
Donne discriminate, giovani inascoltati, ancora troppo lavoro povero e precario.
E poi un’Europa che avanza con passetti “di corto respiro” e un’Italia in ritardo nell’affrontare i problemi dell’Industria – “il pilastro del Paese” – cullandosi in una visione del passato riflessa ormai solo dagli “specchietti retrovisori”.
Ma soprattutto si deve agire per ridurre “l’inaccettabile tributo” di sangue che i lavoratori pagano per la scarsa sicurezza nei posti di lavoro. Ecco il primo maggio del presidente della Repubblica simbolicamente speso alla Piaggio di Pontedera dove si produce uno dei prodotti iconici del made in Italy, l’intramontabile “Vespa”.
Sergio Mattarella loda lo scooter che da quasi 80 anni è il sogno di generazioni di italiani. Il capo dello Stato riconosce la correttezza delle relazioni interne e spiega perchè il ruolo dei sindacati – specialmente quando si presentano alle sfide uniti – sia fondamentale per il bene del Paese: “le fabbriche, i lavoratori, le organizzazioni sindacali, sono stati in primo piano nella costruzione – dopo la guerra – della nuova Italia, nello sviluppo dei diritti, nel welfare, nella civiltà.
Un Paese forte, in cui vige l’eguaglianza dei cittadini, vive di coesione sociale. La coesione sociale – ha sottolineato – richiede che il lavoro e la tutela dei lavoratori siano effettive, contro ogni illegalità e sfruttamento che rappresentano una minaccia alla convivenza stessa. Le parti sociali – sindacati, imprese, associazioni – sono chiamate a contribuirvi con i loro valori”. E’ la premessa attraverso la quale Mattarella entra nel vivo dei problemi che si devono affrontare il primo maggio affinchè la Festa dei lavoratori non sia solo una scampagnata. C’è “una piaga che non accenna a sanarsi”, ha premesso con una dura metafora introducendo il tema delle morti sul lavoro.
“Le cronache ci restituiscono, pressoché quotidianamente, notizie di lavoratrici e di lavoratori che perdono la vita o rimangono infortunati, nello svolgimento delle loro attività. La sicurezza sul lavoro resta un impegno, un dovere, che non consente rinunce o distinguo. Tra luoghi di lavoro e in itinere sono oltre mille le vite spezzate ogni anno. Si tratta di un tributo inaccettabile. La lotta alle incurie, all’illegalità, alle imprudenze deve coinvolgere tutti. Imprenditori, lavoratori, istituzioni, società. Sono le cronache a intimarci che ciò facciamo non è ancora abbastanza per tutelare la salute di chi lavora”.
Come non si è fatto ancora abbastanza per la parità di genere, classifica nella quale l’Italia è in ritardo rispetto alla media europea. “Il divario di genere – ha confermato il presidente – emerge non soltanto dai tassi di occupazione ma anche dalla disparità che perdura nelle retribuzioni e nelle carriere. Divario che va colmato con un complesso di interventi e attenzioni”. E poi i giovani, dimenticati, troppo spesso “inascoltati” nelle loro richieste, nelle loro esigenze.
“Un altro punto critico è il lavoro dei giovani. Ancora troppo alta l’età di ingresso nel mercato del lavoro. Nella nostra società i giovani – ha lamentato Mattarella – sono poco ascoltati. C’è una scarsa attenzione alla loro maturazione e alla loro indipendenza. Se guardiamo ai lavoratori definiti “indipendenti” che lavorano per un solo datore – insomma lavoratori autonomi senza autonomia – scopriamo che la parte più consistente è formata proprio da under 30. Sono numerosi i giovani ben istruiti che lasciano il nostro Paese per lavorare all’estero. Sono più di quelli che vengono in Italia. Nell’interesse del Paese questa tendenza va invertita”.
Giovani trasparenti, quasi invisibili, ai quali il presidente ha dedicato l’augurio finale del suo primo maggio: “un saluto speciale ai giovani che si ritroveranno a Roma – come ormai è consuetudine – nel concertone di piazza San Giovanni”.