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Perché il rapporto con gli orsi deve farci riflettere.

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Le principali associazioni ambientaliste e animaliste nazionali hanno organizzato la manifestazione “Un futuro per l’Orso” in memoria di Amarena, scegliendo come luogo simbolico il Comune di Pescina dove una intera comunità ha vissuto in maniera assolutamente pacifica i frequenti passaggi di Amarena lungo le strade e i vicoli del paese e delle frazioni. La manifestazione del 10 settembre diviene un’importante occasione per sensibilizzare sul drammatico episodio recentemente accaduto, per chiedere pene certe per il responsabile, l’inasprimento delle pene previste in caso di bracconaggio su specie protette e per mobilitare enti, istituzioni e cittadini sul tema della conservazione non soltanto dell’orso marsicano, ma della fauna in generale. 

I contatti con gli orsi avvengono sempre più spesso e non si tratta di avvistamenti in boschi o foreste, ma anche di esemplari che raggiungono i centri abitati. L’orso, in Italia, è una specie protetta. Questo plantigrado è, infatti, una componente preziosa degli ecosistemi in cui è presente e una parte importante della nostra storia e cultura. Proprio per questo motivo la specie gode di una elevata tutela a livello europeo e italiano. L’uomo e l’orso bruno comune o eurasiatico convivono da migliaia di anni, anche se a giudicare da quello che succede ogni estate in Italia non si direbbe. Il copione è sempre lo stesso: una persona si avvicina troppo a un orso (quasi sempre a un’orsa con cuccioli da proteggere), viene attaccata, l’animale viene dichiarato pericoloso e se ne invoca l’abbattimento. In altre parole, l’orso va bene finché non ha nulla a che fare con noi. Ma abbattere un orso problematico non è mai una soluzione.

La coesistenza tra uomo e orso è possibile, ma si costruisce giorno per giorno con informazione capillare, prevenzione e comportamenti corretti. Proporre l’eliminazione di decine di orsi è una scelta ideologica e miope basata sull’idea, errata, per la quale il contenimento e la cancellazione della natura e degli animali che la abitano sarebbero l’unica opportunità per lo sviluppo locale: decenni di casi studio hanno dimostrato che una duratura crescita sociale è frutto del ritorno a una equilibrata convivenza con la natura. Puntare sulla ricerca e l’innovazione tecnologica per la tutela ambientale è la giusta soluzione.

Adoperarsi e mettere in campo le energie migliori dando spazio a ricercatori ed esperti diviene una necessità, lavorando per recuperare quanto non è stato fatto o è stato fatto in maniera insufficiente in questi anni, sostenendo le azioni mirate alla corretta e sicura convivenza tra uomo e selvatici per un nuovo rapporto con il territorio: la gestione faunistica non può seguire l’emotività del momento, ma deve basarsi su azioni programmate, pianificate, divulgate e convinte.

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