
L’alba del I secolo a.C. vide la res publica ormai incapace di gestire con le sue obsolete istituzioni l’enorme impero creato in secoli di guerre. Quella di questo secolo fu una storia travagliata e caratterizzata dall’affermarsi di elementi e tendenze che portarono alla fine del regime repubblicano e alla nascita di un nuovo sistema politico. La vittoria di Ottaviano ad Azio non fu quindi solo la fine di un periodo turbolento e sanguinoso della storia romana, ma rappresentò un importante punto di svolta della storia dello Stato romano. Il regime nato dai mutamenti della fine del I secolo a.C. viene chiamato comunemente Impero, mentre la storiografia preferisce usare il termine Principato (derivato per l’appunto dal titolo concesso ad Augusto ed ereditato dai suoi successori) per il primo periodo, a rimarcare il carattere non ancora monarchico-assoluto del nuovo corso.
La strana sconfitta subita ad Azio fece precipitare Antonio e Cleopatra in quella che oggi potremmo tranquillamente definire depressione. Antonio, infatti, si rifugiò in una piccola residenza sull’isola di Faro, che aveva chiamato Timoeion in onore di Timone d’Atene, filosofo noto per cinismo e misantropia. Infatti, accortosi di essere un uomo finito, Antonio fu preda di un tetro cupio dissolvi. Le grazie consolatrici di Cleopatra non gli bastarono: beveva forsennatamente e dava evidenti segni di squilibrio mentale e di cupa misantropia.
Cleopatra fece di tutto per distrarlo: feste e banchetti si susseguirono incessanti. Tuttavia, l’ambiente cortigiano che si era creato intorno alla coppia di “inimitabili” (amimetobioi), come essi stessi si definivano ai tempi della loro vita brillante, si sgretolò rapidamente sotto la minaccia dell’imminente rovina. I loro sostenitori disertarono in massa e con Antonio rimase solo una cerchia di amici fedeli disposti a condividerne il destino, e la compagnia dei Viventi Inimitabili si trasformò in quella, più presaga ma non meno dispendiosa, dei “Compagni della morte” (synapothanoumenoi).
Quando Ottaviano decise di puntare sull’Egitto, Antonio e Cleopatra gli fecero recapitare due messaggi separati, contenenti le richieste riguardo al loro futuro. Ottaviano, a quella di Antonio neppure rispose, mentre a quella di Cleopatra rispose con un “se ne può parlare”, pensando alle ricchezze che la regina teneva con sé e che avrebbero fatto comodo all’erario romano.
Comincia da qui un incredibile gioco a scacchi tra i due, un gioco mortale che narreremo in questo nuovo articolo che riprende, dopo la dovuta pausa natalizia, la serie dedicata ai grandi nemici di Roma, per la Rubrica “La Stele di Rosetta”, pubblicata da IQ. Parleremo del suicidio di Antonio, forse indotto da Cleopatra stessa, della complicata negoziazione tra il nuovo padrone del mondo e la regina egizia. Parleremo di come ella, accortasi delle vere intenzioni di Ottaviano, abbia deciso di togliersi la vita per preservare la propria dignità e sottrarre al futuro Augusto la soddisfazione di esibirla in catene a Roma, risultando così la vera vincitrice del gioco.
Parleremo delle conseguenze della morte dell’ultima regina d’Egitto sul mondo romano e soprattutto ci immergeremo in un autentico cold case che ha generato dibattiti per secoli: la misteriosa morte di Cleopatra. Si, perchè la versione ufficiale (quella del morso dell’aspide), a ben guardare, non è che sia molto convincente… Il tutto, sempre corredato da immagini, mappe e contenuti multimediali. Detto questo, non posso che augurarvi buona lettura!

INDICE DEI CONTENUTI
IL RITORNO AD ALESSANDRIA: FUGA DALLA REALTA’
CLEOPATRA SI RIFUGIA NEL MAUSOLEO DEI TOLOMEI
- Aspetti Positivi (Secondo le fonti e le interpretazioni)
- Aspetti Negativi (Secondo la propaganda e la storiografia)
- Il “Problema” della Storiografia
“NON SARO’ ESIBITA IN UN TRIONFO”: LA MORTE DI CLEOPATRA
LE IMMEDIATE CONSEGUENZE: IL DESTINO DEI FIGLI DI CLEOPATRA
LE IMMEDIATE CONSEGUENZE: L’ANNESSIONE DELL’EGITTO
IL RITORNO AD ALESSANDRIA: FUGA DALLA REALTA’
Dopo la sconfitta di Marco Antonio e Cleopatra nella battaglia di Azio, la coppia tornò separatamente in Egitto: la regina tornò nella capitale cercando di far passare le azioni belliche in Grecia come una vittoria, mentre Antonio si recò a Cirene, dove sperava di ricevere supporto militare dal governatore Lucio Pinario, al quale lui stesso aveva assegnato la provincia. Quest’ultimo, però, dopo aver ricevuto notizie della battaglia di Azio, si schierò con Ottaviano e fece uccidere i messaggeri di Antonio.
Il 1° agosto 130, Marco Antonio arrivò ad Alessandria dove si mise in isolamento volontario, facendosi costruire una piccola residenza sull’isola di Faro, chiamandola Timoeion in onore di Timone d’Atene, filosofo noto per cinismo e misantropia. Ottaviano non poté inseguirli subito, perché costretto a domare una rivolta dei suoi soldati che chiedevano premi e congedo.
