Il trust inglese è uno dei prodotti giuridici più sofisticati dell’economia occidentale. Nato nella Court of Chancery e affinato nei secoli dalla prassi commerciale della City di Londra, esso rappresenta oggi un meccanismo di governance patrimoniale capace di coniugare protezione, flessibilità e continuità.
1.Un modello anglosassone che parla anche italiano
L’Italia, pur non avendo un trust interno, ha scelto di riconoscere i trust esteri tramite la Convenzione dell’Aja del 1985. Questo ha aperto la strada a un fenomeno crescente: l’uso di trust inglesi regolati da legge straniera, ma operanti su patrimoni e soggetti italiani.
La domanda che si pone oggi il giurista e l’economista è semplice: quali trust inglesi sono realmente adattabili al nostro ordinamento e quali, invece, restano incompatibili?
2. La meritevolezza come chiave di lettura italiana
Nel sistema italiano, la validità del trust estero passa attraverso il filtro dell’art. 1322 c.c.: lo scopo deve essere meritevole di tutela secondo l’ordinamento. Questo criterio, apparentemente restrittivo, si è rivelato in realtà un ponte interpretativo che consente di importare nel nostro sistema molte delle soluzioni inglesi, purché:
– vi sia trustee terzo e indipendente
– la segregazione sia effettiva
– la finalità sia concreta e non elusiva
– l’atto sia chiaro e coerente con la legge regolatrice.
3. Le principali tipologie di trust inglesi e la loro adattabilità in Italia
1) Secret Trusts
I trust segreti, nati per aggirare la forma testamentaria, si scontrano con due pilastri italiani:
– divieto di patti successori
– inderogabilità della forma del testamento
Sono strumenti affascinanti per la storia del diritto inglese, ma non esportabili.
2) Quistclose Trust
È il trust dei finanziamenti vincolati: A presta denaro a B per uno scopo specifico; se lo scopo fallisce, il denaro ritorna ad A.
In Italia:
– tutela il finanziatore;
– evita distrazioni di fondi;
– è assimilabile a un vincolo di destinazione.
È uno degli strumenti più utili per operazioni corporate, bancarie e di private equity.
3) Re Denley Trust
È un trust di scopo con beneficiari indiretti (es. dipendenti).
In Italia funziona se:
– i beneficiari sono determinabili
– lo scopo è concreto
– non si cade in un purpose trust puro.
Ottimo per welfare aziendale e benefit collettivi.
4) Discretionary Trust
È il trust più usato nel mondo anglosassone. Il trustee decide discrezionalmente distribuzioni e tempi.
In Italia:
– è riconosciuto;
– è fiscalmente gestibile;
– è ideale per protezione patrimoniale, passaggi generazionali ed holding familiari
5) Accumulation & Maintenance Trust
Trust per minori con accumulo fino a una certa età. In Italia è perfettamente coerente con:
– tutela dei minori;
– gestione prudenziale del patrimonio;
– finalità familiari.
6) Employee Benefit Trust / Employee Ownership Trust
Sono trust per:
– stock option;
– piani di incentivazione;
– passaggi generazionali aziendali;
– modelli di employee ownership
In Italia rappresentano una leva moderna di governance e un’alternativa alle tradizionali strutture societarie.
7) Pension Trusts
In UK tutti i fondi pensione sono trust. In Italia, invece, la previdenza complementare è regolata da norme pubblicistiche inderogabili.
8) Charitable Trusts
Il trust caritatevole inglese è riconosciuto, ma non gode automaticamente dei benefici fiscali UK. In Italia deve essere ricondotto al Codice del Terzo Settore.
9) Purpose Trusts non caritatevoli
Molti purpose trust inglesi (es. trust per animali, trust commemorativi) non superano il test italiano della meritevolezza. Sono ammissibili solo se:
– vi sono beneficiari indiretti;
– lo scopo è concreto e non meramente ideale.
10) Bare Trust
È un trust semplice, in cui il beneficiario ha diritto immediato al capitale. In Italia è assimilabile a una intestazione fiduciaria con segregazione.
11) Settlor-interested Trust
Il disponente può beneficiare del trust. In Italia:
– è ammesso;
– ma rischia contestazioni di simulazione
– fiscalmente è trattato come trasparente
12) Mixed Trust
Combinano parti discretionary, bare e fixed. Sono molto utili per pianificazioni complesse e per famiglie imprenditoriali.
4.La prospettiva economica: perché il trust inglese funziona anche in Italia
Il trust inglese offre tre vantaggi economici decisivi:
1. Riduzione dei costi di transazione
La governance fiduciaria riduce conflitti, inefficienze e frammentazioni patrimoniali.
2. Protezione del patrimonio
La segregazione è piena e riconosciuta, a differenza di molti strumenti civilistici.
3. Continuità aziendale e familiare
Il trust consente una gestione professionale e stabile nel tempo, indipendente dalle vicende personali dei membri della famiglia.
Conclusione: il TRUST ,un ponte giuridico tra Londra e Roma Il trust inglese non è un corpo estraneo al sistema italiano. È, al contrario, uno strumento moderno, capace di dialogare con il nostro ordinamento e di offrire soluzioni avanzate per:
– imprese familiari;
– patrimoni complessi;
– operazioni finanziarie;
– welfare aziendale;
– passaggi generazionali.
La chiave è sempre la stessa:
meritevolezza, trasparenza, governance professionale.
Quando questi elementi sono presenti, il trust inglese diventa uno degli strumenti più efficaci oggi disponibili per il mercato d’oggi
