Wimbledon, eleganza sul trono: Sinner per la prima volta campione ai Championships.

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Il tennis ha adesso un nuovo Re. L’edizione 2025 ci ha insegnato che l’Era Djokovic è tramontata e il dominio biennale di Carlos Alcaraz si è concluso perché ad ergersi sul trono della racchetta è per la prima volta un tennista italiano, Jannik Sinner, un campione dei tempi moderni del gioco moderno: un Re elegante. Si potrebbero usare le parole di Ligabue, “Più ti guardo e più mi meraviglio e più ti lascio fare” per raccontare la passione che gli italiani hanno sviluppato da quando questo ragazzo dai capelli rossi che ha abbandonato le sue alpi e i suoi sci per prendere in mano una racchetta a Bordighera all’accademia di Piatti ha rovesciato le gerarchie del tennis a partire dalla Davis del 2023. I tre match point falliti contro Carlos Alcaraz nella finale del Roland Garros avevano scavato una cicatrice, un ferita che anche all’arrivo di Jannik sulle distese erbose della Germania ad Halle e poi dell’INhgilterra a Wimbledon semrbava non essersi ancora ricucita e a giovarne sono stati in particolare Bublik e Dimitrov finché è stato in grado di restare in campo. In psicologia si potrebbe parlare di trauma, una conseguenza di un evento dotato di una carica emotiva negativa tale da minare la stabilità psico fisica dell’individuo, ma Jannik ha saputo rispondere subito, con un intervista ad una tv tedesca (Tennis Channel Germania): “A Wimbledon andrà tutto bene, si è trattato più che altro di una questione fisica, ci sono giorni in cui non tutto va come vorremmo e anche questo va accettato”. E’ un’altra straordinaria dimostrazione di quanto il ragazzo di San Candido sia capace di restare con i piedi per terra e di apparire imperturbabile anche nei momenti di difficoltà che dal ritorno dopo il caso Clostebol si sono moltiplicati (finale di Roma, Roland Garros, Halle e Dimitrov). Che poi come eravamo sicuri Jan ha smentito tutti coloro che avevano inziato a parlare di crisi e ha riaffermato la sua leadership mondiale tornando a vincere il primo torneo dopo la squalifica nel palcoscenico più prestigioso del circuito. Eleganza appunto, modi sempre contenuti e raffinati sia in caso di sconfitta che in caso di vittoria, un po come era per Federer un po’ come per tanti sportivi regali. Viene in mente Julio Libonatti, italo argentino, 150 reti con la maglia del Torino e 13 con quella del Genoa, che potevate starne certi, a prescindere dall’occasione, in caso di un incontro con lui al di fuori dal campo lo avreste trovato con l’abito e la camicia. Un atteggiamento regale che si addice ad un Re, sempre tenuto da Jannik Sinner, forse anche quando ha avuto la libertà di lasciarsi andare, tradendosi solamente per un momento, dopo una stecca di Alcaraz che miracolosamente è rimasta all’interno delle righe del campo che ha scatenato un gesto di stizza e di reazione della Volpe Rossa verso la sua panchina. Al termine della sua prima vittoria, contro Djokvoic nel 2023, sui prati dei Championships Aclaraz crollò a terra, con il viso tra le mani iniziò a rotolarsi sull’erba come un bambino felice, per lo stesso Nole è diventata famosa la scenetta in cui assaggia letteralmente l’erba del centrale. Nulla di tutto ciò, mani al cielo e probabilmente qualche lacrima durante l’abbraccio con i genitori, gli amici e lo staff, questa è la moderazione regale e umana del nuovo campione di Wimbledon che per la prima volta porta la bandiera italiana.

