Tour de France, Pogacar il poker è vicino: Vingegaard ed Evenepoel crollano sui Pirenei

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Tadej Pogacar

La vittoria fa curriculum, ma non insegna. Quella che insegna davvero è la sconfitta e solo lei può instradare nella direzione del successo che è il vero traguardo. Tadej Pogacar il 16 luglio del 2023 incassava quella che può essere considerata la sua ultima sconfitta pesante della carriera fino ad ora, l’ultimo fallimento in una cronoscalata del Tour de France, quel format che non manca mai e che anni fa sulla Planche des Belles Filles lo portò alla consacrazione. Gli è servita sicuramente la lezione, il master sulle Alpi tenuto dal professor Jonas Vingegaard ed è stato proprio lui questa volta a doversi mettere in disparte a prendere appunti. Nel 2023 a Combloux Vingo rifilò a Tadej 1 minuto e 38 secondi, dopodiché lo sloveno accusò il contraccolpo psicologico finendo disperso tra il Monte Bianco e Courchevel, sembra di raccontare di un’altra era storica del ciclismo, sono passati solo due anni. Nel frattempo Pogacar si evoluto in un campione fuori dal tempo, un vincente vecchio stile nel ciclismo moderno. Non è mai successo nell’albo d’oro del Tour di vedere gli stessi due atleti nei primi due posti per quattro anni consecutivi, ma i Pirenei hanno indirizzato in questo senso anche il 2025 e quindi sono sempre loro, Tadej e Vingegaard e tutto il mondo dietro. 

Jonas Vingegaard,

Tour de France, Pogacar ha vinto già dai Pirenei?

La speranza di vedere una competizione in bilico si è spenta nel momento in cui Pogacar si è rialzato dalla caduta di Tolosa. La ferita, l’escoriazione, non la prima della stagione per la verità (pensiamo alle strade Bianche e alla Roubaix) invece di indebolire il nuovo Cannibale lo ha fatto infuriare perché rialzatosi in piedi ha infranto ogni equilibrio ed è andato a (ri)prendersi la maglia gialla il giorno successivo sfilandola a Ben Healy, il primo irlandese a vestirla dai tempi di Stephen Roche. I Pirenei hanno dato il colpo di grazie a questo Tour De France già a senso unico fin dalla prima cronometro di Caen, che orami è destinato a finire come da pronostico nella bacheca di Tadej Pogacar, sarà il quarto come Chris Froome. La prova del nove era Hautacam, la montagna dove nel 2022 Vingegaard mise le mani sul Tour proprio contro Tadej, un’altra Combloux nella testa dello sloveno e la sola presenza della salita in calendario si è trasformata in un buon motivo per architettare la rivincita. Sulla montagna dei miracoli che sovrasta Lourdes quindi Tadej fa quel che sa fare meglio da due anni a questa parte, trionfare, alzare le braccia prima degli altri, per l’esattezza 2 minuti e 10 prima di Vingegaard in questa occasione. Davanti agli occhi del presidente Macron che era in ammiraglia, con uno scatto a 30 km/h, il Tour si avvicina al campione del mondo che sul traguardo alza il dito verso il cielo in ricordo di Samuele Privitera, lo sfortunato ragazzo che ha perso la vita a 19 anni durante il Giro della Valle D’Aosta. Vingegaard non è caduto nella tentazione di rispondere allo scatto, ma pur salendo con il suo ritmo ha dovuto calcolare il ritardo pesante all’arrivo. Roglic e Gaal sono ad oltre quattro minuti, Remco Evenepoel 3 e mezzo, non c’è gara sui Pirenei e non c’è neanche il giorno dopo a Peyragudes. Cronometro, eccola la cronoscalata della rivincita. Tadej è l’unico con la bicicletta normale, non quella da crono e senza un casco a siluro come quello del danese, vuole correre leggero e libero da condizionamenti, rinunciando sia al nastro del manubrio che alla radiolina della squadra. Risultato altri 36 secondi guadagnati su Vingegaard che in totale ha 4 minuti di ritardo. Sabato si chiudeva il trittico sui Pirenei, con la tappa a Luchon Superbagneres che comprendeva salite storiche una su tutte il nebbioso Tourmalet. Reazione di orgoglio di Vingegaard, vuole attaccare lui, vuole tentare il tuitto per tutto pur sapendo che non è possibile staccarlo nel confronto diretto, ma se non puoi vincere almeno cerca di non perdere. Niente da fare, stavano arrivando insieme e invece dietro ad un imprendibile Thymen Arensman, che ha riportato alla Ineos la vittoria che probabilmente il ritiro di Ganna le aveva tolto, arriva sempre Tadej con un ultimo scatto in faccia nella volata conclusiva. Non ce n’era bisogno per la classifica, non ce n’era bisogno per gli abbuoni, è solo una mazzata mentale psicologica per il rivale di sempre. Il tour non è finito, ma sembra concluso anche se ci sono ancora da scalare il Mont Ventoux, il Col de la Loze e La Plagne, una passerella in salita per Tadej.

