo schiavo fedele, mentre l’ex-console Lucio Cornelio Lentulo Crure, un pompeiano, venne preso prigioniero e morì poco dopo.
LA GUERRA CIVILE ALESSANDRINA: L’ARRIVO DI CESARE
Il 2 ottobre del 48 a.C. Cesare entrò audacemente ad Alessandria con pochi uomini al seguito, precedendo le sue legioni: non voleva la guerra perché Roma dipendeva dal grano dell’Egitto, e la popolazione romana, se avesse avuto fame, sarebbe scesa in piazza rovesciando tutto e tutti.
Tuttavia, venne accolto da tumulti popolari, poiché si comportò come un console in visita in una città assoggettata e pretese i soldi che Tolomeo XII gli aveva promesso durante il suo esilio a Roma. Apprese allora la notizia di Pompeo, tradendo però le speranze dei reggenti egizi e mostrandosi infatti contrario all’assassinio di un suo concittadino: narrano le fonti che ebbe un gesto di orrore, e pianse. Poi fece punire i responsabili e i mandanti dell’omicidio.
Cesare decise però di restare ad Alessandria per sistemare la situazione: convocò Cleopatra e Tolomeo in udienza, proclamandosi come custode del testamento di loro padre in qualità di console.
LA GUERRA CIVILE ALESSANDRINA: L’INCONTRO DI CLEOPATRA CON CESARE
I due rivali, quindi, arrivarono ad Alessandria, Tolomeo mantenendo tuttavia il proprio esercito, mentre Cleopatra, che temeva un agguato del fratello tornando al palazzo, ricorse a uno stratagemma: si fece avvolgere da un suo fedele amico, Apollodoro Siciliano, in un grande tappeto legato con una cinghia. Apollodoro si presentò a Palazzo con l’involto sulle spalle per consegnare in dono un prezioso tappeto a Cesare.
Senza sospetti giunse negli appartamenti del console, dove il tappeto fu srotolato rivelando la figura di Cleopatra. Parlandogli in latino, la regina gli chiese protezione dal fratello. Le fonti narrano che Cesare ne fu conquistato e che i due divennero amanti quella notte stessa.
A Cesare Cleopatra piacque, ma a Cesare piacevano molte donne (era famoso a Roma per questo) anche se non perdeva mai la testa. Sicuramente apprezzò, oltre alle arti seduttive, l’intelligenza e la cultura di Cleopatra, e soprattutto il suo atteggiamento filoromano.
LA GUERRA CIVILE ALESSANDRINA: L’ASSEDIO DI ALESSANDRIA
Cesare cercò di ristabilire la pace tra i due fratelli, proclamandosi custode della loro co-reggenza. Tuttavia, il consigliere di Tolomeo, Potino, aveva mandato a chiamare il suo esercito, guidato dal generale Achilla, che da Pelusio era diretto ad Alessandria con lo scopo di riaffermare il sovrano come unico monarca. Cesare, scoperto dell’avanzata del nemico, cercò di trovare una soluzione diplomatica, ma i suoi ambasciatori furono fatti giustiziare da Achilla.
Achilla, giunse con il suo esercito ad Alessandria, ben sapendo che Cesare aveva pochi uomini a disposizione. Anche il popolo della città si ribellò, contro di lui e contro Cleopatra dichiarata sua concubina e Cesare venne accusato di impadronirsi dei tesori del palazzo. Achilla conquistò subito la maggior parte della città e Cesare si asserragliò nel palazzo reale, facendo così iniziare il 9 novembre l’assedio di Alessandria.
I Romani decisero di dar fuoco alle navi egizie nel porto, per evitare che queste bloccassero l’arrivo di rinforzi via mare: l’incendio che ne conseguì bruciò anche parte della città e arse anche la Biblioteca.
AKG / Album
La distruzione della biblioteca di Alessandria fu colpa di Cesare?
Di tutte le fonti, Plutarco, nelle Vite parallele – Cesare, è l’unico che parla della distruzione della biblioteca riferita esplicitamente a Giulio Cesare. La testimonianza di una completa distruzione della biblioteca nel corso della guerra alessandrina, tuttavia, sarebbe inficiata non solo dalla discrepanza delle fonti, ma anche da altri indizi, che indurrebbero a pensare ad una perdita parziale e non alla distruzione dell’intero patrimonio librario, ipotesi quest’ultima ipotesi non verosimile, soprattutto a causa dell’entità che avrebbe avuto un incendio del genere per il palazzo stesso.
