Roland Garros, finalmente Zverev. L’Italia trova in Cobolli una nuova stella.

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Flavio Cobolli, Alexander Zverev

Lo abbiamo spinto per tutto il pomeriggio, per tutte le due settimane parigine al grido di “Flavio Dai” come la canzone di Gazzelle; ma non è bastato. Parigi è di nuovo amara, ancora una volta il cuore dei tennisti italiani si infrange nella Ville Lumiere come lo scorso anno per Sinner, come due anni fa per Jasmine Paolini, questa volta per Flavio Cobolli. Ed era anche dalla parte del tabellone di Jannik Sinner, ma il malore che ha colpito il numero uno del mondo ci ha per un giorno riportato indietro a quando dovevamo festeggiare gli ottavi dello Slam ed eravamo lontanissimi dal pensare di poterli vincere. Invece in soccorso del nostro tennis sono arrivati Cobolli, Arnaldi e Berrettini che per un attimo è rimasto l’unico da quella parte del tabellone ad aver disputato una finale nello slam (Wimbledon 2021). Gli altri italiani si sono eliminati da soli in due dolorosi derby, il primo tra i Matteo con Berretto costretto al ritiro per l’ennesimo infortunio, il scendono, Arnaldi, per un virus intestinale che lo ha colpito nel giorno peggiore, quello della semifinale dello slam conquistata dopo le magnifiche maratone con Collignon e con Tiafoe. Così Flavio ha avuto accesso alla finale dello Slam senza giocare ed è entrato in top 10 affermandosi come il numero due d’Italia, se avesse vinto sarebbe addirittura arrivato al quinto posto, ma per ora si gode il quarto posto nella race che gli apre le porte del sogno chiamato ATP Finals di Torino. Cobolli e Arnaldi si sono trovati in una abbraccio nel tunnel il giorno in cui Matteo ha comunicato il suo ritiro, hanno condiviso la carriera fin da quando erano under 14, il giorno in cui Flavio si è anche conquistato quella sezione di pubblico parigino che ancora non era dalla sua parte andandosi ad allenare per chi era rimasto sullo Chatrier davanti ai tifosi e scherzando con loro. Ci sono stati tanti tennisti in passato e nel presente che hanno questo spirito goliardico, ma a differenza dei vari Bublik e Kyrgios, il nostro Flavio non lo trasporta in campo e questo lo rende scherzoso ma non arrogante. Forse proprio per questo è stato l’unico italiano ad aver conquistato il pubblico francese, in aggiunta anche della sua presenza nelle foto con la Champions League vinta dal Paris SG. Hanno voluto bene all’ex giocatore della Roma, ma anche all’altro romano che ormai ci ha abituato troppo spesso a uscire dal campo in lacrime; Matteo Berrettini solo poche settimane fa affermava “Lasciatemi solo nella mia tristezza” , perdeva con Popyrin al primo turno al Foro Italico e adesso, dopo la battaglia contro Comesana e il successo con Cerundolo è tornato a riveder le stelle per un momento, prima di risprofondare nello sconforto andando a stringere la mano all’arbitro del quarto di finale contro Arnaldi. Pensavamo ad un Roland Garros sottotono per gli italiani, invece Cobolli ci ha ricordato che le finali si possono anche perdere e Sinner (ma anche Medvedev, Felix, Shelton tutti giocatori che erano più avanti di Flavio nel seeding) ci ha evidenziato quanto sia difficile per tutti arrivare a giocarsi l’ultimo atto di uno slam.

Flavio Cobolli alexander Zverev

Cobolli, numero due d’Italia adesso obiettivo Finals

Quando sei il secondo nel tuo paese, quando sei reduce dalla prima finale slam della tua carriera e sei anche proiettato verso un traguardo come le Finlas di Torino non montarsi la testa è difficile. Flavio però lo sa che la parte difficile della stagione arriverà adesso che è andata in archivio la terra rossa, che si torna a giocare su superfici veloci e non più sull’amata polvere di mattone. Eppure a Wimbledon deve difendere i quarti di finale, eppure è sul cemento che ha vinto il suo unico torneo del 2026 ad Acapulco ed è sempre sul cemento indoor che ha trionfato in Coppa Davis. Le caratteristiche per raggiungere quella tanto agognata completezza ci sono tutte. Flavio è nato a Firenze, ma da giovanissimo si è trasferito a Roma, sulla Cassia, dove è entrato nelle giovanili della sua squadra del cuore giocando al fianco di Riccardo Calafiori e di Edoardo Bove, ormai una presenza fissa nel suo player box per gli avvenimenti importanti. Non è da tutti, soprattutto all’interno del raccordo scegliere di troncare con la carriera calcistica e puntare sull’incognita del tennis, ci vuole coraggio a intraprendere la strada meno battuta. Cobolli però ha seguito i sacrifici del padre, ex numero 236 al mondo, e dalla madre che lo accompagnava sempre prima a Trigoria e poi ai campi, un po come fece Sinner con lo sci, perché ha capito di poter arrivare lontano con una racchetta in mano più che con un pallone tra i piedi. “Da piccolo mi facevo rimontare perchè amo lottare sul campo” disse alcuni anni fa in rifereimtno al video virale circolato sui social al Lemon bowl quando Berrettini era allenato da Cobolli senior, Stefano che ora segue la carriera del figlio. Come De Morpurgo, Pietrangeli e Panatta è tesserato al TC Parioli, è legatissimo al suo circolo dove ha iniziato a giocare con Chicco Meneschincheri e per il quale è sceso in campo subito dopo le Next Gen Finlas di Jeddah 2023 per farlo restare in Serie A. I suoi modelli sono Novak Djokovic e Fabio Fognini, altra presenza pressoché fissa in tribuna quando ci sono le sue partite, ha semrpe preferito i lottatori, tra i big 4 sceglie Murray e Nole. Sul circuito è amico quasi di tutti gli italiani, d’altronde i romani sono socievoli, è facile stiano simpatici a tutti anche se si sentiva in soggezione di fronte a Sinner fino poco tempo fa. Adesso, quantomeno al Roland Garros lo ha eguagliato anche se ci ha regalato un secondo dramma da quinto set in finale come fu il 2025 per la Volpe Rossa.

