E’ proprio vero quel che cantano i REM, lasciare New York non è mai semplice, soprattuto se sei Jannik Sinner e oltre al torneo che non sei riuscito a difendere nella grande mela hai lasciato anche la prima posizione mondiale che è andata al vincitore Carlos Alcaraz. Cambiano le gerarchie dunque, tra i giocatori che alla fine si salutano amichevolmente, la sconfitta non brucai troppo perchè la quarta finale slam su quattro giocata e la quinta consecutiva non è altro che una conferma della forza di Jannik, poi contro Carlitos lo abbiamo capito, delle volte si vince altre si perde fatto sta che il conteggio degli Slam tra i due recita 2-2 quest’anno, come lo scorso. Ormai il tennis è un duopolio italo-iberico con questi due che veleggiano verso ogni confine dei record precendetemente stabiliti anche perchè nell’era precedente a spartirsi gli allori non erano in due bensì in tre se non quattro, una tirchia di campioni (Federer, Nadal, Djokoic) ai quali talvolta si aggiungevano Murray, Del Potro o Wawrinka. In questa era tennistica sembra che non potremmo vedere nulla di tutto ciò, neanche il decano dei campionissimi ancora in attività Novak Djokovic è riuscito ad inserirsi all’interno del duopolio ottenendo 4 semifinali su quattro nei tornei dello slam nel 2025, ma incassando continue batoste da Jannik e da Carlitos. Quindi il tennis che conta, quello giocato tre su cinque da appuntemtno alla prossima stagione lasciando Alcaraz numero uno del mondo, consegnandoli il secondo US open della carriera dopo quello del 2022. Anche quella volta affrontò Jannik Sinner nel corso del torneo e anche quella volta vincendo divenne numero uno, il più giovane di sempre. Jannik invece perde il trono dopo 65 settimane, sembra proprio che Carlos abbia capito come affrontarlo, che abbia trovato la chiave di volta per disinnescare uno Jannik non di certo al meglio della condizione dopo il successo di Wimbledon.

Sinner-Alcaraz, cambia il numero uno
Si dice e si pensa spesso che se Sinner avesse vinto la partita di US Open 2022 contro Alcaraz avrebbe poi anche vinto il torneo, un po come la partita di Pierangeli a Wimbledon 1960 contro Laver in cui non sfruttò la palla break del 2-0 nel quinto set e perse poi 6-4. Nicola in finale avrebbe incontrato Fraser per il quale l’italiano era un tabù. Non si può cambiare il passato, Sinner si è poi preso quel che gli spettava negli anni successivi arrivando anche lui al numero uno del mondo, con leggero ritardo rispetto all’amico nemico. Continua la maledizione di Federer, è lui l’ultimo in grado di vincere due titoli consecutivi a New York nel torneo maschile, la sua doppietta anzi la sua cinquina risale al periodo 2004-2008. Qui le condizioni sono diverse dagli altri slam, i giocatori arrivano stanchi e si stancano di più essendo a fine stagione. Ricordiamo anche che per arrivare ai campi, considerando che la maggior parte degli atleti dormono nella Grande Mela, ci si impiega un ora abbondante in mezzo al traffico. Quest’edizione quindi cambia le sorti della stagione per quanto riguarda la corsa al numero uno di fine anno, ad ora è in vantaggio Carlitos, lo potevamo immaginare considerando i tanti punti da difendere di Jannik e i pochissimi di Alcaraz (lo scorso anno perse con Botic Van de Zandschulp al secondo turno). E’ stata un edizione che comunque ci lascia degli ottimi ricordi per il nostro tennis il cui simbolo è il derby tra Jan e Musetti ai quarti di finale, ma anche quello tra Lorenzo e Cobolli. Un dominio di Sinner nella notte italiana, d’altronde New York è la città che non dorme mai e quindi sono state due settimane per gli appassionati notturni e solamente il giorno della finale il Sinema è andato in onda in Prime time. Nel 2025 due giocatori italiani sono arrivati nei quarti in tutti gli slam, nell’era open prima di noi c’erano riuscite solo Spagna, Stati Uniti e Australia. le altre partite sono apparse un’ ordinaria amministrazione per la Volpe rossa, ha servito con gli interessi la vendetta a Bublik che lo aveva eliminato dal toreo di Halle, ma alcune partite le ha vinte in maniera sporca, Winning Ugly dicono da queste parti. Ci riferiamo alle sfida con i Canadesi, Shapovalov prima e Auger Aliassime poi. Perde set con entrambi e con Denis riaffiorano i fantasmi della partita con Dimitrov di Wimbledon. Alla fine la spunta, ma il percorso è sicurmente meno brillante rispetto a quello di Alcaraz.
