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martedì, Luglio 16, 2024
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IL PLUTONIUM, PORTA DEGLI INFERI DI HIERAPOLIS.

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Plutone, il dio degli inferi.

Poche città sanno suscitare un fascino misterioso come Hierapolis, la “Città Santa”, chiamata così per il gran numero di templi in essa presenti, dal Santuario di Demetra e Core al Tempio di Apollo. Tipica città ellenistica, Hierapolis si trova nell’antica Anatolia (Turchia) culla delle civiltà degli Ittiti, dei Frigi, dei Traci, dei Lidi, degli Armeni e degli Elleni (Greci), e venne incorporata negli Imperi persiano, macedone, romano e bizantino, che l’apprezzarono e la modificarono finché non cadde nelle mani dei turchi dell’XI secolo, i quali ne cancellarono l’esistenza. La città era famosa per le sue sorgenti termali, i suoi tessuti di lana, coloranti di alta qualità e come luogo di nascita del filosofo stoico Epitteto. È un luogo pieno di storia e molto ben conservato, come d’altronde molti siti della Turchia (a volte basterebbe “solo” rialzare gli elementi crollati a terra e ricollocarli in opera come in un gigantesco puzzle per riavere una visione integrale di edifici, questo qualora le pietre non siano già state distrutte dai locali per ricavarne calce…), risalente all’Età del Ferro, occupato dai Frigi e colonizzato dai Greci. Le sorgenti termali che l’hanno resa famosa sono in un certo senso collegate ad un’altra caratteristica della città: la presenza di un Plutonium, o Porta di Plutone, un sito religioso costruito sopra una grotta che emette gas tossici. Qui erano comuni i sacrifici rituali di animali che venivano gettati nella grotta e tirati fuori con delle corde a loro legate. I sacerdoti che conducevano le vittime sacrificali sembravano non soffrire di alcun disturbo, apparendo immuni ai gas. La gente credeva che fosse accaduto un miracolo e che quindi ai sacerdoti fossero stati conferiti poteri superiori e godessero della protezione divina anche in virtù della loro condizione di eunuchi. Cosa c’è di vero in tutto questo? La scoperta, tutta italiana, del Plutonium ha fornito molte risposte ad una storia che sarebbe stata altrimenti confinata nelle nebbie della leggenda. Prepariamoci, dunque, a conoscere i fatti reali in questo nuovo articolo della “Stele di Rosetta”, in esclusiva per IQ.

TABELLA DEI CONTENUTI

HIERAPOLIS, LA “CITTA’ SANTA”

I PRINCIPALI MONUMENTI

IL PLUTONIUM, LA PORTA DEGLI INFERI

IL PLUTONIUM, UN LUOGO DI PELLEGRINAGGIO

I LUOGHI GEOTERMICI E IL SOPRANNATURALE

IL PLUTONIUM, UNA SCOPERTA TUTTA ITALIANA

IL COLPEVOLE: L’ANIDRIDE CARBONICA

I SACERDOTI DI CIBELE, ABILI IMBONITORI

IL PLUTONIUM OGGI

HIERAPOLIS, LA “CITTA’ SANTA”

Hierapolis di Frigia, da non confondersi con Hierapolis Bambice, in Siria, o con Hierapolis Castabala, in Cilicia, è una città ellenistico-romana che dominava la valle del fiume Lico sulla strada che collegava l’Anatolia al mar Mediterraneo. Le rovine si trovano nell’odierna località di Pamukkale (“castello di cotone”), situata nella provincia di Denizli, in Turchia, e famosa per le sue sorgenti calde, che formano fiabesche e spettacolari concrezioni calcaree. Hierapolis di Frigia è uno dei siti archeologici e naturalistici più frequentati del Mediterraneo, con circa 1,5 milioni di visitatori all’anno. Le maggiori attrazioni turistiche sono rappresentate dalle concrezioni calcaree, dalle calde acque termali che sgorgano in mezzo alle rovine, e il patrimonio architettonico della città antica: un teatro romano molto ben conservato, una vasta necropoli e il Martyrium dell’apostolo Filippo, il cui complesso occupa per intero la collina che sovrasta la città.

Le magnifiche terrazze di travertino bianco di Pamukkale.

Hierapolis fu fondata dai Seleucidi (dinastia fondata nel 312 a.C. da Seleuco I Nicatore in seguito alla morte di Alessandro Magno, di cui fu uno dei generali) al tempo di Antioco I (281-261 a.C.) e ricevette lo status di polis da Eumene di Pergamo (197-160 a.C.). La città era famosa per i suoi tessuti di lana di alta qualità e i prodotti coloranti. Mentre gli abitanti frigi della valle furono gradualmente ellenizzati, Hierapolis fu fin dall’inizio una fondazione greca.