Trattenutosi a Brindisi non più di ventisette giorni – il tempo che gli occorse per regolare ogni cosa secondo i desideri dei soldati -, costeggiando l’Asia e la Siria puntò sull’Egitto.

La discesa nell’abisso
Marco Antonio, a questo punto, si accorse di essere un uomo finito: un tetro cupio dissolvi (desiderio di dissolversi, di scomparire) si impossessò di lui. Le grazie consolatrici di Cleopatra non gli bastarono: beveva forsennatamente e dava evidenti segni di squilibrio mentale e di cupa misantropia.
Cleopatra fece di tutto per distrarlo: feste e banchetti si susseguirono incessanti. Tuttavia, l’ambiente cortigiano che si era creato intorno alla coppia di “inimitabili” (amimetobioi), come essi stessi si definivano ai tempi della loro vita brillante, si sgretolò rapidamente sotto la minaccia dell’imminente rovina. I loro sostenitori disertarono in massa e con Antonio rimase solo una cerchia di amici fedeli disposti a condividerne il destino, e la compagnia dei Viventi Inimitabili si trasformò in quella, più presaga ma non meno dispendiosa, dei “Compagni della morte” (synapothanoumenoi).
Antonio, ormai, non aveva più amici, ma il freddo ed astuto Ottaviano non si affrettò ad umiliarlo: da Atene a Samo, passò prima per la Siria, dove depose tutti i principi nominati dalla spensierata coppia d’Alessandria nel folle sogno del loro mirabolante impero orientale.
Il tentativo di fuga
Cleopatra iniziò ad allontanarsi da Antonio e, alla fine dell’estate del 31 a.C., cominciò i preparativi per la propria partenza dall’Egitto insieme al figlio Cesarione: il piano era di abbandonare il Mediterraneo e salpare dal mar Rosso, per andare in un porto lontano, probabilmente in India, in cui avrebbe potuto recuperare le forze. Il progetto fu tuttavia reso impossibile a causa di Malco I di Nabatea, il quale riuscì a far bruciare la flotta di Cleopatra di stanza nel mar Rosso, come vendetta per l’aiuto egizio a Erode, suo rivale.
I NEGOZIATI CON OTTAVIANO
Costretta a rimanere in Egitto, Cleopatra decise di negoziare con Ottaviano, che a Rodi ricevette due messaggi separati, della regina e di Antonio. Cleopatra chiedeva che le venisse lasciato l’Egitto per i propri figli (che proprio in quel periodo erano entrati a far parte degli efebi, e dove Cesarione venne iniziato al governo parziale dell’Egitto, per poter succedere efficacemente alla madre), mentre Antonio chiedeva di “poter vivere come un privato cittadino ad Atene, se non voleva che rimanesse ad Alessandria”.
Ad Antonio, Ottaviano neppure rispose, mentre a Cleopatra si limitò a rispondere in modo ambiguo, facendole sapere “che non avrebbe mancato di ottenere alcuna cosa che fosse ragionevole, purché avesse soppresso o cacciato Antonio”.

L’ultima festa
La risposta di Cleopatra fece sussultare il pur controllatissimo Ottaviano: per il compleanno di Antonio (il cinquantatreesimo o il cinquantaquattresimo), la regina dette una festa fantasmagorica durante la quale iniziò a distribuire i propri tesori ai convitati, “al punto che molti di essi che andarono al pranzo poveri, ne vennero via ricchi”.
Cleopatra sapeva benissimo che Roma aveva bisogno delle ricchezze dell’Egitto per rimpinguare le esauste casse dell’erario, e si preparava in tal modo a ricattare Ottaviano per poter trattare con lui da una posizione di forza.
L’ASSEDIO DI ALESSANDRIA
Dopo lunghe negoziazioni senza risultati, Ottaviano decise di procedere con la conquista del Regno tolemaico d’Egitto, nella primavera del 30 a.C.; si fermò dapprima a Tolemaide di Fenicia, dove Erode lo rifornì di nuove scorte, e procedette poi con l’invasione da est conquistando Pelusio, mentre Gaio Cornelio Gallo, marciando dalla Cirenaica, sconfisse le forze di Antonio presso Paraitonion. Ottaviano avanzò quindi verso la capitale e, dopo aver subito una minore sconfitta da parte di Antonio fuori dall’ippodromo della città, procedette ad assediare Alessandria il 31 luglio.

Nell’estate del 30 a.C. la capitale egizia era ormai completamente assediata dalle truppe romane. Nel frattempo, Antonio e i suoi fedeli si batterono coraggiosamente alle porte della città per respingere l’incursione della cavalleria di Ottaviano e mantenere l’assedio ancora per un po’. Antonio arrivò perfino a sfidare il rivale a duello. Ottaviano, che era di vent’anni più giovane, gli rispose di scegliersi un’altra morte.
Ottaviano lanciò via terra il secondo assalto, simultaneamente da est e da ovest, conquistando la città dopo una breve lotta. La flotta di Antonio si arrese e passò dalla parte di Ottaviano, facendo disertare la cavalleria.
CLEOPATRA SI RIFUGIA NEL MAUSOLEO DEI TOLOMEI
Cleopatra, circondata dai suoi più fedeli servitori, si barricò nel luogo più inespugnabile del suo palazzo, il mausoleo dei Tolomei, dove erano custoditi anche tutti i suoi tesori, insieme ad una gran quantità di torce e stoppa. L’intento era chiaro: o Ottaviano lasciava l’Egitto ai suoi figli o lei avrebbe dato fuoco a tutto.
