TRANSIZIONE VERDE, I PRIMI EFFETTI SULLA GEOPOLITICA

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di Achille Colombo Clerici

La corsa alla neutralità climatica di molti Paesi – zero emissioni nette entro il 2050, come prevede l’accordo di Parigi – non vuol dire soltanto la transizione da una tipologia di combustibili ( i cosiddetti fossili, carbone, petrolio e gas) a un’altra (eolica e solare); ma soprattutto conseguire un vantaggio industriale e tecnologico sui principali competitor, con benefici sulle prospettive di crescita di lungo termine. Lo afferma una analisi dell’ISPI dall’esplicito titolo ‘La sfida geopolitica per la leadership della transizione verde’.

Nella gara i più accreditati sono Stati Uniti, UE, Giappone, Cina. La trasformazione dei sistemi energetici mondiali avrà importanti implicazioni, che vanno ben oltre il settore energetico.

Diventare leader significherà, nei prossimi anni, definire e far adottare a livello internazionale i propri standard tecnici e regolamentari; dettare la linea per coniugare transizione verde e necessità di una riconversione progressiva dei sistemi industriali, economici e sociali; configurare le alleanze industriali e commerciali a livello internazionale.

Se è certo che la transizione energetica e ambientale significherà, in particolare per i paesi industrializzati, una decisa riduzione della dipendenza da fonti fossili esterne, tale dipendenza potrebbe essere sostituita da una nuova necessità di approvvigionamento, come sta dimostrando l’aumento della richiesta di terre e metalli rari necessari, per citare, alla produzione di auto elettriche, lampade a led, strumenti medicali, turbine eoliche, pannelli fotovoltaici, smartphone, fibre ottiche.   

Come ho recentemente sostenute su queste colonne, l’obiettivo della net zero emission entro il 2050 appare difficilmente raggiungibile con le tecnologie attuali, almeno per quanto riguarda l’Italia.  Inoltre, è la Cina a detenere la leadership mondiale delle terre rare, il petrolio del ventunesimo secolo.  Per il loro approvvigionamento, Europa e Stati Uniti dipendono dalla Cina in modo impressionante: per l’80% gli Stati Uniti, per il 98% l’Europa.

 Il carbone ha fatto la rivoluzione industriale, il petrolio ha sancito l’egemonia statunitense nel Novecento, il nuovo mondo delle rinnovabili avrà bisogno del suo carburante. Ed è chiaro che chi controlla i metalli rari è in posizione di vantaggio. Agli esperti di geopolitica il compito di valutare le conseguenze.

( articolo su QN del 6 ottobre 2021-su richiesta di pubblicazione dell’ autore)

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