Home Rubrica LA STELE DI ROSETTA 2023: UN ANNO DI SCOPERTE ARCHEOLOGICHE.

2023: UN ANNO DI SCOPERTE ARCHEOLOGICHE.

DALL’ANTICA CITTA’ DELL’IMPERO DEI MITANNI AL FRIGORIFERO DEI LEGIONARI, DALLE SPADE ROMANE IN ISRAELE ALL’ANTENATO DELLA PIZZA, FINO ALLA MISTERIOSA PIRAMIDE DI 27.000 ANNI FA: IL 2023 È STATO CARATTERIZZATO DA SCOPERTE IMPORTANTI E CURIOSE.

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Con buona pace di chi afferma che l’archeologia sia una scienza statica e noiosa, l’anno che sta volgendo al termine è stato un susseguirsi di scoperte entusiasmanti, praticamente più di una al mese. Le campagne di scavo in tutto il mondo sono in piena attività con lo scopo di approfondire le conoscenze su civiltà che hanno ancora tanto da insegnarci. Ciò che proponiamo in questo articolo è un sommario delle più significative scoperte del 2023. Per esigenze di sintesi, siamo stati a malincuore costretti a compiere una scelta, che proponiamo ai nostri lettori, sperando nel loro apprezzamento. Dando a tutti appuntamento al prossimo anno, l’autore augura buona lettura e un buon 2024!

TABELLA DEI CONTENUTI:

GENNAIO: LA PIU’ ANTICA MUMMIA EGIZIA

Saqqara, la piramide a gradoni di Djoser. Foto Enrico Nunziati@Pixabay.

Nella necropoli di Saqqara, nell’area della piramide a gradoni di Djoser, un team di archeologi guidato dal Dottor Zahi Hawass, al quale abbiamo dedicato un precedente articolo, ha scoperto una mummia collocata all’interno di una tomba risalente alla V e VI Dinastia (2.465/2.152 a.C.). Appartenente ad un uomo di nome Hekashepes, la mummia risalirebbe a 4.300 anni fa. Se la datazione fosse confermata, essa la renderebbe la mummia più antica mai ritrovata.

FEBBRAIO: UNA TAVERNA DI 5.000 ANNI FA IN IRAQ E LA LAVANDERIA DI POMPEI

Il sito di scavi dell’antica città di Lagash, Iraq.

Archeologi dell’Università di Pisa e della Pennsylvania University hanno scoperto una taverna con tanto di frigorifero risalente a 5.000 anni fa. Il ritrovamento, effettuato nell’antica Lagash, una delle più importanti città-stato della Mesopotamia, oggi in Iraq, è stato effettuato in una zona della città che doveva ospitare un quartiere popolare, probabilmente legato alle attività artigianali e alla produzione di ceramiche. Secondo la dott.ssa Sara Pizzimenti, Professoressa Associata di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico di UniPi, “il ritrovamento è in grado di gettare nuova luce sullo studio dell’alimentazione e della cucina dell’antica Mesopotamia, finora sconosciuta. (…). All’interno di quello che era un luogo pubblico per la produzione, distribuzione e consumo dei pasti (…) sono state ritrovate un centinaio di ciotole contenenti resti di cibo, assieme ai dispositivi per la conservazione di bevande e alimenti”.

La lavanderia e il forno di Pompei

Scavi a Pompei, nell’Insula 10 della Regio IX.

Anche in casa nostra, le scoperte non si sono fatte attendere. Scavi condotti nell’Insula 10 della Regio IX, lungo Via di Nola, a Pompei, hanno portato alla luce le creste murarie di diversi edifici, tra cui una casa, destinata poi alla funzione di fullonica, cioè di una lavanderia, e un’altra abitazione dotata di forno e cella superiore.

MARZO: UN CORRIDOIO SEGRETO NELLA PIRAMIDE DI CHEOPE E LA SFINGE “SORRIDENTE”

Il dottor Zahi Hawass.

In questa rassegna non poteva mancare la piramide di Cheope: all’interno del celeberrimo monumento è stato scoperto un corridoio che, secondo il Dottor Zahi Hawass, potrebbe portare alla tomba del faraone. Il corridoio, lungo 9 metri, largo 2 metri e alto 2,3 metri, è caratterizzato dalla presenza di monoliti che formano un soffitto spiovente. Il soffitto ha una forma di “V” rovesciata, una tecnica di costruzione che fu introdotta per la prima volta proprio per la piramide di Cheope con lo scopo di proteggere le stanze dall’enorme peso sovrastante. Secondo il Dottor Hawass “qualcosa è nascosto sotto. La tomba di Cheope dovrebbe essere sotto quel tunnel”.