Sinner piace al pubblico, italiano e straniero perché le sue vittorie arrivano con quell’aurea di normalità che lo avvicina al mondo terreno. Piace perché il successo apre ogni porta, perché vince in silenzio più di tutti, di quasi tutti. Sentendolo parlare, leggendo il suo linguaggio del corpo sembra di avere di fronte un qualsiasi ventiduenne: questo fino a quando non entra in campo e ci si rende conto di essere di fronte ad un spereroe con poteri non comuni, ad una sorta di nostro amichevole spider man di quartiere (visto che siamo a New York). IN America gli italiani sono stereotipati come casinisti e sguaiati, invece lui da un’immagine diversa del nostro paese, più composta elegante e lo ha testimoniato dopo al seminale con Auger Aliassime. Immaginiamo cosa avrebbe fatto Medvedev al termine di tre ore in cui il pubblico gli tifava contro, una reazione così calma e pacata come quella dell’azzurro difficilmente sarebbe stat nelle corde del russo o di Rune o di altri Bad Boy alla McEnroe. Dall’altra parte c’è Alcaraz che qui a New York, reduce dalla sconfitta di Wimbledon, ma anche alla finale non giocata a Cincinnati si è presento in una nuova versione di se stesso e non solo per quanto riguarda il taglio di capelli tagliati a zero dopo chili fratello gli ha sbagliato acconciatura. Si è repsetnato con un approccio diverso, incentrato fin da subito sulla partita con Sinner, con un amotivizone che lo h portato a non perdere neanche un set prima ella finale. Ha introdotto una nuova esultanza, mimando il colpo da gold per omaggiare l’idolo della sua passione, il golf, Rory McIllroy ceh è anche un suo amico e infatti in tribuna ad assistere ai suoi match si nota anche il grande golgisa Sergio Garcia. Nel 2025 è divaentato il più giovane di sempre a raggiungere almeno 13 quarti in uno slam, superando Becker, un fenomeno di precocità. Adesso la sua striscia di vittorie consecutive è a 13, non perde da Wimbledon, ah sputato l’ottavo finale consecutiva da Montecarlo, non è riscuoto a diveare il primo vincere New York senza lasciare alcun set per strada, ma il numero uno del mondo e il trofeo possono bastare calmare per il momento la sua fame di gloria.
Sinner-Alcaraz, il racconto della finale
Un colpo chiave, un rovescio longilinea che ha chiearmete deciso la partita. Carlos Alcaraz si è affidato a questo tipo di gioco nel corso della finale che si è disputata in condizioni leggermente diverse dal previsto: innanzitutto si è giocata al chiuso, con il tetto coperto e poi è iniziata ben 45 dopo l’orario previsto questo per permettere l’afflusso dei tifosi all’interno dell’Arthur Ashe ceh sono stati ritardati dai controlli di sicurezza aggiuntivi impiantati per la presenza di Donald Trump. E infatti al secondo set i tifosi ancora cercavano di entrare e si trovavano ancora in fila con uno stadio non del tutto completo. Alcaraz ha vinto il sorteggio e ha deciso di rispondere, una decisone indovinata perchè il break è immediato, ha messo subito in chiaro la sua intenzione di guidare la partita, di fare lui il gioco come ha fatto per tutto il torneo senza mai perdere neanche un set. Certo ceh gli avversari di Carlitos, ad eccezione di Djokovic, non erano al suo livello, Opelka, Bellucci, Darderi, Rinderknech, Lehecka, ma nessuno ha mai vinto il torneo senza perdere neanche un set e sarebbe stata l’ennesima impresa memorabile. Non è cos’ì che è andata perchè nel secondo parziale Jannik Ha una reazione di orgoglio ha inziato ad aggredire il rivale e amico e con due volte che hanno strappato anche gli applausi del Presidente in tribuna, oltre che di Lindsay Vonn nel suo angolo, è riscuoto ad approfittare del classico blackout di Alcaraz e quindi a riportare in parità l’incontro. Peccato per lui che questi momenti bui nelle partite di Carlitos sono sempre meno frequenti, inoltre memore di quanto accaduto a wimbneldon, delle staffilate di Sinner che gli hanno portato lo slam sul verde, l’allievo di Ferrero inizia a giocare uno salice di rovescio, spesso longilinea che manda fuori giri la Volpe Rossa e apre il campo per un inesorabile punto vincente. Alcaraz è stato l’unico in grado di togliere peso alla palla dell’ormai ex numero uno del mondo ma decisivo è stato anche un altro elemento sul quale Vagnozzi Cahill e l’intero staff dovranno analizzare: il servizio di Jannik. Semplicemente non ah funzionato. Se Musetti è risulto a ritornare se stesso modificando e semplificando il movimento della battuta, il fenomeno di Sesto Pusteria se ha apportato delle modifiche ha solo peggiorato la situazione: a US Open la percentuale di prime nova mai oltre il 61% (ai quarti con Musetti), anzi si aggira spesso intorno al 50% e addirittura in finale questa statistica diventa impietosa perchè complessivamente recita 48% ma nei singoli set vediamo spiccare un 36% nel quarto che non rispecchia il talento del numero uno al mondo. Non si può giocare con queste basse eprcentualei contro la risposta di Alcaraz, non si può vincere uno Slam senza servizio. “Dalle vittorie non si impara, è dalle sconfitte che is migliora” è una sintesi della filosofia di Julio Velasco che poche ore prima faceva festeggiare l’ITalia intera per il successo delle ragazze invincibili a Bangkok al mondiale di volley. C’è da lavorare, la perfezione non è più di casa e per il momento, i tempi in cui Jannik era numoer uno del mondo appartengono ad un ricordo che va collocato nel passato.