Flavio Cobolli

Finalmente Zverev, sconfigge anche la maledizione slam

Ci sono dei luoghi che nello sport hanno un’aura che gli conferisce una certa sacralità. Il Maracanà per il calcio, Montecarlo per la Formula Uno, lo Staples Centre per il basket. Il tennis in qeusto senso ha i suoi templi che sono i campi principali dei quattro slam, ma fino ad alcuni decenni fa, cambiando superficie si arriva quasi a cambiare sport e quindi il tempio della terra rossa era, ed è tutt’oggi, uno e unico: il Philippe Chatrier. A rispettare questa sacralità del centrale al Roland Garros ci ha pensato spesso Cobolli andando a spolverare la targa di Rafael Nadal non appena ne aveva l’occasione. E’ il luogo dove si raccontano partite epiche, dove quasi ogni campione della racchetta ha la sua storia e ora Alexander Zverev ha trovato un lieto fine alla sua narrazione sullo Chatrier. Come nel 2022 ha chiuso il suo torneo a terra rotolandosi nella polvere di mattone, ma quella volta accadeva per via del dolore atroce derivato dall’infortunio che rischiò di comprometterne la carriera, nel giorno in cui stava giocando alla pari con Nadal. Stavolta abbraccia la terra dello Chatrier straripante di gioia perché finalmente si è scollato di dosso l’etichetta dell’incompiuto, dopo tre finali slam perse: “Su questo campo sto vivendo il momento migliore della carriera dopo aver vissuto quello peggiore con sette legamenti della caviglia e due ossa rotte“. La prima grande occasione però la ebbe nel 2020, a US Open ma fu Dominic Thiem a negargli la strada verso lo slam, poi è arrivato l’infortunio dal quale ci ha messo circa due anni per riprendersi e tornare ai suoi livelli, immediatamente ridimensionati nel 2024 nella finale persa da Alcaraz. Non c’è due senza tre e nel 2025 Sinner lo demolisce in finale a Melbourne come ha continuato e sta continuando a demolirlo ogni volta che lo incontra sulla sua strada. Sapeva benissimo che da quando è caduta a terra la palla del match point di Juan Cerundolo lui ha dovuto indossare le vesti per il favorito, dicendo ai giovani di aspettare il loro momento perché questo doveva essere il suo anno, era la sua ultima occasione. Ne avranno tante i vari Jodar, Mensik e Fonseca, difficilmente per Zverev, 29 anni compiuti ad aprile, si presenterà un occasione così ghiotta senza Sinner, senza Alcaraz. Stavolta l’ha sfruttata a pieno, soffrendo come un dannato in finale, contro il nostro eroico Cobolli. Ha dominato il primo set è vero, 6-1 perché il suo avversario con troppi gratuiti non è riuscito a fronteggiare il servizio devastate dell’Adone Teutonico. Ma poi i fantasmi, gli spettri riaffiorano, le ultime 6 sconfitte patite in carriera sono giunte tutte per mano di italiani, 4 da Sinner, una da Darderi e una da Cobolli, ad Amburgo, a casa sua nella città dove è nato. Flavio ha capito dal secondo set che doveva girarsi sul dritto per non dare a Zeverev la possibilità di colpire con il rovescio, uno dei migliori del circuito, per la prima volta si incarta infatti nel settimo game del secondo set e cede il servizio, il colpo che lo ha fatto spesso patire in passato sulla seconda (al fronte di una prima a tratti inviolabile) che non a caso è il gesto che ha allenato di più in carriera. Al terzo però riemergono i timori di Cobolli, sotto pressione per essere in campo nella partita più improntate della carriera e nel decimo gioco, quando era avanti 30-0 commette quattro errori imperdonabili che a posteriori gli sono costati la partita e non solo il set. Il Gladiatore della racchetta però reagisce nel quarto, facendosi rimontare due volte e chiudere al tie break, proprio come gli piaceva fare da bambino, anche se stavolta in una finale slam. Il quinto è un altro monologo, Flavio va in crisi di fiato, si ritrova sulle gambe stremato e incassa un altro 6-1. Zverev, che meno di un anno fa, dopo aver perso con Rinderknech al primo turno di Wimbledon non trovava neanche la voglia di alzarsi dal letto, finalmente si può commuovere con il suo slam tra le mani. “Adesso sono comunque un campione slam e questo mi da tranquillità perché dovessi giocare un’altra finale resterei comunque un campione slam”, la Coppa dei Moschettieri è per sempre.