La città fu ampliata con il bottino della battaglia di Magnesia del 190 a.C. dove Antioco il Grande fu sconfitto dall’alleato di Roma Eumene II. In seguito al Trattato di Apamea che pose fine alla guerra siriana, Eumene annesse gran parte dell’Asia Minore, inclusa Hierapolis.

Hierapolis divenne un centro di cura dove i medici utilizzavano le sorgenti termali come trattamento per i loro pazienti. La città iniziò a coniare monete di bronzo nel II secolo a.C. Queste monete danno il nome Hieropolis . Non è chiaro se questo nome si riferisse al tempio originale ( ἱερόν , hieron ) o onorasse Hiera, la moglie di Telefo , figlio di Eracle e della principessa misia Auge, la presunta fondatrice della dinastia Attalide di Pergamo. Questo nome alla fine cambiò in Hierapolis (“città santa”), secondo il geografo bizantino Stephanus a causa del suo gran numero di templi.

Nel 133 a.C., quando Attalo III di Pergamo morì, lasciò in eredità il suo regno a Roma. Hierapolis divenne così parte della provincia romana dell’Asia. A differenza di altre città della regione, non fu mai ricostituita come colonia romana, anche se ebbe luogo una certa romanizzazione. Nel 17 d.C., durante il regno dell’imperatore Tiberio, un forte terremoto distrusse la città. Il filosofo Epitteto nacque schiavo nella città nel 50 d.C.

Filippo Apostolo, particolare del mosaico della Basilica di San Vitale a Ravenna, IV secolo.

Attraverso l’influenza dell’apostolo cristiano Paolo, qui venne fondata una chiesa mentre egli si trovava a Efeso. L’apostolo cristiano Filippo trascorse qui gli ultimi anni della sua vita. Si presume che il Martyrium della città sia stato costruito sul luogo in cui Filippo fu crocifisso nell’80 d.C.

Nel 60, durante il regno di Nerone, un terremoto ancora più violento lasciò la città completamente in rovina. Successivamente la città fu ricostruita in stile romano con il sostegno finanziario imperiale. Fu durante questo periodo che la città raggiunse la forma attuale. Il teatro fu costruito nel 129 per la visita dell’imperatore Adriano. Fu ristrutturato sotto Settimio Severo (193–211). Quando Caracalla visitò la città nel 215, le conferì l’ambito e prestigioso titolo di neocoros (ossia di custode del culto imperiale romano) concedendo alla città alcuni privilegi e il diritto di santuario. Questa era l’età d’oro di Hierapolis. Migliaia di persone vennero per beneficiare delle proprietà medicinali delle sorgenti termali. Furono avviati nuovi progetti di costruzione: due terme romane, una palestra, diversi templi, una strada principale con un colonnato e una fontana presso la sorgente termale. Hierapolis divenne una delle città più importanti dell’Impero Romano nel campo delle arti, della filosofia e del commercio. La città crebbe fino a raggiungere i 100.000 abitanti e divenne ricca. Durante la sua campagna contro il sassanide Shapur II nel 370, l’imperatore Valente fece l’ultima visita imperiale alla città.

Originariamente sede della Frigia Pacatiana, l’imperatore romano d’Oriente Giustiniano elevò il vescovo di Hierapolis al rango di metropolita nel 531. Le terme romane furono trasformate in una basilica cristiana. Durante il periodo bizantino la città continuò a fiorire e rimase anche un importante centro per la cristianità.

All’inizio del VII secolo la città fu devastata prima dagli eserciti persiani e poi da un altro terremoto distruttivo, dal quale ci volle molto tempo per riprendersi.

Nel XII secolo, l’area passò sotto il controllo del sultanato selgiuchide di Konya prima di cadere nelle mani dei crociati sotto Federico Barbarossa e dei loro alleati bizantini nel 1190. Circa trent’anni dopo, la città fu abbandonata prima che i Selgiuchidi costruissero un castello nel XIII secolo. Il nuovo insediamento fu abbandonato alla fine del XIV secolo. Nel 1354, il grande terremoto della Tracia fece crollare i resti dell’antica città. Le rovine furono lentamente ricoperte da uno spesso strato di calcare.

