Atletica paralimpica: show Caironi, Sabatini, Contrafatto, podio tutto tricolore nei 100. L’Italia saluta Tokyo con 9 medaglie

La Para atletica italiana saluta le Paralimpiadi con un sogno. Tutti ci speravano, tutti ci credevano, ma solo loro “il Trio delle Meraviglie” avrebbero potuto realizzarlo.

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Nella gloriosa notte giapponese, Ambra Sabatini, Martina Caironi e Monica Contrafatto tingono d’azzurro vivo il podio dei 100 metri T63 in un confronto tra titane della specialità. Non è mai successo prima nella storia dell’Atletica paralimpica nazionale avere tre atlete vincere l’oro, l’argento ed il bronzo, tre ulteriori medaglie che si aggiungono alle sei precedenti (per un totale di nove), arrivate proprio alla fine dell’avventura giapponese, all’ultima gara del programma in pista.

Mancava anche il metallo più importante in questi 10 giorni di competizione allo Stadio Olimpico e, finalmente, con il sogno, il bottino dell’Italia si è impreziosito anche di questo.

A salire sul gradino più alto del podio è la Sabatini, sprinter toscana approdata all’atletica per ultima, con una gara al cardiopalma. Già in mattinata, con la Caironi, erano state autrici di prestazioni superlative, che avevano temporaneamente riscritto i numeri del record del mondo.
Nel primo turno la velocista di Porto Ercole aveva abbattuto il suo precedente primato di 20 centesimi di secondo (14.39); in quella successiva la plurimedagliata paralimpica aveva risposto, abbassandolo ulteriormente di 2 centesimi (14.37).
La sfida-batticuore della finale viene vinta con un nuovo incredibile primato iridato di 14.11 della Sabatini. La Caironi è argento, dietro di pochissimo a 14.46, mentre la Contrafatto riesce a difendere benissimo il suo terzo posto (PB di 14.73), conquistando così il secondo bronzo della sua carriera paralimpica dopo Rio 2016.

Le dichiarazioni delle atlete a fine gara
Ambra Sabatini, medaglia d’oro
“Era quello che desideravamo da sempre da quando quel duo è diventato un trio e finalmente siamo riuscite a conquistare il podio. Le mie lacrime sulla linea di arrivo rappresentavano il riscatto di questi due anni, dall’incidente in poi. Ora finalmente mi sento completa. È stata una gara combattuta fino all’ultimo, siamo state tutte bravissime. Non si sapeva il risultato fino all’ultimo. Volevo poi riprendermi il record dopo la semifinale e ci sono riuscita, ma il vero obiettivo era l’oro. Non vedo l’ora di avere la medaglia tra le mani.”

Martina Caironi, medaglia d’argento
“Che sogno, che meraviglia, è bellissimo, è la prima volta che succede, tutte e tre sul podio. È stata una gara molto intensa, non sono partita al massimo, ma Ambra è andata come un razzo, quindi mi ha battuta, mi ha battuta bene e lo accetto. Ho fatto nella stessa giornata due volte i miei tempi migliori di sempre, mi ritengo soddisfatta e felicissima. Ci unisce la passione per l’atletica, la voglia di superarci e di fare qualcosa di più rispetto alla condizione di disabilità che abbiamo, che non è più uno svantaggio. Anzi l’abbiamo superata e ne stiamo facendo qualcosa di grande.”

Monica Contrafatto, medaglia di bronzo
“Cinque anni fa abbiamo scritto la storia io e Martina, quest’anno è stato ancora più bello. Finalmente un podio a tre. Siamo riuscite a unire tutta l’Italia, Nord-Centro-Sud, ognuno proveniente da un’area diversa, così abbiamo fatto felice tutta l’Italia. Il nostro messaggio è di non arrendersi, le cose brutte possono accadere, ma l’importante è trovare la forza in qualcosa. Io l’ho trovata nell’atletica, è stata la mia luce fuori dal tunnel. E ci si può rialzare e diventare più forti di prima. Noi siamo un esempio. Dedico questa medaglia all’Afghanistan, quel posto che in parte mi ha tolto qualcosa, ma in realtà mi ha regalato tanto. La mia vita è più bella in maniera diversa ora.”

Parola al Direttore Tecnico Nazionale Vincenzo Duminuco: “Rispetto a Rio 20216 abbiamo preso un oro in meno, ma abbiamo incrementato il numero complessivo di medaglie conquistate e soprattutto sono andate sul podio delle nuove leve che sanno già dire la loro. La gara di stasera è stata fantastica perché abbiamo scritto la storia. Probabilmente abbiamo vissuto una Paralimpiade di transizione in termini di ricambio generazionale anche se i cosiddetti ‘vecchi’ ritengo siano ancora in condizione di dire la loro negli anni a venire. Dagli esordienti abbiamo raccolto medaglie e prestazioni importanti che fanno ben sperare e confermano la bontà del lavoro avviato. Abbiamo forse pagato più di altri le condizioni climatiche nelle gare del peso e del disco in quanto i nostri atleti, in possesso di una tecnica più raffinata, non hanno potuto esprimersi al meglio sulle pedane rese scivolosissime dalla pioggia. Ovviamente il tutto sarà analizzato con più attenzione per trarne dati utili per la programmazione del triennio che ci condurrà a Parigi 2024.”

