“Nessuno di loro si faceva mai vedere in faccia ne fotografare” affermava parlando di Salinger, Kubrick, Banksy e dei Daft Punk un Jude Law nei panni di un alternativo giovane Papa americano ideato da Paolo Sorrentino. Il progetto del mistero, di nascondersi anche nelle classifiche musicali è quel che aveva spinto anche Djo a intraprendere la carriera musicale, senza dare spiegazioni sulla sua vera identità, sul suo lavoro a tempo pieno che con il passare degli anni ha superato per fama l’artista musicale. Joe Keery si presentò nel 2015 ai provini per una serie Netflix degli allora sconosciuti Duffer Brothers ed era già il chitarrista dei Post Animal una band Psych-Rock che stava riscuotendo successo e anche delle ottime recensioni nella scena di Chicago. L’esito positivo di quella audizione cambiò sostanzialmente i suoi programmi di vita, aveva 24 anni ed era stato selezionato per il ruolo di Steve Harrington in Stranger Things. Dieci anni dopo la serie dei Duffer Brothers ha superato ogni record e con essa lui stesso si è rivelato uno degli attori più amati dalla vastissima community di fan che la serie fantasy-horror ha generato. Al punto che alla vigilia dell’ultimo episodio andato in onda nelle prime ore del 2026 attorno alle aspettative e senza spoiler si era generata una sorta di isteria per la decisione che i due fratelli avevano lasciato intendere di aver preso di uccidere il suo personaggio, lasciandosi scappare degli indizi sul gran finale al Tonight Show di Jimmy Fallon. Per sette secondi i suoi fan sono rimasti con il fiato sospeso prima di vederlo riemergere dall’abisso salvato da quello che era stato il suo rivale in amore nel corso delle cinque stagioni, ma intanto al di fuori di Hawkins, nel mondo reale Steve/Joe aveva già ripreso in mano la sua carriera da rockstar portando la sua musica su alcuni palchi americani tra i quali spicca il Lollapalooza. Impossibile tenere nascosta la sua doppia identità, il progetto Djo non poteva pià restare segreto e quindi, fondendo la popolarità della serie tv, il successo che sui social network -ormai strumenti decisori anche per l’industria discografica- e le sue qualità artistiche è riemersa nelle classifiche la sua canzone più rappresentativa, quell’End of Beginning che secondo molti sarebbe stata la colonna sonora perfetta per la scena sul tetto nell’ultimo episodio di Stranger Things e che è stata l’unica in grado di spodestare dalle classifiche la sovrana regnante dell’universo pop Taylor Swift.

Il fascino degli anni 80 in Stranger Things
E quindi quando diciamo che nella stessa settimana Joe Keery ha sconfitto Vecna, il Mind Flayer e anche Taylor Swift non ci troviamo in una Hawkins ancor più distopica di quella che conosciamo. No, la Regina della musica odierna non ha fatto nessuna comparsa nel Sottosopra, ma anche lei, come l’antagonista principale del Keery attore (Vecna, alias Uno, alias Henry Creel, un mostro scheletrico e demoniaco che a molti ha ricordato Voldemort dall’universo di Harry Potter o il Re della Notte da quello di Game of Thrones) si è dovuta accomodare alle spalle di Steve Harringotn, sconfitta non nel campo di battaglia del sottosopra bensì nella sua comfort zone delle classiche che stava dominando dall’uscita di The Fate of Ophelia. Ma il successo diEnd of Beginning è solo la punta dell’iceberg della rivoluzione delle classifiche generata dalla serie dei Duffer Brothers che hanno seguito alla lettera la legge secondo la quale bisogna essere fedeli alle ambientazioni temporali nello scrivere il copione e nella scenografia delle riprese. Dalle acconciature di Nancy agli outfit di Eddie o di Billy tutto in Stranger Things richiama fedelmente gli anni Ottanta dimenticati dei quali adesso se n’è innamorata anche la Generazione Z. Non è la prima volta che il grande o il piccolo schermo riportano in vita canzoni e generi ormai abbandonati dalla contemporaneità, pensiamo a quanti hanno inziato ad ascoltare i Queen dopo l’uscita di Bohemian Rapsody (il film), quanti ragazzi hanno conosciuto Bob Dylan grazie a Timothee Chalamet. Eravamo abituati a vedere dei rientri in classifica solo con i classici di Natale, è tradizione ormai tirar fuori dal congelatore i dischi di Mariah Carey, George Michael e Frank Sinatra insieme all’albero e alle decorazioni natalizie. Questa volta però un enorme contributo non si può negare ai social che hanno invaso i feed della loro sconfinata popolazione con le musiche della serie Netflix, che dopo quasi quarant’anni sono tornate ad essere riconoscibili anche per i più giovani -un po’ come accaduto recentemente in Italia ad una canzone di Emma Marrone legata ai video sul calcio e sui giocatori del passato- e si va oltre alle note Purple Rain di Prince, Heroes di David Bowie ed Every Breath You Take di Sting. I Duffer Brothers hanno reso alcune canzoni parte integrante della trama, con Max (alias Sadie Sink, una delle attrici più promettenti di Hollywood) salvata da Kate Bush e dalla sua Running up that Hills, un brano che l’artista non aveva mai voluto concedere a nessun regista, non l’ha mai voluta lasciare agli schermi se non in The O.C. dove però risuona la cover dei Placebo. Per i più rockkettari il simbolo è diventato Eddie Munson che combatte nel sottosopra contro le creature paranormali suonando Master of Puppets dei Metallica, ed è meravigliosamente forzato il capriccio di Suzie, la fidanzatina di Dustin, nel quale chiede al personaggio di Gaten Matarazzo di cantare Never Ending Story in cambio dei codici per salvare il mondo. E poi ancora Prince, gli Iron Maiden, Diana Ross, Tiffany, Scorpions e soprattutto i Clash protagonisti con Should i Stay or Should i go nella prima stagione della serie. Insomma, la colonna sonora del successo Netflix ha incarnato la celebre frase Rock n roll will never die, non ha riportato in vita un tipo di musica, queste canzoni hanno sempre avuto i loro fan, ma ha permesso a chi non si era mai preso il tempo per interessarsene restando ancorato alla contemporaneità musicale di scoprirle. Stranger Things ha dimostrato che le canzoni non hanno bisogno di essere nuove per avere successo, che invece alcune sono sempre attuali e hanno sempre il potenziale giusto per scalare le classifiche come se fossero state pubblicate nel 2026 e non nel 1985 e che anche dopo quarant’anni continuano ad essere amate a apprezzate da chi le ascolta la prima volta, da questo nuovo mondo, dalle nuove generazioni che hanno quindi conosciuto Prince, Kate Bush, i Metallica o i Clash come parte di una storia con la quale sono cresciuti in questi 10 anni. Il capolavoro dei Duffer Brothers fa bene alla musica, sfrutta queste sonorità di successo old style per contagiare i fan del fantasy e non solo, che con Stranger Things hanno dovuto aggiungere un nuovo mondo fittizio ai loro posti del cuore che tra la contemporanea Hogwarts e la medievale Westeros si erano avventurati raramente negli anni 80, se non come punto di partenza della Delorean di Ritorno al Futuro, in un certo senso la stessa macchina del tempo dalla quale sembra uscita la playlist del capolavoro Netflix.
