Finalmente online l’elenco ufficiale degli autovelox, i famigerati – per gli automobilisti ma anche, a giudicare dalle parole dello stesso ministro ai Trasporti sulle quali torneremo a breve, per Matteo Salvini – dispositivi che rilevano la velocità. Per fare ordine il dicastero guidato dal segretario leghista ha attuato un censimento nazionale e pubblicato sul sito, sebbene con qualche ora di ritardo sui termini, l’elenco ufficiale.
Tramite la piattaforma telematica predisposta dal dicastero, gli enti hanno indicato, per ogni dispositivo marca, modello, versione, matricola ove presente, estremi del decreto di approvazione o omologazione, collocazione chilometrica (qualora necessario) e direzione di marcia. Tutti i dati trasmessi sono automaticamente pubblicati e liberamente consultabili sul portale istituzionale del Ministero.
Autovelox, cosa cambia col censimento
La pubblicazione dell’elenco era particolarmente attesa da automobilisti e avvocati in quanto i Comuni, gli enti locali e persino le forze dell’ordine che non avessero comunicato i dati sulla piattaforma non potranno più utilizzare gli autovelox, pena la nullità delle contravvenzioni per eccesso di velocità elevate.
Dispositivi salvavita o per fare cassa?
Il censimento è stato voluto dal titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha più volte accusato gli autovelox di essere gli strumenti utilizzati dai sindaci “per fare cassa”. Il riferimento è a quel tesoretto che, solo nelle principali 20 città italiane, ha portato complessivamente nelle casse delle amministrazioni locali ben 203 milioni di euro a titolo di multe elevate agli automobilisti nel triennio 2022-2024.

Anche nel caso in cui fosse vera tale tesi, molti temono che i Comuni ora saranno costretti ad aumentare le tasse per recuperare almeno parte del gettito garantito dalle contravvenzione. Ma secondo l’Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale e l’Associazione Lorenzo Guarnieri proprio l’elenco che il Mit ha stilato nelle ultime ore smentirebbe quanto sostenuto a più riprese da Salvini, ovvero che nel nostro Paese sarebbe stato installato nientemeno che il 10 per cento dei dispositivi in funzione nel mondo. Le due associazioni ritengono che l’Italia ha probabilmente meno autovelox di Francia e Inghilterra, e in proporzione al numero di abitanti e auto, anche meno di Svizzera e Austria.
Insomma, nemmeno l’elenco ufficiale risultato del censimento sembra destinato a fare cessare le polemiche sugli autovelox. Speriamo almeno renda più facile capire se una multa è nulla o meno.