La sfinge “sorridente”

Una delle fasi di scavo della sfinge “sorridente”.

E poiché l’Egitto non cessa mai di stupire, segnaliamo anche la scoperta di una sfinge scoperta all’interno di una struttura romana presso il complesso del tempio di Dendera, nel governatorato di Qena a sud del Cairo. Il capo missione, il professor Mamdouh El Damaty, ha sottolineato che “l’ispezione preliminare del volto della sfinge ha suggerito che rappresenti l’imperatore Claudio. La statua è davvero bella, il suo volto presenta tratti reali raffigurati in modo molto preciso, rivelando un sorriso ai lati della bocca e due fossette laterali”.

APRILE: UNA STRADA LASTRICATA A SEGESTA

Panoramica della strada scoperta a Segesta.

Nel corso degli scavi nel Parco Archeologico Regionale di Segesta è riemersa la strada dell’antica città. Il ritrovamento, avvenuto nei pressi della Casa del Navarca, nell’Acropoli sud dell’insediamento, fa sperare agli archeologi che la strada conduca ad un’agorà. La Casa del Navarca è così chiamata per i ritrovamenti in essa avvenuti, ossia una pavimentazione consistente in una sorta di gioco illusorio a tessere romboidali a tre colori che raffigurano una sequenza concatenata di cubi dall’effetto tridimensionale, due mensole in pietra a forma di prua e una scritta di benvenuto che hanno fatto pensare agli archeologi di trovarsi in presenza dell’abitazione del navarca Eraclio, il ricchissimo armatore citato da Cicerone nelle “Verrine”.

MAGGIO: DUE SCHELETRI NELL’INSULA DEI CASTI AMANTI A POMPEI

La drammatica immagine delle due vittime del crollo della parete sud e della parete ovest.

Pompei, si sa, non smette di regalarci nuovi ed emozionanti ritrovamenti. È questo il caso di due scheletri ritrovati nell’Insula dei Casti Amanti. Ma, a differenza di altre vittime, morte soffocate dai lapilli del Vesuvio, queste sono decedute a causa del crollo di un muro provocato da un terremoto che accompagnò una delle fasi dell’eruzione. I due individui, probabilmente maschi di almeno 55 anni, presentano traumi multipli causati dal crollo di parti dell’edificio. La cosa più impressionante è l’evidenza dei danni subiti da due pareti. Parte della parete sud della stanza crollò colpendo uno dei due uomini, il cui braccio alzato rimanda forse alla tragica immagine di un vano tentativo di proteggersi dalla caduta della muratura. Le condizioni della parete ovest, invece, dimostrano la forza drammatica dei terremoti contestuali all’eruzione: l’intera sezione superiore si è staccata ed è caduta nella stanza, travolgendo e seppellendo l’altro individuo (Fonte: Parco Archeologico di Pompei).

GIUGNO: LA MISTERIOSA TESTA DEL LAGO DI NEMI, LE SPADE DEL MAR MORTO E L’ANTENATO DELLA “PIZZA”

La testa in marmo sul fondale del Lago di Nemi.

Durante i lavori di pulizia dei fondali del Lago di Nemi (un piccolo lago vulcanico, più in alto di 25 metri rispetto al lago Albano, sui Colli Albani nel territorio dei Castelli Romani) è emersa una testa in marmo che, secondo le prime ipotesi degli esperti, potrebbe essere collegato alle leggendarie navi di Caligola, alle quali abbiamo dedicato un articolo. La scultura è una protome, cioè un elemento decorativo prodotto per ornare le facciate di edifici. La testa presenta un peduncolo scolpito dietro di essa, che serviva per l’inserimento in un muro. Considerando sulle navi di Caligola erano montati templi e altre costruzioni residenziali, il manufatto potrebbe essere coerente. Tuttavia, poiché la pietra è apparsa candida, gli archeologi sono cauti: il motivo di questa prudenza è legato al vecchio caso delle teste di Modigliani, che si rivelarono uno scherzo goliardico.

Le spade del Mar Morto

Le spade romane rinvenute nella grotta. Foto EPA/Abir Sultan.

