È impossibile negare l’interesse suscitato dal debutto di Yannick Nézet-Séguin alla guida del Concerto di Capodanno di Vienna, l’immancabile appuntamento musicale che vanta innumerevoli tentativi d’imitazione, se non fosse solo per vedere il vulcanico e per nulla conformista direttore alle prese con il più tradizionale dei concerti.
Il tocco personale di Nézet-Séguin si vede già dal programma di sala: lontano dal monopolio della famiglia Strauss, che tra padre e figli non totalizza che 11 dei 18 brani in lista, il concerto abbraccia le composizioni di (nuovo record) undici musicisti e musiciste. Un panorama più ampio, insomma, sulla musica da ballo viennese che accoglie nel “canone” del Capodanno anche autori meno conosciuti, come Joseph Lanner e Philipp Fahrbach. Sempre per le statistiche, sei brani in programma non erano mai stati eseguiti a Capodanno: altro segno di un repertorio in continua crescita, e di un concerto che, nelle sue tradizionali rigidità, cerca sempre di rinnovarsi.
Lo stile direttoriale di Nézet-Séguin è abbastanza peculiare: la bacchetta resta quasi immobile nella mano destra, gli sguardi fanno molto più dei gesti “canonici”: così disegna, con leggerezza, le melodie; con un dito, o un semplice cenno, Nézet-Séguin impone una piccola corona o segnala un ingresso. I primi piani delle telecamere restituiscono in mondovisione le espressioni del volto del direttore: domina sempre il sorriso, un entusiasmo genuino nel fare musica, e fare questa musica assieme all’orchestra.
L’obiettivo non sembra essere quello di conferire una sorta di “nobiltà” alla musica da ballo, di dimostrare che non si tratti solo di musica “leggera”, come se la popolarità e la minore complessità fossero un’onta, un tratto negativo da nascondere: Nézet-Séguin accetta questa definizione, e dirige con una sorta di gioia festiva, caratteristica principale di questa musica. Sembra, ad esempio, divertirsi in maniera davvero spontanea quando l’orchestra è costretta dalla partitura a fare qualcosa di insolito (cantare, nel Malapou-Galoppe di Joseph Lanner o nella Egyptischer Marsch di Strauss figlio, o suonare percussioni inusuali nel galop di Lumbye dedicato al treno). Le melodie cantabili dei valzer, allora, acquistano nelle mani di Nézet-Séguin una speciale ironia data da un incedere ritmico finemente disegnato dal direttore; come mantengono tutto il loro fascino le sequenze “caratteristiche” dei brani a programma, che richiamano ora una certa cultura, ora un ambiente particolare, che sia la ferrovia o il circo in una polka-schnell di Farbach.

C’è però un’altra faccia della medaglia: senza un effetto particolare, o una melodia che si presti particolarmente ai piccoli giochi ritmici, come è nel caso di certe polke dall’andamento più spedito, il risultato è assai più piatto, più generico, privo insomma di un carattere specifico. La distribuzione del programma è, da questo punto di vista, particolarmente diseguale. Perché dopo un inizio col botto, nella parte centrale del concerto l’interesse (e l’attenzione…) tendono piuttosto a calare, prima di un bel recupero nel finale.
Ne fanno un po’ le spese anche le due compositrici di cui si è parlato non poco per la loro prima inclusione in un Capodanno viennese. Se già l’anno scorso Riccardo Muti aveva diretto per la prima volta un brano scritto da una donna nel concerto del primo gennaio, quest’anno si raddoppia con una polka-mazur di Josephine Weinlich, che degli Strauss fu contemporanea (e che quindi si innesta a pieno titolo nel mondo musicale dei balli viennesi celebrato dal Capodanno) e con il Rainbow Waltz della compositrice afroamericana Florence Price, scelta personale di Nézet-Séguin che a New York ha dedicato molti concerti a una delle autrici più importati del Novecento statunitense.
Senza nulla togliere alla qualità della composizione, il problema è che, più che la distanza “geografica” da Vienna (d’altronde il danese Lumbye è ospite regolare del Capodanno), il valzer di Florence Price, scritto nel 1939, risente piuttosto di una differenza cronologica troppo accentuata con il resto del programma del concerto, e anche l’orchestrazione a partire dall’originale pianistico curata da Wolfgang Dörner oscilla tra i canoni novecenteschi — la musica è più vicina a quella che Poulenc e Milhaud potevano scrivere per i music-hall parigini — e quelli del valzer viennese del secolo precedente.
Si arriva così al fondo del concerto, con i fuori programma canonici, e il Danubio blu interrotto per i consueti augurî di buon anno — Nézet-Séguin, dopo un breve augurio personale (in francese e in inglese) di pace e fratellanza, non si sottrae alla tradizione del Prosit Neujahr! Attacca così il più celebre dei valzer viennesi con il solito occhio al rubato e alla melodia, giocando a ingannare il pubblico e forse anche un po’ l’orchestra con certe trattenute inattese, o con un diminuendo fino quasi al nulla sul finale. E per l’immancabile Marcia di Radestky Nézet-Séguin, lasciato il podio, si mischia al pubblico per dirigere, più che l’orchestra (che, in fondo, non ha bisogno di una guida in quel brano…), il battimani generale come se fosse un vero strumento, regolandone le dinamiche.
Ora, questa mossa potrebbe esser condannata, da un campo, come la buffonata di un direttore sopra le righe, se non quasi un esecrabile attacco all’etichetta dei concerti, o all’opposto celebrata come un modo di “avvicinare” la musica al pubblico e di desacralizzare le sovrastrutture stantìe ed elitiste della musica classica. Entrambi si sbaglierebbero: in un concerto che ha per comandamento la leggerezza e la gioia festiva (con la solita “assurdità” dei musicisti tra i migliori del mondo che per due ore suonano valzer e polke: ma è il primo gennaio, è un giorno di festa!) non è questo che un altro modo di continuare a giocare con la tradizione e a mantenere il vero spirito del concerto di Capodanno. Uno spirito che, malgrado qualche passaggio meno interessante, l’entusiasmo contagioso di Yannick Nézet-Séguin ha onorato al meglio. Nell’attesa di vedere che farà, tra un anno, Tugan Sokhiev.
Musikverein, Vienna
CONCERTO DI CAPODANNO 2026
Musiche di Johann Strauss figlio, Carl Michael Ziehrer,
Joseph Lanner, Eduard Strauss, Johann Strauss padre,
Franz von Suppé, Josephine Weinlich, Josef Strauss,
Florence Price, Hans Christian Lumbye, Philipp Fahrbach junior
Wiener Philarmoniker
Direttore Yannick Nézet-Séguin
Vienna, 1 gennaio 2026
Federico Capoani
