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L’AHNENERBE, GLI “INDIANA JONES” DI HIMMLER.

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venerdì, Febbraio 23, 2024
Stemma dell’Ahnenerbe.

La ricerca delle origini, individuali o di un popolo, delle radici comuni che identificano una nazione, dei valori che accomunano gruppi sociali e ne determinano l’identità: tutto questo è parte integrante della natura umana, sempre tesa ad indagare le ignote regioni ancestrali, nonostante oggi si voglia imporre esattamente il contrario, come se possedere un’identità sia un crimine. A volte, tuttavia, tale ricerca è stata finalizzata per dimostrare la superiorità di una razza su tutte le altre, ed è proprio a tale scopo che venne fondata l’Ahnenerbe, una struttura parallela ed integrata alle SS di Himmler, che fu ne uno dei fondatori. Vi abbiamo accennato in un precedente e fortunatissimo articolo dedicato all’Arca dell’Alleanza ed abbiamo deciso di approfondire la sua storia: poco conosciuta, ma estremamente interessante, è ad essa che dedichiamo questo nuovo articolo per “La Stele di Rosetta”.

TABELLA DEI CONTENUTI:

Adolf Hitler.

L’OSSESSIONE NAZISTA: LA RAZZA ARIANA

Per spiegare l’Ahnenerbe, dobbiamo partire dai presupposti che ne determinarono la costituzione. Il concetto di razza ariana indicò, tra il tardo XIX secolo e la metà del XX, un ipotetico raggruppamento razziale utilizzato per descrivere i popoli di origine europea e dell’Asia occidentale. Il termine fu utilizzato da Adolf Hitler nel libro “Mein Kampf” per identificare geneticamente i popoli nordeuropei come sinonimo di razza nordica. Il termine “ariano” indicava i popoli iranici e derivava dall’appellativo usato per chiamarsi fra di loro (dal sanscrito “ariyà”, cioè “signore”). Il sanscrito veniva ritenuto in Europa la lingua originaria dalle quali sarebbero discese le lingue indoeuropee, portata in India da gruppi antropologicamente omogenei emigrati in epoca preistorica dall’Europa centrosettentrionale; poiché i popoli di lingua indoiranica usavano chiamarsi “Ari”, l’uso del termine “arisch” fu esteso da parte dei teorici del nazismo ad indicare una razza in diretta continuazione dell’antica popolazione ariana. Da tale concetto discese un’ideologia che sosteneva che quella ariana (in quanto più antica e alla base di tutte le altre) fosse una razza superiore.

Heinrich Himmler.

LA NASCITA DELL’AHNENERBE

Herman Wirth, 1885-1981.

Tuttavia, tale concetto andava pur dimostrato. I nazisti, fin dagli albori del Terzo Reich, impegnarono notevoli risorse per colmare i vuoti storici che testimoniassero la superiorità della “razza ariana”. Fu così che Hitler in persona incaricò Heinrich Himmler di rendere possibili queste ricerche. Himmler, come sappiamo, era il Reichfürer delle SS, cioè il capo supremo di quella milizia nata come sezione di protezione personale di Adolf Hitler e poi diventata una sorta di Stato nello Stato nella dittatura, cioè un meccanismo molto complesso tra campi di concentramento e campi di sterminio (affidate alle Totenkopfverbände), a truppe combattenti (Waffen-SS) e settori di ricerca economica, scientifica ed esoterica. Himmler era l’uomo giusto: appassionato di esoterismo, al punto da rendere mistica la cerimonia di appartenenza alle SS tramite un rituale eseguito nell’inquietante castello di Wewelsburg, ed insieme al filologo e storico olandese (naturalizzato tedesco) Herman Wirth e all’ideologo Walter Darrè, il primo luglio del 1935 fondò la Forschungsgemeinschaft Deutsches Ahnenerbe, meglio conosciuta semplicemente come Ahnenerbe. Letteralmente, il suo nome significa “Società di Ricerca dell’Eredità Ancestrale”. Il suo scopo iniziale fu appunto quello di effettuare ricerche riguardanti la storia antropologica e culturale della razza ariana.

Immagine aerea del Castello di Wewelsburg, visto da sud-ovest.

