L’autocritica del presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker

By on 16 Gennaio 2019

L’autocritica del presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, arriva nel giorno cruciale della Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Europa, e del governo italiano che torna ad attaccare la banca centrale europea dopo il crollo in Borsa dei titoli bancari italiani a causa dei crediti deteriorati.

Durante la crisi del debito – ha detto Juncker nel suo intervento in aula a Strasburgo per la celebrazione dei vent’anni dell’euro – c’è stata dell’austerità avventata, ma non perché volessimo sanzionare chi lavora e chi è disoccupato: le riforme strutturali restano essenziali». Il riferimento è alla Grecia, con la quale «non siamo stati abbastanza solidali». Oggi che le forze centrifughe dilaniano un’Unione europea indebolita che si affaccia alle future elezioni, Juncker dice comunque di rallegrarsi nel «constatare che la Grecia, il Portogallo e altri Paesi hanno ritrovato, se non un posto al sole, almeno un posto tra le antiche democrazie europee».

L’autocritica è ancora più dura quando si tocca il tasto dei rapporti tra politica e finanza. «Mi rammarico di aver dato troppa importanza all’influenza del Fondo monetario internazionale – ha detto il presidente della Commissione Ue – Al momento dell’inizio della crisi molti di noi pensavano che l’Europa avrebbe potuto resistere all’influenza del Fmi. Se la California è in difficoltà, gli Stati Uniti non si rivolgono al Fondo monetario internazionale e noi avremmo dovuto fare altrettanto».

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