LA MORTE DI MARCO ANTONIO
Sopraffatto dalla situazione e colpito da una voce che prese a circolare, secondo cui la sua amata regina (dalla quale, comunque era stato di fatto abbandonato) si era suicidata, Antonio decise di togliersi la vita. Questo era esattamente ciò che Cleopatra prevedeva che avrebbe fatto, sperando così di liberarsi di un compagno ormai ingombrante.
Antonio, infatti, credette alla notizia del suicidio della sovrana egizia e, persa ogni speranza, pronunciò queste parole: “O Cleopatra, ciò per cui soffro non è dell’essere privato di te, perché sto invece per unirmi a te, ma che io, un generale di tale fama, mi sia dimostrato inferiore in coraggio a una donna”. Ordinò, dunque, ad un suo fedelissimo servo di nome Eros, di ucciderlo.
“Eros sguainò la spada e la sollevò come se volesse colpire il suo padrone, ma poi la rivolse invece contro sé stesso e s’ammazzò. Mentre cadeva ai suoi piedi, Antonio disse: < Bravo, Eros, tu mi insegni come io debba fare ciò di cui tu non sei capace> e si squarciò il ventre, lasciandosi cadere sul letto”.
Cassio Dione, Historia romana.
Ma non morì subito. Ferito, supplicò quanti erano accorsi, a dargli il colpo di grazia, ma fuggirono tutti, inorriditi.
Giunse anche Diomede, il segretario particolare della regina, mandato da lei per vedere se, come forse si aspettava, Antonio fosse morto. Diomede lo fece trasportare così com’era, sanguinante ma ancora vivo, nella tomba dove era asserragliata Cleopatra, tra le cui braccia esalò l’ultimo respiro.

La morte di Antonio venne subito annunciata ad Ottaviano e una guardia del corpo gli consegnò la sua spada insanguinata. Ottaviano, come la vide, si ritirò in un angolo interno della tenda e pianse la morte di un uomo che comunque era stato suo parente e col quale aveva condiviso cariche pubbliche, lotte e un gran numero di imprese. Poi trasse fuori le lettere che si erano scambiati, chiamò gli amici e le lesse ad alta voce per dimostrare come gli avesse scritto sempre cose ragionevoli ed eque e come, invece, Antonio avesse risposto in modo villano ed altezzoso.
UN GIUDIZIO SU MARCO ANTONIO
Il giudizio su Marco Antonio è ambivalente e controverso: considerato un abile e coraggioso generale, fedele a Cesare e amato dai soldati, ma anche un uomo dissoluto, impulsivo e assetato di potere. La storiografia romana, influenzata da Ottaviano (Augusto), lo dipinse come un nemico della Repubblica e un traditore dei costumi romani a causa del suo legame con Cleopatra e le usanze orientali, ma molti storici moderni cercano di ridare voce allo sconfitto, sottolineando il suo carisma e le sue qualità militari, offrendo una prospettiva più sfumata rispetto all’immagine propagandistica del vincitore.

Aspetti Positivi (Secondo le fonti e le interpretazioni):
- Eroe Militare: Un soldato eccezionale, valoroso in battaglia, abile stratega e leader carismatico, capace di trascinare le truppe.
- Fedeltà e Amicizia: Grande estimatore e alleato di Cesare, leale verso gli amici e passionale.
- Oratore Potente: Abile oratore, capace di influenzare le masse, come immaginato con il suo famoso discorso nel “Giulio Cesare” di Shakespeare.
- Progetto Politico: Tentò di unire Oriente e Occidente, un progetto che lo pose in rotta di collisione con Ottaviano.
Aspetti Negativi (Secondo la propaganda e la storiografia):
- Dissolutezza: Descritto come dissoluto, incline a vizi e spendaccione, con una vita privata turbolenta.
- Influenza Orientale: Il suo rapporto con Cleopatra e le “Donazioni di Alessandria” (dove distribuì regni orientali ai suoi figli) scandalizzarono l’opinione pubblica romana.
- Nemico della Repubblica: Visto dai suoi oppositori (come Cicerone) come un nemico della res publica e dei buoni cittadini.
Il “Problema” della Storiografia:
- La storia è stata scritta dai vincitori, e la propaganda di Ottaviano dipinse Antonio in modo negativo per giustificare la guerra civile.
- Molti studiosi oggi cercano di rivalutarlo, considerandolo non solo un “soldataccio” ma un uomo complesso, le cui ambizioni politiche e personali lo portarono alla rovina contro il più astuto Ottaviano.
UNA DIFFICILE NEGOZIAZIONE
Quando Ottaviano entrò infine in una Alessandria vinta e silenziosa, prese possesso del palazzo reale, tenendo nelle proprie mani i tre figli più piccoli di Cleopatra: Alessandro Elio, Cleopatra Selene II e Tolomeo Filadelfo. La sua principale preoccupazione fu trovare la regina d’Egitto. Infatti, uscito tragicamente dalla scena Antonio, restava ora da risolvere la questione più importante: il figlio adottivo di Cesare ignorava le intenzioni di Cleopatra e lei si guardava bene dallo svelargliele; d’altronde, neppure lei conosceva quelle di Ottaviano il quale aveva inviato un uomo di fiducia, Gaio Proculeio, per cercare di convincere la regina a desistere dalla sua reclusione (e metterla sotto stretta sorveglianza), ma invano poiché il legato non poteva concedere a Cleopatra la salvezza dei suoi figli, il cui futuro era, quindi, incerto.
