Ultimo, la consacrazione: A Tor Vergata la musica italiana ha conosciuto il suo nuovo Re.

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Ultimo, Tor Vergata

Prometto di restarti accanto per sempre, per sempre, per sempre una dichiarazione d’amore che i fan hanno restituito al proprio idolo. Un vero idolo, come non se ne vedevano da decenni ormai in Italia, un ragazzo di appena trent’anni in grado di radunare alla Spianata di Tor Vergata una folla oceanica, di 250 mila persone paganti per un concerto già sold out un anno fa quando lo annunciò nella serata sotto al diluvio nel suo decimo stadio olimpico. Niccolò Moriconi, in arte Ultimo ha tolto a Vasco Rossi il record del Modena Park quando ad ascoltare le note del Blasco c’erano 220 mila anime. La spianata di Tor Vergata diventa un luogo sacro e profano, un anno dopo aver radunato migliaia di persone per il Giubileo dei Giovani accade lo stesso in quello stesso luogo per il concerto di Ultimo che realizza il suo obiettivo di dar spazio anche alle periferie, agli esclusi, a chi è sempre stato lontano dal centro delle cronache dai riflettori, insomma da piena voce agli Ultimi, al suo popolo che nel corso di neanche dieci anni si è espanso in maniera vertiginosa in tutta Italia. E finalmente si sono ritrovati, tutti, da ogni parte del paese in un posto “dove gli ultimi hanno forza e insieme cantano” come dice in Pianeti, la canzone con la quale straordinariamente apre il concerto dei record.

Ultimo Tor Vergata

La favola per sempre, Ultimo nella storia

Il colpo d’occhio è impressionate fin da subito, infatti lui lo afferma appena salito su un palco immenso con un infinito a far da sfondo alla performance e sovrastato dal logo del cantante (un’icona semplice, il suo nome scritto in corsivo), “Roma sei un capolavoro”. 140 metri di lunghezza e sessanta di altezza, 34 torri altoparlanti e 18 maxischermi per diffondere le sue note, la sua voce per tutta la città, perché di una vera e propria città si tratta considerano che ci sono piccole metropoli italiane come Parma, Padova, Modena che non arrivano a contare 250 mila abitanti e lui invece quel numero lo ha riunito davanti al suo palco, con tutti i disagi e le difficoltà del caso. Non neghiamo che arrivare alla sede del concerto non è stato facile, ne tanto meno lo è stato tornare a casa, le navette che avrebbero dovuto collegare la metro Anagnina al terminal Vela di Calatrava erano sovraccariche e quindi gli Ultimi hanno dovuto arrangiarsi, a piedi, partendo da ogni parte di Roma con quelle magliette nere e il nome del cantante in giallo in corsivo. Un pellegrinaggio tra sentieri anche sconnessi, non sempre asfaltati, è il Cammino di Tor Vergata al termine del quale si erge la Cattedrale di Ultimo. Il clima è di quelli tranquilli, non si percepiscono lamentele se non quel tanto che basta per andare in tendenza sui social, ma quantomeno all’andata le persone attraversano quei 6 km a piedi con il sorriso perché sanno che al termine del viaggio saranno ricompensati. E così è d’altronde, gli ingressi si trovano su una piccola collina dalla quale si può vedere il mare umano nel quale i fan non vedono l’ora di tuffarsi per vivere anche l’attesa