Hierapolis continuò ad essere meta di viaggiatori e studiosi anche nel corso del XX secolo. Interessante è la testimonianza di Leo Weber il quale riferisce che gli abitanti del luogo continuavano a recarsi presso le acque termali per curarsi e che per tradizione usavano legare alle piante intorno alla sorgente strisce di stoffa come ex-voto.

I PRINCIPALI MONUMENTI

Prima di parlare del Plutonium, è necessario ricordare che a Hierapolis esistono splendide testimonianze monumentali del suo straordinario passato. Eccone alcune.

La strada principale.

La strada principale
L’impianto urbano di Hierapolis, riferibile probabilmente ad età ellenistica, presenta un asse principale nord-sud, la grande plateia (strada principale), lungo la quale si sviluppa un reticolo stradale ortogonale che divide la città in isolati regolari, piuttosto allungati. All’interno di questo impianto si disponevano gli edifici pubblici e le case. Nella parte nord della città, lungo la strada che portava verso Tripoli, cominciarono a formarsi, tra il II e il I secolo a.C., i primi nuclei della necropoli, che si svilupperà in età imperiale, con tombe a fossa ed edifici funerari.

Nell’uso greco a cui era ispirata la città di Hierapolis non esistevano il cardo e il decumano massimi come nell’urbanistica romana ma un’unica via con due porte alle estremità del centro urbano, che si diramava nelle due direzioni. La strada principale correva da nord a sud vicino ad una scogliera con terrazze di travertino. Era lunga circa 1.500 metri e larga 13,5 metri ed era delimitata su entrambi i lati da un porticato. Ad entrambe le estremità della strada principale c’erano due porte monumentali (la Porta di Frontino e la Porta Bizantina) fiancheggiate da torri quadrate costruite con massicci blocchi di pietra. Le strade laterali erano larghe circa 3 metri.

La Porta di Frontino, com’era e come è oggi.

La Porta di Frontino
La Porta di Frontino è l’ingresso monumentale della città di Hierapolis, fatto costruire dal romano Sesto Giulio Frontino, grande scrittore ed elaboratore di idraulica e di tecniche varie, celebre per il trattato sugli acquedotti, ma genio in svariati campi, incluso quello dell’architettura.
Il monumento è collocato ad un estremo della via principale della città (che misurava circa 13 m di larghezza) e costituisce uno dei due ingressi alla stessa, essendo l’altra porta all’estremità opposta.
La porta era a tre fornici di cui uno in entrata e due in uscita, per la sicurezza cittadina.

La Porta Bizantina.

La Porta Bizantina
La porta fa parte di un sistema di fortificazione costruito a Hierapolis in epoca teodosiana (fine IV secolo) e ne costituisce l’ingresso monumentale, cui corrisponde la Porta di Frontino, simmetrica a sud della città. Costruito con materiale di riutilizzo proveniente dalla demolizione dell’Agorà, è fiancheggiato da due torri quadrate. Davanti alla porta furono ritrovati crollati quattro grandi mensole marmoree con teste di leoni, di pantera e di gorgone. Sono piuttosto espressivi e, pur appartenendo ad edifici antichi, furono evidentemente riutilizzati come elementi apotropaici sui due lati della porta per scongiurare influssi malefici.

Il Teatro
La costruzione del Teatro avvenne in età giulio-claudia, come evidenzia la raffinata decorazione architettonica conservata, sfruttando in parte le pendici della collina, in parte per mezzo di sostruzioni, secondo l’uso romano. Esso poteva contenere circa 10000 spettatori seduti. Il bellissimo marmo bianco utilizzato proviene probabilmente dalle cave locali di Thiountas e sono presenti fusti e rivestimenti in pregiato marmo pavonazzetto dalla vicina città di Docimium.

In età severiana il teatro fu oggetto di una fastosa monumentalizzazione per cui l’edificio scenico venne ricostruito e ingrandito per sostenere l’imponente facciata del fronte scena, ornato da una decorazione marmorea articolata in tre ordini sovrapposti, con statue e rilievi figurati sui diversi livelli, anche nei due aerei parasceni colonnati.

Nel IV secolo l’orchestra venne trasformata in una grande vasca d’acqua per potervi realizzare spettacoli acquatici, molto di moda in quel periodo, ad opera di un certo Magnus di cui un’iscrizione recita: “rese la città un santuario delle ninfe”: per cui murò le porte dell’orchestra, e rivestì tutte le superfici con malta signina impermeabilizzante, di cui sono ancora conservati molti lacerti.
Alla metà dello stesso secolo, sotto l’imperatore Costanzo II, un’importante iscrizione incisa sull’architrave marmoreo del secondo ordine della scena fa riferimento a lavori di consolidamento e di restauro del Teatro, che si resero necessari a fronte di un terremoto che aveva portato a crolli di parti delle aeree strutture colonnate della fronte scena.

