Wimbledon, Sinner perde e va ai quarti: ritiro per Dimitrov. Cobolli nuova dimensione.

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Jannik Sinner - Fotogramma/IPA

La musica può sempre essere d’aiuto, dai Guns N Roses di Dont’Cry agli Oasis di Stop Cryin your heart out, ma anche a Cremonini che in Vieni a Vedere perchè cerca di lanciare un messaggio positivo di continua speranza (“Piangerai, oh altroché, ma dopo un po’ la vita ti sembrerà più facile”). Certo spiegarlo in questo momento a Grigor Dimitrov potrebbe essere un’impresa ardua, lui che è stato costretto al quinto ritiro consecutivo nei tornei dello Slam, lui che si era portato avanti di due set a zero contro il numero uno del mondo sul Centrale e che adesso appare sportivamente inconsolabile. Non è una carriera facile la sua, non lo è mai stata e questi ultimi anni ne sono la testimonianza: fin da giovanissimo si è dovuto confrontare con quel paragone ingombrante, ha dovuto accettare l’etichetta di predestinato e soprattutto l’essere accostato al più grande di sempre con il soprannome di Baby Fed che ha finto per essere la sua rovina. Adesso, con i suoi 34 anni le ambizioni di entrare nella storia al pari di Roger, ma anche di avvicinarsi a Sinner o Alcaraz sono svanite, rimane il bel gioco con il quale però come ha affermato Feliciano Lopez pochi giorni fa sulle pagine della Gazzetta non garantisce la continuità di risultati. Lui giocava il serve and volley perchè lo sentiva nell’anima, ma si rendeva conto che già allora la spettacolarità del gioco nel tennis non permetteva di scalare le classifiche. Chiamiamola anche la maledizione dei giochisti, di chi come insegna Connors, cerca le righe perchè sono li apposta. Nell’era di questo tennis piatto, simile e con poche variazioni ma con una grande velocità di braccio, di palla e di pensieri, non c’è tempo per i giochi di prestigio, i maghi della racchetta sono destinati a ricevere tanti applausi e pochi punti per il ranking. Lorenzo Musetti sta cercando di rompere questa maledizione. Eppure oggi sul Centrale di Wimbledon stava accadendo qualcosa, le lancette dell’orologio sembravano aver fatto più di qualche passo indietro riportandoci a quando un rovescio monomane cercava e trovava righe e applausi in continuazione e riusciva anche a dominare nel punteggio, perché di dominio si tratta nel caso di questa partita tra Sinner Dimitrov. Con Roger e Mirka, la vera famiglia reale di Wimbledon in tribuna, Grisha è stato pervaso dall’eleganza dei tempi migliori ricordando qual era la sua ormai decaduta posizione nella linea di successione al trono tennistico. Questo è però un campo capace di elaborare le trame più imprevedibili, quelle più sorprendenti e talvolta anche sportivamente parlando le più crudeli. Come accadde a Federer stesso nel 2019, a Borg e Mcenroe nel 1980 o a Goran Ivanisevic nel 2001 quando vinse da Wild card: storie, emozioni e delusioni, il Centrale oggi ha aggiunto una pagina all’album dei racconti strappalacrime dei Championships rompendo l’incantesimo che aveva riportato il baby Fed in campo sotto gli occhi dell’inimitabile Maestro Svizzero. Servendo sul 1-2 del terzo Grigor Dimitrov ha messo a segno un ace, è qualcosa di anomalo e quasi disturbante per ogni tennista pensare che dopo un ace sull’ultimo punto della partita non potrà giocare il turno successivo: Abbandonato dalla spalla, colpito da dolore lancinante al pettorale e piegato a terra nel silenzio impaurito dell’All England Club. Un silenzio che ricordava quello della semifinale tra Zverev e Nadal nel 2022. La faccia di Sinner parla da sola; Jannik si preoccupa effettivamente per quello che è un suo amico, per il giocatore al quale ha legato alcuni dei ricordi più felici della carriera come il torneo di Miami e il primo posto raggiunto vincendo proprio contro di lui al Roland Garros 2024. Quella giocata sulla terra è l’ultima sconfitta di Dimitrov in uno slam senza ritiro, si sono sommate poi una serie di delusioni, di dolori, il suo fisico lo ha messo in ginocchio per 5 volte consecutive, ma questa è la più dolorosa, forse dell’intera carriera.