del concerto che è essa stessa il piacere dell’evento. C’è chi esagera e si è presentato con le tende con 15 giorni di anticipo, c’è chi comunque ha sfidato la notte, l’alba, il sole, il caldo per assicurarsi un posto in transenna, ma anche chi arriva con più calma a ridosso dello show. I ogni caso non si soffre il caldo, non troppo, Ultimo sa come trattare bene i suoi fan e quindi ecco che nella Spianata rovente fa distribuire acqua gratuitamente, ammette borracce e bottigliette con tanto di tappo (cosa che in molti altri concerti non è consentita). Quando Fabrizio Moro, il suo padre musicale con il quale condivide la romanità, chiude il suo set di 30 minuti di apertura sono tutti pronti ad accogliere Niccolò. Lui si presenta in elicottero, come fece Vasco al Modena Park e già un primo boato lo accoglie quando le telecamere dei 18 maxischermi lo inquadrano. È in quel momento che tutti comprendono che l’attesa è finalmente terminata. Un’attesa iniziata già dall’estate scorsa, quando i biglietti per il concerto andarono esauriti in poche ore. Mesi scanditi dai commenti e dalle ironie sui social, soprattutto sulla lontananza del Pit 6 e dai tentativi di indovinare scaletta e canzone di apertura. Per ingannare il conto alla rovescia, gli “Ultimi” non si sono lasciati sfuggire nessuna occasione per sentirsi più vicini al loro artista: dal concerto al Gianicolo di una cover band interamente dedicata al cantautore, organizzato a un mese esatto dal grande evento, fino alle lunghe attese davanti alla sala prove di piazza Euclide nella speranza di strappare un autografo. Già da quelle immagini si intuiva la portata dell’evento. Ogni giorno centinaia di fan, armati di ombrelloni, parasole, teli e tutto il necessario per affrontare le ore sotto il sole, si radunavano dalla mattina fino a sera davanti alla sala prove. Ad accompagnare l’attesa c’erano striscioni e cartelloni sempre nuovi: un ritratto di Ultimo nelle vesti di Massimo Decimo Meridio, il gladiatore di Ridley Scott; un altro che richiamava la figura di Peter Pan e numerosi messaggi che aggiornavano quotidianamente il conto alla rovescia verso il 4 luglio. L’evento che nessuno voleva perdersi, anche chi non è fan dal principio “Chi c’è sempre stato, chi c’è da poco, chi non c’è più” dice sul finale. Pur di poter dire “Io c’ero” infatti in questo mondo social siamo tutti scesi a compromessi sacrificando il comfort, sacrificando i requisiti che in altri concerti erano prioritari come la visibilità e la vicinanza con il palco. Per non dar sfogo alla “Fear of Missing Out” con acronimo FOMO, l’ansia di perdersi qualcosa di importante, di non essere dove erano tutti nella Spianata si sono riuniti ogni genere di amanti della musica, chi con le magliette dei Red Hot Chili Peppers, chi con quelle dei Metallica. Davanti a un evento del genere spariscono i 12 km a piedi, non importa il sole cocente, nemmeno la fila in metropolitana: un disagio condiviso per stare al passo con i reel val bene qualche ora di fatica, in compagnia di altre 250 mila persone, in compagnia degli Ultimi ai quali ormai ci sentiamo di appartenere anche noi che eravamo li a Tor Vergata, perdendo la voce nella notte del record.