Un terremoto avvenuto a Hierapolis nel VII secolo causò il crollo dell’intero edificio nonché il definitivo abbandono della città. Dal XVIII secolo, le suggestive rovine del monumento sono diventate un tema ricorrente nelle descrizioni e nelle incisioni dei viaggiatori europei.

Il Ninfeo dei Tritoni, come appariva e come è oggi.

Il Ninfeo
Il Ninfeo si trova all’interno dell’area sacra antistante il Tempio di Apollo. Risale al II secolo d.C. Era un santuario delle ninfe, una fontana monumentale che distribuiva l’acqua alle case della città attraverso un’ingegnosa rete di tubature. Il monumento fu riparato nel V secolo in epoca bizantina.

Dotato di una facciata marmorea, si affaccia sulla via di Frontino, dove il piano stradale era costituito da uno strato di terra frammista a calcare e ciottoli, lungo il marciapiede ovest, con varie parti sopravvissute: lacunari, basi di colonna, basi di lesena, basi di pilastro, pilastri cuoriformi e capitelli.

Ora rimangono solo la parete di fondo e le due pareti laterali. Le pareti e le nicchie murarie erano decorate con statue. Il team archeologico italiano ha portato alla luce due statue di sacerdotesse, che ora sono esposte al museo locale.

La necropoli.

La Necropoli
Al di là delle mura della città e del prato, seguendo la strada principale colonnata e superando le terme esterne ( thermae extra muros ), una vasta necropoli si estende per oltre 2 chilometri (1,2 miglia) su entrambi i lati dell’antica strada per Tripoli frigia e Sardi. L’altro va a sud da Laodicea a Closae. La necropoli si estende dalla parte settentrionale a quella orientale e meridionale della città vecchia. La maggior parte delle tombe sono state scavate.

Questa necropoli è una delle meglio conservate della Turchia. La maggior parte delle circa 1.200 tombe furono costruite con varietà locali di pietra calcarea, sebbene sia stato utilizzato anche il marmo. La maggior parte delle tombe risalgono al periodo tardo ellenico, ma ve ne sono anche un numero considerevole del periodo romano e paleocristiano. Le persone che nell’antichità si recavano a Hierapolis per cure mediche e gli autoctoni della città seppellivano i loro morti in tombe di diverso tipo a seconda delle loro tradizioni e della condizione socio-economica.

Il sarcofago di Ammiano
Ci sentiamo di evidenziare un rilievo sul sarcofago di un certo Marco Aurelio Ammiano, un mugnaio locale, che raffigura la prima macchina conosciuta dotata di manovella e biella. Sul frontone è raffigurata una ruota idraulica alimentata dalla girante di un mulino che aziona tramite un treno di ingranaggi due seghe a telaio che tagliano blocchi rettangolari mediante bielle e, per necessità meccanica, manovelle. L’iscrizione allegata è in greco e attribuisce il meccanismo alla “abilità con le ruote” di Ammiano.

Schema della segheria romana di Hierapolis.

Per la prima volta, tutti i componenti essenziali della molto più tarda macchina a vapore furono assemblati da un’unica cultura tecnologica il che fa necessariamente retrodatare di un intero millennio l’invenzione del meccanismo a manovella e biella. Con il sistema a manovella e biella, tutti gli elementi per la costruzione di una macchina a vapore (inventata nel 1712) – l’eolipile di Hero (che genera energia vapore), il cilindro e il pistone (nelle pompe a forza metallica), le valvole di non ritorno (nelle pompe dell’acqua), ingranaggi (nei mulini ad acqua e negli orologi) – erano conosciuti in epoca romana.
Nel giugno 2014 il sarcofago è stato conservato presso il Museo di Hierapolis e, curiosamente, non esposto.

Il Martyrium di San Filippo
Un sigillo in bronzo del VI secolo conservato al Virginia Museum of Fine Arts di Richmond (USA) rappresenta l’apostolo Filippo e il suo Martyrium, ma anche una chiesa totalmente sconosciuta sino al 2011 e delle scalinate che salgono la collina. Gli scavi hanno successivamente condotto alla scoperta di scalinate processionali nei pressi del Martyrium, una chiesa scomparsa nel V secolo e al centro della chiesa una tomba a sacello di epoca romana. Nei pressi fontane, vasche termali e alloggi per i pellegrini.