Ci spostiamo in Israele dove, in una zona impervia del Mar Morto, all’interno della Riserva Naturale di En Ged è stato rinvenuto un raro deposito di armi di epoca romana. Le armi, comprendenti quattro spade (ancora nel loro fodero) e un pilum, il giavellotto romano, risalgono a circa 1.900 anni fa e sono eccezionalmente ben conservate. Il fatto che il deposito fosse così nascosto fa ritenere che le armi furono prese ai soldati romani come bottino e occultate dai ribelli della Giudea per il loro riutilizzo. Le armi, infatti, risalgono al periodo della cosiddetta “rivolta di Bar Kokhba”, conosciuta anche come la seconda rivolta ebraica, che vide gli ebrei ribellarsi contro il dominio romano.

L’antenato della “pizza”

L’affresco rinvenuto a Pompei con a sinistra l’immagine della “pizza”.

Pompei è uno scrigno inesauribile. Durante gli scavi nell’Insula 10 della Regio IX (quella dove è stata trovata anche la lavanderia e il forno a febbraio) è stato rinvenuto un affresco nel quale, accanto ad un calice di vino, su un vassoio d’argento è raffigurata una focaccia con frutta e spezie. A prima vista sembra una pizza, ma ovviamente non può esserlo, anche se potrebbe trattarsi di un suo lontano antenato. Questo tipo di immagini, noto nell’antichità come xenia, prendeva spunto dai “doni ospitali” che si offrivano agli ospiti secondo una tradizione greca risalente al periodo ellenistico.

LUGLIO: IL TEATRO DI NERONE

Gli scavi del Teatro di Nerone.

Un’indagine condotta dalla Soprintendenza Speciale di Roma nella corte interna di Palazzo della rovere, sede dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme a Roma, ha portato ad un eccezionale ritrovamento: strutture e decorazioni identificabili con i resti del Teatro di Nerone, dove l’imperatore provava le sue esibizioni poetiche e canore (e da dove, secondo alcune fonti del tempo, avrebbe contemplato l’incendio di Roma del 64). Citato dalle fonti antiche (Plinio, Svetonio e Tacito) e mai ritrovato, il teatro faceva parte degli Horti di Agrippina Maggiore, la vasta tenuta della famiglia Giulio-Claudia dove Caligola aveva costruito un grande circo per le corse dei cavalli e Nerone un teatro. I resti rinvenuti riguardano la parte sinistra della cavea a emiciclo, la scenae frons, sontuose colonne finemente lavorate di marmi pregiati, raffinate decorazioni a stucco con foglia d’oro e ambienti di servizio, forse depositi per costumi e scenografie.

AGOSTO: UN TEMPIO NABATEO A POZZUOLI, IL TEMPIO ROMANO DI SARSINA E IL MERCANTILE DI EL-ALAMEIN

Scavi subacquei sul fondo marino dell’antica Puteoli.

Sembra che il mese di agosto sia stato particolarmente generoso di scoperte. Ve ne presentiamo le tre che consideriamo le più rappresentative, a cominciare dalla scoperta, sul fondo marino dell’antico porto della Puteoli romana (Pozzuoli), i resti subacquei di un tempio di 2.000 anni fa che si ritiene sia stato costruito dai Nabatei, quelli che costruirono la famosa città di Petra in Giordania, per intenderci. Originari, infatti, delle odierne Giordania e Arabia Saudita, i Nabatei erano mercanti del deserto che rifornivano i Romani di beni di lusso provenienti dall’Oriente. Gran parte dei loro commerci arrivavano proprio al porto di Puteoli. Il loro tempio, costruito sulla costa, è finito sul fondo marino a causa dell’attività vulcanica della zona. I ritrovamenti subacquei includono anche un altare dedicato alle divinità nabatee e gli archeologi ritengono che il tempio servisse come una sorta di “cartellone pubblicitario” per la cultura nabatea, oltre che come luogo di culto in cui si offrivano sacrifici per propiziare la buona riuscita di trattative commerciali o per ottenere una benedizione in vista di un rischioso viaggio in mare.

Il tempio romano di Sarsina

L’imponente podio del tempio di età romana di Sarsina.

