Nell’attuale clima sociale, per lo più caratterizzato da conflitti, difficoltà di confronto, distanze fisiche e barriere, resta importante stimolare gli alunni e gli studenti ad individuare e rappresentare possibili modalità universali di comunicazione. L’utilità del processo risiede nel favorire la conoscenza reciproca, la fruizione autentica delle rispettive culture di appartenenza e l’arricchimento condiviso, sia in termini qualitativi che quantitativi.
La comunicazione non verbale e il linguaggio del corpo
La comunicazione non verbale si caratterizza pertanto come una modalità innata che consente agli esseri umani di interagire con interlocutori anche molto diversi tra loro. Attraverso segnali universalmente comprensibili, avvalendosi di sguardi, espressioni del viso, gesti e movimenti del corpo è possibile ottenere un processo di scambio di informazioni e messaggi che superano il linguaggio semantico.
Il linguaggio del corpo, anche detto cinesica, è una scienza elaborata dall’antropologo statunitense Ray Birdwhistell che, a partire dagli anni Cinquanta, dedicò se stesso a studiare come l’atteggiamento e i gesti influenzino la comunicazione. Birdwhistell sosteneva infatti che le nostre conversazioni sono costituite per un 60-75% dal linguaggio del corpo.
Ray Birdwhistell ha inoltre stimato che l’uomo è in grado di fare e di riconoscere circa 250.000 espressioni facciali e rilevato che la componente verbale della comunicazione tra due interlocutori è addirittura inferiore al 35%. Indipendentemente dalla cultura di appartenenza, le parole e i movimenti sono correlati in modo così prevedibile che, secondo Birdwhistell, un individuo esperto riesce a descrivere i movimenti che una persona esegue solo ascoltandone la voce oppure sa individuare la lingua usata da un soggetto osservandone i gesti.
Perché sviluppare strumenti comunicativi diversi dal linguaggio parlato?
L’intento è quello di individuare e sviluppare possibili strumenti di comunicazione a partire da un ‘segno condiviso’, fruibile da tutti o dalla maggior parte delle persone. Partiamo dalla geometria e dalle sue forme, dalla rappresentazione degli astri e dalla mappa del cielo fino a considerare le diverse rappresentazioni artistiche, la pittura e la scultura da cui ne derivano altre come la chimica, la biologia, l’architettura e la medicina che usano un linguaggio comune tra gli addetti ai lavori di tutto il mondo. Proprio la comunanza di specifici segni semanticamente condivisi da tutta la comunità scientifica ha permesso il progredire delle ricerche nei diversi ambiti di azione senza i limiti del tempo e dello spazio. Nello specifico, è la dimensione di a-temporaneità e di a-spazialità che determina l’universalità del ‘segno’ utilizzato.

Comunicazione e interrelazione
È evidente come tale forma comunicativa non verbale abbia permesso la comunicazione e l’interrelazione tra persone di epoche, etnie e culture differenti nel raggiungere mète scientifiche e di civiltà lungo tutto lo sviluppo del genere umano. Pensiamo nel contempo alle svariate forme di espressività, da quelle recenti del digitale come le ‘emoticon’ a quelle proprie del teatro antico e del cinema muto.
Lo studio del linguaggio degli animali, nelle diverse specie, consente, in aggiunta di individuare ed approfondire ulteriori forme comunicative non verbali. In tale ottica, i segni semantici sono ancora una volta condivisibili di un percorso di studio e di ricerca che indaga sul ‘segno’ e sui ‘segni’ in chiave di sostenibilità sociale verso i valori della coesione, inclusione, sicurezza, solidarietà, pace e cooperazione tra i popoli.
Il divulgare la ‘lingua dei segni’ nella scuola, intesa come uno strumento atto a favorire una nuova modalità comunicativa basata sull’uso di segni e simboli nel linguaggio universale, presenta lo straordinario vantaggio di essere di facile accesso, soprattutto se appresa e praticata già a partire dalla giovanissima età, talvolta possibile ancora prima di acquisire il linguaggio verbale.
Il gioco-apprendimento della comunicazione non verbale, utilizzato per promuovere l’inclusione scolastica di tutti gli alunni, riducendo gli interventi specialistici degli assistenti alla comunicazione, migliora la qualità delle relazioni tra persone senza e con deficit uditivi. Inoltre, abbatte le diversità generate dai molteplici e più diffusi codici esistenti e sostiene l’apertura tra le persone contribuendo in tal modo a stimolare una comunicazione universale, pacifica e senza barriere.
Abbattere la barriera comunicativa dell’umanità e il ruolo della scuola
Nell’affrontare la principale barriera architettonica dell’umanità, rappresentata dall’impossibilità di comunicare come conseguenza della diversità delle lingue parlate dalle popolazioni, ci si propone di divulgare uno strumento atto a favorire la comunicazione e l’integrazione tra i cittadini europei, udenti e non. Il progetto, che ha lo scopo di creare un nuovo linguaggio, basato su segni e simboli, prevede la formazione di insegnanti che possano diffondere il metodo nelle scuole di ogni ordine e grado. L’uso dei segni nel linguaggio universale, infatti, consente un facile accesso a tutti, soprattutto ai bambini che sono in grado di apprenderlo divertendosi ancor prima del linguaggio verbale. L’intero progetto, inserito in un percorso formativo, prevede il coinvolgimento in aula e la metodologia adottata si fonda sull’approccio teorico della ricerca LUSS (Linguaggio Universale di Segni e Simboli) e sullo svolgimento di attività laboratoriali basate soprattutto sul coinvolgimento attivo degli alunni.
Obiettivi di rilievo
Creare un linguaggio internazionale dei segni sarebbe utile sia per facilitare la comunicazione tra udenti e non, superando così le difficoltà legate alla presenza di molti codici, che per abbattere la diversità generata dalle lingue parlate nell’Unione Europea e ottenere un’apertura culturale tra popoli. Inoltre, migliorare la qualità comunicativa nelle scuole tra alunni udenti e non, con gli interventi degli assistenti alla comunicazione, sarebbe un beneficio destinato a tutta la classe.