Il Martyrium.

Il Martyrium di San Filippo sorge sulla sommità del colle fuori dal tratto nord-orientale delle mura cittadine. Risale al V secolo. Si diceva che Filippo fosse stato sepolto al centro dell’edificio e, sebbene la sua tomba sia stata recentemente portata alla luce, la posizione esatta non è stata ancora verificata. Il Martyrium bruciò alla fine del V o all’inizio del VI secolo, come attestano i segni di fuoco sulle colonne. Si dice che Filippo sia stato martirizzato a Hierapolis essendo crocifisso a testa in giù o appeso a testa in giù a un albero per le caviglie.

Di solito si ritiene che il Martyrium abbia preso il nome dall’apostolo cristiano Filippo, ma fin dai primi tempi ci sono state alcune controversie sull’effettiva identità di “Filippo di Hierapolis“.

Ricostruzione grafica del Martyrium.

Il Martyrium aveva un disegno particolare, probabilmente eseguito da un architetto di un imperatore bizantino. Ha una struttura centrale ottagonale con un diametro di 20 metri (66 piedi) sotto una cupola di legno ricoperta di tegole di piombo. Questa è circondata da otto ambienti rettangolari, ciascuno accessibile tramite tre archi. Quattro servivano da ingressi alla chiesa, gli altri quattro da cappelle. Lo spazio tra le otto stanze era occupato da cappelle eptagonali con abside triangolare. La cupola sopra l’abside era decorata con mosaici. Tutta la struttura era circondata da un porticato con colonne di marmo. Tutte le pareti erano rivestite con pannelli di marmo.
Nel 2011, è stato annunciato che la tomba di Filippo potrebbe essere stata scoperta a circa 40 metri dal Martyrium.

La presunta Tomba di Filippo.

Il Tempio di Apollo
Il tempio, che ha una scalinata in marmo, si trova all’interno di un’area sacra, lunga circa 70 metri. Era circondato da un muro di cinta ( temenos). Il tempio era addossato alla collina con la parte posteriore, il peribolo era circondato sui restanti lati meridionale, occidentale e settentrionale da un portico marmoreo, parzialmente scavato.

Rovine del Tempio di Apollo.

A seguito di studi effettuati in loco nel 1998, un geologo del CNR, Luigi Piccardi, riconobbe che l’origine sia del Tempio di Apollo che del vicino Plutonium, era legata all’esistenza della traccia superficiale di una faglia sismica, sulla quale entrambi i santuari furono costruiti appositamente e che furono venerati come la Porta dell’Ade.

Il Plutonium era il centro religioso più antico della comunità nativa, il luogo in cui Apollo si incontrava con Cibele. Si diceva che solo il sacerdote della Grande Madre potesse entrare nella grotta senza essere sopraffatto dai nocivi fumi sotterranei. I templi dedicati ad Apollo erano spesso costruiti su siti geologicamente attivi, incluso il suo più famoso, il tempio di Delfi.

IL PLUTONIUM, LA PORTA DEGLI INFERI

Il Cancello di Plutone.

Questo tempio stupiva ed affascinava i residenti di Hierapolis: appena oltre il suo cancello di pietra, in una grotta avvolta in una fitta nebbia, una strana forza compiva azioni oscure: i tori introdotti all’interno si sdraiavano e morivano; i sacerdoti eunuchi ne uscivano incolumi.
Era la volontà sanguinaria di Plutone, il dio degli inferi? Il potere soprannaturale dei preti?

Il racconto di Strabone
Il geografo greco Strabone, nei racconti dei suoi viaggi in Asia Minore nel I secolo a. C., descrive le singolari proprietà del Plutonium:

un’apertura di dimensioni sufficienti per farci passare un solo uomo, ma con una discesa che va in profondità… lo spazio è riempito da un vapore fitto e scuro, così denso che il fondo difficilmente può essere individuato… Gli animali che vi entrano… muoiono all’istante. Anche i tori, quando sono portati al suo interno, cadono a terra e ne escono morti.