In ogni caso, si dice che anni dopo, Marco Antonio, mentre si trovava ad Alessandria in compagnia di Cleopatra, donò un gran numero di libri provenienti dalla biblioteca rivale di Pergamo, forse come compensazione per la precedente distruzione.
L’interpretazione più plausibile è che solamente i libri depositati in un magazzino nei pressi del porto furono accidentalmente distrutti dal fuoco, libri che Cesare stesso intendeva trasportare a Roma (le fonti parlano di 40.000 rotoli). Questa ipotesi sarebbe suffragata da altre fonti, che fanno supporre che la biblioteca fosse ancora in piedi anche successivamente all’episodio narrato. Si sa infatti che Strabone, durante il suo soggiorno in Egitto (25 a.C.-20 a.C.) lavorò nella biblioteca e che un ampliamento degli edifici fu realizzato da Claudio (41-54 d.C.).
La continuità storica della biblioteca sarebbe comprovata anche da un’iscrizione databile alla metà del I secolo d.C. e dedicata a Tiberio Claudio Balbillo, che avrebbe ricoperto un incarico supra Museum et ab Alexandrina bibliotheca.
Arsinoe regina
Sempre per facilitare l’arrivo di uomini e vettovaglie dal mare, Cesare spedì una guarnigione sull’isola di Faro (sede del famoso Faro di Alessandria) e la conquistò, acquisendo così il controllo del porto. Intanto il reggente Potino, anche lui rinchiuso nel palazzo, mandava lettere ad Achilla e Cesare, avendo scoperto ciò e avendo paura che potesse far fuggire il giovane re, lo fece imprigionare ed uccidere.
Nel frattempo, la sorella minore di Cleopatra, Arsinoe, riuscì a fuggire dal palazzo con l’aiuto dell’eunuco Ganimede e si unì alle forze assedianti egizie, proclamandosi regina a metà novembre: tuttavia, entrata in disaccordo con Achilla, lo fece uccidere e affidò il comando delle truppe allo stesso Ganimede.
Assunto il comando, Ganimede decise di tagliare le risorse agli assediati, tagliando le condotte idriche della città o immettendoci acqua salata dal mare. Le truppe romane minacciarono la ritirata ma Cesare riuscì a far scavare nuovi pozzi, facendo così in modo da avere acqua potabile.
LA BATTAGLIA DEL NILO E LA VITTORIA DI CESARE
Dopo alcuni scontri tra le flotte, che videro la vittoria di Cesare e dei suoi alleati rodi, comandati da Eufranore, gli Egizi iniziarono a dubitare di Ganimede e Arsinoe, e decisero di consegnarli a Cesare, in cambio del rilascio di Tolomeo; questi riuscì quindi a ricongiungersi con le sue truppe. Cesare consentì e liberò il giovane re, sperando che questo appacificasse gli animi dei suoi sudditi. Tuttavia, quando Tolomeo si ricongiunse con le sue truppe, gli Egizi continuarono lo scontro: Cesare scoprì di movimenti navali presso Canopo e, messo a capo della sua flotta Tiberio Claudio Nerone, la mandò a scontrarsi con gli egizi; i due schieramenti, quindi, combatterono all’inizio di febbraio nella battaglia navale di Canopo, durante quale l’ammiraglio rodio Eufranore perse la vita.
L’arrivo dei rinforzi
Nel frattempo, arrivarono in Egitto le forze che Cesare aveva chiamato in aiuto dall’Oriente: i Pergameni guidati da Mitridate e i Giudei di Erode Antipatro. Questo esercito guadagnò subito una vittoria nella battaglia di Pelusio all’inizio di marzo, sconfiggendo la guarnigione che era stata lasciata nella città da Achilla. Tolomeo, quindi, fece muovere parte del suo esercito, con a capo Dioscoride, contro i nuovi nemici: le due forze si scontrarono nella battaglia di Campo degli Ebrei, una località vicino a Eliopoli, e gli eserciti di Mitridate e Antipatro vinsero nuovamente. Tolomeo decise infine di affrontare in una battaglia campale i soldati orientali, abbandonando l’assedio di Alessandria; Cesare, venuto a conoscenza degli avvenimenti, fece uscire il proprio esercito dalla capitale, per riunirsi con i suoi alleati.
