Siamo stati a Guidonia al Fairylands Celtic Festival per vedere da vicino come si svolge una manifestazione a tema celtico e.…beh ci siamo trovati catapultati in un mondo magico in cui realtà e fantasia sembrano convivere con una disorientante naturalezza. Dal 9 a 13 luglio 2025 nella suggestiva cornice della pineta di Guidonia, alle porte di Roma, si è di fatto aperto un portale temporale che ci ha trasportati tra i suoni, i colori e gli odori di un mondo perduto che rivive grazie alla passione dei gruppi e delle associazioni il cui scopo è far conoscere la cultura celtica e il folklore irlandese.

E non si tratta di un Festival dal sapore esotico, perché la cultura celtica ci appartiene più di quanto si possa immaginare. Infatti, questa straordinaria civiltà, che si è espansa dalle brume irlandesi al sole dell’Asia Minore, ci ha lasciato un’eredità culturale importantissima attraverso i raffinati manufatti, la mitologia e una parte del sapere druidico mutuato dai monaci irlandesi che, anche dopo la cristianizzazione dell’isola da parte di San Patrizio, hanno tenuto vive le ancestrali tradizioni locali. Britannia, Spagna, Francia, Germania e tutto il nord Italia erano abitati da genti celtiche che hanno lasciato impressa in questi territori una forte impronta culturale. Di fatto, ed è bene tenerlo presente, i Celti hanno costituito le radici culturali comuni dell’Europa di oggi.
Ma torniamo al Festival istituito nel 2001 da un gruppo di appassionati, l’Associazione il Clan APS, che ha saputo farlo crescere, complice anche il sempre maggiore interesse verso il celtismo in tutte le sue forme, fino a renderlo un evento riconosciuto a livello europeo da ECQUE (European Celtic Quality Events), e amato da una community di appassionati in continua espansione.

Accolti all’entrata dagli Argonath, riproduzioni delle due gigantesche statue di re antichi che segnavano l’ingresso meridionale del Regno di Gondor ne “Il Signore degli Anelli”, abbiamo cominciato la visita al Fairylands Celtic Festival, uno spettacolo che ha mescolato teatro, musica, rievocazione, gastronomia e magia. Ci siamo aggirati tra gli stand che proponevano affascinanti manufatti artigianali e, con ancora l’odore del cuoio e delle essenze nelle narici, non potevamo non assaporare una bevanda legata ad una cultura dai tratti fantasy, fatta di druidi e pozioni magiche, risalente a secoli fa e ricavata dalla fermentazione del succo di mela: il sidro.

Da sottolineare una notevole esposizione di falchi, aquile e gufi, creature simboliche e sacre nella cultura nordica, legati ai miti ed alle leggende dei popoli vichinghi. L’Autore non ha potuto resistere alla tentazione di tenere sul guanto di cuoio uno di questi maestosi animali. In altre aree si svolgevano prove di abilità come il lancio delle asce, o di sfida, tentando di reggere con una mano un lungo spadone a due mani: chapeau a tutti coloro che hanno avuto il “coraggio” e l’autoironia di partecipare a tali sfide, compreso il nostro accompagnatore.
Incrociare i cosplayer con i loro variopinti e accuratissimi costumi è stato inevitabile.
Nell’ambito della manifestazione, che occupa uno spazio straordinariamente ampio e che ha richiamato tanta, ma tanta gente, la nostra attenzione è stata richiamata dalla presenza del notissimo storico, antropologo, etnografo e archeologo Mario Polia, che ha presentato il suo ultimo libro, “Mitologia Tolkieniana: fantasia e tradizione”.

Tra i massimi conoscitori dell’opera di Tolkien, il Professor Polia, con il quale abbiamo intrattenuto una piacevole conversazione, ha cercato risposte a suggestivi interrogativi tra i quali: Tolkien può essere annoverato tra gli autori che attingono la loro ispirazione al patrimonio della Tradizione? La mitologia e la cosmogonia tolkieniana è soltanto frutto della fantasia del suo autore? E Tolkien in una manifestazione così c’entra tutto, perché per la realizzazione sue opere ha attinto, tra le varie, anche alla tradizione celtica e mitologia nordica.

Non poteva mancare, tra le tante, una dimostrazione a cura del Gruppo Tyrslog che ha portato in scena la vita e il combattimento dei popoli del nord, attraverso ricostruzioni storiche accurate e dimostrazioni di tecniche marziali vichinghe. Abbiamo assistito da vicino a duelli in armatura, manovre di battaglia e conosciuto le armi e le tattiche che hanno segnato un’epoca.
La musica è stata il cuore pulsante del Fairylands Celtic Festival. Sotto un affollatissimo palco, sul cui sfondo campeggiava un bellissimo ed evocativo triskell, incorniciato da due enormi menhir, abbiamo cercato una posizione favorevole (e l’abbiamo trovata grazie ai nostri amici), per goderci musiche e danze che andavano dal folk celtico, alla tradizione irlandese ad audaci contaminazioni moderne. In particolare, abbiamo apprezzato le performance energiche e coinvolgenti dei Boira Fusca (in dialetto piemontese “Grotta Scura”), una band proveniente dall’Alto Canavese che hanno presentato un repertorio Folk Rock di matrice celtica formato in gran parte da brani strumentali, principalmente tradizionali scozzesi ed irlandesi, rivisitati secondo una nuova chiave di lettura.


Impossibile poi non rimanere affascinati dalla precisione tecnica, dalla potenza scenica e spirito irlandese dei Gens D’Ys, la prima Accademia italiana (con sede a Busto Arsizio) dedicata ai balli dell’Isola di Smeraldo, composta da 34 insegnanti, di cui una espressamente autorizzata dalla Commissione Irlandese per la Danza (An Coimisiún le Rincí Gaelacha).
In particolare, l’insegnante Gens d’Ys ad aver conseguito la certificazione più alta prevista dalla Coimisiun: TCRG, è stata la seconda italiana al mondo a superare l’esame specifico.
Molto apprezzato è stato l’intervento sul palco del Sindaco di Guidonia, Mauro Lombardo, il quale ha contribuito con il supporto dell’Amministrazione che guida alla realizzazione di un evento sicuramente riuscito e importantissimo per la valorizzazione del territorio, avendo attirato migliaia di visitatori tra curiosi ed appassionati.

Abbiamo vissuto un’esperienza immersiva e trasformativa, approfittando di un’occasione rara per sperimentare, in un mondo fatto di suoni, visioni e sensazioni che attingono a un patrimonio culturale antichissimo, ma che riesce sempre a parlare al cuore contemporaneo.

