Nel 2026 il leasing e il factoring si confermano due pilastri del finanziamento alle imprese italiane, in un contesto caratterizzato da tassi più stabili rispetto al biennio precedente, crescita moderata del PIL e maggiore selettività del credito bancario tradizionale. Dopo la fase di forte rialzo dei tassi che ha compresso la domanda nel 2023-2024, il progressivo assestamento del costo del denaro sta favorendo una ripresa più ordinata, con dinamiche differenziate tra settori e territori.
Il leasing beneficia di un rinnovato ciclo di investimenti produttivi, soprattutto nei comparti manifatturieri ad alta intensità tecnologica, nella logistica e nelle energie rinnovabili. Le imprese, pur mantenendo un atteggiamento prudente, tornano a pianificare sostituzioni e ampliamenti di impianti, privilegiando formule che preservano liquidità e linee autoliquidanti. Il leasing finanziario resta lo strumento principale per macchinari e beni strumentali, mentre cresce il peso del leasing operativo, favorito dall’esigenza di flessibilità e aggiornamento tecnologico continuo.
Nel 2026 assume rilievo anche il leasing immobiliare, sostenuto da operazioni di sale and lease back che consentono alle PMI di liberare capitale immobilizzato e rafforzare la struttura finanziaria. In un contesto in cui gli indici di leva sono osservati con attenzione da banche e investitori, questa soluzione permette di migliorare i ratio patrimoniali senza rinunciare all’utilizzo degli asset strategici. Nei distretti industriali del Nord, inclusa la Lombardia, si osserva una maggiore propensione a operazioni strutturate, spesso integrate con garanzie pubbliche o strumenti di finanza agevolata.
Dal lato dei rischi, il leasing deve fare i conti con una qualità del credito ancora eterogenea. Alcuni comparti, come edilizia e commercio tradizionale, mostrano tensioni sui flussi di cassa. Tuttavia, la natura reale e tangibile del bene sottostante continua a rappresentare un elemento di mitigazione del rischio per gli intermediari.
Il factoring nel 2026 si inserisce in un contesto di allungamento dei tempi di pagamento lungo le filiere. Le tensioni geopolitiche e la volatilità delle catene di fornitura hanno reso più complessa la gestione del capitale circolante. In questo scenario, la cessione dei crediti commerciali si conferma strumento chiave per stabilizzare la liquidità aziendale. Cresce in particolare il factoring pro soluto, scelto per trasferire il rischio di insolvenza e migliorare la posizione finanziaria netta.
Le grandi imprese utilizzano il factoring in chiave di supply chain finance, coinvolgendo fornitori e partner in piattaforme digitali che anticipano i crediti a condizioni competitive. Le PMI, invece, ricorrono allo strumento per compensare la minore elasticità delle linee bancarie tradizionali. L’evoluzione tecnologica incide in modo significativo: processi digitali, valutazioni automatizzate del merito creditizio e integrazione con sistemi di fatturazione elettronica rendono il servizio più rapido e meno oneroso.
Un tema centrale per il 2026 è la qualità del portafoglio crediti. L’aumento delle insolvenze registrato negli anni precedenti induce gli operatori a maggiore prudenza nella selezione dei debitori ceduti. Ne deriva un pricing più differenziato, con spread che riflettono in modo più puntuale il rischio settoriale e territoriale. Le filiere legate all’export mostrano una dinamica più favorevole, sostenute dalla ripresa della domanda estera e da un cambio più competitivo.
Dal punto di vista regolamentare, leasing e factoring si confrontano con requisiti patrimoniali e standard di trasparenza più stringenti. Gli intermediari specializzati tendono a rafforzare il capitale e a diversificare le fonti di funding, ricorrendo anche al mercato dei capitali tramite cartolarizzazioni di portafogli.
In prospettiva, il 2026 appare come un anno di consolidamento e selettività. La crescita dei volumi non sarà esplosiva ma qualitativa, orientata verso imprese con modelli di business solidi e piani industriali credibili. Per le aziende italiane, in particolare nei territori a forte vocazione manifatturiera, leasing e factoring rimangono leve fondamentali per sostenere investimenti, gestire il circolante e affrontare una fase economica ancora caratterizzata da incertezza ma anche da opportunità di riorganizzazione e rafforzamento competitivo.