La battaglia
Prima che gli eserciti provenienti da Alessandria e quelli dall’Oriente si potessero incontrare, però, Tolomeo decise di attaccare i Romani di Cesare, mentre cercavano di guadare un fiume: la cavalleria di Cesare riuscì a sbaragliare le forze inviate dal re egizio il 26 marzo. I Romani decisero però di confrontarsi subito con gli Egizi, senza aspettare l’arrivo di Mitridate e Antipatro, e il giorno seguente, comandati dallo stesso Cesare e da Decimo Carfuleno, si lanciarono con tutte le proprie forze verso il vicino accampamento del re iniziando la battaglia del Nilo: gli Egizi furono colti di sorpresa e fuggirono rovinosamente; lo stesso Tolomeo annegò in un ramo del Nilo mentre cercava di fuggire dal massacro mentre Arsinoe venne catturata. Cesare tornò quindi ad Alessandria e vi entrò vincitore, accettando la resa di tutti i soldati egizi sconfitti.
ARSINOE, LA SFORTUNATA SORELLA DI CLEOPATRA
Dopo la sconfitta, Arsinoe fu portata a Roma come trofeo nella sua parata trionfale di Cesare, un’umiliazione enorme per chi era stata regina. Ma il peggio doveva ancora venire: come abbiamo visto anche nell’articolo precedente dedicato a Vercingetorige, normalmente un prigioniero veniva giustiziato al termine della processione. Tuttavia, Cesare, forse per compassione o per calcolo politico, le risparmiò la vita e la confinò nel santuario di Artemide a Efeso, dove godette di una sorta di esilio privilegiato: non solo era ancora in vita, ma manteneva anche un certo status in quanto sacerdotessa. Sembrava che la minaccia fosse stata eliminata senza bisogno di spargimento di sangue.
Foto: White Images / Scala, Firenze
Il problema è che, in politica, e ancor più quando c’è un trono di mezzo, nessuno è al sicuro finché è vivo. Anni dopo, quando Cleopatra aveva rafforzato la propria posizione grazie all’alleanza con Marco Antonio, insistette sul fatto che la sorella rappresentava ancora un pericolo latente. Così, nel 41 a.C., venne ordinata l’esecuzione di Arsinoe sulle stesse scale del tempio. L’atto fu considerato un sacrilegio che suscitò grande scandalo, poiché infrangeva l’inviolabilità di un santuario.
L’assassinio di Arsinoe IV non fu solo una tragedia personale, ma dimostra fino a che punto la lotta per il potere possa diventare spietata. Cleopatra, tanto ammirata per la sua intelligenza e abilità diplomatica, non esitò a usare l’omicidio come strumento politico contro la propria sorella. Per Cleopatra, tutelare il trono e assicurare il futuro della propria dinastia contava più dei legami familiari. Ma la verità è che la dinastia dei Tolomei non si era mai distinta per l’amore fraterno.
Oggi, le rovine di Efeso conservano il ricordo di quell’episodio oscuro: una regina egiziana, sorella dell’ultima faraona, giustiziata nel luogo che avrebbe dovuto proteggerla. Una storia che ci ricorda come la grandezza storica spesso si erga su fondamenta di tradimento e sangue.
CLEOPATRA REGINA D’EGITTO
Dopo il suo trionfale ingresso ad Alessandria, Cesare dispose una co-reggenza tra Cleopatra e il fratello più giovane, Tolomeo XIV, nato nel 60 a.C. cui fu unita in matrimonio. Cleopatra aveva 23 anni e Tolomeo 13 anni. Il generale romano, allora, partì alla volta dell’Asia per la campagna contro Farnace II del Ponto e l’Egitto rimase formalmente indipendente, anche se tre legioni romane, sotto il comando di Rufione, furono lasciate ad Alessandria, allo scopo di mantenere l’ordine pubblico, data la scarsa popolarità della regina.
I due nuovi sovrani presero il nome di Θεοί Φιλοπάτορες Φιλάδελφοι (Theòi Philopátores Philádelphoi), per mantenere un’apparenza di continuità della dinastia tolemaica. Tolomeo XIV era infatti poco più che un bambino (aveva 12 o 10 anni), ma Cesare voleva probabilmente evitare di lasciare una donna da sola al comando, per non causare problemi.
