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Il Salone Internazionale del Restauro di Ferrara: Celebrando il Patrimonio Architettonico Italiano.

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giovedì, Giugno 13, 2024

L’apertura del Salone Internazionale del Restauro di Ferrara giunto alla sua XXIX edizione 15-16-17 maggio ha segnato un momento significativo per l’industria del restauro e la valorizzazione del patrimonio architettonico italiano.

Nonostante i cambiamenti nelle economie globali, le imprese hanno risposto con entusiasmo, evidenziando il loro impegno nei confronti della conservazione e del recupero storico.

Questa edizione del Salone è stata ancor più ricca di significato, con una presenza eccezionale di partecipanti provenienti non solo dall’Italia, ma da tutto il mondo.

Si è rivelata un’opportunità unica per incontri B2B, convegni esclusivi e discussioni cruciali sul futuro del settore.

L’apertura del Salone ha visto la partecipazione di figure di spicco, tra cui rappresentanti del Ministero dei Beni Culturali, dell’Amministrazione Comunale di Ferrara e cariche dello Stato, dimostrando il forte sostegno istituzionale verso l’importanza del restauro e della conservazione del patrimonio culturale.

Particolarmente significativa è stata la presenza di S.E. Monsignor Jean Marie Gervais, direttamente dal Capitolo Vaticano in Roma, invitato per le sue attività culturali e di promozione attraverso l’associazione da lui presieduta, Tota Pulchra.

La sua partecipazione ha sottolineato l’importanza della dimensione culturale e spirituale nel contesto del restauro.

Tommaso Scattolari, Jean Marie Gervais, Matteo Fornasini, Andrea Moretti.

Anche LaVoceDelParlamento.it e Fraternitas hanno presenziato all’evento, rappresentate da Tommaso Scattolari, evidenziando l’attenzione dei media verso questa importante iniziativa.

Valorizziamo lo staff della Fiera di Ferrara, guidato dal Presidente Andrea Moretti, e l’intero gruppo Bologna Expo, per la loro visione e il loro impegno nel promuovere un evento che, sebbene possa essere considerato di nicchia, rivela grandi traguardi internazionali nel campo del restauro e della conservazione.

L’apertura del Salone Internazionale del Restauro di Ferrara ha rappresentato un momento di riflessione e di celebrazione per il settore del restauro, evidenziando la sua importanza nel preservare la storia e la cultura del nostro paese per le generazioni future.

Preservare il Patrimonio Culturale Italiano: Un Impegno per il Mediterraneo

L’Italia vanta un patrimonio architettonico e artistico straordinario, testimone di una civiltà millenaria che ha lasciato un’impronta indelebile lungo le coste del Mediterraneo.

Questo patrimonio non è solo italiano, ma rappresenta un’eredità condivisa con le nazioni che circondano questo mare antico.

Il Salone Internazionale del Restauro di Ferrara non solo celebra il lavoro svolto per preservare i tesori italiani, ma anche l’impegno a proteggere e valorizzare il patrimonio culturale di tutta la regione mediterranea.

Le opere d’arte e gli edifici storici che punteggiano le coste del Mediterraneo sono testimonianze viventi della ricchezza e della diversità culturale che caratterizzano questa regione.

Il restauro di questi monumenti non riguarda solo la conservazione materiale, ma anche la salvaguardia delle tradizioni, delle storie e delle identità che si celano dietro ogni opera d’arte e ogni muro antico.

È un impegno che va oltre i confini nazionali, richiedendo la collaborazione e il sostegno di tutte le nazioni che condividono questa eredità comune.

Pertanto, l’apertura del Salone Internazionale del Restauro di Ferrara è anche un invito alla collaborazione internazionale, affinché insieme si possa proteggere e promuovere il patrimonio culturale del Mediterraneo per le generazioni future.

È un impegno che ci riguarda tutti, poiché il patrimonio culturale è una risorsa preziosa che arricchisce le nostre vite e ci connette con le nostre radici storiche e culturali.