HIMMLER, IL SOLE NERO E IL CASTELLO DI WEWELSBURG

Una piccola parentesi dobbiamo dedicarla all’ossessione di Himmler per l’occulto e l’esoterismo. Tale ossessione la troviamo manifestata nel Castello di Wewelsburg. Sopravvissuto alla guerra, è una singolare costruzione a forma di freccia. Quando Himmler era alla ricerca di un edificio dove allevare i gerarchi delle SS, fu colpito dalle sue caratteristiche. Innanzitutto, la sua forma a freccia, che richiamava la Lancia di Longino, e il suo orientamento, che non era l’abituale asse est-ovest, cioè seguendo il corso del sole, ma l’asse sud-nord. E poi c’era la posizione: il castello era vicino a due luoghi simbolo della mitologia, della gloria e del potere degli antichi Germani. Il primo era la foresta di Teutoburgo dove, nel 9 d.C. le tribù germaniche di Arminio distrussero tre legioni romane (vedi articolo dedicato), e il secondo è l’Externsteine, una formazione rocciosa megalitica già sede di culti pagani, che comprendeva l’albero sacro, dove i Sassoni, nel 772, avevano opposto feroce resistenza a Carlo Magno. Himmler affittò il castello per cento anni e dette l’incarico di ristrutturarlo all’architetto Siegfrid Taubert secondo le sue direttive, con l’intervento economico dell’Ufficio Statale del Lavoro e quello ideologico dell’Ahnenerbe.

La Obergruppenführersaal SS con il “Sole Nero”.

La parte più importante ed interessante del castello era la Grande Torre Nord che presentava due piani sovrapposti: quello superiore costituiva la “Obergruppenführersaal SS”, una sala circolare al centro della quale era una tavola rotonda (con evidenti rimembranze arturiane) con attorno 12 scranni (con evidente allusione ai 12 apostoli) destinati agli Obergruppenführer “iniziati” e scelti personalmente da Himmler. Sul pavimento, un mosaico verde rappresentava una grande ruota solare nera (“Schwarze Sonne”) con inseriti 12 raggi formati da svastiche stilizzate convergenti al centro di un disco d’oro massiccio (ovviamente rimosso). La sala era destinata alle riunioni dei 12 iniziati sotto la presidenza del Capo Supremo Himmler.

Il locale inferiore era chiamato “Walhalla”, ed era destinato alle celebrazioni degli ufficiali caduti in guerra, formato da un’altra sala circolare in corrispondenza di quella superiore, circondata da 12 colonne. Una grande svastica runica sul soffitto incombeva su una fossa circolare centrale nel pavimento, nella quale era destinata ad ardere una fiamma perenne.

Lo “Schwarze Sonne”.

Il castello divenne la sede segreta di un Ordine cavalleresco, esoterico, mistico, alchemico, denominato del “Sole Nero di Thule”. Il Sole Nero è un antico simbolo druidico, segno di potenza assoluta, che lo pone al centro della galassia, di cui il Sole bianco del nostro sistema solare era il satellite.

La roccaforte avrebbe dovuto essere il santuario del nazismo, il centro esoterico del Reich e tuttavia in esso non ebbe mai luogo alcuna cerimonia e neppure vi si svolsero riunioni di Obergruppenführer.

I CONTRASTI E LA RIORGANIZZAZIONE

Walther Wüst.

Dopo una serie di contrasti con Darrè e la svalutazione, da parte di Hitler, dell’operato di Wirth (i cui compiti furono resi sempre più marginali, tanto da costringerlo, nel dicembre del 1938, a dimettersi dalla carica di presidente e abbandonare l’organizzazione), Himmler procedette nel 1937 a ristrutturare l’associazione, fissando il nuovo quartier generale a Berlino-Dahlem. Il Reichfürer SS mantenne il controllo totale, con il titolo di Curatore generale, ma la gestione pratica venne affidata al Dottor Walther Wüst, all’SS-Standartenfürer Bruno Galke come tesoriere e all’SS- Standartenfürer Wolfram Slevers come Segretario Amministrativo.

Fu dopo questi sviluppi che l’Ahnenerbe acquisì le funzioni che l’hanno resa famosa a tutti gli appassionati di queste tematiche. Infatti, i compiti che Himmler le assegnò furono di compiere ricerche nel campo della storia antica, studiando i fatti da un punto di vista scientifico, in maniera oggettiva e senza falsificazioni e di istituire in ciascuna regione delle SS un centro di educazione e di cultura dedicati alla grandezza della Germania del passato.