Sinner-Alcaraz, anatomia del trionfo

Bisogna essere orgogliosi delle proprie cicatrici affermava Paulo Coelho. Sinner è arrivato a Wimbledon portandosi dietro un bagaglio contente tre match point falliti in una finale Slam (senza i quali sarebbe oggi ancora in corsa per il grande Slam) e un crollo inaspettato contro Bublik ad Halle, un giocatore che aveva sempre e solo incassato lezioni e batoste contro il nostro numero uno al mondo riassunte con quella sentenza espressa dal kazako stesso “Non sei umano”. Cicatrici quindi che come insegna una serie diventata cult su Netflix alcuni anni fa, non sono altro che delle medaglie che nessuno può portarti via e che la vittoria più importate della sua carriera sia arrivata proprio portando si segni, i tre segni, dell’ultimo periodo non è una casualità. Sinner per questo torneo si è preso per la prima volta una pausa nei giorni precedenti, in particolare dopo Halle è tornato a Montecarlo, gli unici giorni di Relax dal suo rientro il 5 maggio scorso. Si è trovato quindi catapultato su una superficie leggermente diversa, ai Championships l’ombra ai lati del Centrale rende il campo scivoloso e se n’è accorto in prima persona, l’erba tedesca favorisce chi aggredisce con il servizio, è più veloce è uno dei tornei più veloci al mondo, mentre Wimbledon è dietro in questa classifica a molti altri tra i quali Queens, Stoccarda e Maiorca. A Wimbledon scambiare da fondo sfruttando l’anticipo è possibile tant’è che uno come Djokovic che non aveva il vizio di andare a rete se non nella parte finale della carriera, sull’erba del Re ha vinto per 7 volte. Sinner doveva trovare la chiave per battere Alcaraz, sapeva, lui come noi che per vincere Wimbledon avrebbe dovuto prima o poi fare i conti contro il murciano contro cui prima di oggi non vinceva da Pechino 2023 (sia Kings Slam escluso). Non è la prima volta che si trova in questa condizione, ci ricordiamo il periodo in cui Tsitsipas, Medvedev e Djokovic sembravano degli ostacoli insormontabili. Adesso, per adattarsi all’erba dell’All England Club, Sinner ha lavorato su alcuni dettagli che poi a questi livelli finiscono per trasformasi nella linea di demarcazione tra la Vitoria e al sconfitta: ha cambiato l’impugnatura del servizio, pià chiusa rispetto al Roland Garros per favorire lo slice da destra. Ma anche più aperta dalla parte opposta per favorire il kick, ha poi studiato un volèe erbivora, con taglio da sotto coniugata con una risposta bloccata. Così ha contrastato la varietà di soluzioni di Alcaraz, andandosi a cercare scambi brevi per evitare la strenua difesa di Alcaraz.

Sinner Kate Middleton

Sinner-Alcaraz, come l’Italia ha vinto Wimbledon

La terza è quella buona, dopo Matteo Berretti e Jasmine Paolini al terzo tentativo l’Italia vince il torneo di Wimbledon e lo fa con il suo uomo simbolo dell’intero movimento, Jannik Sinner ancora più numero uno del mondo. Italia e Inghilterra continuano ad intrecciarsi nel giorno della finale , fin dalla prima volta quando Matteo Berrettini perse con Djokovic nel giorno in cui gli Azzurri di Mancini vinsero a pochi km di distanza il titolo Europeo del 2021. Oggi un italiano ha vinto i Championships a Londra nello steso giorno in cui dall’altra parte dell’Oceano un altro italiano ha portato una squadra di Londra alla vittoria della prima edizione del nuovo mondiale per club di calcio. Per un momento questo torneo ci è sembrato un miraggio, non siamo mai stati un popolo di erbivori e invece questa è senza ombra di dubbio la migliore edizione della nostra storia della racchetta. Un’edizione vinta da un italiano, con altri tre azzurri agli ottavi (Sonego, Cobolli, Sinner) e due ai quarti (Sinner, Cobolli), 11 in tabellone principale, ma anche con l’emozionante congedo di Fabio Fognini che al primo turno, nell’ultima partita della sua carriera ha fatto tremare lo stesso Alcaraz. Certo che tornando a quell’ottavo di finale contro Dimitrov i Carota Boys sparsi ormai in tutto il mondo si saranno di certo preoccupati di incappare nella legge di Murphy secondo la quale se una cosa può andare male lo farà sicuramente. Intanto Sinner, con una mossa a sorpresa ha distolto l’attenzione dal passato, in maniera forse inconsapevole congedandosi con il suo staff atletico, Marco Panichi e Ulyssess Badio proprio alla vigilia del torneo. “Mi devo concentrare sul mio tennis, la finale del Roland Garros a dispetto del risultato è stato un grande traguardo, a volte bisogna semplicemente prendere strade diverse”. Ecco però che arrivata la partita con Dimitrov, per quei lunghi due set le domande sulle scelte sulla gestione tecnica iniziavano a prendere forma e con esse il timore per la risonanza del giorno dopo, necessaria a seguito della caduta occorsa a Sinner nel primo set dell’ottavo di finale. a farci respirare è stato il ritiro del bulgaro dovuto all’infortunio fulmineo alla spalla che ha gelato lo stadio che ha lasciato spiazzato anche lo stesso Federer che era in tribuna ad ammirare la partita della vita dell’unico giocatore che per un breve periodo ha tenuto testa al soprannome di Baby Fed. “Non mi sento vincitore” sa anche lui che con ogni probabilità quella partita senza l’intervento della sfortuna di Grigor l’avrebbe persa. Parentesi bulgara a parte, Sinner è stato la solita macchina, non ha perso neanche un set nelle partite con Nardi, Vukic, Martinez, Shelton e Djokovic; Alcaraz per togliergli un parziale ha dovuto compiere un miracolo nell’ultimo punto del primo set della finale, un gesto che rientrerà nei ricordi di questa finale e che sembrava affermare una sorta di superiorità del murciano che poi non si è concretizzata. Prima della finale Alcaraz era sceso a rete 204 volte ottenendo il 70% dei punti, ha fatto meglio in finale, ma Jan ha ulteriormente perfezionato questa statistica con il 75% dei punti vinti sotto rete. Alzi la mano chi non ha tremato al primo match point annullato, ma la tranquillità del player box della Volpe Rossa è stata eloquente e rassicurante accompagnando Jan ad alzare quella coppa in argento placcata oro, che non andrà con lui a San Candido ma sarà esposta nel museo dell’All England Club, dove da adesso Sinner è membro onorario. Al campione spetta per ricordo una copia del trofeo che sfoggia un ananas sulla sommità, simbolo di lussuria al tempo, della grandezza di 3/4 dell’originale con il quale si è affacciato dal balcone a sud ovest del Centrale, come fanno i sovrani.

