Terza parte dell’intervista a Paolo Iotti, esponente della Chiesa Vetero-Cattolica Italiana. Dalla laicità dello Stato al dialogo con la comunità LGBT, fino alla tutela del creato: una visione che tiene insieme rispetto della tradizione e apertura inclusiva. Un cristianesimo che valorizza i talenti, difende la vita e riconosce la diversità come ricchezza liturgica e umana.
Parliamo di donne. Che ruolo hanno nella liturgia?
Sono consacrate, non ordinate, ed esercitano un ministero simile al diaconato. Stanno all’altare e indossano la stola rosa, quella usata nella terza domenica di Avvento e di Quaresima nella Chiesa romana. Partecipano attivamente alla liturgia.
E tra uomini e donne, il ruolo sacerdotale è lo stesso?
No, ma entrambi hanno un ruolo essenziale. La nostra Chiesa riconosce la differenza energetica e simbolica tra maschile e femminile. Siamo assolutamente favorevoli al ruolo sacerdotale della donna accanto all’uomo e distinguiamo tra ordinazione maschile e consacrazione femminile, che noi chiamiamo “mariale”. Le faccio un esempio: anni fa ho collaborato con una pastora anglicana a Manchester. Abbiamo condiviso liturgie, catechesi, visite pastorali e distribuito i sacramenti insieme, senza alcun problema.
Quando parla di differenza energetica, a cosa si riferisce?
Al fatto che uomini e donne, pur essendo entrambi pienamente umani, sono diversi per natura e funzione. La donna può generare la vita, l’uomo incarna una diversa nobiltà simbolica. Sono ruoli distinti ma complementari, e proprio questa diversità è una ricchezza per la liturgia, non un limite.
Sulla laicità dello Stato, siete per una separazione netta tra Stato e Chiesa?
Sulla laicità dello Stato, condividiamo pienamente l’idea che debba essere autonomo rispetto alle confessioni religiose. Una laicità ben intesa tutela tutti: credenti e non credenti. In questo senso ci riconosciamo, pur nella nostra specificità, in una visione simile a quella espressa da altre Chiese, come quella valdese. Io, ad esempio, porto spesso la mia regione, l’Emilia-Romagna, come esempio concreto di uno Stato laico realizzato. In altre interviste, come quella con esponenti valdesi, ho affrontato anche il tema della laicità da un punto di vista teologico.
Cosa ne pensate ad esempio di un tema controverso come l’aborto?
Distinguiamo tra il riconoscimento del principio normativo e l’atto in sé. La nostra posizione parte sempre da un principio fondamentale: il rispetto profondo per ogni singola situazione personale. Trattare l’aborto con leggerezza, come se fosse un comune metodo anticoncezionale, è assolutamente contrario alla nostra visione. Per noi, il rispetto della vita resta un valore centrale. Tuttavia, questo non ci porta a demonizzare chi, spesso in condizioni di estrema sofferenza, compie una scelta simile. Non giudichiamo, perché molte storie dietro queste decisioni sono talmente complesse da sfuggire alla nostra comprensione.
Nella vostra Chiesa è previsto il matrimonio religioso tra persone dello stesso sesso
Non escludiamo nessuno dalla vita della Chiesa. L’approccio è aperto e non giudicante. Ciascuno viene accolto per ciò che è. Sul matrimonio omosessuale il principio guida resta quello dell’accoglienza. Il matrimonio è il matr-munium, l’ufficio di potere essere madre. Non possiamo pertanto parlare di matrimonio omosessuale nel senso tecnicamente inteso. Che poi si possa benedire la coppia, come possiamo benedire ogni altra creatura è altro discorso, ma non è una benedizione nuziale.
Una pastora metodista ci ha raccontato dei recenti studi biblici della sua Chiesa sull’omosessualità. Voi cosa pensate?
Crediamo che la Chiesa debba essere uno spazio aperto, dove ognuno possa intraprendere un cammino di crescita personale e spirituale. L’orientamento sessuale non è in contraddizione con la fede cristiana; anzi, essere cristiani significa valorizzare i propri talenti e vivere nella pienezza. La sessualità, pur non essendo il centro assoluto della vita, è una dimensione importante della persona.
Quindi, per voi, il cristianesimo è più un cammino di sviluppo dei doni personali che una dottrina fondata sul senso di colpa?
Il cristianesimo è un percorso di scoperta e messa a frutto dei doni ricevuti. È questo che ci chiede Dio. Come nella parabola dei talenti: siamo chiamati a far fruttare ciò che abbiamo, restituendo amore. Il cristianesimo non dovrebbe fondarsi sul senso di colpa, ma sul senso del peccato come “scelta fatta senza amore”. Se si vive schiacciati dalla colpa, non si riesce neanche a sorridere.
Quanto conta per voi la tutela dell’ambiente e degli animali?
Nei documenti ufficiali non c’è ancora una posizione teologica definita, nella prassi, però, sì. Ti faccio un esempio: la nostra segretaria nazionale è una “gattara” dichiarata. Alcuni di noi sono vegetariani anche per motivi spirituali e di rispetto della vita.
È una sensibilità diffusa?
Molti di noi vivono questa attenzione in modo spontaneo, come espressione concreta dell’amore per la creazione. Anche mia moglie, del resto, ha un elenco di animali notevole…
Per saperne di più: https://www.chiesaveterocattolica.it/