Il colpo di mano
Il gioco avrebbe potuto prolungarsi all’infinito se Ottaviano non avesse escogitato un abile e fulmineo colpo di mano. Infatti, A un giorno di distanza si svolse un altro incontro. Mentre uno degli inviati parlava con Cleopatra attraverso una grata, Proculeio scalò l’edificio con due servitori ed entrò nella sala dove si trovava la regina. Quando una delle ancelle la avvisò, la regina tentò di conficcarsi una daga nel petto, ma la ferita non fu mortale e Proculeio riuscì a disarmarla. Cleopatra fu trasferita nel palazzo di Alessandria, dove rimase sotto la stretta sorveglianza di un eunuco di fiducia di Ottaviano, Epafrodito.

La sepoltura di Antonio
Alla regina fu concesso di tenere i resti di Antonio, che fu seppellito nella loro tomba personale con lo sfarzo di un re, poiché le fu concesso di prendere tutto ciò che volle. Dopodiché, l’indomita regina minacciò di lasciarsi morire di fame.
Ottaviano, che voleva assolutamente averla viva per portarla a Roma nel proprio trionfo, minacciò crudelmente di infierire sui suoi due figli.
L’ultimo incontro con Ottaviano
Alcuni giorni dopo, Cleopatra chiese un incontro a Ottaviano. Le fonti sono molto discordi su quello che successe in quell’occasione. Secondo Plutarco, Ottaviano vide una Cleopatra emaciata che lo implorò per la sua vita e quella dei suoi figli, mentre cercava di scagionarsi da tutte le colpe, adducendo a Marco Antonio la responsabilità delle proprie azioni. All’ostinata opposizione di Ottaviano, che non credeva a tali parole, la regina cambiò atteggiamento e decise di offrire il suo tesoro personale al futuro imperatore. Fu una schiava della regina a far notare, volontariamente o meno, che mancava una cospicua parte dei gioielli personali di Cleopatra alla lista fornita ai Romani. Dopo aver affermato di voler donare tali gioielli alla moglie di Ottaviano, questi, compiaciuto dell’incontro, si allontanò, rassicurando che avrebbe riservato alla regina un trattamento migliore di quando lei stessa avrebbe potuto aspettarsi.
Lo storico Cassio Dione ritrae invece una regina dignitosa e in lutto, di una bellezza irresistibile, che cercò di sedurre Ottaviano come aveva già fatto con Giulio Cesare e Marco Antonio, nonostante i suoi trentanove anni e i trentatré del vincitore di Azio, ma non era il suo tipo: ad Ottaviano piacevano le donne dolci e devote, di antico stampo romano, come fu la sua Livia.
“NON SARO’ ESIBITA IN UN TRIONFO”: LA MORTE DI CLEOPATRA
Cleopatra aveva astutamente tessuto la sua rete informativa al fine di essere immediatamente avvisata qualora Ottaviano avesse deciso di portarla a Roma. Come racconta Tito Livio, durante l’ultimo incontro, Cleopatra disse all’ex triumviro che ella non sarebbe stata esibita in trionfo come un trofeo (in greco antico: οὐ θριαμβεύσομαι, ou thriambéusomai).
Fu il giovane Cornelio Dolabella che, memore dell’aiuto dato da lei a suo padre, la informò sulle vere intenzioni di Ottaviano, ovvero di portarla a Roma come “trofeo di guerra”, poi l’avrebbero rinchiusa in una segreta, dove avrebbe finito i suoi giorni pazza o suicida, come era già successo ad altri prigionieri illustri. In realtà non sappiamo se Ottaviano avrebbe fatto così oppure, per imitare la clemenza del suo padre adottivo, Cesare, l’avrebbe poi graziata e lasciata vivere in una lussuosa villa fuori Roma.
Ad ogni modo, l’idea di sfilare in catene era una prospettiva insopportabile per l’orgogliosa sovrana d’Egitto, che preferì quindi procurarsi lei stessa la morte.
I preparativi
Secondo Plutarco la regina si preparò al suicidio con un processo quasi rituale: due giorni più tardi, dopo aver fatto visita per l’ultima volta alla tomba del suo amato Marco Antonio, l’ultima regina greca d’Egitto tornò nelle sue stanze, fece un bagno e cenò. Dopo aver preparato un messaggio sigillato da far recapitare a Ottaviano – in cui forse esprimeva la sua ultima volontà di essere sepolta insieme ad Antonio – rimase con le sue due ancelle di fiducia, Iras e Carmión, che la accompagnavano in questo difficile momento. Vestita con i suoi abiti migliori e adornata con i suoi gioielli più preziosi, Cleopatra si sdraiò sul divano.
La morte
Quello che accadde nella camera privata della regina va oltre la storia e fa parte del mito di Cleopatra. La sua morte è ricca di ambiguità e punti interrogativi che affascinavano gli antichi e che ancora oggi seducono.
Secondo il racconto tradizionale, Una delle giovani le avvicinò un cesto pieno di fichi dove era nascosto il suo passaporto per l’aldilà: un aspide egiziano.