LE SPEDIZIONI DELL’AHNENERBE

Il vero fiore all’occhiello dell’Ahnenerbe furono fin dal principio le spedizioni archeologiche, antropologiche, botaniche e geologiche in luoghi remoti del pianeta. E proprio da esse deriva la fama che vuole le SS interessate all’occultismo, all’esoterismo e alla cosiddetta “fringe science”, ossia la “scienza di confine”, una serie di controverse teorie o discutibili ricerche scientifiche che si pongono ai confini della corrente principale delle discipline accademiche convenzionalmente riconosciute (come, ad esempio, la teoria del Multiverso o della fusione fredda). Il parallelo con Indiana Jones che abbiamo fatto nel titolo, non è stato casuale: al di là dell’ideologia che le determinava, le spedizioni dell’Ahnenerbe sono state, in molte occasioni, avventurose, rocambolesche, audaci e, talora, al limite della follia. Ecco, quindi, le più significative di esse.

Illustrazione del “Kalevala“. La potenza di Wainamoinen – Wainamoinen sconfigge Joukahainen. Liebig collezionisti di card 1947

1935: la Finlandia, il “Kalevala” e i canti magici
La prima spedizione dell’Ahnenerbe fu organizzata nel 1935, quando Himmler stesso manifestò interesse per il “Kalevala”. L’opera, un poema epico composto da Elias Lönnrot nella metà dell’Ottocento, significa letteralmente “Terra di Kaleva”, ossia la Finlandia, dal mitico progenitore e patriarca della stirpe finnica e venne scritto sulla base di poemi e canti popolari della Finlandia in dialetto careliano.

La veggente Miron-Aku fotografata durante un rito.

L’obiettivo della spedizione fu quello di documentare le pratiche dei maghi e delle streghe locali al fine di rintracciare le origini del popolo nordico. La ricerca e la documentazione di attività esoteriche ebbe un discreto successo soprattutto quando venne fotografata e ripresa Miron-Aku, una donna che i locali credevano essere una strega e veggente, mentre praticava un rituale per evocare gli spiriti degli antenati, i quali avevano la capacità di predire alla donna eventi futuri.

1936: le incisioni rupestri nel Bohuslän
Il 9 febbraio del 1936 Herman Wirth convinse Himmler a lanciare una spedizione nel Bohuslän, una regione della Svezia, nota per la presenza di numerose incisioni rupestri. La spedizione, la prima finanziata ufficialmente dall’Ahnenerbe, raggiunse il sito di Backa, il più antico della Svezia. In esso si trovavano scene molto dettagliate raffiguranti guerrieri, animali e persino navi. Wirth si focalizzò sulle incisioni più semplici, come linee e cerchi che credeva essere parte di un antico alfabeto preistorico. Le interpretazioni personali di Wirth, tuttavia, sovrastarono i fatti oggettivi al punto da fargli definire come il “Figlio di Dio” ariano la figura di un uomo con le braccia alzate.

Dal 1937 al 1942: Italia
In quegli anni, l’Ahnenerbe organizzò un gigantesco tentativo di registrare e documentare tutte le forme di cultura germanica in Alto Adige, al fine di trapiantarla, insieme alla popolazione germanofona, in altri territori del Terzo Reich. Le ricerche riguardavano il folklore locale, ricco di storie di streghe, folletti e creature misteriose che abitano i monti. A tal fine, vennero registrati i canti popolari, filmate le usanze tradizionali, censiti gli archivi, fotografati o disegnati masi e castelli.

Incisione rupestre in alfabeto camuno.

La Ahnenerbe studiò poi le pitture rupestri della Val Camonica, cercando di trovare un nesso di parentela ancestrale tra quell’antico popolo e i fondatori di Roma, che sarebbero quindi stati di razza ariana.

Anche Cosenza fu interessata dalle ricerche dell’Ahnenerbe per via delle leggende e storie riguardanti il re visigoto Alarico. Secondo la leggenda, il condottiero barbaro morì e venne sepolto proprio nella città calabrese. I tedeschi tentarono di rintracciare la sua tomba nella quale si sarebbero trovati tutti i suoi averi, frutto del disgraziato saccheggio di Roma del 410 d.C.

Una meta molto ambita dell’Ahnenerbe fu la Sardegna. Qui lavorò un reparto speciale dell’organizzazione al fine di reperire informazioni sulla civiltà nuragica. Non sappiamo quali risultati furono ottenuti.

