Nessun posto è come casa mia, e meno male si potrebbe dire relativamente e a questa italvolley che ogni volta che gioca in Italia colleziona solamente delusioni ed amare sconfitte. A partire dal 1978, dalla finale mondiale persa in casa contro l’Unione Sovietica quando si giocava al palazzetto dello sport di Roma e l’ultimo set fu una sanguinosa mattanza sovietica, 15-1 per la squadra che andò a vincere il suo quinto titolo mondiale della pallavolo. Non andò meglio, anzi i risultati non arrivarono mai nelle edizioni successive giocate in patria: quarto posto sempre a Roma sconfitti da Brasile prima e Serbia poi nel 2010, e proprio a Torino, all’InAlpi Arena furono Serbia e Polonia a rifilarci due sconfitte nel 2018 che ci estromisero dalle medaglie anche in quell’edizione giocata a tre km di distanza dal PalaVela dove ieri si è consumata un’altra sconfitta casalinga dolorosa per la nazionale azzurra bicampione del mondo di Fefe De Giorgi. L’Italia non arriva neanche al Forum di Assago dove si svolgeranno le semifinali, dove la nazionale femminile nel 2014 chiuse al quarto posto il mondiale perdendo con Cina e Brasile. Non porta proprio bene quel palazzetto dell’Eur, nella capitale dove le ragazze chiusero terze l’europeo del 1999 e gli uomini persero in finale sonoramente all’Europeo del 2023. Un ecatombe sportiva di risultati se non fosse felicemente macchiata dal successo continentale romano del 2005 quando sulla panchina c’era Paolo Montali e in campo Fei e Mastrangelo. Adesso la squadra che indossa le vesti del nostro giustiziere è stata la Finlandia, un paese dalla scarsa tradizione pallavolistica che ci elimina ai quarti di finale e quantomeno eguaglia il miglior risultato della sua storia. Una piccola vendetta per la nazionale numero 17 del ranking mondiale che nel 2007 perse proprio al tie break contro gli azzurri in quello che per i finlandesi rimane il miglior risultato di sempre in una competizione internazionale, quando vinsero anche contro la Polonia vicecampione del mondo e persero solo in semifinale con la Spagna poi vincitrice.

Italia, sbaglia tutto: manca Michieletto e si sente
Cantavano i Blink 182 “I miss you”, anche se fino a ieri sera la mancanza di Alessandro Michieletto, del vero Alessandro Michiletto, non l’abbiamo avvertita. Addirittura lo abbiamo visto sorridere quando contro la Danimarca si era lanciato contro i tabelloni per recuperare un pallone che poteva anche essere trascurato. Ma il miglior giocatore del mondiale 2025 non è mai stato al 100% nel corso di questa competizione, non è mai riuscito a scrollarsi di dosso la ruggine che gli ha causato il lungo stop per infortunio. E’ rientrato solamente nel corso di questo Europeo, prendendo sempre gli applausi del pubblico che lo ha seguito per tutte le partite fino al secondo set contro la Finlandia in cui ai vantaggi anche lui è sembrato opaco in ricezione. L’Italia sapeva di poter vincere anche senza di lui, d’altronde nel 2025 il mondiale arrivò senza Lavia fermato da quell’infortunio alla mano occorso in palestra, ma non avere a disposizione il miglior giocatore del mondo ha un peso differente che neanche l’innesto del nuovo talento Pardo Mati al centro ha compensato. Luka e Nooa Marttila non hanno mai permesso all’Italia di rifiatare, sembravano i fratelli Nikolov della Bulgaria che invece sono usciti agli ottavi. Inoltre l’opposto Joonas Jokela ha sbaragliato le difese azzurre, senza nessuna pietà, giocando con quella motivazione in più che vanta ogni squadra che affronta i campioni del mondo in carica. Il tutto fino al pallone largo di Romanò che ha scatenato gli abbracci dei Finlandesi e la delusione degli azzurri. Yuri chiude male la partita dopo aver forse accusato anche il colpo del set point fallito nel secondo, quando è girato l’incontro dalla parte dei finnici. Luka Marttila ha capitalizzato quell’errore facendo sprofondare nella depressione sportiva e atletica i ragazzi di De Giorgi che nel terzo set hanno lasciato andare la peggior prestazione di questo europeo e neanche l’ingresso di Michieletto ha invertito la tendenza portando al 25-16 e quindi a dover affrontare un quarto set con le spalle al muro. Al Centro tornano Galassi e Sanguinetti ed è solo un sussulto alla fine del parziale che permette di decidere al tie break quale nome andrà stampato sul biglietto per Milano. Non potrebbe far più male anche perchè la sconfitta al tie break si concretizza da un vantaggio di tre punti, dall’11-8 cancellato da un ace di Luka Marttila, un muro e un’invasione di Bottolo. “Lo sport è così, In certi momenti non siamo stati pronti a controbattere ai loro servizi, il terzo set è scappato senza giocarlo. Ora dobbiamo rimboccarci le maniche, analizzare quanto successo per essere più competitivi in futuro” ha dichiarato a fine partita il capitano regista, stella della squadra, Simone Giannelli. Per giocarsi la carta Michiletto che dopo l’infortunio aveva solamente un set a partita De Giorgi ha scelto di inserire in rosa solamente tre centrali (Galassi, Sanguinetti e Pardo Mati) e cinque schiacciatori, lasciando però a casa Alessandro Bovolenta. Di certo è il punto più basso della carriera di De Giorgi sulla panchina dell’Italia, azzurri che non uscivano ai quarti di finale in una grande manifestazione dai giochi olimpici di Tokyo. Cancellati in un colpo tutti gli entusiasmi che avevano pervaso l’Italia da Napoli a Modena e anche a Torino contro la Danimarca, non contano più le elevate statistiche a muro di Mati, ne quelle in regia di Giannelli. Ogni tracollo però arriva dopo qualche segnale che non andava ignorato: appena nel girone si è alzato il livello, contro Repubblica Ceca e Slovenia la squadra di De Giorgi ha inziato a dare qualche primo segno di sbandamento anche se al primo vero urto di questo Europeo contro i ragazzi di Jiri Novak semifinalisti al mondiale un anno fa, ha retto egregiamente. Bottolo sembrava aver sostituito con personalità Michieletto e Pardo Mati si era dimostrato un inserimento che permetteva all’Italia di colmare le lacune nel ruolo di centrale. Il test con la Slovenia non poteva essere veritiero considerando le assenze della nazionale di Fabio Soli che si trovava alla partita più improntate del girone senza Urnaut e Mozic. Quei due set hanno dato un’indicazione fallace del vero livello dell’Italia, e adesso per la prima volta Fefè è chiamato a ricostruire, i mondiali in Polonia e l’Olimpiade a Los Angeles sono dietro l’angolo.
