“AI” tra armonizzazione normativa e nuove frontiere.

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Pensare all’Intelligenza Artificiale come ad uno strumento in grado di generare analisi dei dati, prendere decisioni ed eseguire attività che normalmente richiederebbero l’input umano, analizzando enormi dataset, riconoscendo modelli e facendo previsioni, consente un sicuro modo di migliorare le prestazioni nel tempo e persino di generare nuovi dati e contenuti.

Grande capacità di far pensare e agire software come esseri umani in processi di apprendimento, ragionamento e problem solving.

Gli algoritmi che sono utilizzati per le intelligenze artificiali sono molto complessi e si basano sulle cosiddette reti neurali, ovvero processi che non seguono una linearità, ma imitano invece la struttura interconnessa e complessa del cervello umano.

Il vantaggio è una potenza maggiore e, soprattutto, la capacità delle IA di apprendere e di migliorarsi.

Ovviamente questi processi mentali risultano del tutto incomprensibili sia agli utenti finali sia agli stessi sviluppatori: in molti casi, anche questi ultimi possono intervenire sui sistemi soltanto osservando i risultati finali.

I sistemi di AI possono aiutare e contribuire a facilitare il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile quali la promozione dell’equilibrio di genere, la lotta ai cambiamenti climatici, la razionalizzazione dell’uso delle risorse naturali, il miglioramento della salute, della mobilità, dei processi produttivi ed il sostegno al monitoraggio dei progressi compiuti rispetto agli indicatori di sostenibilità e coesione.

Fine moduloProtagonista centrale dello sviluppo dei suddetti sistemi è quello “etico: necessariamente si è pensato di convergere e di incentrare l’interesse su di una serie di valori e i principi comuni che devono guidare la costruzione di una infrastruttura legale atta a garantire il sano sviluppo dell’Intelligenza artificiale.

Nascono da qui i dieci principi fondamentali per una AI etica:

  • proporzionalità e divieto di nuocere;
  • sicurezza e protezione;
  • diritto alla privacy e alla protezione dei dati;
  • governance e collaborazione multi-stakeholder e adattativa;
  • responsibility and accountability;
  • trasparenza e spiegabilità;
  • supervisione e determinazione umana;
  • sostenibilità;
  • consapevolezza e alfabetizzazione;
  • equità e non discriminazione.

Doverosamente, dunque, il legislatore si è adoperato per la nascita di un primo quadro   normativo organico dedicato all’AI, concepito per armonizzarsi al Regolamento dell’UE 2024/1689 (“AI Act”), arricchito di norme specifiche per il contesto nazionale.

E così, a passo con i tempi, è stata pubblicata la Legge n.132/2025 in Gazzetta Ufficiale in data 27 settembre 2025, la prima inerente all’AI, per regolamentarne l’uso, destinato ad avere un impatto sempre più travolgente nelle interazioni tra esseri umani, che dovranno imparare a misurarsi con elaborati algoritmi e nuove capacità intellettive artificiali.

Nasce da qui il bisogno di regolare il rapporto uomo macchina, per contrastare le criticità della prima ora rappresentate dalle versioni più variegate di “deepfake”.

Luca D’Alessio

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