Franz Altheim

1938: Balcani e Medio Oriente
Nel 1938 Franz Altheim e Erika Trautmann chiesero all’Ahnenerbe i finanziamenti necessari per una spedizione che dall’Europa centrale arrivasse fino in Medio Oriente alla ricerca di una guerra intestina all’Impero Romano, che Altheim credeva combattuta tra i popoli nordici e quelli semiti (per estensione, gli avi dei nemici della Germania nazista, al centro dell’orribile programma della soluzione finale). Soltanto lo scoppio della guerra impedì ai ricercatori di raccogliere un’imponente documentazione riguardante il re achemenide Dario I, la cui necropoli avrebbe nascosto una serie di iscrizioni runiche riconducibili allo stesso sistema runico usato in nord Europa.

Nei Balcani, i ricercatori delle SS studiarono l’antico popolo dei Daci, approfittando del regime rumeno amico e delle Guardie di Ferro (un movimento fascista e antisemita romeno).

L’Ahnenerbe si occupò anche delle popolazioni che abitarono la Bulgaria in epoca romana, delle cronache macedoni, delle religioni pagane dei popoli balcanici, di antiche tavolette di epoca pre-russa, che avevano a che fare con la magia sciamanica dei popoli slavi.

Veduta della Foresta di Teutoburgo.

1938: Germania
L’Ahnenerbe confidava largamente sugli studi di antichi testi, pittografie rupestri e sul folklore. Fu così che Himmler trasferì il Dipartimento Scavi delle SS all’Ahnenerbe. Lo scopo degli scavi era di fare ricerche e di scoprire il passato degli antichi germani attraverso i ritrovamenti dei loro insediamenti. Inoltre, venne impiantata una serie di scavi nella foresta di Teutoburgo. In seguito, venne istituito uno scavo nel sito vichingo di Haithbau, nello Schleswig per riportare alla luce un vallo costruito nel IX secolo dal re Goffredo per difendere i Danesi dalle incursioni dei Franchi carolingi.

Le altre spedizioni
In Grecia, l’Ahnenerbe cercò di indagare le origini dei Miti, alla ricerca di qualche fonte di potere realmente esistente. Hitler stesso aveva una grande ammirazione per il classicismo greco, tanto che la città di Atene, tra le tante conquistate in Europa, fu risparmiata da barbarie durante l’occupazione. Gli archeologi tedeschi esplorarono gli scavi e i resti archeologici di Delfi, Corinto, Tebe, Argo e Atene.

In Francia, Himmler cercò il Graal, suggestionato sulle leggende relative ai segreti dei Templari. Venne anche esplorato il sito di Les Trois-Frères, dove antiche leggende folkloristiche locali raccontavano che proprio lì, da qualche parte, c’era un portale che consentiva l’accesso al regno degli antichi morti, dove risiedevano gli antenati.

Una spedizione tedesca registra i discorsi degli indigeni a Jari.

Tra gli anni ‘30 e i primi anni ‘40, vi furono spedizioni naziste in Amazzonia. Queste avevano lo scopo di esplorare una regione che a quei tempi era ancora largamente selvaggia, e quello di effettuare ricerche botaniche e zoologiche su piante e animali in grado di fornire materie prime per produrre droghe, veleni e medicine.

La Cordillera Blanca.

Dal 1932 al 1943 furono effettuate tre spedizioni alla Cordillera Blanca, in Perù. Nella prima spedizione vennero fotografati 10 punti del paesaggio che permisero di cartografare con una certa precisione i luoghi oggetto dell’esplorazione. Durante l’ultima spedizione si riuscì a tracciare un numero importante di mappe accurate, usando la fotogrammetria terrestre, complete di annotazioni, sentieri e dettagli finora ignoti agli altri esploratori.

LE SPEDIZIONI IN TIBET

I membri della spedizione con alcuni dignitari tibetani a Lhasa (Bundesarchiv, Bild, Wikimedia Commons).

Una teoria sosteneva che gli antichi Ariani provenissero dall’Himalaya e fossero poi scesi a conquistare l’India, la Cina ed il Giappone, fino ad originare alcune dottrine buddiste che, secondo gli antropologi delle SS, avevano analogie con la dottrina nazionalsocialista (!). Secondo tale teoria, anche Gautama Buddha sarebbe stato un ariano tra i più illuminati. Le spedizioni furono due, nel 1938 e 1939 e sono documentate nel film “Sette anni in Tibet”, con Brad Pitt, che racconta la vera storia di Peter Aufschnaitner ed Heinrich Harrer, organizzatori della squadra che scalò il tetto del mondo nel 1939. Harrer, grande alpinista ed esploratore, noto per aver conquistato la parete nord dell’Eiger con una cordata tedesca che gli valse riconoscimenti internazionali, si portò appresso fino alla morte l’onta di aver rappresentato il regime nazista con le sue imprese sportive ed avventurose in quanto voluto da Himmler a scopi propagandistici.

