Ciclismo, il gran finale: Viviani come Sampras e Cancellara campione all’ultima gara.

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Elia Viviani

Il finale perfetto nello sport esiste ed Elia Viviani lo ha portato a compimento. In pochi atleti possono festeggiare un titolo mondiale e in pochissimi possono chiudere la carriera con un titolo mondiale, cosa ancor più difficile. Pensiamo a chi nell’ultima partita della carriera ha rovinato tutto come Zinedine Zidane o a chi ha inseguito per più di una volta il finale perfetto con tanto di ripensamenti e storici comeback come Tom Brady, Michael Jordan, Michael Schumacher e adesso anche Marcel Hirscher e Lindsay Vonn. Ma per fortuna c’è anche chi quel finale perfetto lo può festeggiare, lo aggiugne alla collezione dei suoi successi e che può dire basta sapendo di essere il migliore o quanto meno di aver preso una decisione in autonomia e non condizionata dall’avanzare imperterrito dell’età che limita l’agonismo. E’ il caso di Fabio Fognini che a Wimbledon ha lasciato dopo aver capito di poter essere ancora in grado di mettere in difficoltà il numero uno al mondo. Quanto a ritiri perfetti, a conclusioni da cinema il primo che ci viene in mente è Pete Sampras campione a USOpen 2002 battendo il suo rivale storico Andre Agassi in finale, dopo quella partita non ha più giocato, ma nel tennis ce ne sono tanti di esempi anche recenti come quello di Ashleigh Barty ritirata da numero uno del mondo a 25 anni. Ovviamente in Formula Uno non possiamo dimenticare il nome di Nico Rosberg campione del mondo nel 2016, annunciò il ritiro 5 giorni dopo l’ultima gara, come Alain Prost che chiuse la carriera dopo aver vinto il titolo mondiale 1993. E tornando al ciclismo gli esempi principali fino ad oggi erano Fabian Cancellara e Alberto Contador, lo svizzero ha salutato la bicicletta con l’oro olimpico a cronometro a Rio 2016 mentre l’iberico alla sua ultima Vuelta si è aggiudicato l’ultimo arrivo in salita della carriera sulla montagna simbolo della corsa spagnola, l‘Alto de Angliru. Questa digressione rende l’idea sul ristretto gruppo di eroi nel quale Elia Viviani è entrato a far parte andando ad incrociare le braccia dopo aver tagliato formando una X, per indicare che adesso la carriera è davvero finta nel migliore dei modi possibili.

Elia Viviani

Elia Viviani ha semrpe eliminato tutti gli avversari

E’ una metafora brutale e quasi cruenta, ma non ci sbaglieremo a dire che Elia Viviani in questi anni ha semrpe eliminato tutti i suoi rivali, tutti gli altri ciclisti presenti in pista considerata la sua specialità e le modalità tramite le quali si assegna la medaglia d’oro. La corsa ad eliminazione è una gara crudele, simile ad un videogioco (tant’è che recentemente è stata persino inserita una variante in Super Mario Kart) in cui ogni due giri di pista l’ultimo classificato termina la sua gara finché non ne resta solamente uno, degli Hunger games sportivi. Può capitare anche che dopo mesi di preparazione e un lungo viaggio intercontinentale ci si ritrovi a dover scendere dalla bicicletta dopo pochi secondi: un destino simile a chi viene sconfitto nelle fasi di qualificazione dei 100 metri alle Olimpiadi, ma in quel caso per molti anche solo prendere parte all’evento a cinque cerchi rappresenta una piccola vittoria, per l’eliminazione invece non è così semplicemente perché essa non è e non è mai stata nel programma olimpico. E’ però una delle specialità dell’Omnium, una competizione che fonde più gare insieme e che per la prima volta a Los Angeles 2028 non vedrà quindi ai nastri di partenza Elia Viviani che vi ha sempre partecipato fin da quando è stato inserito nel programma olimpico a Londra 2012. 4 anni più tardi Elia si metteva al collo la medaglia più prestigiosa della carriera, il titolo olimpico di Rio de Janeiro salendo sul podio davanti a Mark Cavendish e Lasse Hansen e lasciando a secco di medaglie l’amico Fernando Gaviria. Da li non è più sceso dal podio della pista ai giochi considerando il bronzo nell’omnium di Tokyo e l’argento di Parigi nella Madison. Medaglie alle quali si aggiungono 3 bronzi, 2 argenti e 3 ori ai mondiali, questi ultimi tutti nella sua gara, nella sua specialità che lo ha visto chiudere trionfando anche l’ultima giornata della sua carriera da pistard e non dimentichiamo che il titolo mondiale nella madison del 2015 insieme a Liam Bertazzo sfumò per un solo punto. In carriera ha anche vinto in strada, e da li la sua decisione di cercare fermamente una squadra per il 2025, non era un capriccio come ha specificato dopo la vittoria di Santiago del Cile, si è dimostrato in grado di partecipare ancora ad un grande giro e di andare vicino alla vittoria nelle volate della Vuelta. “Uno dei miei più grandi orgogli è aver contribuito al rilancio del movimento” ha proprio ragione Elia perché senza di lui il ciclismo su pista non esisterebbe in Italia considerando che a Londra 2012 era l’unico italiano. I successi degli ultimi anni, e anzi degli ulitmi giorni partono in qualche modo da lui e da Marco Villa. Vincere aiuta a vincere, come sta accadendo nel tennis, nell’atletica e nel nuoto anche nel ciclismo su pista c’è un prima e dopo Viviani e ormai nel nostro medagliere olimpico sono tre edizioni consecutive che l’inno risuona nel velodromo che sia di Rio per l’eliminazione, di Tokyo per l’inseguimento a squadre o a Parigi per la Madison.

A tal proposito sull’onda dell’entusiasmo che ormai ha pervaso i velodromi d’italia da quell’oro di Rio 2016, in questi mondiali è cresciuto ancora il movimento consegnandoci delle certezze chiamate Chiara Consonni e Vittoria Guazzini. Le campionesse olimpiche di Tokyo sono andate vicine ad un nuovo titolo, lo hanno mancato di poco nella Madison, la stessa specialità che aveva fatto esultare gli italiani a Parigi. Questa volta è arrivato un bronzo che però va ad aggiungersi alla medaglia d’oro, straordinaria vinta nell’inseguimento a squadre femminile. Oltre a Vittoria e Chiara (che è stata schierata nella sfida iniziale contro l’Australia) hanno festeggiato anche Martina Fidanza, Martina Alzini e Federica Venturelli, la più giovane. Hanno replicato il successo di tre anni fa nel 2022 quando proprio contro l’Australia iniziarono il cammino che portò all’oro. Fidanza raggiunge così il quarto titolo mondiale della carriera, sono due nello scratch e due nell’inseguimento a squadre. Riscattata totalmente la delusione di Parigi 2024 quando il gruppo rientrò nella schiera di quarti posti del team Italia ottenuti nel corso dell’intera olimpiade. Mentre Ganna e Milan non erano presenti a Santiago del Cile per l’inseguimento individuale, si sono riaccese le luci delle Rocket Girls, è tornato a brillare il talento e la sinergia di Consonni e Guazzini e proprio nel giorno conclusivo è arrivato il finale perfetto di Viviani. Storie di campioni, che ci fanno venire in mente le parole di una canzone di Miley Cyrus che riassume con pochi versi le fatiche, le difficoltà dello sport e l’atteggiamento vincente che deve avere un campione: Ci sarà sempre un’altra montagna e proverò sempre a farla spostare, ci sarà sempre una battaglia in salita e a volte dovrò perdere, è la scalata.