Dopo il morso rapido del serpente, che le causerà una morte dolce, l’ultima dei Tolomei lascerà questo mondo all’età di trentanove anni per ricongiungersi finalmente con gli dèi, diventare la nuova Iside ed entrare a far parte, per sempre, del mito.
Gli inutili soccorsi
Quando ricevette la missiva, Ottaviano, allarmato, mandò i suoi uomini nelle stanze di Cleopatra per impedire quello che sembrava un probabile suicidio. Ma arrivarono troppo tardi.
Infatti, quando fecero irruzione nella stanza la regina del Nilo era già morta e ai suoi piedi giaceva Iras, mentre Carmión sistemava il diadema della sua sovrana prima di morire anche lei.
Il suicidio di Cleopatra non è stato di tipo emotivo-passionale in cui l’istinto di morte prende il sopravvento sulla ragione. La sua fine non è stata indotta da un’azione auto-aggressiva a corto circuito per il forte dolore e disperazione. Anzi è stata premeditata, pianificata e curata nei dettagli dalla regina. Il suicidio è stato attuato anche evitando la sorveglianza e il controllo della sua persona, imposti da Ottaviano nel mausoleo alessandrino.
La modalità esecutiva non è certa, ma la determinazione di Cleopatra ad uccidersi è sicura e regalmente organizzata, anche con il suicidio delle sue ancelle. I faraoni erano divinizzati dal popolo egizio e i loro fedeli servitori li accompagnavano anche nella morte.
Cleopatra morì a soli 39 anni, dopo aver governato l’Egitto per 22 anni. In un’epoca in cui le donne raramente affermavano il controllo politico sugli uomini, e i governanti femminili rappresentavano una rarità, Cleopatra riuscì a mantenere l’Egitto indipendente per tutto il corso del suo regno, senza dimenticare gli obblighi verso il suo popolo. Continuando con le antiche tradizioni egizie, cercò di seguire il concetto di ma’at – equilibrio e armonia – così come poteva date le circostanze del tempo. Nonostante fosse macedone e greca, quindi non egizia, nell’immaginazione popolare arrivò a simboleggiare l’antico Egitto più di qualsiasi altro monarca autoctono.
MOTIVAZIONI DEL SUICIDIO
Il suicidio di Cleopatra, senza concordi e contemporanee fonti letterarie di riferimento, ha avuto varie interpretazioni. Una prima ipotesi è quella romantica. Cleopatra quando apprende del suicidio di Antonio, si può supporre che sprofondi in una tristezza inconsolabile. Questa visione sentimentale del suicidio, come ultimo gesto d’amore per ricongiungersi al suo amante, ricorda la morte di Romeo e Giulietta di Shakespeare.
Un’altra ipotesi è che, con la morte di Antonio e senza altri aiuti, Cleopatra, sconfitta e non desiderata da Ottaviano, si sia rifiutata di piegare il ginocchio. L’ultima faraona d’Egitto avrebbe preferito morire in piedi piuttosto che vivere la disfatta. Da questo punto di vista il suicido fu un gesto d’orgoglio. Non si sarebbe mai data al nemico e non gli avrebbe mai permesso di essere portata per le strade di Roma come un trofeo. In tal modo Cleopatra onora la sua grandezza, non si piega al volere di Roma e si consegna alla leggenda di una morte regale con le sue ancelle.
Perché una ricca e famosa regina, una donna intelligente, colta, con una spiccata personalità, abile politica, seduttrice e soprattutto madre di ben quattro figli si suicida? Non ha pensato a quale triste destino lasciasse i suoi cari, privi già della protezione del padre suicida?
La perdita del potere, l’umiliazione della sconfitta, la fine del regno d’Egitto, l’impossibilità di sedurre Ottaviano e la mancanza di aiuto possano averla indotta al suicidio. L’orgoglio ferito, la malinconia e lo sconforto potrebbero aver influito ulteriormente sulla sua ultima decisione. (Fonte: Deprestop.it)
LE IMMEDIATE CONSEGUENZE: IL DESTINO DEI FIGLI DI CLEOPATRA
La morte di Cleopatra VII portò alla fine dell’ultima guerra civile della Roma repubblicana, combattuta tra Ottaviano e Marco Antonio. Suicidandosi, Cleopatra sfuggì alla possibilità di essere portata a Roma ed essere esibita come un “trofeo di guerra” di Ottaviano, il quale nel 27 a.C. sarebbe divenuto imperatore col nome di Augusto. Ma cosa accadde ai figli di Cleopatra?
Cesarione
Cesarione, che era stato fatto allontanare dalla presaga madre verso l’Alto Egitto, per fuggire forse in Etiopia o in India, fu subdolamente convinto a tornare indietro dicendogli che Cesare Ottaviano lo chiamava per attribuirgli il trono di sua madre. Ma, una volta tornato ad Alessandria, fu messo sotto custodia.
Dopo qualche giorno dalla morte di Cleopatra anche Cesarione trovò la morte per ordine di Ottaviano, il quale fu convinto in tal senso dal filosofo alessandrino Ario Didimo, che gli suggerì di giustiziare il ragazzo con le parole οὐκ αγαθὸν πολυκαισαρίη (ouk agathòn polukaisarìe, “non è bello avere troppi Cesari“), un gioco di parole basato su un verso di Omero. Cesarione rappresentava infatti un pericolo per i piani che il futuro imperatore aveva per l’Egitto.
Non poteva permettersi la presenza di un pericoloso rivale.