Ernst Schäfer.

La prima spedizione fu effettuata dal maggio 1938 all’agosto 1939, sotto la guida di Ernst Schäfer, un ufficiale delle SS, nonché ornitologo e zoologo: si componeva di molti esploratori e studiosi. Al centro di questo viaggio c’era la ricerca del fantomatico Regno di Shamballa, identificato come la dimora di esseri spirituali particolarmente evoluti, membri della cosiddetta Fratellanza Bianca, provenienti da Venere, e qui residenti in forme invisibili in una dimensione eterica inaccessibile a chi non fosse dotato di chiaroveggenza. Sembra stravagante, indubbiamente, eppure ci credevano e non certo per scopi spirituali, quanto piuttosto la speranza di acquisire un enorme potere derivante dal contatto con tali esseri.

Heinrich Harrer nel 1930.

La seconda spedizione, quella guidata da Harrer, si inoltrò nel territorio del Kashmir con lo scopo di esplorare il territorio e pianificare una successiva spedizione alla montagna del Nanga Parbat nel 1940. A causa delle mutate condizioni politiche per lo scoppio della Seconda guerra mondiale, i membri della spedizione furono arrestati (il Kashmir era allora sotto il controllo britannico) ed internati in un campo di prigionia ai piedi dell’Himalaya.

L’avventura di Harrer
Ciò che capitò in seguito ad Harrer merita di essere raccontato, poiché non tutti avranno visto il film con Brad Pitt. Dunque, nel 1944 Harrer ed Aufschnaitner riuscirono a fuggire dal campo inglese e vagarono per quasi venti mesi attraversando tutto il Tibet, finché, nel gennaio del 1946, raggiunsero la capitale Lhasa, città proibita e chiusa agli stranieri. Tuttavia, gli abitanti li accolsero benevolmente e i due riuscirono ad integrarsi a tal punto da essere introdotti all’allora adolescente Dalai Lama. Nel 1948, Harrer ne divenne addirittura il tutore, al quale insegnò l’inglese, la geografia ed alcuni rudimenti di scienza. Lasciò il paese nel marzo del 1951, in seguito all’invasione cinese e, rientrato in patria, pubblicò le sue memorie in un libro, Sette anni in Tibet, uscito nel 1953.

Il XIV Dalai Lama insieme al suo più vecchio amico, austriaco alpinista Heinrich Harrer, dal palco durante la cerimonia ‘amici per un amico” di Wiesbaden, Germania, 28 luglio 2005.

AGARTHI, IL REGNO LEGGENDARIO

Immagine della Terra cava.

Uno degli scopi delle spedizioni in Tibet dell’Ahnenerbe era quello di trovare l’ingresso al fantomatico mondo sotterraneo di Agarthi. Secondo la leggenda, esso si troverebbe all’interno della Terra, governato da saggi rappresentanti della razza ariana. Secondo questa visione il Re del mondo, Sanat Kumara, dirigerebbe i destini degli uomini dal rifugio chiamato Isola Bianca. Agarthi è legata alla teoria della Terra cava ed è un soggetto popolare nell’esoterismo. Il mito di Agarthi si fuse in Occidente con quello di Shamballa e andò ad alimentare anche il misticismo nazista.

Madame Blavatsky in una foto del 1877.

L’esistenza di Agarthi fu considerata seriamente da numerosi europei, come, ad esempio, i seguaci della Teosofia di Madame Blavatsky, la veggente fondatrice della Società Teosofica Internazionale, che sosteneva di essere in contatto telepatico con gli antichi “Maestri della Fratellanza Bianca”, i sopravvissuti di una razza eletta vissuta tra Tibet e Nepal, i quali, in seguito alla spaventosa catastrofe che aveva distrutto Lemuria, si sarebbero rifugiati nelle viscere della terra, dove avrebbero fondato Agarthi. E, manco a dirlo, erano di razza ariana.

Da qui la spedizione in Tibet dell’Ahnenerbe per cercare indizi che indicassero una parentela tra l’antico tra l’antico popolo tedesco e gli abitanti di Agarthi.