Sinner-Alcaraz, la partita.

I due Dioscuri del tennis contemporaneo hanno affermato la loro superiorità e hanno confermato la decadenza del regnante del passato. Novak Djokovic che qui cercava l’ottavo titolo per eguagliare Roger non è mai entrato in partita contro Sinner, e anzi è rimasto quasi impaurito dal nostro Cobolli al quale ha predetto un futuro radioso. Jannik quindi giungendo in finale è diventato il più giovane a raggiungere quattro finali Slam consecutive. Un uomo in missione che, sebbene le dichiarazioni dimostravano una certa soddisfazione per il ritorno a questi livelli e una certa tranquillità relativamente alla sconfitta con Bublik, voleva fermamente dimenticare il Roland Garros e prendersi una rivincita contro il suo dichiarato eterno rivale. Nel primo set è proprio Jannik a passare in vantaggio contro Alcaraz, per poi subire il contrbreak all’ottavo gioco e infine perdere il set anche grazie ad una prodezza di Carlitos, un recupero vincete di rovescio in corsa. Ma come in ogni grande evento, tutti sapevano che il meglio doveva ancora venire, nell’aria c’era il sentore che qualcosa doveva succedere e infatti il secondo set ribalta la marea, Alcaraz va incontro alla sua Waterloo in un game in cui commette tre errori di dritto e un doppio fallo consegnando il break a Sinner che tuttavia quando nota la stecca che rientra in campo di Alcaraz viene coinvolto in un raro gesto di di stizza rivolgendosi minaccioso verso il suo angolo. Con due prodezze, anche lui in lungolinea replica la straordinaria chiusura di Alcaraz vista circa un’ora prima. Nel corso del terzo non si escludono i colpi d’autore, Jannik tenta anche un colpo sotto le gambe strappa applausi ma perde il punto, restando comunque on serve fino al 4-4 raggiunto con un ace di seconda. Si costruisce il break del 6-4 proprio dopo quel piccolo brivido. Nel quarto e ultimo set gli equilibri sembrano essersi dissolti, Sinner va subito avanti nel terzo game con break, poi rimonta da 40-0 e lo spagnolo deva salvare il game ma ritrova fiducia e quindi si avvicina al conrtobreak. Non lo raggiungerà mai e viene anche preso in disamore dalle stelle considerando lo sfortunato nastro che lancia Jannik sul 4-2. Ha due palle del contrbreak con il pubblico che dalla sua parte lo incita in spagnolo, ma sono due sponde di servizio che salvano di nuovo Sinner. Quando Jannik arriva a Match point, 40-0 tutti ripensano a quel Roland Garros, la mamma Siglinde si mette le mani in testa quando il primo se ne va, il fratello Mark che questa volta ha scelto la famiglia e non la F1 (anche perchè non erano previsti gran premi in questo weekend) freme, è il secondo Championship point quello buono: a Wimbledon il Re è italiano.