Alessandro Elio, Tolomeo Filadelfo e Cleopatra Selene II
Essi furono risparmiati, portati a Roma e affidati da Ottaviano alle cure della sorella Ottavia, vedova di Antonio. L’ultima menzione di Alessandro Elio risale all’agosto del 29 a.C., quando Ottaviano celebrò il proprio trionfo: in quell’occasione Alessandro Elio e Cleopatra Selene sfilarono nel corteo in catene insieme a un’immagine della madre, suscitando la pietà del popolo di Roma in quanto solo bambini. Il giovane morì presumibilmente poco dopo, di cause naturali, prima del 25 a.C.
Il destino di Tolomeo Filadelfo è sconosciuto. Le fonti antiche non accennano ad alcun servizio militare o carriera politica, né tantomeno se sia stato coinvolto in qualche scandalo e se sia sopravvissuto fino all’età adulta. Tolomeo Filadelfo probabilmente morì di malattia, si suppone indigestione, nell’inverno del 29 a.C.
Museo archeologico di Cherchell, Algeria
Tra il 26 e il 20 a.C. Ottaviano, divenuto ormai l’imperatore Ottaviano Augusto, concesse Cleopatra Selene in moglie al re numida Giuba II, mettendole a disposizione una enorme dote. L’unione aveva un evidente scopo politico; il re numida, infatti, divenne in tal modo un fedele alleato di Roma, al punto che fu accusato di eccessiva romanizzazione dai suoi sudditi e dovette fuggire dalla Numidia a seguito di violenti disordini, per rifugiarsi in Mauretania. Qui la coppia reale si stabilì nella nuova capitale (ribattezzata Cesarea in omaggio a Roma, l’attuale Cherchell, in Algeria).
Ebbero almeno due figli: Tolomeo (fra il 13 e il 9 a.C. – 40) e una figlia, forse chiamata Giulia. Unica loro nipote nota era Drusilla, figlia di Tolomeo, che fu re di Mauretania dal 21 al 40, anno in cui fu fatto assassinare da Caligola che poi annesse la Mauretania all’impero romano.
Cleopatra esercitò una notevole influenza sulle politiche di Giuba. Sotto il loro governo il regno di Mauretania ebbe un florido sviluppo soprattutto commerciale in tutta l’area mediterranea, ma anche artistico, con la costruzione di monumenti (che risentono di stili egizi, greci e romani mescolati insieme) ed un mausoleo dove i due coniugi vennero sepolti. Diversi elementi fanno intendere che in lei abbia prevalso un carattere ereditario greco-egizio, piuttosto che romano.
Non si hanno testimonianze biografiche certe su Cleopatra, ed infatti la data della morte si colloca in un intervallo di tempo abbastanza ampio, tra il 5 a.C. ed il 18 d.C., con qualche probabilità di collocazione intorno al 5 a.C.
Marco Antonio Antillo
Era Figlio di Marco Antonio e della sua terza moglie Fulvia. Antillo venne messo a morte per ordine di Ottaviano, l’unico dei figli di Antonio a subire questa sorte. Antillo venne infatti tradito dal suo tutore, Teodoro, il quale lo consegnò agli uomini di Ottaviano; Antillo si rifugiò presso la statua del Divo Giulio nel tempio a lui dedicato, ma Ottaviano lo strappò via e lo fece decapitare. Teodoro prese la pietra preziosa che Antillo portava al collo e se la cucì alla cintura, ma quando Ottaviano se ne accorse, lo fece processare per furto e lo fece uccidere.
LE IMMEDIATE CONSEGUENZE: L’ANNESSIONE DELL’EGITTO
Ottaviano decise di annettere l’Egitto, compiendo l’unificazione dell’intero bacino del Mediterraneo sotto Roma, e facendo di questa nuova acquisizione la prima provincia imperiale, governata da un proprio rappresentante, il prefetto d’Alessandria ed Egitto.
Per la storiografia moderna più datata, la nuova forma di governo provinciale riservata all’Egitto ebbe origine dal tentativo di compensare la popolazione indigena della perdita del loro monarca-dio (il faraone), con la nuova figura del Princeps; in realtà, la scelta di Ottaviano di porre a capo della nuova provincia un prefetto plenipotenziario (figura che derivava direttamente dal prefetto della città tardo-repubblicana), il cosiddetto praefectus Alexandreae et Aegypti, titolo ufficiale attribuito al neo-governatore collegato alla soppressione della Bulè di Alessandria, fu dettata dal contesto in cui avvenne la conquista del paese: la guerra civile, ragioni di ordine strategico-militare nella lotta fra le due factiones tardo-repubblicane pro-occidente o pro-oriente, l’importanza del grano egiziano per l’annona di Roma e, non da ultimo, il tesoro tolemaico. L’aver, infatti, potuto mettere le mani sulle risorse finanziarie dei Tolomei consentì a Ottaviano di pagare molti debiti di guerra, nonché decine di migliaia di soldati che in tanti anni di campagne lo avevano servito, disponendone l’insediamento in numerose colonie, sparse in tutto il mondo romano.