A Sarsina, in provincia di Forlì-Cesena, la città natale del celebre commediografo Plauto, è stato ritrovato un tempio di età romana con adiacenti strutture altomedievali. Le attività di scavo, dirette dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, hanno consentito di individuare i resti di una struttura quadrangolare di grandi dimensioni che si può collegare ad un edificio di culto di età romana, datato in via preliminare al I secolo a.C. L’eccezionalità del rinvenimento consiste nel suo stato di conservazione: l’edificio infatti conserva per un’altezza massima di 2,85 metri un’unica imponente struttura di blocchi di arenaria, identificata come il podio sopra il quale si alzavano i muri del tempio.

Il mercantile di El-Alamein

Il carico di anfore trasportate dal mercantile affondato.

Una missione archeologica egiziana ha ritrovato un’imbarcazione del III secolo a.C. nelle acque di El-Alamein, a 100 km ad ovest della capitale tolemaica di Alessandria. Annunciato dal Segretario generale del Consiglio Supremo per l’Archeologia, il Dottor Mustafa Waziri, il ritrovamento ha permesso di stabilire che si trattava di un mercantile affondato a 650 metri dall’attuale linea di costa. Stando al carico di circa cento anfore, la nave stava rientrando dall’isola greca di Rodi, dalla quale era stato fatto, forse, rifornimento di vino. La posizione dell’imbarcazione fa supporre che l’affondamento sia stato dovuto all’impatto dello scafo con il fondale più basso.

SETTEMBRE: IL FRIGORIFERO DEI LEGIONARI

Il sito di Novae, con il “frigorifero”.

Nella regione del Basso Danubio, nel cuore della Bulgaria settentrionale, precisamente nella fortezza romana di Novae, un team di archeologi polacchi ha compiuto una sorprendente scoperta: un frigorifero. Non uno qualsiasi, ma vecchio di 1.900 anni. Il sito che un tempo fu una base militare imperiale era una delle grandi fortezze legionarie romane lungo il confine dell’impero, facente parte delle difese lungo il Danubio, e pare vi fosse acquartierata la Legio VIII Augusta, dove vi rimase dal 46 al 68.

Vessillo della Legio VIII Augusta.

Una delle scoperte più intriganti è stata quella di un antico pozzo, il primo mai conosciuto a Novae, e forniva acqua ai legionari attraverso un sistema di acquedotti realizzati con tubazioni in ceramica e piombo. Tuttavia, la sorpresa più grande è stata la scoperta di un sistema di raffreddamento unico. In uno dei vani della caserma, attorno al tubo in piombo, che trasportava l’acqua fredda, è stato scoperto un contenitore di piastre di ceramica, che permetteva al tubo di correre per il suo lato lungo. Questa struttura era un frigorifero antico, un’innovazione tecnologica incredibile per l’epoca. Al suo interno sono stati rinvenuti frammenti di vasi per il vino, scodelle e ossa di animali. Questa scoperta rivela che i Romani avevano sviluppato un sistema di raffreddamento aggiuntivo per conservare le bevande e la carne fresca.

OTTOBRE: LA TOMBA DEL CERBERO A GIUGLIANO

L’interno della Tomba del Cerbero. Foto di Fabiana Porcelli.

Un ottobre tutto campano, con l’eccezionale ritrovamento di una tomba a camera, inviolata ed in perfetto stato di conservazione, avvenuto nel Comune di Giugliano in Campania (NA). L’ingresso della tomba era ancora ben sigillato con l’originale lastra di tufo di chiusura. Lo spettacolo che si è presentato agli occhi degli archeologi della Soprintendenza Archeologica per l’Area Metropolitana di Napoli è stato quello di un momento cristallizzato nel passato di oltre 2.000 anni fa. L’ambiente vanta un soffitto con pareti affrescate in perfetto stato di conservazione, con scene mitologiche, festoni che girano intorno alla camera e rappresentazioni, tra cui spicca un cane a tre teste, che ha dato alla struttura il nome convenzionale di Tomba del Cerbero. Tre klinai (ossia letti conviviali usati da Etruschi, Greci e Romani per mangiare sdraiati) dipinte, un’ara con vasi per libagioni, inumati ancora deposti sui letti funebri con ricco arredo, completano il quadro di una scoperta che, in questo territorio, non ha precedenti.

NOVEMBRE: IL VOLTO DI GIULIO CESARE E L’APOLLO DI SAN CASCIANO

Il Teatro di Terracina e la ricostruzione fotografica del volto di Giulio Cesare.

