“Giovanissima e immensa”, si parla di Gabriele Albertini

By on 3 Marzo 2021

 “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.

Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Gabriele Albertini:

Federico Filippo Oriana, genovese per storia e tradizione familiare, milanese per passione, presidente di Aspesi, l’organizzazione rappresentativa delle società di promozione e di sviluppo Immobiliare, osserva: «Nemmeno gli odierni milanesi ricordano che alla fine del XX secolo Milano versava in una profonda depressione; figuriamoci cosa potranno sapere di quella trasformazione storica i milanesi del 2100 o del 2200. Sette anni (1992-1998) non erano stati sufficienti a far riprendere la città dalla crisi di Tangentopoli, con tutti i suoi lasciti diretti e indiretti.

Certo la crisi di una metropoli ricca da sempre e di tradizione asburgica si presentava per la vita quotidiana di famiglie e operatori ben diversa da quella odierna di Roma. Le strade erano a posto, i servizi pubblici funzionanti, le banche non fallivano, l’occupazione quasi totale. Al punto che perfino un operatore giuridico-economico come me aveva appreso solo a fine 1997 il giudizio negativo sull’operato dell’Amministrazione comunale che aveva guidato la città dal 1993 da un… tassista che con molta lucidità mi aveva detto “guardi che si sono persi sei anni, che non è stato fatto proprio nulla!”.

Avendo sempre pensato in vita mia «vox populi, vox dei», pur essendo in quel periodo molto impegnato nelle mie attività private e senza incarichi rappresentativi a Milano (iniziati nel 2006), per amore di questa meravigliosa città, che ho sempre venerato e nella quale sono venuto a lavorare a 40 anni nel 1993, ho approfondito il tema ed effettivamente i miei interlocutori mi hanno confermato che non era stato più realizzato un landmark forte (come nei decenni precedenti erano stati la Torre Velasca e poi il Pirellone) e che la città negli anni Novanta viveva un tranquillo tran tran che, se lasciava mediamente alta la qualità della vita, la marginalizzava però nella competizione mondiale delle metropoli che poi oggi è la vera competizione del mondo globalizzato. E metteva a rischio il futuro dei giovani, di allora e delle prossime generazioni. In altre parole in un mondo globalizzato e competitivo, o si va avanti o si precipita indietro. Ovviamente “el mè Milan” doveva trovare la sua strada per andare avanti come aveva fatto sempre nella sua storia bimillenaria. In particolare nella ricostruzione post-bellica, negli anni Sessanta e negli anni Ottanta.

«E venne un sindaco di nome Gabriele Albertini, si propose molto in sordina, con poca scena e alcune idee buone, un uomo di Confindustria (presidente della Federmeccanica), ma che avrebbe potuto provenire da qualsiasi altro ambiente, da quello cattolico come dal terzo settore. Il mio non è un discorso politico (il colore della sua giunta era lo stesso di quella precedente che aveva tradito le speranze) e nemmeno voglio focalizzarmi su di lui come persona perché in realtà con lui si formò dalla fine del 1997 una squadra straordinaria di assessori (ricordiamo Gianni Verga, assessore all’edilizia) e presidenti di Commissioni consiliari e tutti insieme produssero un programma di rilancio metropolitano senza precedenti. Ma si sa che il sindaco è il sindaco! E quando è strepitoso – vale per Baltimora come per Milano – può fare la differenza. L’inizio non fu a sprint, non sarebbe stato in linea con la sua personalità. Di lui, infatti, scrisse il graffiante Montanelli nel 1997: “Dei tre cavalli che corrono per Palazzo Marino, Albertini sembra il meno interessato alla gara. Mi ricorda Ribot, che a prima vista nessunoavrebbe dato come vincente, non avendo l’aspetto del grande galoppatore di classe; che quando veniva accompagnato al paddock per essere mostrato al pubblico osannante e girava con gli altri cavalli si vedeva chiaramente che era infastidito da tanto clamore e da tanta attenzione. Ribot appariva quasi neghittoso e mostrava una certa insofferenza per questa esibizione. Poi scendeva sulla pista, correva da par suo, vinceva con tre lunghezze di distanza e se ne andava ancora più seccato di prima tra le acclamazioni della folla”.

«Ma poco dopo emerse l’idea di fondo e vincente di quella nuova amministrazione: solo operazioni immobiliari – qualificate, innovative e polifunzionali – di recupero territoriale sono in grado, in un contesto particolare quale quello italiano escluso dai flussi mondiali dell’hi-tech, di rilanciare una metropoli. Presto e bene. Progressivamente fu varato un programma di interventi immobiliari, in gran parte completato, che non solo ha cambiatoil v olto “fisico” di Milano (e il suo skyline in particolare), ma ha riportato nella nostra città gli investitori internazionali a cominciare dalla americana Hines fino alla Qatar Investment Agency. Società di investimento che arrivano per l’immobiliare, ma sono rappresentate da centinaia di manager e funzionari che restano, acquistano i servizi privati per sé e per le loro famiglie e magari, conoscendo una città così gradevole ed efficiente, decidono di investire in qualche altra attività collaterale, dalla moda allo sport.

«“Interni-The Magazine of Interiors and Contemporary Design” ha realizzato uno splendido filmato – di cui ha generosamente concesso ad Aspesi l’uso per un evento nel 2018 sulla rigenerazione urbana al Milano Contract District – che individua 15 interventi immobiliari tutti realizzati o quasi: Portello-Parco Vittoria, Nuova Fiera di Rho-Pero, Santa Giulia, Bocconi (nuovo campus), nuovo Palazzo Regione Lombardia, nuova università IULM, nuovo headquarter di Fastweb, Porta Nuova-Garibaldi-Varesine, City Life (ex Fiera), Porta Vittoria, Maciachini, Expo Village-CascinaMe rlata, Fondazione Feltrinelli, Gucci Hub, Fondazione Prada. Le prossime grandi realizzazioni saranno: gli…

Gabriele Albertini con Achille Colombo Clerici

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