La conquista dell’Egitto da parte di Ottaviano rappresentò l’ultimo conflitto dell’età ellenistica, iniziata con l’improvvisa morte di Alessandro Magno nel 323 a.C., e la scomparsa di Cleopatra ne è generalmente considerata la data finale. Il governo della nuova provincia d’Egitto fu affidato a Cornelio Gallo e i restanti territori tolemaici furono annessi direttamente da Roma o affidati a sovrani clienti; le statue di Antonio furono fatte distruggere, mentre quelle di Cleopatra furono risparmiate, sia per non interferire con le questioni religiose egizie sia poiché un membro della corte della regina pagò a Ottaviano 2.000 talenti per assicurarsi che la memoria della sovrana rimanesse intatta.
UNA VITTORIA AGRODOLCE
Cleopatra era il gioiello del trionfo di Ottaviano, la ciliegina sulla torta, e lui era rimasto senza. Non avrebbe più potuto portarla in giro incatenata in oro, per le strade di Roma.
La regina si era sottratta a quell’umiliazione finale davanti all’impotenza e all’indignazione del vincitore. Infatti, lo storico romano Tito Livio racconta che quando incontrò Ottaviano dopo la morte di Antonio, Cleopatra gli disse chiaramente che “non sarò esibita in un trionfo”. E così fu.
Nonostante Ottaviano fosse fortemente contrariato da quella che fu l’ultima vera vittoria di Cleopatra, rispettò comunque le sue ultime volontà: concesse ai due amanti l’onore di una sepoltura comune con rito reale, portando a termine il sepolcro che essi stessi avevano iniziato a costruire. La tomba di Antonio e Cleopatra probabilmente era situata all’interno del grandioso mausoleo reale dei Tolomei ad Alessandria. Nonostante numerose ricerche, il sito della tomba reale non è mai stato ritrovato: a questo argomento dedicheremo la prossima parte, che concluderà il nostro lungo articolo su Cleopatra.
Il futuro Augusto non poté mostrare ai suoi compatrioti la sconfitta Cleopatra legata al suo carro trionfale. Dovette accontentarsi di portarla in giro in effigie.
Ma che tipo di effigie? Secondo il poeta Properzio, che fu testimone oculare del trionfo di Ottaviano a Roma, si trattava di un’immagine (non specificata) che rappresentava la defunta regina con due serpenti che le mordevano entrambi i bracci, in chiaro riferimento alla causa della sua morte, rappresentazione che si sarebbe cristallizzata e perpetuata nei secoli successivi. Ma sarà veramente andata così?
UNA MORTE MISTERIOSA: UN COLD CASE DAL PASSATO
Come morì davvero Cleopatra? Fu davvero a causa del morso di un aspide? La questione è oggetto di accese discussioni fin dall’antichità. E con pochi consensi.
Secondo lo storico Plutarco, Olimpo, il medico personale di Cleopatra, affermò in un commentario che la causa della morte della regina non era dovuta al morso di un serpente: ciononostante, lo storico greco riportò la morte dovuta al morso dell’aspide, oltre a fornire un’altra versione del suicidio attraverso un oggetto appuntito.
Strabone, che riportò per primo il racconto della morte, scrisse che era probabile che Cleopatra si fosse suicidata facendosi mordere da un aspide o bevendo del veleno.
Secondo Cassio Dione furono trovati dei piccoli segni sul braccio di Cleopatra, ma nessuno seppe dire con certezza come fosse morta la donna.
Storici come Floro e Velleio Patercolo appoggiarono l’ipotesi del morso dell’aspide, mentre Claudio Galeno ipotizzò che Cleopatra si fosse morsa da sola il braccio e avesse introdotto il veleno nel corpo attraverso un recipiente.
La tesi del serpente vacilla
Ma come avrebbe potuto entrare un serpente nella stanza dove si trovava la regina, che era sotto sorveglianza? Infatti, Plutarco dice che Ottaviano incaricò espressamente il suo liberto Epafrodito di proteggere la sovrana. Da parte loro, Dione Cassio e Plutarco offrono diverse versioni della storia, tra cui quella secondo cui il serpente sarebbe entrato nascosto in un cesto di fichi, anche se dicono che avrebbe potuto farlo in una hidria, una brocca per contenere l’acqua.
Neanche tra gli storici attuali c’è molto consenso su come sia morta Cleopatra. Molti non credono alla versione del serpente, principalmente perché non è un metodo di suicidio molto affidabile, e inoltre il rettile avrebbe dovuto uccidere rapidamente tre persone adulte: la regina e le sue due ancelle. Alquanto improbabile.
Andrew Grey, un esperto di serpenti interpellato dall’egittologa inglese Joyce Tyldesley – ricercatrice del museo di Manchester che ha dedicato parte dei suoi studi nel cercare di svelare i misteri che avvolgono la morte dell’ultima regina dell’Egitto antico – ha confermato che gli aspidi sono troppo grandi per poter essere nascosti senza problemi in un cesto di fichi, inoltre, come sostengono i ricercatori tedeschi Christoph Schäfer (storico tedesco dell’antichità e professore presso l’Università di Trier) e Dietrich Mebs (tossicologo), con le temperature caldissime di quel periodo (agosto in Egitto), il rettile non se ne sarebbe stato tanto tranquillo nascosto sotto un cesto di fichi.
Inoltre, per essere sicura di morire con il suo morso, Cleopatra avrebbe dovuto premere le ghiandole venefiche del rettile, perché di fronte ad una vittima troppo grande da mangiare il serpente per difendersi potrebbe solo mordere la sua vittima senza rilasciare il veleno, una tecnica chiamata dry bite che letteralmente significa appunto morso asciutto. Senza poi trascurare il fatto che è imprevedibile la quantità di veleno che il serpente velenoso potrebbe iniettare, questo potrebbe non essere sufficiente per suicidarsi e potrebbe perciò solo causare ore e ore di pene. Quindi, perché correre il rischio di sopravvivere dopo essersi inflitti queste sofferenze? Cleopatra era una donna troppo intelligente per affrontare una morte atroce come quella che la tradizione ci vuole tramandare.
