Sono sei. La squadra di Tathiana Garbin, l’Italtennis femminile è già leggenda per aver realizzato questa doppietta e aver rispolverato i fasti del periodo d’oro delle racchette femminili italiane. Proprio come nel 2009-2010 sembra adesso di rivedere di nuovo in campo le grandi azzurre di quelli anni, anzi una la rivediamo sempre lei in carne e ossa, Sara Errani. Maestra di esperienza e di vittorie, sa come si trionfa in questa competizione avendola alzata in cinque occasioni su sei. Abbiamo adesso staccato la Russia che era ferma a cinque vittorie, l’ultima nel 2021 prima dello stop a causa della guerra in Ucraina, siamo subito dietro le superpotenze storiche, Stati Uniti e Australia e resiste il terzo posto nel conteggio totale delle Fed/Billie Jean King Cup della Repubblica Ceca che è a 7 trionfi. Questa volta è ancora più emozionante, vinciamo da sfavorite, vinciamo da outsider di lusso perché in pochi, forse nessuno potevano aspettarsi un trionfo bis dopo quello di Malaga 2024. Adesso, per non restare con i sogni mezzi aperti come direbbe Ligabue, attendiamo anche i ragazzi che saranno in casa a Bologna per raggiungere quell’impresa riuscita solo all’America e all’Australia, ossia completare un bis negli stessi anni sia al maschile che al femminile. Sarebbe qualcosa che porterebbe Jasmine e Jannik al fianco di nomi come Roy Emerson, John McEnroe, Chris Evert e Martina Navratilova, le stelle di quelle squadre del doppio bis.
Tennis italiano, King cup ancora nostra
Siamo sempre noi alla fine ad alzare quella coppa, quella che a tutti gli effetti ci rende campionesse del mondo per la sesta volta, quella che fa risuonare l’inno italiano in cima al mondo come già è accaduto più volte nell’ultimo mese con Mattia Furlani e con le ragazze di Velasco aspettando magari un’impresa nel ciclismo e nella pallavolo maschile, anche li sarebbe un bis. Tathiana Garbin ha replicato quel doppio trionfo del 2009 e 2010 giunto tra Reggio Calabria e San Diego sotto la guida di Corrado Barazzutti che da capitano ne ha vinte quattro. Probabilmente questo è il trionfo più complicato e sofferto insieme a quello del 2013 quando proprio contro gli Stati Uniti stavamo per perdere ai quarti di finalie giocati a Rimini. Da quel periodo d’oro il format è cambiato, il nome è cambiato si sono affacciate negli anni nuove vincitrici come Svizzera e Canada (che ci sconfissero nella prima delle tre finali consecutive alla Cartuja di Siviglia), e il dominio della Repubblica Ceca è emerso e tramontato con sei vittorie in otto anni. Non ci sentiamo di poter dire di avere una squadra paragonabile a quella inarrivabile delle ceche che potevano contare su ragazze come Petra Kvitova e Lucie Safarova per anni protagoniste di un dualismo con le stesse italiane. Ma la tenacia e la resilienza dimostrate dalle nostre ragazze in quel di Shenzen hanno aperto la mente a nuovi limiti di grandezza, hanno riconfermato la nostra superiorità dandoci un ulteriore chiarimento su chi sia la nazione guida del tennis mondiale, sia al maschile che al femminile.

Rispetto al 2024 questa volta è un successo inatteso, in Cina non ci presentavamo da favorite, non potevamo immaginare di essere in grado di eliminare avversarie che sulla carta erano superiori sia per gioco che per precedenti. Marta Kostyuk, Emma Navarro, Elina Svitolina e Jessica Pegula per le nostre Cocciaretto e Paolini si sono sempre rivelate degli ostacoli troppo ardui da sovrastare fino ad ora, fino a questo titolo mondiale. In Cina le ragazze di Tati Garbin hanno trovato una diversa superficie, un diverso clima e un’altra atmosfera considerando il passaggio dal mondo americano, caotico, estenuante, a quello cinese disciplinato e fedele anche al tifo per la propria nazionale di casa che è stata il nostro primo avversario nei quarti di finale. Ce la siamo sbrigata con due match fotocopia, mai più vittoria netta fu così sofferta si potrebbe affermare: le cinesi Yuan e Wang portano entrambe le nostre ragazze al terzo set, esaltate dal loro pubblico ma senza la numero uno di Cina, oro olimpico Qinwen Zheng. Con un dritto aggressivo mettono in crisi Cocciaretto che è stata preferita a Brnonzetti; Avanti di un set e 3-0 poi l’azzurra ha rimontato scongiurando perlomeno la sconfitta in singolare. Con Paolini poi, dopo aver visto la Cocci annullare due palle del 5-1 per Yuan, contro Wang va in scena lo stesso film, incassa per un intero parziale, rincorre sia nel secondo che nel terzo e rimonta portandoci in semifinale contro l’Ucraina. E’ proprio vero quel che diceva Sylvester Stallone in un celebre film, “Non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti… così sei un vincente”. Abbiamo capito da subito quindi che pur avendo la migliore coppia di doppiste di Shenzen, perdere entrambi i singolari è qualcosa che può accadere facilmente ed era proprio questo il timore che avevamo contro le Ucraine. Ragazze che giocavano con il lutto nel cuore, ormai da 3 anni, da quando il loro paese è stato invaso dalla Russia e che quindi cercavano di tenere alto l’onore di un popolo martoriato dalla guerra. Nessuna delle due aveva mai perso, ne Kostyuk con Cocciaretto, ne Svitolina con Paolini e invece l’epilogo ha raccontato di soli 5 game vinti da Elisabetta e poi di una delle tante rinascite di Jasmine. Sotto di di un set e 4-2 nel secondo Paolini si è aggrappata al suo orgoglio, ha iniziato a cambiare gli angoli, a tentare disperatamente di vendicare quelle due sconfitte Slam di questo 2025 giunte contro un’altra campionessa di Roma. Ha rimontato la partita e mezz’ora dopo era ancora in campo, al fianco di Sara Errani nella sua comfort Zone. Ecco come è arrivata la terza finale consecutiva in Billie Jean King Cup.

