Ogni estate, puntualmente, arrivano le notizie. Un anziano trovato privo di sensi in casa senza aria condizionata. Un operaio edile che si accascia in cantiere sotto il sole di agosto. Un bambino dimenticato in macchina per pochi minuti fatali. Storie che si ripetono, che si commentano con sconcerto, e che spesso si archiviano come fatalità. Non lo sono. Il colpo di calore è un’emergenza medica prevedibile, riconoscibile e — nella maggior parte dei casi — prevenibile. Il problema è che in troppi non sanno distinguerlo da un semplice malessere da caldo, e quella confusione può costare la vita.
In Italia, i dati del Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera del Ministero della Salute documentano ogni estate un eccesso di mortalità nelle fasce più vulnerabili della popolazione durante le ondate di calore. Nel 2022, nelle città del Centro-Sud, l’eccesso rispetto alla media era del 16%. Numeri che fanno riflettere, soprattutto in un paese in cui le temperature estive continuano a salire e le ondate di calore sono diventate più frequenti, più lunghe e più intense di quanto fossero vent’anni fa.
Colpo di calore ed esaurimento da calore: due cose diverse
Non tutte le malattie da calore sono uguali, e la distinzione non è accademica: cambia l’urgenza della risposta. L’esaurimento da calore è la forma più lieve e più comune. Si manifesta con debolezza intensa, sudorazione abbondante, nausea, mal di testa, capogiri e una temperatura corporea che può salire ma rimane generalmente sotto i 40 gradi. La pelle è pallida e sudata, la persona è ancora cosciente e orientata. È una condizione seria, ma gestibile: basta allontanarsi dal caldo, sdraiarsi in un ambiente fresco, reidratarsi con acqua e sali minerali. Nella maggior parte dei casi si risolve nel giro di un’ora.
Il colpo di calore vero e proprio è un’altra storia. È un’emergenza salvavita. La temperatura corporea supera i 40 gradi, spesso rapidamente, e il sistema nervoso centrale inizia a cedere: confusione mentale, disorientamento, comportamento bizzarro, fino alla perdita di coscienza e alle convulsioni. La pelle può essere calda e arrossata, oppure ancora sudata nelle fasi iniziali. Quello che non deve ingannare è l’assenza di sudorazione: in alcune forme di colpo di calore, soprattutto nei soggetti anziani, il meccanismo della sudorazione si blocca proprio nel momento in cui sarebbe più necessario. Senza raffreddamento immediato e senza soccorso medico urgente, il danno d’organo — reni, fegato, cuore, cervello — può essere irreversibile nel giro di minuti.
Chi è più a rischio
Il caldo estremo non colpisce tutti allo stesso modo. Gli anziani sono la categoria più vulnerabile: con l’invecchiamento, la capacità del corpo di regolare la temperatura si riduce, la percezione della sete diminuisce e la riserva cardiovascolare si assottiglia. I bambini piccoli, al contrario, hanno una superficie corporea elevata rispetto alla massa e non sono ancora in grado di comunicare il disagio termico. I lavoratori all’aperto — edili, agricoltori, netturbini — sono esposti per ore alle temperature più alte della giornata, spesso con indumenti protettivi che ostacolano la dispersione del calore.
Ma ci sono fattori di rischio meno ovvi che merita conoscere. Alcune malattie croniche — insufficienza cardiaca, diabete, malattie renali — compromettono la capacità di adattarsi al caldo. Certi farmaci comunissimi, come i diuretici, gli antipertensivi, gli antipsicotici e alcuni antistaminici, interferiscono con la termoregolazione o aumentano la perdita di liquidi. Chi assume queste terapie dovrebbe consultare il proprio medico all’inizio della stagione calda per capire se è necessario modificare qualcosa nei periodi di caldo intenso.
Cosa fare — e cosa non fare
Di fronte a un sospetto colpo di calore, ogni minuto conta. Il primo obiettivo è abbassare la temperatura corporea il più rapidamente possibile, prima ancora che arrivi il soccorso medico. La persona va spostata immediatamente all’ombra o in un ambiente fresco, sdraiata con le gambe leggermente sollevate se è cosciente. Si applicano panni bagnati freddi o ghiaccio avvolto in un panno sulle zone in cui il flusso sanguigno è più superficiale: collo, ascelle, inguine. Se è disponibile, l’acqua fredda nebulizzata con un ventilatore è una delle misure di raffreddamento più efficaci. Il 118 va chiamato immediatamente, senza aspettare di vedere come evolve la situazione.
Cosa non fare: non dare da bere a una persona che ha alterazioni della coscienza — rischio di inalazione. Non somministrare farmaci antifebbrili come il paracetamolo: nel colpo di calore la temperatura non è causata da un processo infiammatorio ma da un fallimento della termoregolazione, e gli antipiretici non servono. Non lasciare la persona sola.
Prevenzione: semplice ma spesso ignorata
Le misure preventive sono note e non richiedono tecnologia: idratarsi regolarmente senza aspettare la sete, evitare l’esposizione nelle ore più calde della giornata tra le 11 e le 16, indossare abiti chiari e leggeri, non lasciare mai bambini o animali in macchina anche per pochi minuti. Controllare gli anziani che vivono soli nei giorni di allerta calore — una telefonata, una visita — è un gesto semplice che può fare davvero la differenza. Il Ministero della Salute attiva ogni estate il Piano Caldo con bollettini di allerta nelle principali città italiane: tenersi informati non è paranoico, è buon senso.
Il caldo uccide in silenzio, senza il dramma visibile di altre emergenze. Per questo è facile sottovalutarlo, rimandare, convincersi che passerà da solo. Ma quando il termometro corporeo supera i 40 gradi e la lucidità comincia a vacillare, il tempo per aspettare è già finito. Riconoscere i segnali, agire in fretta, chiamare i soccorsi senza esitare: in estate, questa è la conoscenza più utile che si possa avere.