Remco Evenepoel

Ritiri di Lusso, Evenepoel bandiera bianca in maglia

Chi vince festeggia, chi perde spiega, o almeno ci prova. Mentre Pogacar vinceva sulla salita dove è stato girato il film Il domani non muore mai con Pierce Brosnan ad interpretare James Bond, Vingegaard affondava e Remco Evenepoel naufragava tra lo sconcerto generale. Proprio lui che a cronometro ha vinto mondiale ed Olimpiade meno di un anno fa, proprio il campione Olimpico anche della gara in linea che si era posto l’obiettivo di avvicinarsi a quei due è andato incontro ad un crisi senza precedenti sui Pirenei. Una giornata sbagliata capita a tutti, ma tre consecutive sono sintomo di qualche problema più grande. E pensare che dopo Caen era lui il diretto inseguitore della classifica generale di Pogacar e non Vingegaard. Peraltro Peyragudes si aggiugne alla disfatta di Hautacam, altro che miracolo serviva per rimetterlo in corso dopo la debacle e lo aveva capito anche lui. Ancora non siamo alla fase delle spiegazioni, Remco dovrà ora sottoporsi ad un lungo esame di coscienza e dovrà capire cosa vuol fare da grande perché i segnali degli ultimi anni indicano che le grandi corse a tappe non sono pane per i suoi denti, nonostante la Vuelta vinta nel 2022. Mai mettere in dubbio le capacità certo, a cronometro sta diventando imbattibile quando le strade sono piatte e peccato che non lo vedremo protagonista nello strappo finale di questo Tour de France: si torna sempre dove si è stati bene, ma non in questo caso considerando che la salita di Montmartre nella Ville Lumiere che gli ha portato l’oro olimpico non sarà nel suo calendario. Evenepoel abbandona il tour con un ultimo romantico gesto, un passaggio di borraccia ad un bambino che comunque lo sollecitava e lo incitava anche quando, alla base del monte nebbioso Tourmalet si stava trascinando verso il ritiro. Per lui la salita vera non è neanche iniziata, ha atteso un ammiraglia libera, è salito in macchina e ha lasciato la Francia aggiungendo il suo nome a quelli dei ritirati illustri di questa edizione della Grand Boucle: Ganna, Philipsen, Almeida, Van Eetvelt e per correttezza nominiamo anche i forfait di Bol, Coquard, Waerenskjold, Dunbar ed Haig. Il due volte olimpionico alla base del Re dei Pirenei, il Torumalet ha alzato bandiera bianca, lo stesso colore della sua maglia bianca che indicava il leader della classifica dei giovani, quella vinta nel 2024 e non difesa questa anno con le sue speranze e i suoi sogni di gloria che hanno finito per sparire così, come direbbe Cremonini, Nascosti dalla nebbia.