Studenti e studentesse in campo a Parma per diffondere le materie STEM.

Un innovativo progetto dell’università di Parma punta sulla didattica peer-to-peer: sono studentesse e studenti dell’ateneo ad andare nelle scuole superiori del territorio in qualità di formatori e ambasciatori delle discipline scientifiche

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Diffondere la cultura delle discipline STEM (acronimo di Science, Technology, Engineering, Mathematics) attraverso la didattica peer-to-peer, facendo rete tra università, scuole e imprese: con questo obiettivo a Parma è nato il progetto “STEM-UP – Università, Scuola e Imprese per costruire il Futuro”, come spiega a Startupitalia Federica Poli, docente responsabile scientifica del progetto.

La nascita del progetto

L’idea è nata in risposta al bando ‘FAPE – Fondo di Ateneo per il Public Engagement’, che dal 2025 finanzia progetti di Public Engagement dell’Università di Parma per valorizzare le azioni di sviluppo sociale, culturale ed economico del territorio. «Parlando con la collega Barbara Rondelli, abbiamo pensato di proporre un progetto in cui coinvolgere studentesse e studenti dell’Ateneo come ‘formatori’ e ‘ambasciatori’ delle discipline STEM nelle scuole secondarie del territorio. In base all’esperienza maturata in questi anni, abbiamo ritenuto che il messaggio trasmesso con una didattica peer-to-peer potesse arrivare in modo più diretto ed efficace a studentesse e studenti più giovani, suscitando in loro maggiore attenzione e coinvolgimento». 

Diffondere la cultura delle discipline STEM

Il progetto coinvolge, oltre a Rondelli e Poli, anche undici colleghe e un collega dei Dipartimenti di area STEM dell’Università di Parma. Ha una durata biennale, da giugno 2025 a giugno 2027. L’obiettivo? «Diffondere la cultura delle discipline STEM grazie a una rete tra università, scuole e imprese, rafforzando la cittadinanza scientifica». Inoltre, il team si propone di istituire una Rassegna STEM annuale di Ateneo per la ‘Settimana nazionale delle discipline STEM’ (4-11 febbraio) e la ‘Giornata Internazionale delle Donne e Ragazze nella Scienza’ (11 febbraio), con iniziative per scuole e cittadinanza. 

Studenti e studentesse in campo

Le attività del progetto sono articolate in tre azioni, come spiega ancora Federica Poli: «La prima, ‘Rete STEM UNIPR’, conclusa nell’autunno 2025, ha portato alla mappatura delle iniziative in ambito STEM non istituzionali già presenti in Ateneo. Con la seconda azione, ‘Formare i Formatori – Studenti STEM per le Scuole’, attualmente in corso, sono stati selezionati con un bando 10 studentesse e studenti da coinvolgere in un percorso di formazione e di divulgazione che prevede 30 ore complessive di attività finanziata dal progetto». Dopo la formazione, si darà il via alla progettazione delle attività di laboratorio per le scuole. 

Al momento sono previsti laboratori in otto scuole secondarie di primo grado e in cinque scuole secondarie di secondo grado, «con argomenti che vanno dalle comunicazioni in fibra ottica alla conservazione dell’energia, dall’analisi degli alimenti alle trasformazioni chimiche, dall’impatto dei terremoti all’estrazione del DNA dalla frutta. I laboratori organizzati nelle sedi delle scuole permettono di ridurre disuguaglianze educative e sociali». Un secondo bando di selezione verrà aperto in autunno con le stesse modalità, rivolto a venti tra studentesse e studenti, grazie alla sponsorizzazione ricevuta dall’azienda Chiesi Farmaceutici.  

Formazione universitaria e lavoro in sinergia

La terza ed ultima azione del progetto, ‘STEM e Lavoro: Dialoghi Possibili’, «si propone di rafforzare il legame tra mondo della formazione universitaria e del lavoro, coinvolgendo aziende e associazioni partner nella progettazione di un evento pubblico nell’edizione 2027 della ‘Rassegna STEM’. Inseriremo nell’evento presentazioni di esperienze aziendali e competenze emergenti, oltre a testimonianze di donne di successo nei settori STEM; inoltre, inviteremo le studentesse e gli studenti formati nel corso del progetto a condividere la loro esperienza. Visto che Parma sarà la Capitale Europea dei Giovani nel 2027, vorremmo invitare anche una figura di spicco del panorama italiano della divulgazione scientifica, apprezzata in modo particolare dalle nuove generazioni e preferibilmente donna, rendendo così l’evento conclusivo del progetto maggiormente adatto a un pubblico giovane». 

Stereotipi come limite per il sistema economico e sociale

In merito alla presenza di modelli stereotipati, secondo Federica Poli «maggiori sforzi vanno sicuramente fatti per aumentare il coinvolgimento delle giovani studentesse in questo ambito, visto che sono ancora molto radicati gli stereotipi che le presentano come non adatte a intraprendere percorsi nelle discipline STEM. Gli stereotipi non sono solo un problema delle ragazze, ma rappresentano un limite per l’intero sistema economico e sociale. Si conferma quindi fondamentale, a tutti i livelli di istruzione, l’impegno per contrastare gli stereotipi di genere e promuovere una maggiore partecipazione femminile ai percorsi tecnico-scientifici, come risorsa cruciale per lo sviluppo economico e sociale del territorio».

«Credo che in Italia – prosegue Poli – andrebbero aumentate le iniziative dedicate a incentivare l’interesse delle giovani generazioni per le discipline STEM, portando all’attenzione di ragazze e ragazzi sempre più modelli positivi di donne impegnate nella scienza. Sarebbe importante organizzare eventi dedicati alle donne che operano in ambito STEM da affiancare a campagne pubblicitarie volte a denunciare gli stereotipi persistenti. Molto efficaci, a mio parere, sono le giovani donne che usano nuovi canali di comunicazione, come i social media, per parlare di scienza, raggiungendo moltissime ragazze e ragazzi. Mi viene in mente, ad esempio, Carmen Panepinto Zayati, che, oltre ad avere vinto Miss Universo Italia 2023, è laureata triennale in Ingegneria Elettronica e magistrale in Bionics Engineering e attualmente dottoranda in Biorobotica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Un’attività chiave su cui investire è sicuramente l’orientamento».

L’importante ruolo educativo dei genitori 

Un aspetto importante riguarda anche l’iniziativa dei singoli. «Penso che tutte le azioni finora citate  – conclude Poli – si possano intraprendere anche a livello personale, in primis come genitori che incoraggiano le figlie a intraprendere il percorso più consono alle loro capacità e potenzialità e fanno fare loro, fin da piccole, esperienze di tanti tipi diversi, che possono includere anche la visita a mostre e musei scientifici, la partecipazione a eventi di divulgazione scientifica per famiglie e cittadinanza, come la ‘Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori’, la visione di film o documentari o la lettura di libri che mettano al centro la figura di donne nella scienza. Io con mia figlia di 13 anni cerco di fare tutto questo e mi mantengo informata grazie ai contenuti legati agli stereotipi e al divario di genere in ambito STEM che si trovano nelle tante fonti di informazione che abbiamo oggi a disposizione».

Sara Riboldi

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