Grigor Dimitrov

Sinner e Cobolli avanti ai quarti, nuove pagine nella storia

Non avrebbe senso celebrare Sinner oggi, non sarebbe rispettoso nei confronti di un giocatore che questa volta stava giocando su una nuvoletta di estro e di grazia irraggiungibile anche per l’uomo macchina inviolabile che abbiamo imparato ad apprezzare, ad amare. Senza il dramma vissuto da Dimitrov con ogni probabilità staremmo raccontando della quarta sconfitta di Sinner in stagione. La Volpe Rossa oggi non si è sentito un vincitore e come detto non lo sarebbe stato, ma cosa è andato storto? Una caduta nel primo game ha condizionato da subito la prestazione di Jannik, e ha indirizzato la partita. Errori, scelte sbagliate, insomma del giocatore in grado di lascare solo 17 game nei turni precedenti non v’era alcuna traccia. Solo due volte in carriera Sinner ha vinto rimontando da due set a zero, altra questione che alimenta i rimpianti di Dimitrov. Jan cerca anche la via medica, l’aiuto dello staff dimezzato alla vigilai del torneo, chiama un time out e ingoia due pasticche per cancellare le smorfie di dolore che lo hanno accompagnato per tutto l’incontro. Se Dimitrov è uscito in lacrime, Jannik ne esce come un vincitore preoccupato. “Domani 8 luglio, controlleremo se c’è qualcosa di serio. Il colpo l’ho sentito soprattuto con il servizio e con il dritto”. Dopodomani (9 luglio, ndr) c’è il quarto di finale contro Ben Shelton, che ha già sconfitto Lorenzo Sonego, che sa come si batte Sinner, accadde a Shangai 2023, dopo quella partita la Volpe Rossa iniziò a scrivere la sua leggenda.

Flavio Cobolli, Edoardo Bove

Non sarà solo Jannik, come spesso accade ormai in questa stagione del tennis italiano. Questa di Wimbledon 2025 era già un’edizione dei record italiani, per la prima volta con tre azzurri agli ottavi, in una stagione in cui oltre a Jan abbiamo gioito per Musetti, Paolini, e ora anche per Flavio Cobolli. L’ex giocatore elle giovanili della Roma entra in una nuova dimensione, sempre seguito ovunque dai suoi connazionali e concittadini. Nel corso della partita con Marin Cilic, uno che da queste parti si è spinto fino alla finale andando ad un passo dal sogno contro Roger Federer, le facce sugli spalti non erano tanto diverse da quelle che girano per il Foro italico durante gli internazionali. Incoraggiamenti in italiano (e in romano) provenivano da ogni angolo del campo 2, e tra le tante voci si trovava acne quella di Edoardo Bove suo compagno di squadra nelle giovali della Roma, prima della conversione di Flavio alla racchetta. Adesso, dalla prossima partita sul Campo Centrale contro Novak Djokovic, Cobolli si è guadagnato una nuova dimensione, adesso devno essere gli avversari a temere lui perchè ha onorato ampiamente la sua testa di serie nello slam. Peccato per la stagione sulla terra rossa in cui sono arrivati comunque due titoli ad Amburgo e a Bucharest. Flavio è l’ennesimo figlio della generazione d’oro che ora ha riscritto anche la storia degli italiani, mai stati un popolo di erbivori dal punto di vista tennistico. Dall’alba dei tempi (che in questo caso è il 1877) al 2019 solo in 4 hanno raggiunto i quarti a Londra: De Morpurgo, Pietrangeli, Panatta e Sanguinetti. Negli ulitmi 4 anni ci sono riusciti Sinner, Berrettini, Musetti e ora Cobolli. Manca solo il punto esclamativo, anche se le speranze inziano ad assottigliarsi per l’ingombrante avversrario di Flavio ai quarti e per i problemi fisici di Sinner, ma lo avevamo capito fin dai primi giorni, fin da Fognini-Alcaraz e dalle eliminazioni di Medvedev, Musetti, Zverev e Bublik: imprevedibilità è la parola d’ordine all’All England Club.