Caratteristiche del Plutonium
Il Plutonium è una piccola grotta, appena sufficiente per consentire l’ingresso di una persona attraverso un ingresso recintato, oltre il quale scendono delle scale, e da cui fuoriesce gas soffocante. La porta della grotta era incorporata in una parete di un’arena rettangolare all’aperto, sormontata da un tempio e circondata da posti a sedere rialzati in pietra per i visitatori. Dietro la camera coperta di 3 metri quadrati c’è una profonda fenditura nella roccia, attraverso la quale passa acqua calda che scorre velocemente, rilasciando un gas dall’odore pungente. Poiché il gas era letale, si pensava che fosse stato inviato da Plutone. Davanti all’ingresso si trovava un’area recintata di 2.000 metri quadrati. Era coperto da uno spesso strato di gas soffocante, che uccideva chiunque osasse entrare in quest’area. I sacerdoti vendevano uccelli e altri animali ai visitatori, affinché potessero provare quanto fosse mortale quell’area recintata. I visitatori potevano (a pagamento) porre domande all’oracolo di Plutone. Ciò forniva una considerevole fonte di reddito per il tempio. Lo stesso Strabone fece una prova, e infatti scrive:

“Noi stessi gettammo dentro dei passeri, e immediatamente caddero a terra senza vita”.

Il Plutonium, in alto nella ricostruzione grafica, in basso come appare oggi.

IL PLUTONIUM, UN LUOGO DI PELLEGRINAGGIO

Il Plutonium era un celebre luogo di pellegrinaggio dell’Antichità, luogo in cui i sacerdoti sacrificavano tori a Plutone, portandoli davanti all’ingresso della grotta da cui uscivano gas velenosi. I tori morivano soffocati davanti ai pellegrini arrivati da tutto il mondo ellenistico e poi da quello romano. Strabone ne parla come uno dei più grandi santuari dell’Antichità, un luogo da cui riuscivano ad uscire vivi dall’anfratto mefitico solo gli eunuchi di Cibele, antica dea della fertilità, probabilmente trattenendo il fiato o approfittando di sacche d’aria respirabile, mentre gli uccelli che si avvicinavano troppo alla cavità morivano avvelenati dai fumi.

Ricostruzione grafica dell’intera area del Plutonium.

Furono i Frigi a costruire sul sito un tempio dedicato alla dea madre Cibele probabilmente nella prima metà del VII secolo a.C. Questo tempio, originariamente utilizzato dalle comunità indigene che vivevano nella valle del Lico, avrebbe poi costituito il centro di Hierapolis. Quando arrivarono i coloni greci e costruirono la città sul modello insediativo preesistente, l’antico culto di Cibele venne progressivamente assimilato alla religione greca. Ben prima della colonizzazione greca, quindi, l’area era vista come una porta verso gli inferi e un luogo di comunicazione con le divinità degli inferi a causa dei gas tossici che emergono da una sorgente calda all’interno della grotta. Secondo Strabone e Damascio, il tempio costruito sulla sommità della grotta era legato alla dea madre Cibele. Dopo il processo di assimilazione nella cultura greca, fu associato ad Ade (Plutone) e Persefone invece che a Cibele e il tempio fu chiamato Plutonium.

Le prove archeologiche suggeriscono che il sito fu pienamente funzionante fino al IV secolo d.C., ma rimase un luogo di sporadiche visite da parte di visitatori per i successivi due secoli. Il tempio fu distrutto nel VI secolo d.C. da terremoti.

I LUOGHI GEOTERMICI E IL SOPRANNATURALE

Larderello, Toscana. La Valle del Diavolo.

Arriva così dalla Storia una nuova prova dei legami che, in passato, correlavano i luoghi geotermici al mondo del Sacro e dell’Oltretomba. Non a caso, ad esempio, il luogo dove oggi sorge Larderello, in Toscana, è ancora noto come la Valle del Diavolo, e pare che addirittura proprio a questi luoghi Dante Alighieri si sia ispirato per descrivere l’Inferno nella sua Comedia. Fino a due secoli fa il territorio dove oggi sorge Larderello sembrava un luogo uscito dall’inferno: le manifestazioni geotermiche naturali, come sbuffi e getti di vapore, capaci di raggiungere i 160 °C diffondevano nell’aria il caratteristico odore sulfureo, evocativo di demoniache presenze. Il paesaggio risultante era brullo, spoglio di alberi come di anime, e a Larderello è stata proprio la coltivazione geotermica che ha consentito di cambiare le cose, addomesticando per la prima volta al mondo la geotermia a fini ed usi industriali, prima prevalentemente chimici, oggi prevalentemente elettrici.