Un altro elemento che rende difficile accettare che Cleopatra sia stata morsa da un serpente è il fatto che il morso, oltre a causare una morte lenta e dolorosa, sarebbe stato accompagnato con la comparsa di lividi e gonfiori su tutta la pelle, seguiti da convulsioni e contrazioni facciali. Qualcosa che sicuramente non coincideva con l’idea di una morte degna che aveva Cleopatra e sul cui corpo, come abbiamo visto, gli uomini di Ottaviano non rilevarono che due minuscoli forellini.
Veleno?
Una teoria, quella di Dione Cassio, spiega che fu la stessa Cleopatra a conficcarsi un ago intinto in un potente veleno, che teneva nascosto tra i capelli.
Questo veleno, a quanto pare, a contatto con il sangue avrebbe provocato una morte rapida e indolore (si diceva che Cleopatra avesse investito molto tempo nella sperimentazione di veleni per trovare quello più adatto nel caso in cui avesse dovuto ricorrervi, come alla fine avvenne).
Un nuovo studio sostiene che Cleopatra, l’ultima regina d’Egitto, morì per aver bevuto un cocktail di droghe letale. Secondo i ricercatori, per un suicidio sicuro e indolore avrebbe funzionato molto meglio una miscela di piante velenose i cui dosaggi e gli effetti erano molto prevedibili. Secondo Schäfer e Mebs, Cleopatra si suicidò con un cocktail di droghe fatto di oppio, Aconitum e cicuta. A quei tempi, dicono i due ricercatori, era noto che un tale mix avrebbe causato una morte piuttosto indolore in poche ore.
L’oppio avrebbe infatti agito come analgesico, la cicuta avrebbe paralizzato il sistema nervoso fino alla morte per insufficienza respiratoria, mentre l’Aconitum è una pianta estremamente tossica.
Una tale miscela avrebbe potuto tecnicamente funzionare, dice Alain Touwaide, un’autorità internazionale per quanto riguarda le piante medicinali dell’antichità. “Tuttavia”, continua Touwaide, “non era per niente comune mischiare veleni vegetali ai tempi di Cleopatra”.
Omicidio di Stato?
Ma c’è anche chi pensa che Cleopatra sia stata uccisa da Ottaviano, che avrebbe ordinato il suo avvelenamento o che avrebbe persino permesso alla regina di scegliere il modo in cui preferiva morire.
Secondo Gregory Tsoucalas, docente di storia della medicina all’Università della Tracia, e Markos Sgantzos, professore di anatomia all’Università della Tessaglia, è probabile che Ottaviano abbia ordinato l’avvelenamento di Cleopatra.
Nel suo libro The Murder of Cleopatra: History’s Greatest Cold Case, la scrittrice Pat Brown avanza l’ipotesi che la regina sia stata assassinata e i dettagli dell’accaduto siano stati nascosti dalle autorità romane. Questo stravolgerebbe la maggioranza delle fonti primarie sull’accaduto, che concordano nell’affermare che la sovrana sia morta suicida.
La storica Patricia Southern ipotizza che sia stato Ottaviano stesso a lasciare che Cleopatra morisse di sua mano invece di ucciderla.
Ciononostante, pare che la “tesi del serpente” abbia avuto molto successo in virtù del collegamento di Cleopatra con Iside, divinità legata anche ai veleni e di Ottaviano che, secondo quanto raccontato da Plutarco, pare avesse fatto sfilare un quadro o una statua di Cleopatra avvolta da un serpente durante il suo corteo trionfale a Roma.
OTTAVIANO DIVENTA “AUGUSTO”
Il 16 gennaio del 27 a.C., il Senato di Roma insignisce Ottaviano dell’appellativo onorifico con cui passerà alla storia: Augustus.
La vittoria di Ottaviano in Egitto non fu solo la fine di un periodo turbolento e sanguinoso della storia romana, ma rappresentò un importante punto di svolta della storia dello Stato romano. Il regime nato dai mutamenti della fine del I secolo a.C. viene chiamato comunemente Impero, mentre la storiografia preferisce usare il termine principato (derivato per l’appunto dal titolo concesso ad Augusto ed ereditato dai suoi successori) per il primo periodo, a rimarcare il carattere non ancora monarchico-assoluto del nuovo corso.
Quando, lentamente nel tempo, l’aspetto autocratico e dispotico del potere imperiale prevalse, si usò il termine dominato, soprattutto a partire dall’epoca di Diocleziano (284-305).
Per il quadro storico generale, ciò che più importa è il fatto che da Augusto in poi saranno singoli uomini, con l’esercizio dei loro enormi poteri e con la loro personalità, a caratterizzare la vita politica, militare e sociale dello Stato romano, e non più un’oligarchia, chiusa e legata alle proprie tradizioni morali e politiche e riunita in un organo collegiale quale era il Senato.
NEL PROSSIMO, CONCLUSIVO EPISODIO: IL MITO DI CLEOPATRA ATTRAVERSO I SECOLI, E IL MISTERO DELLA SUA TOMBA. VI ASPETTIAMO!
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