‘Per il caldo triplicati i morti, 500 tra Roma e Milano’

Studio dell'Imperial college. La Vecchia: 'Sovrastimati, ma c'è un problema'.

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Il caldo uccide.

Ma le ondate di calore delle scorse settimane in Europa sono state rese ancora più micidiali dal cambiamento climatico reso più pesante dai combustibili fossili, triplicando il numero dei decessi: 500 soltanto tra Milano e Roma, 286 a Barcellona, 235 a Parigi. E’ la tesi sostenuta da uno studio realizzato dal Grantham Institute dell’Imperial college in collaborazione con altre università e riportato in Italia da Greenpeace che ha analizzato quanto accaduto tra il 23 giugno e il 2 luglio.

Un numero decisamente sovrastimato, secondo Carlo La Vecchia, professore di Statistica Medica al dipartimento di Scienze cliniche e di comunità dell’Università Statale di Milano secondo il quale una stima “più ragionevole” dei morti in eccesso causati dalle alte temperature può essere del “+2/3% durante il mese di giugno”. In un giorno normale a Milano città ci sono una media di 40 morti e l’eccesso può riguardare “uno, due decessi al giorno quindi dieci volte di meno della stima di quello studio”.

Intanto mentre l’emergenza calore, cessata per ora in Europa, sta provocando oltre 10mila ricoveri in Giappone e record di temperature mai viste prima in Marocco, lo studio dell’Imperial ci dice che circa 1.500 delle 2.300 morti stimate per il caldo di quei 10 giorni, ovvero il 65%, sono dovute al cambiamento climatico, che ha aumentato la temperatura da 1 a 4 gradi centigradi, il che significa che il bilancio delle vittime è triplicato a causa della combustione di combustibili fossili.

I numeri secondo lo studio dell’Imperial College indicano che il cambiamento climatico è stato la causa di 317 delle morti stimate per il caldo eccessivo a Milano, 286 a Barcellona, ;;235 a Parigi, 1.712 a Londra, 164 a Roma, 108 a Madrid, 96 ad Atene, 47 a Budapest, 31 a Zagabria, 21 a Francoforte, 21 a Lisbona e 6 a Sassari. “Il problema esiste ma quella stima è allarmistica in modo grossolano – afferma La Vecchia – Bisogna comunque affrontare il problema del cambiamento climatico e di come adottare misure corrette con i picchi di calore”.

E mentre in Marocco il mese di giugno ha registrato temperature i oltre 3 gradi sopra la media il Giappone sta facendo i conti le migliaia di ricoveri provocati dal mese più caldo in Giappone dall’inizio delle rilevazioni, nel 1898, con una temperatura media superiore di 2,34 gradi e che ha superato il precedente record del 2020. Un trend che non cambierà secondo i ricercatori autori dello studio i quali avvertono che: “le temperature causate dalle ondate di calore continueranno ad aumentare e che il numero delle vittime in futuro sarà probabilmente più elevato, finché il mondo non smetterà in gran parte di bruciare petrolio, gas e carbone e non raggiungerà emissioni nette pari a zero”.

Fonte: ansa.it