IL PLUTONIUM, UNA SCOPERTA TUTTA ITALIANA

Il 14 marzo del 2013 l’ANSA diramò questa nota:

“Una missione archeologica italiana ha scoperto nell’antica Hierapolis di Frigia la storica porta di accesso agli Inferi di cui parlano diversi autori dell’Antichità, è stato annunciato questo pomeriggio a Istanbul. La scoperta, fatta dalla missione diretta da Francesco D’Andria dell’Università del Salento – responsabile degli scavi nella città ellenistico-romana – le cui rovine si trovano in Turchia vicino al Comune di Pamukkale, è stata annunciata dallo stesso D’Andria a un convegno sull’archeologia italiana. (…) D’Andria ha spiegato all’ANSA di averlo ritrovato ispirandosi all’abbondante letteratura dell’epoca e ricostruendo fino a una grotta il percorso di una sorgente termale, constatando che in quella zona si raccoglievano cadaveri di uccelli morti.

Si concludevano così le ricerche del misterioso Cancello di Plutone, durate oltre mezzo secolo anche grazie (e purtroppo) ai corpi senza vita di diversi uccelli che, avvicinatisi troppo ai fumi mefitici di anidride carbonica che fuoriescono dalla grotta, morivano davanti agli occhi dei ricercatori.

Logo del MAIER.

Un’avventura iniziata nel 1957
Nel sito archeologico di Hierapolis opera dal 1957 la “Missione Archeologica Italiana di Hierapolis di Frigia” (MAIER), fondata da Paolo Verzone del Politecnico di Torino. Nei primi trent’anni di scavi furono individuati tutti i più importanti punti nevralgici dell’antica città, compreso il già citato Tempio di Apollo all’interno del quale, in cui il carattere ctonio (sotterraneo) appare strettamente legato alla faglia sismica e ai fenomeni geotermici che scaturiscono dalle viscere della terra, fu possibile rilevare la presenza, nella parte centrale del pavimento della cella, di un bothros: un foro che lo metteva in contatto con la sottostante fenditura e quindi con le divinità infere. Queste caratteristiche fecero ipotizzare che fosse il Plutonium citato dalle fonti antiche, ma le oggettive differenze architettoniche del vano ipogeico, posto al di sotto del tempio, con le descrizioni del Plutonium contenute nei resoconti degli autori antichi, fecero rigettare infine la tradizionale identificazione con questo monumento. Con la scoperta del Plutonium si chiudeva quindi la lunga discussione iniziata con gli scavi del Santuario di Apollo alla metà degli anni Sessanta.

IL COLPEVOLE: L’ANIDRIDE CARBONICA

Duemila anni fa, solo forze soprannaturali potevano spiegare questi fenomeni dalle profondità dell’Ade. Hierapolis si trova in una delle aree geologicamente più attive della regione; 2200 anni fa si credeva che le sue sorgenti termali avessero grandi poteri curativi. La grotta del Plutonium sorge esattamente sopra una profonda fessura che corre sotto Hierapolis ed emette costantemente anidride carbonica vulcanica (CO2), che fuoriesce sotto forma di nebbia visibile.

Corsi diurni delle concentrazioni di gas CO2 davanti all’anticamera della grotta all’interno del santuario di Plutone. Le misurazioni sono state eseguite per 24 ore (dalle 21:00 alle 21:00) a tre diverse altezze fuori terra (livello più basso 15 cm; livello medio 40 cm; e livello superiore 100 cm).

Un gruppo di ricerca guidato dal biologo vulcanico Hardy Pfanz dell’Università di Duisburg-Essen in Germania ha studiato il potenziale letale del santuario in modo più dettagliato. Pfanz e i suoi colleghi hanno misurato la concentrazione di CO2 nell’arena nel corso del tempo. Durante il giorno, il calore del sole dissipa il gas. Ma di notte il gas, leggermente più pesante dell’aria, fuoriesce e forma un “lago” di CO2 sul pavimento riparato dell’arena. È particolarmente mortale all’alba, quando la concentrazione di CO2 a 40 centimetri sopra il pavimento dell’arena raggiunge il 35%, abbastanza da asfissiare e uccidere animali o addirittura persone in pochi minuti, dice Pfanz. Tori, montoni e uccelli morivano durante le cerimonie religiose a causa quindi delle elevate concentrazioni di CO2 provenienti dal sottosuolo, in grado di arrivare al 91%; si tratta di vapori che ancora oggi sono emessi in modo naturale dal sottosuolo geotermico a causa del degassamento (ossia l’eliminazione dei gas disciolti nei liquidi od occlusi nei solidi), in concentrazioni che continuano ad uccidere insetti, uccelli e mammiferi.