IL FIGLIO DI CESARE: CESARIONE
Cesare rimase in Egitto per circa nove mesi. Durante la sua permanenza, tra lui e Cleopatra era nata una relazione amorosa, tanto che al tempo della partenza del dittatore romano Cleopatra era al settimo mese di gravidanza; poco dopo, infatti, nacque Tolomeo Cesare, detto Cesarione (in greco antico: Καισαρίων, Kaisaríōn, “piccolo Cesare”). Questa unione aveva per entrambi gli amanti scopi politici: era utile a Cesare che, infatti, si assicurò con l’Egitto un legame puramente personale, al di fuori della sua formale autorità come dittatore; ed era utile a Cleopatra che sperava di diventare la moglie ufficiale di Cesare, ed intanto riuscì a mantenere l’indipendenza delle proprie terre e a riacquistare Cipro (l’isola era infatti stata conquistata dai Romani nel 58 a.C. e venne riportata sotto il dominio tolemaico grazie alla donazione di Cesare a Tolomeo XIV nel 48 a.C.).
L’EGITTO SOTTO L’AMMINISTRAZIONE DI CLEOPATRA
A seguito della guerra civile, la città di Alessandria necessitava di un piano di ricostruzione: probabilmente in questo ambito, o comunque sotto il regno di Cleopatra, furono eretti vari monumenti nella capitale del regno egizio. Uno di questi fu il Caesareum, tempio dedicato al culto di Cesare, poi completato sotto Augusto; una sinagoga fu eretta grazie alle politiche a favore degli Ebrei portate avanti da Cesare; la Biblioteca e il Faro avevano bisogno di riparazioni, ma solo del secondo si hanno prove nelle fonti di lavori portati avanti sotto Cleopatra; infine la tomba monumentale che Cleopatra costruì per sé stessa, fatta completare anch’essa da Augusto, fu iniziata in quel periodo, nello stesso sito in cui si trovava quella di Alessandro Magno.
Altre attività di costruzione in grandi complessi possono essere attribuite al regno di Cleopatra:
- si riprese la costruzione del tempio di Dendera, in cui sono visibili rilievi raffiguranti Cleopatra con il figlio Cesarione;
- a Tolemaide di Tebaide avvenne la costruzione di un nuovo tempio dedicato a Iside, sotto la supervisione di Callimaco;
- nel tempio di Edfu furono fatte posizionare due statue in granito di Horus, a protezione di una miniatura di Cesarione;
- a Deir el-Medina, nel tempio di Hathor e Iside, fu fatta erigere una stele che raffigurava la regina durante una venerazione del dio Montu, mentre Cesarione era in adorazione di Amon-Ra;
- anche a Ermonti il tempio di Montu fu abbellito con nuovi rilievi.
Gli anni 40 a.C. furono difficili per l’economia e la società egizia: già nel 48 a.C. il Nilo non era esondato se non di cinque cubiti e nel 43 e 42 a.C. sembra non ci fosse stata alcuna esondazione. Il paese fu colpito da carestie e pestilenze, durante le quali fu distribuito grano ai cittadini di Alessandria; gli Ebrei, che non avevano la cittadinanza, rimasero esclusi da questi provvedimenti. Un decreto reale proteggeva tutta la forza lavoro alessandrina impegnata nell’agricoltura da aumenti d’emergenza delle tassazioni locali.
NEL PROSSIMO EPISODIO: CLEOPATRA ARRIVA A ROMA, OSPITE DI CESARE, E INFLUISCE SULLA MODA DELL’EPOCA. DURANTE IL SUO SOGGIORNO, ROMA ASSISTE AD UNO SVILUPPO SENZA PRECEDENTI, TRA RIFORME ED EDILIZIA. CLEOPATRA INFLUISCE ANCHE SULLA STORICA RIFORMA DEL CALENDARIO. CLEOPATRA RESTA A ROMA PER DICIANNOVE MESI, FINO AL 44 a.C. CON L’ASSASSINIO DI CESARE IL SUO SOGNO SI FRANTUMA NEL CONSTATARE CHE SUO FIGLIO CESARIONE E’ STATO ESCLUSO DAL TESTAMENTO DEL DICTATOR. LA REGINA, DELUSA, DECIDE DI TORNARE NELLA SUA ALESSANDRIA. VI ASPETTIAMO!
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