Venezia, Biennale Musica: da festival a rave. L’eclissi dell’ascolto.

0
Photo: Katja Rug – Courtesy La Biennale di Venezia

La Biennale Musica, quest’anno più che in passato, si propone come lo specchio di una crisi, per alcuni aspetti irreversibile, della cultura musicale non solo del nostro Paese, ma del mondo occidentale. Rispetto ad altre civiltà, in cui la musica, slegata dalle leggi del bello, risponde prevalentemente a una funzionalità rituale e collettiva, nella cultura occidentale, la musica, per secoli in stretta simbiosi con la poesia, ha progressivamente conquistato uno status estetico, divenendo arte e destinata quindi a un pubblico. Ciò non significa che parallelamente non sia sempre esistita una musica “popolare” che, pur rispondendo ad altri scopi, in più occasioni ha comunque positivamente influenzato la cosiddetta musica “colta”.

Il filo che divide i diversi generi musicali è alquanto sottile e spesso il Festival di Musica Contemporanea di Venezia ha cercato di documentare le più diverse forme, provenienti da eterogenee aree mondiali. Quest’anno, però, la giovane curatrice, Caterina Barbieri, ha deciso di proporre (fino al 25 ottobre) una rassegna, intitolata La stella dentro, quasi esclusivamente di musica elettronica, slegata il più possibile dal contemporaneo che arriva da Conservatori e Accademie, privilegiando dunque percorsi distanti dalla musica “classica” e dalla sua evoluzione. Già nel 2023 Lucia Ronchetti aveva dedicato la rassegna alla musica elettronica, ma aveva mantenuto il legame con la scrittura e con il pubblico del festival. Barbieri invece è andata ancora oltre, allargando il pubblico in senso popolare e allontanando di fatto molti degli abituali frequentatori. Gli eventi sono diventati così occasioni d’incontro perlopiù per giovani, raduni in cui si entra e si esce col bicchiere in mano. Non ci si trova solo per ascoltare musica (all’ingresso ci sono, tra l’altro, ceste con tappi per le orecchie per difendersi dall’eccesso di decibel), ma per condividere, attraversati da fasci di luci stroboscopiche, uno stile di vita sociale che prevede anche lo “sballo” sonoro con effetti psichedelici.

Viene naturale domandarsi perché il Festival Internazionale di Musica Contemporanea abbia voluto intercettare un pubblico “nuovo” per proporre quello che quel pubblico segue già regolarmente altrove. È chiaro che tutto ciò rientra in quella tendenza generalizzata che punta ad annullare quanto di originale e identitario è stato fatto nel corso della nostra storia. Il pensiero musicale occidentale, alimentato dal filone pitagorico-platonico e da quello aristotelico, ha portato alla nascita della critica e della storiografia e a un’estetica della musica. Come lamentano molte voci autorevoli del panorama musicale nazionale, la carenza d’istruzione musicale delle scuole italiane esaspera ancor più quello che è a tutti gli effetti un declino europeo. Si punta a creare una nuova società fatta da individui che non sanno concentrarsi per più di pochi minuti, che spesso non comprendono un testo scritto e fanno fatica a seguire uno spettacolo teatrale o un concerto. La musica perde pertanto ogni valore etico, edonistico, catartico, estetico, conoscitivo, per farsi sempre più a tutti i livelli solo intrattenimento e in molti casi puro sballo.

In queste ultime settimane anche per il Teatro La Fenice, sempre affollatissimo e con un bilancio in pareggio, si sente parlare di necessità di attirare un nuovo pubblico, come se quello esistente non fosse più adeguato. È curioso ancora che in teatro si organizzino concerti rigorosamente riservati a giovani sotto i trentacinque anni che, dopo l’esecuzione di un programma sinfonico, nella stessa sede vengono “ricompensati”, evidentemente per il loro sforzo, con un aperitivo e un po’ di musica di consumo. Anziché educare grazie alla musica, si preferisce dunque trasformare festival e teatri in luoghi per piccoli rave in cui, di fatto, si trasgredisce proprio rifiutando l’ascolto.

Mario Merigo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.