STAR TREK- IL VIAGGIO TRA LE STELLE

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A Samuele e Diego, i miei figli. La speranza è nelle stelle.

È morto il grande attore britannico Patrick Stewart, celebre al pubblico per aver interpretato il capitano Jean-Luc Picard. Già membro della Royal Shakespeare Company, Stewart è stato tra le icone di una delle più grandi saghe della fantascienza:”Star Trek”.

La sua scomparsa offre l’occasione per tornare a riflettere su un universo narrativo che, ben oltre le avventure spaziali, sa raccontare possibilità e contraddizioni dell’umanità.

Dalla Nuova Frontiera alle stelle

Ideata da Gene Roddenberry nel 1966, ”Star Trek” ha attraversato sessant’anni di storia, dando vita a numerose produzioni televisive, quattordici film e un universo fantastico che continua ad alimentare l’immaginario di massa.

Quando Roddenberry concepisce la saga, JFK è morto da appena tre anni e altrettanti ne mancano perché l’uomo possa mettere piede sulla Luna. ”Star Trek” nasce nel clima culturale della Nuova Frontiera kennediana, riflettendone gli ideali di speranza e fiducia nel progresso.

Nella sua cronologia fantascientifica, i terrestri sopravvivono a una devastante guerra atomica. Nel 2063, con l’ avvento del motore a curvatura, gli esseri umani hanno la possibilità di compiere viaggi interstellari e la Terra attira l’attenzione di una civiltà aliena.

 Avviene così il primo contatto con i gelidi e razionali “Vulcan”.

Ma la tecnologia e il benevolo paternalismo di quegli strani esseri con le orecchie a punta non bastano. Occorrerà quasi un secolo prima che alcuni popoli dello spazio, tra cui il nostro, imparino a convivere e collaborare.

Sarà il capitano Jonathan Archer, comandante della prima Enterprise, a pronunciare nel 2155 un discorso destinato a preparare la nascita della Federazione dei Pianeti Uniti.

In quel periodo, infatti, terrestri e alieni non sanno ancora fino a che punto aprirsi agli altri. Ma Archer guarda lontano. Il senso delle sue parole può essere riassunto così:

Per secoli gli uomini hanno osservato le stelle domandandosi se fossero soli nell’universo. Ora sanno di non esserlo. Ma la scoperta più importante non si trova necessariamente oltre la prossima stella: è dentro di noi, nei legami che ci uniscono, al di là delle nostre differenze. È da qui che comincia una nuova frontiera, quella che possiamo esplorare insieme.

Fanno eco i vulcaniani: ” Infinite diversità in infinite combinazioni”.

Sei anni più tardi, nel 2161, quel progetto diventa realtà: nasce la Federazione dei Pianeti Uniti.

Viene varata una grande flotta stellare, guerriera e pacifica, che naviga il cielo come le navi solcavano gli oceani ai tempi di Isabella di Castiglia, Magellano, Darwin e della regina Vittoria.

In questa nuova civiltà del futuro, grazie alla tecnologia, il denaro ha perso la sua funzione tradizionale e ciascuno è libero di sviluppare, attraverso il lavoro, la propria personalità.

Le razze aliene hanno colori variopinti, corna, proboscidi, ma lo spazio sembra avere coordinate, più che barriere.

L’uomo e le sue mille nature

Rivedendo ” Star Trek” mille volte, si scopre che le sue storie parlano di noi, della nostra evoluzione e persino della nostra pedagogia.

Gli osservatori più superficiali, abbagliati da extraterrestri telepatici o dotati di forza mostruosa, rischiano di non cogliere la particolare qualità che questa saga riconosce all’uomo e la missione che gli affida.

Nei razionali Vulcaniani, nei Betazoidi empatici e nei tanti altri popoli stellari vediamo infatti ciò che siamo, ciò che potremmo diventare e ciò che abbiamo scelto di non essere. Il linguaggio è archetipico e senza tempo: ogni popolo delle stelle è insieme monito e auspicio.

Persino l’attualità, con un Donald Trump raffinato come un Klingon ed etico come un Ferengi, potrebbe tranquillamente teletrasportarsi in quella dimensione cosmica eppure così reale.

I terrestri continuano a non essere perfetti. Sono razionali e impulsivi, generosi, egoisti, capaci di grandi slanci e  imperdonabili sciocchezze.

Ma forse è proprio questa loro complessità a renderli particolarmente adatti al comando delle navi della Federazione. Più che contraddirsi, contengono moltitudini.

Esempio ne è il capitano James Kirk. Un po’ Ettore e un po’ Ulisse, il comandante dell’Enterprise si distingue già da cadetto per aver imbrogliato il computer, riuscendo così a vincere la Kobayashi Maru, una prova concepita per insegnare ai futuri ufficiali ad affrontare la sconfitta.

L’uomo spaziale, come quello di oggi, ha la libertà che gli consente di scegliere chi essere, anche davanti al pericolo.

Tra Alice e Star Trek: il mio ideale politico

Una confessione:” Star Trek”, insieme ad” Alice nel Paese delle Meraviglie”, costituisce il mio ideale politico.

Alice rappresenta il regno dell’individualità, della libertà di immaginare e di essere se stessi, di fronte alla tirannia del senso comune.

Se il criptico Lewis Carroll, attraverso i paradossi logici e matematici della sua fiaba, ci invita a mettere in discussione le regole con cui interpretiamo la realtà, ” Star Trek” ci mostra come l’uomo, comprendendo le leggi che la governano, possa trasformare il mondo, dando vita a una civiltà di scienziati, ingegneri ed esploratori umanisti.

Il viaggio non è più soltanto quello intimo e libero di Alice “attraverso lo specchio”, ma quello dichiarato e geometrico di un’umanità che disegna rotte tra le stelle e, imparando a cooperare, trova la forza di superare le proprie paure e le rovine della sua storia.

Fino all’ultima frontiera

«Star Trek” è così un’immensa, ultragalattica Biblioteca di Babele, nella quale ogni civiltà racconta qualcosa di noi, restituendoci, in un gioco di specchi, i nostri mille volti.

Ma è anche una grande avventura, dove si impara a non perdere la rotta e, ancora una volta, a sconfiggere demoni, spettri e draghi. E poi andare avanti tutta, a curvatura uno”.

In un mondo che sembra aver smarrito il gusto del futuro,” Star Trek” rimane una delle poche immagini capaci di restituire bellezza al domani. Le altre sono la terra e il mare.

Fin dai tempi della pietra, l’uomo ha imparato ad alzare gli occhi al cielo, cercando nelle stelle senso e speranza.

Ed è ancora bello sentire il dovere di credere che un giorno giungeremo “fino all’ultima frontiera, là dove nessun uomo è mai giunto prima”.

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