Ultimo Tor Vergata

Da ogni parte d’Italia si riuniscono coppie di innamorati, ce ne sono tante effettivamente a cantare le canzoni più romantiche dell’artista (Quel filo che ci unisce, Piccola Stella, Sono Pazzo di te, Quando dorme la città), ma anche tanti gruppi di amici pronti a scatenersi al ritmo di Vieni nel Mio cuore ed Ipocondria. Tutti reduci da quel cammino di Tor Vergata che abbiamo citato in precedenza, che è semrpe stato accompagnato dalle sue canzoni, dai suoi cori, sia nelle poche navette partite da Anagnina, sia tra quelle che i romani chiamano “le fratte” per arrivare all’evento. E sta proprio qui l’eccezionalità di Ultimo, che non ha ottenuto solo successo, non si è limitato ad una fanbase così vasta ma è riuscito a creare un senso di appartenenza tra i suoi seguaci, tra gli Ultimi. Ha creato un legame tra le persone e lo ha specificato da subito “Questo non è solo un concerto, non è solo musica, questo è il giorno che aspettavo” ha detto citando una delle sue canzoni più recenti, che tra lo stupore generale non è entrata in scaletta pur essendo la titletrack del nuovo disco. Il ragazzo partito da San Basilio, dopo aver aperto con Pianeti, rimane poi per un attimo fermo a guardare la sua impresa, il suo popolo spasimante in festa, nella sua festa. Non ha solo realizzato un sogno personale, ha generato un ricordo collettivo che difficilmente verrà dimenticato nell’archivio delle memorie dei presenti, “Dimmi che cosa resta, se vivi senza memoria”. La musica per lui è più di un hobby, per lui è stata sempre uno scopo, un traguardo da inseguire eternamente e lo spiega bene nei suoi testi a tratti semplici a tratti poetici. Lo spiega in Buongiorno Vita: “Mio padre mi disse svegliati e cercati un bel lavoro, in effetti lo cercai e poi persi quello che sono. Mi sedetti al pianoforte e feci un patto con il sangue, per vincere avrò la musica è per lei che alzo le spalle“. 45 brani eseguiti, tratti da ogni album, dai più datati arriva Pianeti che non è solo la canzone d’apertura ma è anche quella che regala il momento simbolo di questo concerto, quando Niccolò si toglie le cuffie, chiede di accendere le luci dei telefoni e osserva, lui in silenzio, i suoi 250 mila cantare a cappella “Ho perso voli, ho perso treni, ma il mondo l’ho trovato sotto ai piedi”. Si esibisce per la prima volta anche sulle note di Solo e di Equilibrio Mentale e tiene fede ai suoi brani immancabili, quelli che lo hanno reso grande: “Il ballo delle incertezze”, “Piccola Stella”, “Alba”, e la canzone scritta per la sua fidanzata, Jacqueline, nonché madre di suoi figlio “Quel filo che ci unisce” e ancora le rockeggianti “Ti dedico il silenzio”, “Ti va di stare bene”, “Vieni nel mio cuore”. Un salto nel suo passato che è coronato da un video in cui lui nel 2017 chiedeva con una diretta social ai suoi 700 fan collegati se fosse il caso di organizzare il suo primo concerto nella cantina di casa sua o “addirittura” in un locale. Apre poi con ironia ai brani più freschi, usciti nelle poche settimane che precedono il concerto: “Questa è nuova non so se la conoscete ma la facciamo lo stesso anche se non la cantate”, sorride, certo che la cantano e hanno anche pronta una fan action con i palloncini rossi, fucsia e viola a forma di cuore che vengono quindi liberati durante Romantica. A dispetto di chi etichetta come “depressi” i suoi ascoltatori lui invoca il delirio poco prima di far partire “Ipocondria“. E’ un vero delirio, una popolazione che salta al ritmo del ormai celebre “Poroporopo”, lanciando per aria acqua, birra, vino, tutto quel che di liquido avevano in mano, tanto la serata è calda e nessuno si lamenta per una rinfrescata. L’energia continua anche con Altrove, e il climax si protrae fino alla fine, fino alla chiusura che come da tradizione è riservata a “Sogni Appesi”, l’inno della sua Nazione, e usiamo la parola nazione non a caso visto che la folla di Tor Vergata supera abbondantemente la popolazione di alcuni Stati come San Marino, Monaco e Curacao, insomma potrebbe qualificarsi al mondiale di calcio. “Dalla parte degli Ultimi per sentirmi primo” urla richiamando il suo motto e con lui lo urlano i suoi fan, richiamando il cartellone esposto il giorno prima, alle prove generali aperte a quei 1500 ragazzi con disabilità che avevano scritto “Grazie per averci reso primi“. Si sconfina quasi nel rituale, quasi in una celebrazione finale che tiene fede ai numeri di un concerto che ha portato 16 milioni di euro di incasso e 90 milioni di indotto per la Capitale. Il lungo assolo di chitarra e piano durante il quale presenta la band esplode sotto i fuochi d’artificio quando lui chiude con il classico “Davanti a me… Ultimo. Non smettete mai di credere nelle Favole”. Così si chiude la Favola per Sempre che richiama però subito i suoi nuovi impegni, La favola continua è il nome del tour negli Stadi 2027, “siete venuti a casa mia e ora io vengo a casa vostra”, giustifica così l’assenza dell’Olimpico (monopolizzato da Vasco per il suo Giubileo) e di una data a Roma, nella sua Roma che lo ha visto crescere, e fare la storia. Ultimo può piacere oppure no, c’era anche chi non era suo fan tra i 250 mila, chi ha accompagnato la fidanzata con la maglietta “Non amo Ultimo ma amo vederla felice”, ma dopo oggi Niccolò si è tolto di dosso ogni critica scrivendo il suo nome nella storia della musica italiana.