Pubblichiamo di Seguito Interamente il Discorso di Mons. Gervais al Convegno tenutosi il 15 Maggio al Salone del Restauro:

“Buongiorno a tutti.
Vi ringrazio per l’invito all’apertura della ventinovesima edizione di questo salone del restauro.
È per me oggi un’occasione privilegiata di conoscere da vicino le vostre realtà, apprezzare le capacità delle singole persone che ne prendono parte e come esse collaborino ad un progetto di restauro.
La professione di conservare e trasmettere il frutto dell’ingegno e delle capacità umane giunte sino a noi dal passato, un passato che qualcuno prima di noi ha voluto farci giungere come segno del suo passaggio e delle sue più alte aspirazioni;
il mestiere di cercare, riconoscere e valorizzare le nostre radici, ciò che abbiamo ricevuto dai nostri avi; ripulire e con molta pazienza integrare i pezzi mancanti, per far parlare nuovamente l’opera, per tornare il più vicino possibile a ciò che l’artista aveva inteso comunicare e tornare nuovamente a comunicarlo, testimonia, questo mestiere, una VOCAZIONE, nonché una particolare attitudine: alla RESISTENZA.
L’arte RESISTE: prendiamo per esempio l’Antico Egitto: osserviamo l’arte egizia. E consideriamo anche la storia, la società, la spiritualità, la politica di cui essa era espressione.
Che è rimasto degli antichi idiomi? Dell’antica organizzazione sociale? Delle tradizioni, dei canti? Le strutture crollano, gli stati nascono, crescono, si uniscono, si dividono, implodono, cambiano nome, oppure, se lo mantengono, si trasformano radicalmente: accade come per la nave di Teseo… oppure cessano semplicemente di esistere.
L’arte è ciò che resiste.

E anche se il tempo seguita incessantemente a divorare tutto, l’arte rimane. Perché c’è senz’altro qualcuno che fa bene il vostro mestiere, direte… è evidente… ma perché si ritiene che l’arte debba continuare ad esistere? Non potrebbe sparire, un giorno, come sono scomparsi i regni? Forse perché la bellezza contenuta è così preziosa che merita la nostra protezione.
Perché? Perché con essa possiamo ASCENDERE.
Queste tematiche che si possono scorgere nel vostro lavoro sono molto affini al modo in cui ho inteso adempiere al ministero pastorale: la “custodia della bellezza” – potrebbe essere il sottotitolo di questa edizione, che ne pensate? – la “custodia della bellezza” è uno dei temi che cerco di diffondere con le associazioni e le fondazioni che presiedo, in particolare l’Associazione Tota Pulchra, intimamente e geneticamente votata alla condivisione della “Via Pulchritudinis” ossia la via della bellezza, appunto; e la Fondazione Rezza Pro Cultura et Caritate, nata in seno al Capitolo di San Pietro in Vaticano, del quale sono Prefetto.
Con entrambe queste realtà, abbiamo realizzato numerosi restauri, fra cui moltissimi dipinti, soprattutto seicenteschi, ma anche, per esempio, contribuito ai lavori per il restauro di diverse chiese ed opere in esse contenute, fra cui il Sacro tugurio di Rivotorto ad Assisi; al Palazzo della Cancelleria Apostolica abbiamo restaurato l’imponente archivio ligneo del ‘600… e molto altro.

Attualmente, abbiamo in animo d’intraprendere il restauro della Chiesa di Santa Maria Annunziata in Borgo, detta “L’Annunziatina”, sita a pochi passi da Piazza San Pietro, all’interno della quale abbiamo, fra le altre opere, un capolavoro quattrocentesco: la Madonna del latte di Antoniazzo Romano.
È una chiesa che ha una storia travagliata, come spesso sono le storie, ma è RESISTENTE. Per tornare dunque a ciò che dicevo circa la vostra missione, che ha più affinità con la mia di quanto non appaia ad un primo sguardo superficiale: possiamo dire che si tratta di un apostolato della bellezza, ma una bellezza che è metafora di un’altra, più sottile e vasta bellezza, una bellezza che vince il tempo e trionfa su tutto ciò che non la conosce o non la considera.

È una bellezza che ha il medesimo statuto della verità: una bellezza che è autentica e necessaria: VITALE. Perché nutre lo spirito. Perché senza, anche se in ottima salute, saremmo morti: morti viventi. Per questo merita di essere difesa, preservata, condivisa.
Questo mio intervento, dunque, per ricordare, ricordarci, maturare insieme una coscienza condivisa che, se c’è stato qualcuno che ha piegato il marmo come lo ha piegato Bernini, o Michelangelo; dipinto come hanno dipinto Giotto, Botticelli, Raffaello… e questi hanno inteso il proprio mestiere come un’offerta delle proprie abilità al servizio dell’elevazione spirituale dell’uomo, è quanto mai necessario che l’esempio delle potenzialità umane che essi hanno dimostrato venga conservato, insegnato, tramandato; senza al contempo smettere di contemplare la luna che le loro e le vostre abili dita indicano. Con il SUO aiuto. Grazie, buon salone e, soprattutto, buona missione!”

Tommaso Scattolari (LaVoceDelParlamento.it)

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