Ischia, il Monte Epomeo.

Ischia, l’ingresso “italiano” ad Agarthi
Non tutti sanno che gli archeologi nazisti effettuarono ricerche anche sull’isola di Ischia, precisamente sul Monte Epomeo, dove si ipotizzava che esistesse un altro ingresso per Agarthi. Inutile dire che tali ricerche si risolsero in un nulla di fatto. Tralasciamo tutti gli altri ipotetici ingressi alla Terra cava, perché non toccati dalle spedizioni naziste (almeno ufficialmente…).

Stemma della Decima Brigata Edelweiss.

RICERCHE MISTERIOSE E STRAVAGANTI

Nell’agosto del 1942, una divisione alpina d’élite della Wermacht, con alcuni membri dell’Ahnenerbe, conquistò la cima del Monte Elbrus (la cima più alta d’Europa, con i suoi 5.642 metri) in Cabardino-Balcaria, nel Caucaso, issandovi la bandiera nazista. L’operazione fu denominata in codice “Edelweiss” (Stella Alpina) e, secondo i moderni ricercatori, non era giustificata da alcuno scopo militare. Nel 2015, i resti di una compagnia di soldati della Divisione Edelweiss furono qui ritrovati, e non lontano da quei luoghi, nel massiccio del Kharakhora, in una grotta, venne rinvenuta una valigetta marrone con il logo dell’Ahnenerbe: al suo interno vi erano teschi ed ossa molto difficili da identificare. In particolare, un cranio con occhi grandi in maniera anomala, narici, due protuberanze, come se fossero corna, ma senza l’apertura della bocca. I nazisti potrebbero averlo scambiato per qualcosa di mistico. Ma forse era solo il teschio di un ariete che, rimasto a lungo in acqua, possa essere stato modificato negli anni dall’azione di sabbia e ciottoli.

Lo strano teschio ritrovato nel 2015, facente parte dei reperti dell’Ahnenerbe.

Anche i Dolmen attrassero i membri dell’Ahnenerbe. Secondo loro, i misteriosi dolmen erano collegati agli Atlantidei e ritenevano che fossero costruiti in luoghi con anomalie energetiche.

Il Lago Ritsa.

Gli idrologi dell’Ahnenerbe ritenevano che per qualche oscuro motivo, l’acqua della grotta sotto il Lago Ritsa (in Abcasia) fosse l’ideale per la produzione di plasma sanguigno umano. L’”acqua viva” (così era chiamata) proveniente dall’Abcasia, veniva trasportata in lattine d’argento prima fino al mare, poi con i sottomarini fino alla base di Costanza, in Romania, e da lì in aereo in Germania.

L’EREDITA’ DELL’AHNENERBE

“Il Monaco”, film del 2003 con Chow Yun-Fat.

Sono molte le opere ispirate all’operato dell’Ahnenerbe. Solo per fare qualche esempio, oltre al già citato “Sette anni in Tibet”, è possibile annoverare il film “Il Monaco”, in cui un anziano nazista dà la caccia ad un monaco tibetano da più di sessant’anni per carpire i segreti di una formula magica. E che dire delle spedizioni naziste in “I predatori dell’Arca perduta”, o quelle in “Indiana Jones e l’ultima Crociata”, alla ricerca del Sacro Graal?

La fine dell’Ahnenerbe coincide con la caduta del Terzo Reich nel 1945. Gli obiettivi che i capi delle SS si erano preposti con la sua istituzione non furono raggiunti e si rivelarono più un tentativo di propaganda che una reale ricerca storica inconfutabile sulla “nobiltà” del nazismo.

Le ricerche e le attività dell’Ahnenerbe non possono, tuttavia, essere tout court derubricate alle scelte folli di un gruppo di criminali al potere, ma furono, in taluni casi, anche ricerche serie che hanno lasciato un segno tangibile nello sviluppo della cultura generale, tanto da ottenere attenzione e considerazione, non solo durante il periodo storico in cui il nazismo fu al potere, ma anche successivamente, benché gli storici ne abbiano parlato poco, in quanto si considerava prioritaria (e lo era!) l’analisi degli orribili crimini di guerra. Tuttavia, è fondamentale che studi storici di questo tipo debbano essere affrontati per portare alla luce ogni frammento che riguardi un periodo storico come i crimini commessi dai nazisti, il cui tragico operare ha cambiato per sempre la nostra Storia.

Anello con il “logo” dell’Ahnenerbe.

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