SUPER PIPPO, L’ARCITALIANO.

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È morto Pippo Baudo. Il popolare conduttore si è spento a 89 anni. Con lui se ne va un pezzo enorme della storia della televisione italiana, capace di dominare il piccolo schermo per oltre mezzo secolo in un  paese sempre uguale e diverso.

Le origini

Nato a Militello in provincia di Catania nel 1936,  Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo apparteneva a una famiglia borghese. Suo padre Giovanni era  avvocato e il giovane Giuseppe, dopo il liceo classico, ne segue le orme  conseguendo il titolo per una professione che mai eserciterà.  Il demone dello spettacolo gli è chiaro fin dall’inizio.  Sogna il teatro ma il palco lo sceglie conduttore  con una particolare vocazione: la musica. Pianista autodidatta, cantante,  ma soprattutto dotato di un  grande orecchio  per tagli e arrangiamenti, Pippo entra in Rai a fine anni cinquanta.

 L’ascesa

Debutta nel 1958. Poi Castrocaro, il Festival di Napoli, il Cantagiro,  ma è “Settevoci” nel 1966 a dargli il successo. Nel 1968 conduce il suo primo Sanremo mentre negli anni settanta “Canzonissima” gli vale la consacrazione definitiva.

Con l’arrivo della tv a colori, l’allampanato e spigliato Pippo diventa volto-simbolo della nuova Italia del benessere e del secondo boom economico.

Gli anni Ottanta.

Negli anni  Ottanta è protagonista assoluto. Lancia artisti come Anna Oxa, Lorella Cuccarini, Heather Parisi, Mietta, Barbara D’Urso.

È lui, democristiano amico di De Mita nella lottizzatissima Rai degli anni  ottanta, a dare popolarità all’ anti-craxiano Beppe Grillo.  Porta in tv il Trio Marchesini, Lopez e Solenghi,  che con l’imitazione dell’Ayatollah  durante un suo programma provocano  una crisi internazionale.

In quel periodo diventa “Super Pippo”. Gianfranco D’Angelo lo imita a Drive In con il tormentone “l’ho inventato io”. E  Pippo è effettivamente “l’ onnipresente”. Uno e trino  conduce contemporaneamente Sanremo, Fantastico, Domenica In. Accusato di presenzialismo,  è semplicemente il più richiesto.

Stile e segreti

Il suo segreto era un mix tra presenza scenica, voce e dinamismo.  Pippo era un presentatore da circo, più che un semplice conduttore.  Riusciva a dare ordine e ritmo al caos scenico con la stessa  maestria di un direttore d’orchestra.  Perfezionista maniacale, autore, regista e organizzatore anche occulto dei suoi programmi, Pippo dominava il palcoscenico da mattatore con controllo assoluto.  Autoritario e sanguigno, ma anche generoso e protettivo, univa “il piglio del boss” al garbo di un signore siciliano nato negli anni trenta.

Come tutti i grandi comunicatori inoltre Baudo era molteplice nei suoi registri.  Dirompente e istituzionale nelle serate tv, sapeva essere anche confidenziale e piacevole nelle interviste e nelle conversazioni come nella sua Domenica In anni ottanta, quella con gli ospiti in studio.  

Il democristiano della Prima Repubblica.

Politicamente correttissimo anche nelle trasgressioni, Pippo aveva il vantaggio di essere nell’epoca giusta, un democristiano doc. L’amore dei politici dello scudo crociato tra i suoi motivi forse aveva anche il contrasto. Melensi e grigi i Dc erano nella Prima Repubblica una “fauna” famosa per il modo in cui nascondevano potere e ormoni, riservandoli al concreto e alle amanti. “Super Pippo”, uomo dell’etere e non della realtà, era quindi il “caudillo” che avrebbero voluto essere con la complicità anche del parroco. Non un eroe epico o da campi da battaglia, per carità, ma un virile trionfante che protocolla canzonette e dirige segretarie-vallette con vigorosa e compiaciuta maestria.

Gli anni difficili

Nel 1987 Berlusconi lo ruba alla Rai. Nella tv commerciale tuttavia Pippo, che per funzionare aveva bisogno di forma e struttura,  non ebbe successo.   Torna a darglielo la Rai anche quando il suo stile ordinativo e verticale entra in contrasto con la comunicazione orizzontale che si afferma negli anni novanta e ancor più con i reality dei 2000.

Lancia nuovi personaggi tra cui Laura Pausini, Giorgia e Bocelli. Rinnova il Festival di Sanremo come direttore artistico. Mentre incombe La terra dei cachi, salva “l’Abbonato” e fronteggia “Cavallo pazzo”, non mancano però accuse giudiziarie, processi e polemiche.  Tuttavia Pippo si rialza  con tenacia  da siculo, “testa tigna”.

L’ultimo Baudo

Negli anni Duemila è di nuovo protagonista, tra Domenica In e nuovi Festival. Poi, lentamente, si ritira, non senza qualche polemica ma sempre con classe e signorilità. L’ultima immagine è quella di un uomo distinto, con i capelli bianchi e gli occhiali, rispettato come icona del mondo di ieri.

L’arcitaliano

Se per Umberto Eco, Mike Bongiorno era il simbolo dell’italiano medio che non mette  soggezione, Baudo rappresentava l’arcitaliano capace di imporre il proprio carisma. Il suo stile assertivo poteva dividere ma era anche  il sigillo di quello che per molti anni fu la leggerezza di genio del nostro popolo.

Forse oggi, nel tempo della comunicazione “friendly”, dove persino i serial killer arrestati nelle loro interviste si fingono  empatici,  il suo stile apparirebbe ingombrante.

L’eredità

Eppure anche in questi tempi di lotta al patriarcato, Baudo resta testimonianza di un’italianità originale e vincente. La stessa che lo rendeva capace di sfoderare ovunque la sua “ Donna Rosa” e di cacciare  gli artisti internazionali dal palco se facevano saltare i tempi della scaletta.

Con la sua morte si congeda definitivamente un’epoca del nostro costume a cui era sopravvissuto, ma resta un patrimonio di televisione, musica e costume senza eguali.

Lo spettacolo deve continuare, ma Pippo e il suo mondo di guizzi, stacchi e lazzi non se ne vanno: aspettano che solo finisca la pubblicità.