Ci spostiamo a Terracina, in provincia di Latina dove, insieme al Teatro Romano, tornato ufficialmente alla luce dopo 2.000 anni, è stata scoperta la testa della statua di Giulio Cesare, che riproduce fedelmente il suo volto, non idealizzato, quindi, ma raffigurato esattamente come era, senza nascondere i segni del tempo sul viso. Un ritratto unico, considerato anche l’eccellente stato di conservazione, che ha consentito di eseguire anche una ricostruzione fotografica del grande dictator.

L’Apollo di San Casciano

L’Apollo di San Casciano ancora in situ.

Divenuta ormai famosa per il ritrovamento, nel 2022, dei 24 bronzi votivi (notizia che ha fatto il giro del mondo e che è valso all’Italia il prestigioso riconoscimento International Discovery Award “Khaled al-Asaad“, come scoperta archeologica dell’anno ed al quale la nostra testata ha dedicato un articolo), San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena, ha regalato un altro straordinario ritrovamento: una statua monumentale alta quasi due metri, raffigurante un Apollo intento a cacciare una lucertola. Si tratta di una copia in marmo di un originale in bronzo di Prassitele, rinvenuto insieme ad una miriade di piccoli oggetti in bronzo, terracotta e cristallo. La statua è stata rinvenuta spezzata, sembra intenzionalmente e alcune parti di essa, come le braccia e parti della testa, non sono ancora emerse. Sembra comunque che l’Apollo sia stato spezzato al momento della chiusura del sito, nel V secolo d.C., ma non è certo se il motivo sia riconducibile ad un atto rituale pagano, di protezione, o ascrivibile alla fanatica furia iconoclasta dei cristiani.

DICEMBRE: UNA PIRAMIDE DI 27.000 ANNI FA E LA MISTERIOSA CITTA’ SUL TIGRI

Il sito di Gunung Padang, in Indonesia, con quella che a prima vista sembrerebbe una piramide.

Concludiamo questa rassegna con un pizzico di mistero, riportando la notizia secondo la quale sotto il sito preistorico di Gunung Padang, in Indonesia, potrebbe essere nascosta la piramide più antica del mondo, essendo stata costruita 27.000 anni fa. Quindi sarebbe più antica di Gobekli Tepe, in Turchia, che ha “solo” 11.000 anni, riscrivendo completamente ciò che sappiamo sulla civiltà umana. Secondo uno studio multidisciplinare condotto dall’Istituto Archeologico Nazionale indonesiano, la piramide sarebbe composta da cinque terrazze in pietra che formano delle gradinate, con muri di sostegno e scale di collegamento. Sotto le terrazze visibili sono stati identificati quattro strati che rappresenterebbero le fasi di costruzione. L’analisi dei carotaggi al radiocarbonio avrebbe indicato che la prima fase di costruzione sarebbe avvenuta tra 27.000 e 16.000 anni fa. Tuttavia, non ci sono prove chiare che gli strati sepolti siano stati costruiti dall’uomo. Inoltre, i campioni di terreno risalenti a 27.000 anni fa, sebbene accuratamente datati, non portano segni distintivi dell’attività umana, come segni di carbone o frammenti di ossa. La scoperta ha sollevato molte critiche da parte del mondo archeologico ed è ovvio che siano necessarie ulteriori ricerche.

La misteriosa città sul Tigri

Il sito archeologico di Zakhiku sul fiume Tigri.

E per finire, riportiamo la notizia di una città antica di almeno 3.400 anni emersa dal fiume Tigri a causa di un forte periodo di siccità, nella regione del Kurdistan iracheno sepolta dall’acqua della diga di Mosul. Si pensa che l’antica città, caratterizzata da grandi edifici, possa essere Zakhiku, un importante centro dell’Impero dei Mitanni, una civiltà per certi versi ancora sconosciuta, e risalente a un periodo compreso tra il 1.550 e il 1.350 a.C. In particolare, sono state ritrovate 200 tavolette d’argilla scritte in cuneiforme e risalenti al periodo assiro. Si spera che lo studio delle tavolette fornisca importanti informazioni sulla fine della città dei Mitanni e sull’inizio della dominazione assira della regione. La scoperta della città è particolarmente importante perché l’Impero dei Mitanni è tra quelli meno studiati del Vicino Oriente antico, tanto che non se ne conosce ancora nemmeno la capitale.

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