Italia-Stati Uniti, storicamente Davide contro Golia
Quella di Davide e Golia è forse la prima metafora sportiva utilizzata nella storia, il racconto di una sorpresa in un confronto impari, della caduta di un gigante contro chi disarmato sembrava condannato e invece ha sputo trovare le armi per ergersi al di sopra del suo ostacolo solo apparentemente insormontabile. Ecco, la storia di Jasmine Paolini è simile, da sempre destinata a non rientrare tra le migliori del mondo anche per motivi fisici che la collocavano in un livello inferiore rispetto a quello delle valchirie che ormai spadroneggiano per il circuito. Tra le prime a credere in lei c’è stata però Tatiana Garbin, nominata capitana nel 2017 è lei a farla esordire. “Lasciateci crescere, ci vorranno dieci ani per giudicare i nostri risultati” e ora quando questo decennio non si è neanche ultimato possiamo dire che due King Cup, un oro olimpico oltre agli slam in doppio e alle finali in singolare sono un bottino sufficiente per un giudizio largamente positivo di questa generazione che sta cercando di non sfigurare davanti alle leggende degli anni Duemiladieci. Esperienza e gioventù, l’apporto di Sara Errani è stato evidente anche quest’anno, un cammino più complicato rispetto al 2024, ma neanche troppo considerando che lo scorso anno si dovette ricorre al doppio sia contro il Giappone che contro la Polonia. Silenzioso invece il contributo di Tyra Grant, non è mai scesa in campo ma la convocazione di Tathiana Garbin le ha garantito un posto nell’albo d’oro della competizione a lei come a Lucia Bronzetti. Considerati i suoi 17 anni possiamo anche pensare di aver un presente e un futuro per il tennis al femminile italiano.
Dicevamo della metafora biblica di Davide e Golia. Così ci apprivano gli Stati Uniti, mai come quest’anno in tempi recenti così motivati a migliore ulteriormente quel record di vittorie, come fossero un Duplantis che ha già impostato il target a 6 metri e 31 nel salto con l’Asta (a Tokyo ha appena saltato 6.30). Persino l’Italia campione in carica non sembrava in grado di poter fronteggiare una coppia di singolariste come Emma Navarro numero 18 al mondo e Jessica Pegula numero 7 oltre che alla miglior doppista in circolazione secondo il ranking Taylor Townsend. Ma il doppio era la nostra certezza, anche se non era da escludere una sconfitta in entrambi i singolari. Emma Navarro è stata invece annichilita dalla risposta di Cocciaretto che nel secondo set con 4 game consecutivi ha permesso a Paolini di scendere in campo con la mente libera, contro un’altra avversaria che l’aveva sempre battuta e che la sta battendo nella loro personale corsa alle Finals: che sia una vittoria utile anche per il morale di Jas ce lo auguriamo tutti perché vincere aiuta a vincere. Tuttavia l’ultima volta si erano affrontate a fine 2023 quando la Paolini era un’altra giocatrice e quindi sapeva benissimo che ora con strategia e fluidità nel braccio il match sarebbe stato alla pari. L’Italia diventa la prima a riconfermare il titolo dal 2016, Sara Errani è la settima della storia a vincere 5 volte la competizione facendo da trait d’union tra l’antica e la nuova generazione d’oro. Davide ha sconfitto Golia, ma siamo sicuri di non essere diventati noi i Golia della situazione?