Ma le concentrazioni diminuiscono rapidamente con l’altezza. Infatti, più si abbassava il pavimento della grotta, maggiore è la quantità di gas soffocante, che formava un lago letale di anidride carbonica (il gas nocivo è più pesante dell’ossigeno, quindi si deposita più in basso, il che è uno dei motivi per cui le perdite di CO₂ in casa rendono mortali gli scantinati). Gli animali con il naso a terra probabilmente respiravano molto più gas degli umani che camminavano in piedi accanto a loro, il che potrebbe spiegare la miracolosa impermeabilità dei sacerdoti.

I SACERDOTI DI CIBELE, ABILI IMBONITORI

Statua di Cibele.

Secondo Pfanz, i sacerdoti eunuchi probabilmente compivano i loro sacrifici solo nelle ore mattutine o serali, quando la concentrazione del gas era più alta. Gli animali sacrificali non erano abbastanza alti da tenere la testa completamente lontana dal lago di CO2 e, quando avevano le vertigini, la loro testa sarebbe caduta ancora più in basso, esponendoli a concentrazioni di CO2 più elevate e portandoli alla morte per asfissia. I sacerdoti, tuttavia, erano abbastanza alti da tenere la testa al di sopra dei gas pericolosi e potrebbero persino stare in piedi su pietre per aumentare la loro altezza. “Loro sapevano che il soffio mortale del [mitico segugio infernale] Kerberos raggiungeva solo una certa altezza massima“, dice Pfanz.

Oggi abbiamo la nozione del degassamento della CO2, e sappiamo che la sua concentrazione arriva a livelli in grado di uccidere nelle prime decine di centimetri a partire dal suolo, quanto bastava per uccidere gli animali e lasciare indenni i sacerdoti, più alti.

Bassorilievo di un Archigallo. capo dei sacerdoti di Cibele.

Pfanz ritiene, quindi, che essi fossero a conoscenza dell’ambiente chimico locale. Ad esempio, pensa che i sacerdoti sarebbero stati attenti a evitare di avvicinarsi troppo al cancello se non a mezzogiorno, quando il santuario era relativamente sicuro. Tuttavia, Francesco D’Andria non ne è così sicuro. La sua squadra ha trovato molte antiche lampade a olio immediatamente attorno alla porta dell’inferno, suggerendo che i sacerdoti potrebbero essersi avventurati nelle vicinanze di notte nonostante i pericolosi livelli di CO2.

Strabone registrò che i sacerdoti potevano persino mettere la testa all’interno della porta dell’inferno e non subire effetti negativi. Egli pensava che questa immunità potesse essere dovuta alla loro castrazione. Tuttavia, anche i sacerdoti un po’ se la rischiavano: sebbene essi entrassero e uscissero illesi dalla grotta, Strabone notò che

“trattenevano il respiro quanto più [potevano]” e mostravano “un’indicazione di una sorta di attacco soffocante”.

IL PLUTONIUM OGGI

La scoperta del Plutonium è importante perché dimostra la veridicità delle fonti antiche e spiega come il “prodigio” dell’alito di Kerberos/Ade sia in realtà il frutto dell’attività geologica della regione. Nulla di strano, se consideriamo la tendenza degli antichi a costruire templi oracolari in luoghi geotermicamente turbolenti: è il caso, tanto per fare un esempio, del Tempio di Apollo a Delfi, famoso per la sacerdotessa (Pizia) che, seduta su un tripode posto sopra una fessura dalla quale fuoriuscivano vapori stordenti, vaticinava in preda ad allucinazioni che si credeva provenissero direttamente dal dio.

Gli Italiani hanno fatto risorgere Hierapolis, proclamata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, e visitata da 1,5 milioni di visitatori ogni anno. Il successo degli scavi italiani ha convinto le autorità turche ad operare interventi faraonici: sei grandi alberghi termali che si trovavano sul sito archeologico sono stati smantellati e portati altrove. Il team MAIER, ora guidato da Grazia Semeraro, ordinario di Archeologia Classica dell’Università del Salento, che ha preso il posto di Francesco D’Andria, sta lavorando ad una ricostruzione virtuale del Plutonium. Nell’ambito di un progetto di restauro, una replica della statua in marmo di Ade e Cerbero è stata riportata nella sua posizione originale. Si sa che la statua era lì in tempi antichi.

Per chi volesse seguire le attività della Missione Archeologica Italiana a Hierapolis di Frigia, questa la pagina Facebook.

La statua di Ade e Cerbero riportata nella sua posizione originale.

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