Il pensiero conclusivo sull’esperienza azzurra spetta al Presidente FISPES Sandrino Porru: “Di certo non possiamo dire che non sia stata una Paralimpiade strana per tanti aspetti. I condizionamenti della pandemia hanno costretto tutti ad una sorta di libertà vigilata e, nel mio caso, come per altri Presidenti federali, siamo stati necessariamente obbligati a rimanere a casa, facendo le ore piccole e le notti in bianco per seguire le gare. È stata poi la più piovosa Paralimpiade della storia nel senso vero del termine, ma anche nel numero delle medaglie conquistate dalla rappresentativa Italiana. In questo scenario l’Atletica paralimpica ha sostanzialmente rispettato le aspettative, anche se ad onor del vero, è mancato qualche oro in più che ci ha lasciato un po’ l’amaro in bocca per non aver rispecchiato il giusto valore di alcuni atleti come Assunta Legnante e Oney Tapia, fortemente penalizzati dalla pioggia incessante. Possiamo certamente dire che i senatori Assunta, Oney, Martina, Monica e Oxana non solo hanno onorato al meglio la maglia azzurra, ma sono stati maestri nel sostenere i nuovi esordienti che su 11 sono stati ben sei (Alessandro, Ambra, Ndiaga, Francesca, Marco e Nicky). Tutti hanno fatto molto bene, rendendoci speranzosi per i prossimi appuntamenti internazionali e per le ormai imminenti Paralimpiadi parigine.

Un plauso particolare a Dieng che ha portato a casa una stupenda medaglia di bronzo nei 1500, dopo aver conquistato e disputato un’importante finale nei 400. La sua è la prima medaglia paralimpica italiana della storia nella disabilità intellettivo-relazionale, e potrà fare da sprono e riferimento per tanti ragazzi che vivono questa condizione e che potranno aspirare a traguardi sportivi di così elevata importanza.
Altro fantastico piazzamento è stato quello di Alessandro Ossola che, dopo aver guadagnato meritatamente la finale, ha portato a casa un dignitosissimo sesto posto, che emerge insieme ai piazzamenti di Francesca Cipelli, Marco Cicchetti e Nicki Russo. Per finire, rimarrà indimenticabile la finale dei 100 T63, maturata a suon di record mondiali, dove, per la prima volta ben tre nostre atlete, Ambra, Martina e Monica hanno brillato conquistando il cuore e la passione di tanti sportivi e in particolare di quelli che hanno fatto veglia nella notte dall’Italia. Bravissime!
Tre campionesse e tre storie di vita che rappresentano la bellezza della para atletica, di tutto lo sport paralimpico e di come ciascuno piò essere ispiratore dell’altro per diventare campione nello sport, ma soprattutto nella vita.
Posso dire di essere molto soddisfatto del lavoro fatto e di quanto raccolto, nonostante il periodo pandemico ci abbia costretto a rincorrere e rimodulare le preparazioni atletiche dei ragazzi che in alcuni casi hanno riscontrato degli infortuni importanti. Questo non ci ha permesso di incrementare il numero delle slot e di allargare la rosa dei partecipanti, costringendoci a lasciare a casa altri atleti particolarmente meritevoli come Simone Manigrasso, Riccardo Cotilli, Valentina Petrillo, Roberto La Barbera e Riccardo Bagaini.
In conclusione vorrei ringraziare tutto lo staff tecnico federale, capitanato dal prof. Vincenzo Duminuco, le società sportive, le famiglie dei ragazzi e tutta la FISPES, dal Consiglio Federale al Segretario Generale Arianna Mainardi, con gli uffici federali da lei diretti, il Comitato Italiano Paralimpico, e i nostri compagni di viaggio Unicredit, Stellantis e Kahru, per aver dato, con dedizione e passione, quel determinante contributo senza il quale non potremo essere qua a raccontare questi importanti risultati. Una menzione particolare agli amici di INAIL che hanno seguito tutti gli atleti protesizzati con eccellente professionalità e dato quel contributo tecnologico essenziale e necessario, assieme alla preparazione atletica dei singoli, per aspirare a grandi successi, come quelli che stiamo portando a casa. Risultati che vogliono supportare quella importante azione promozionale per la quale la FISPES si prodiga quotidianamente, al fine di offrire al maggior numero possibile di ragazzi l’opportunità di conoscere, promuovere e praticare gli sport paralimpici organizzati nel proprio seno.”

Medagliere Paralimpiadi di Tokyo 2020
9 medaglie: 1 oro, 4 argenti, 4 bronzi

ORO
Ambra Sabatini nei 100 T63

ARGENTO
Assunta Legnante (2) nel lancio del disco e getto del peso F11, Martina Caironi (2) nei 100 e nel salto in lungo T63

BRONZO
Oney Tapia (2) nel lancio del disco e getto del peso F11, Ndiaga Dieng nei 1500 T20, Monica Contrafatto nei 100 T63

Foto: Bizzi/CIP

Sintesi classificazioni funzionali
http://www.fispes.it/atletica/classificazioni-funzionali/

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