Intervista al presidente Deiana sul convegno del 7 luglio 2026 sul Dopo di Noi.

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Il Presidente di Confassociazioni Dott. Angelo Deiana

Oggi la nostra rubrica propone l’intervista a firma della Prof.ssa Angela Bernardo, Direttore Editoriale di Informazione Quotidiana IQ al Presidente di Confassociazioni Prof. Angelo Deiana sul convegno sul Dopo di Noi che si terrà il 7 luglio 2026 a Roma presso la Sala Teatro Rossini dell’A.S.P. Asilo Savoia.

Presidente Deiana, CONFASSOCIAZIONI è spesso impegnata sui grandi cambiamenti economici, professionali e tecnologici, dall’intelligenza artificiale all’innovazione dei servizi. Perché oggi una Confederazione di associazionismo professionale sceglie di promuovere con la sua branch Confassociazioni Salute e Terzo Settore una serie di iniziative a partire dal convegno del 7 luglio per riflettere sul bilancio a dieci anni dalla approvazione della Legge 112/2016, la cosiddetta legge sul “Dopo di Noi”?

Perché il “Dopo di Noi” non è soltanto una questione sociale o familiare. È una grande questione di civiltà, ma anche di organizzazione del Paese, di capacità delle istituzioni e delle comunità professionali di costruire risposte concrete, sostenibili e misurabili.

CONFASSOCIAZIONI nasce proprio con questa vocazione: mettere in rete competenze diverse, superare le frammentazioni, portare il contributo dei professionisti nei luoghi in cui si decidono le politiche pubbliche e si costruiscono soluzioni operative. La Legge 112 del 2016 ha introdotto principi molto importanti: la tutela delle persone con disabilità grave, la possibilità di progettare percorsi di autonomia, strumenti giuridici e patrimoniali dedicati, soluzioni abitative innovative, il coinvolgimento delle famiglie e del Terzo Settore.

Dopo dieci anni, però, dobbiamo avere il coraggio di chiederci cosa ha funzionato e cosa no. Ci sono territori che hanno costruito esperienze avanzate e altri in cui le famiglie fanno ancora fatica a trovare informazioni, accompagnamento e progettualità. Questo significa che la legge esiste, ma la sua attuazione non è ancora uniforme.

Il nostro compito è favorire un confronto serio tra istituzioni, professioni, Terzo Settore e famiglie, professionisti, amministratori pubblici e operatori sociosanitari possono dare un contributo decisivo. Il “Dopo di Noi”, se viene affrontato solo quando l’emergenza è già esplosa, arriva tardi. Deve diventare un percorso costruito nel “Durante noi”, quando la famiglia è ancora presente e può accompagnare la persona con disabilità verso maggiore autonomia, dignità e libertà di scelta.

Presidente Deiana, lei ha scritto recentemente due libri sul “Grande Gioco”, affrontando i temi dei Big Data, dell’intelligenza artificiale generativa, della velocità e dell’interdipendenza in Rete. Guardando al futuro della società, quale sono i principali rischi e opportunità che vede per le persone più fragili e per le loro famiglie?

Il punto centrale è che siamo tutti dentro una trasformazione enorme, ma non tutti abbiamo gli stessi strumenti per affrontarla. Big Data, intelligenza artificiale generativa, reti digitali, piattaforme, automazione: tutto questo sta cambiando il modo in cui lavoriamo, ci informiamo, curiamo, assistiamo, impariamo e costruiamo relazioni.

Il rischio è evidente: che le persone più fragili, le famiglie più sole, i territori meno organizzati restino ai margini di questa trasformazione. Se l’innovazione viene lasciata solo al mercato o solo alla capacità individuale di orientarsi, allora aumenta le disuguaglianze. E per una famiglia che vive la disabilità, la frammentazione informativa può diventare un ostacolo enorme: non sapere a chi rivolgersi, quali strumenti usare, quali diritti attivare, quali professionisti coinvolgere.

Ma c’è anche una grande opportunità. Le tecnologie, se governate bene, possono diventare strumenti di inclusione. Possono aiutare a mappare i bisogni, monitorare i progetti, rendere più trasparenti le risorse, facilitare l’accesso ai servizi, sostenere percorsi personalizzati, creare reti tra famiglie, professionisti, Comuni, Regioni e Terzo Settore.

Naturalmente, la tecnologia non sostituisce la relazione umana. Nessuna intelligenza artificiale può sostituire l’ascolto di un familiare, la competenza e l’empatia di uno psicoterapeuta, il consiglio di un notaio, la responsabilità di un amministratore pubblico o il lavoro quotidiano degli operatori sociali. Però può aiutare queste competenze a connettersi meglio.

Il futuro che dobbiamo costruire è questo: usare l’innovazione non per rendere la società più fredda, ma per renderla più capace di prendersi cura. Perché nel “Grande Gioco” del futuro non possiamo permetterci che i più fragili restino fuori dalla partita.

Presidente, a dieci anni dalla Legge 112/2016, quali sono secondo lei le priorità da porre alle istituzioni e al mondo delle professioni per passare da una buona legge a un’attuazione più efficace e più uniforme sul territorio nazionale?

La prima priorità è la conoscenza. Non possiamo migliorare ciò che non conosciamo in modo puntuale. La Legge 112 prevede una relazione annuale sullo stato di attuazione, ma questo monitoraggio deve diventare più tempestivo, più costante, più utile per le decisioni pubbliche. Serve sapere dove i progetti funzionano, dove le risorse vengono utilizzate, dove restano ferme, dove le famiglie non arrivano nemmeno a presentare una domanda perché manca informazione o accompagnamento.

La seconda priorità è superare la logica della frammentazione. Il “Dopo di Noi” non può dipendere solo dal codice di avviamento postale. Non è accettabile che una famiglia trovi percorsi avanzati in un territorio e quasi nessuna risposta in un altro. Le differenze territoriali esistono, ma devono diventare occasione di confronto e replicabilità, non una condanna per chi vive nei territori più deboli.

La terza priorità è mettere davvero insieme istituzioni, Terzo Settore e professioni. Questo è il contributo specifico che CONFASSOCIAZIONI può offrire sulla base della sua Missione: fare Reti e costruire ponti come abbiamo fatto con  le nostre associazioni professionali che non hanno Ordine o Albo, che ormai sono  812 organizzazioni  che rappresentano circa 1.300.000 iscritti, e più di 260.000 imprese in tutta Italia.  A maggior ragione possiamo far interagire il notaio, l’avvocato, il commercialista, lo psicologo, lo psicoterapeuta, il medico, l’assistente sociale, l’educatore, l’amministratore pubblico che non devono intervenire in modo episodico e separato. Devono diventare parte di una filiera di competenze al servizio del progetto di vita della persona.

Infine, c’è un tema culturale. Dobbiamo smettere di pensare al “Dopo di Noi” solo come alla risposta a un’emergenza futura. La vera sfida è il “Durante Noi”: costruire autonomia quando i genitori sono ancora presenti, accompagnare il distacco in modo graduale, sostenere le famiglie, preparare soluzioni abitative e relazionali non istituzionalizzanti.

Una legge è davvero viva quando cambia la vita delle persone. Dopo dieci anni, il compito è fare in modo che la Legge 112 non resti una promessa diseguale, ma diventi un’infrastruttura nazionale di dignità, libertà e responsabilità condivisa.

Angela Bernardo

Il Dottor Massimo Maria de Meo, Presidente di Confassociazioni Salute e Terzo Settore.

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