Tolkien contro i Palantir e la Magnifica humanitas di Leone XIV contro la hybris tecnologica.

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L’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV ha colto molti di sorpresa per un motivo inaspettato ovvero la citazione esplicita dello scrittore britannico J.R.R. Tolkien con la sua celeberrima opera The Lord of the Rings. Nel paragrafo 213 il Pontefice riporta le parole di Gandalf: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo, ma fare ciò che è in noi per il soccorso degli anni in cui siamo posti, sradicando il male nei campi che conosciamo, affinché coloro che vivranno dopo possano avere una terra pulita da coltivare».

Invero non si tratta di un vezzo letterario ma di un colpo secco contro la tentazione moderna di controllare tutto, di dominare il futuro attraverso la tecnologia, di ridurre l’essere umano a un dato da ottimizzare. Subito dopo, Leone XIV aggiunge: «La civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione».

Tolkien, cattolico romano convinto, lo aveva chiarito lui stesso scrivendo quanto segue in una lettera del 1953 all’amico gesuita Robert Murray: «Il Signore degli Anelli è, ovviamente, un’opera fondamentalmente religiosa e cattolica; inconsciamente all’inizio, ma consapevolmente nella revisione. L’elemento religioso è assorbito nella storia e nel simbolismo». La sua epopea non è un’allegoria, ma una narrazione impregnata di visione cristiana: lotta tra bene e male, umiltà contro superbia, provvidenza che opera attraverso i piccoli.

L’ Anello Unico incarna la tentazione suprema: il potere che promette dominio assoluto ma schiaccia chi lo usa. «Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli». Oggi quel pericolo si materializza nelle tecnologie che promettono onniscienza e onnipotenza, ma rischiano di erodere libertà, giudizio morale e relazioni autentiche. L’informazione distorta, gli algoritmi che modellano desideri e opinioni, la sorveglianza di massa sono strumenti che, senza ancoraggio etico e spirituale, riducono l’uomo a pedina.

E qui entra in scena Palantir. Peter Thiel, cofondatore di PayPal e figura chiave della Silicon Valley, ha voluto chiamare la sua azienda di big data e sorveglianza proprio con il nome delle sfere veggenti di Tolkien e non è una coincidenza poetica, ma un programma ideologico, come ha sottolineato con lucidità padre Paolo Benanti, francescano e consigliere vaticano sull’IA.

Nei Palantír tolkieniani chi guarda vede solo ciò che Sauron o chi li controlla permette. Saruman ne viene corrotto, Denethor precipita nella disperazione, Pipino rischia di tradire gli amici, esattamente come le visioni parziali e manipolate dei sistemi algoritmici contemporanei. Due antropologie si scontrano frontalmente, da una parte il transumanesimo di Thiel e della Silicon Valley, che esalta il potenziamento illimitato («più vedo, più prevedo, più controllo, più sono»); dall’altra la visione tolkieniana – e occidentale, da Aristotele a Hannah Arendt – che riconosce nel limite la condizione stessa della libertà. Non si è liberi perché si vede tutto, ma perché si sceglie bene nel campo di ciò che si conosce veramente. Sapere non sostituisce il giudicare, vedere non sostituisce il decidere moralmente.

Gandalf lo ricorda con durezza a Frodo, che vorrebbe non essere toccato dal male del suo tempo: «Anch’io, come tutti coloro che vivono in tali tempi. Ma non tocca a loro decidere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato».

Magnifica humanitas è un invito urgente a custodire la dignità della persona umana nell’era dell’IA non demonizzando la tecnologia, ma disarmandola al servizio del bene comune. Tolkien ci insegna che non saranno i potenti o i tecnocrati a salvare la Terra di Mezzo, ma gli hobbit: creature piccole, fragili, capaci però di umiltà, amicizia, misericordia e coraggio tenace. Sono loro – con la loro ordinaria grandezza – a resistere all’Anello e a restituire speranza.

In un’epoca che venera l’efficienza, il controllo e l’illimitato, la lezione di Tolkien e di Leone XIV è tagliente: la vera forza sta nel riconoscere i propri limiti e nel compiere fedelmente il compito che ci è assegnato. Solo così saremo in grado di lasciare ai posteri una terra sana da coltivare.

Angela Bernardo

Fonti e riferimenti principali:

  • Papa Leone XIV, Magnifica humanitas, § 213 (citazione di Gandalf e commento sulla civiltà dell’amore).  
  • J.R.R. Tolkien, Lettere, n. 142 (a Robert Murray SJ, 1953): dichiarazione sull’opera «fondamentalmente religiosa e cattolica».  
  • J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli – Il ritorno del Re (parole di Gandalf nella “Ultima discussione”).  
  • J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello (dialogo Gandalf-Frodo sul tempo dato).  
  • Dichiarazioni e analisi di Padre Paolo Benanti su Peter Thiel e Palantir (articoli su Le Grand Continent, Avvenire e altri).  

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