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Mes, Camera boccia ratifica: 184 no. Maggioranza e opposizioni divise.

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martedì, Luglio 16, 2024

La Camera ha respinto l’autorizzazione alla ratifica del Mes. I no sono stati 184, 72 sì e 44 astenuti. Un voto che ha visto divise sia maggioranza che opposizioni: hanno votato contro Fdi, Lega e M5S. A favore Pd, Azione, Italia Viva, Più Europa e parte del Misto. Si sono astenuti Forza Italia, Alleanza Verdi e Sinistra e Noi Moderati.

Fonti di Palazzo Chigi

“Il Governo, che si era rimesso al Parlamento, prende atto del voto dell’Aula di Montecitorio sulla scelta di non ratificare la modifica al trattato Mes”. Così fonti di Palazzo Chigi, che sottolineano come si tratti “di un’integrazione di relativo interesse e attualità per l’Italia”, visto che “come elemento principale prevede l’estensione di salvaguardie a banche sistemiche in difficoltà, in un contesto che vede il sistema bancario italiano tra i più solidi in Europa e in Occidente”. “In ogni caso”, sottolineano le stesse fonti, “il Mes è in piena funzione nella sua configurazione originaria, ossia di sostegno agli Stati membri in difficoltà finanziaria”.

La scelta del Parlamento italiano di non procedere alla ratifica del Mes “può essere l’occasione per avviare una riflessione in sede europea su nuove ed eventuali modifiche al trattato, più utili all’intera Eurozona”, sottolineano le fonti di Palazzo Chigi alla luce del voto di oggi a Montecitorio.

Cosa succede ora

“Termina qui una battaglia ultradecennale, che come Lega abbiamo portato avanti con convinzione e da sempre. Il Parlamento ha messo fine a un dibattito anacronistico e stantio”. Parola del leghista Alberto Bagnai. “Il no al Mes non è solo una vittoria della Lega: è una vittoria per l’Italia e per gli italiani. Perché dire sì al Mes avrebbe potuto significare che un pensionato, un operaio, un precario, un disoccupato italiano avrebbe dovuto mettere dei soldi per salvare una banca tedesca”, ha detto il leader della Lega Matteo Salvini. “Tutti dicono che il Mes non serviva. Gli altri lo hanno votato, se una cosa non serve io non la voto. Anzi, siccome l’Italia ha messo dei soldi in questo istituto, visto che non ci serve possiamo anche chiederli indietro questi soldi”, ha affermato il vicepremier.

Tuttavia il percorso del Mes non è chiuso. La ratifica dello strumento potrà essere ripresentata in Aula. Oggi il dispositivo votato era in quota opposizioni e potrebbe essere ripresentato ma con ‘significative’ modifiche. “Quali? Magari – spiega Federico Fornaro del Pd – potrebbe essere introdotta la clausola messa dalla Germania. Sarebbe una significativa modifica”. Il riferimento è alla clausola tedesca che prevede per accedere al Mes occorre un voto a maggioranza qualificata.

Le opposizioni

Un modo per uscire dall’angolo. Un’arma di distrazione per ‘coprire’ un risultato non brillante sul patto di stabilità. Per reagire al ‘pacco’, come lo ribattezza Giuseppe Conte, preso in Europa con Francia e Germania che hanno chiuso l’accordo all’ultimo miglio senza l’Italia. A costo di “sbugiardare in Aula” il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Nei capannelli delle opposizioni in Transatlantico si spiegano così il no alla ratifica del Mes che ha spaccato la maggioranza. E’ stato il no compatto di Fratelli d’Italia a stupire le opposizioni.

 Benedetto Della Vedova allarga le braccia: “Una mossa senza senso. Quando un governo ha avviato l’iter per la ratifica di un trattato, se c’è un nuovo governo va avanti in quel percorso. Sennò chi si fida più di stringere un accordo con l’Italia? Ma come si fa?”, sbotta l’esponente di Più Europa. Davanti a lui Enzo Amendola. “Mi chiedo che ci faccia ancora Giorgetti al suo posto… è stato sbugiardato qui ma pure in Europa”, dice il deputato Pd che con il titolare dell’Economia ha lavorato insieme nel governo Draghi. La situazione in cui è stato messo Giorgetti dal suo partito e da quello di Giorgia Meloni diventa un ‘caso’ nei conciliaboli del Transatlantico.

Amendola il tema l’aveva già sollevato in Aula. “Giorgetti ha detto all’Ecofin che l’Italia avrebbe ratificato il Mes. Lo dico col massimo rispetto, abbiamo lavorato insieme ma un ministro che viene sbugiardato da questa Aula, sbeffeggiato dal leader del suo partito, è un ministro che dovrebbe trarre le conseguenze”. E spiega il no di Fdi e Lega alla ratifica come conseguenza della trattativa andata male in Europa sul patto. “Mi aspettavo una cosa semplice dalla Meloni. Aveva detto che avrebbe chiuso il compromesso sul patto di stabilità e ratificato il Mes. Allora vuol dire che il compromesso sul patto di stabilità non vi è piaciuto perché se oggi non si ratifica il Mes voi ci state dicendo che il patto firmato ieri non vale, è contro l’Italia”.

Ma l’intervento più veemente, anche a livello di decibel, è stato quello di Giuseppe Conte nell’Aula della Camera. Il leader M5S richiama ancora una volta le “falsità” di Meloni sulle accuse ai 5 Stelle per le quali è stato chiesto un giurì d’onore da parte dei pentastellati. “C’è sempre un momento in cui la propaganda va via e resta la realtà dei fatti. Meloni ha detto che il Mes è passato col sangue degli italiani, senza dibattito parlamentare, col favore delle tenebre: se oggi siamo qui vuol dire che non è vero, che Meloni ha mentito al Parlamento. Oggi decidiamo, decidete sul Mes e vi assumete le vostre responsabilità”.

Quindi il ‘pacco’ di stabilità: “Diteci cosa avete ottenuto ieri in Europa? Siete tornati non con un patto, ma con ‘pacco’ di stabilità e decrescita. Una decrescita infelice. Sarà un disastro per la nostra economia. Ad Atreju siete dei leoni. In Europa degli agnellini. Meloni diventa paonazza ma perché non si scompone così anche in Europa?”. Per Conte il no di oggi al Mes è un modo per nascondere l’insuccesso: “Pensate che gli italiani siano così stupidi che col voto di oggi, penso sarà un no, voi mascherate il vostro fallimento sull’immigrazione e sulla crescita? Ma che avete preso gli italiani per un popolo di stupidi?”. Solo una “pantomima antipatriottica”.

Ne è convinto anche Nicola Fratoianni: “Viene da chiedersi se il patriottismo di Meloni parli tedesco. Hanno chinato la testa a un accordo pessimo. Si rivelano per quello che sono presuntuosi e incapaci. Ed espongono al disastro l’Italia”. Matteo Renzi punge Forza Italia e il ministro Antonio Tajani: “L’europeista Tajani che si astiene sul Mes è una barzelletta continentale”. Mentre Carlo Calenda evidenzia le divisioni che ci sono state nelle opposizioni: Pd, Azione e Iv hanno votato sì, Avs si è astenuta, no da M5S. “Oggi la maggioranza si spacca sul Mes e così il campo largo. E’ la testimonianza che questo Paese non si può governare con un bipolarismo che produce solo contraddizioni e figuracce”.

Fonte: ADNKRONOS.COM

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