Sii realista e chiedi l’impossible è la frase di Albert Camus stampava sulle magliette del suo negozio di Londra, il Sex, dove è nato ufficialmente il punk. Una musica che sa di ribellione e rivoluzione e proprio di rivoluzione dobbiamo parlare quando pensiamo a cosa hanno portato Sinner e Alcaraz al tennis contemporaneo. Con loro è cambiata un’era, ci troviamo di nuovo a raccontare di una finale tra questi due in uno di quei tornei più ambiti e che fino ad alcuni anni fa erano terra di confronto in maniera pressoché esclusiva dei big three. Diciamo terra di confronto e non di conquista perchè questo è uno di quei pochi tornei dove nell’albo d’oro non figura il nome di Rafael Nadal, da sempre poco incline al cemento indoor e alla fatiche di fine stagione. E quindi anche dopo questa edizione rimane Alex Corretja l’ultimo iberico ad aver vinto la sfida tra i maestri nel 1998. Tornando alla frase di Camus, possiamo starne certi che riprendere il numero uno del mondo rimane qualcosa di impossibile prima del 2026, ci ha provato Sinner facendo la sua parte e vincendo le Finals da imbattuto come lo scorso anno, tuttavia Alcaraz non ha incontrato troppi problemi per arrivare a giocare la Finale delle Finali, avrebbe dovuto vincere al massimo due partite a Torino e invece ha inanellato i successi nel girone con de Minaur, Fritz, Musetti ed Auger Aliassime prima dello scontro finale con Jannik. Una sorta di spareggio di fine stagione, la partita che avrebbe incoronato il numero uno del mondo reale, quello scollegato dalla classifica (come dice Jannik “il ranking è solo una conseguenza”) che avrebbe universalmente estratto dal cilindro il nome del miglior giocatore della stagione considerando che i due si sono spartiti equamente gli Slam (USOpen e Roland Garros a Carlitos, Wimbledon e Melbourne a Jannik) e hanno lasciato per strada ogni possibile inseguitore (il numero tre del mondo Alexander Zverev è stato eliminato ai giorni e conta oltre 6000 punti di ritardo dai nuovi dioscuri del tennis mondiale). Un duopolio incontrastato ed alla pari giunto peraltro nella stagione in cui Sinner è stato fermato a lungo dalla vicenda Clostebol, per alcuni mesi nel corso dei quali tuttavia nessuno ha approfittato della sua assenza .

Sinner, incontrastato indoor
Chi l’avrebbe mai detto una decina di anni fa? Abbiamo avuto due azzurri qualificati alle Finals. Jannik Sinner e Lorenzo Musetti due italiani davanti al pubblico italiano di 230 mila spettatori paganti. E’ stata un’ennesima affermazione della nostra superiorità collettiva al livello mondiale nel tennis, siamo la nazione guida di questo sport, l’unico paese che ha portato due giocatori nei quarti di tutti gli slam, e peccato non poter contare sui nostri maestri per la coppa Davis imminente di Bologna della quale siamo bicampioni in carica. Sono state le Finals dell’ennesimo successo orgnizzativo, 92.3 milioni di gettito fiscale e un contratto esteso fino al 2030 che potrebbe cambiare sede visto il Decreto Sport che ha cambiato la governance della manifestazione, ma che resterà ancora in Italia verosimilmente con dei campioni azzurri in campo. Un torneo atipico, che nel corso della sua storia ha generato grandi successi e affermazioni come quelle di Sampras e anche grandi delusioni -abbiamo detto di Nadal- ed è inoltre l’unico torneo del circuito in cui si può vincere il titolo anche a fronte di una sconfitta, pensiamo a Djokovic nel 2023. Si arriva alle Finals di solito con le energie in riserva sopratutto per quanto riguarda quei giocatori come Aliassime e Musetti che fino all’ultima settimana si sono sfidati per garantirsi l’ultimo posto disponibile. Non c’è dubbio che dopo gli slam, per importanza ci sia il torneo dei maestri, itinerante nel corso dei decenni; si è disputato a New York, a Londra, in Germania e persino a Stoccolma o in Cina e Australia prima di arrivare in Italia dove ha incornato il suo primo campione azzurro lo scorso anno. A Sinner la Coppa ad Alcaraz il premio di numero uno di fine anno, è una redistribuzione equa del successo anche se vien da chiederci come sarebbe andata senza la squalifica di Jannik. In questi mesi Alcaraz è inciampato nell’unico momento di crisi della sua stagione, perdendo al Sunshine double con Draper e poi addirittura all’esordio di Miami con Goffin. Per rigenerarsi si è visto costretto a fermarsi, a cercare ristoro con una vacanza in Messico e dopo Montecarlo ha vinto 56 partite con 5 sconfitte fino a ieri. La sua stagione si chiude quindi con due slam e tre mille, anche se per lui la Davis potrebbe consegnargli l’ultima festa del 2025. A differenza del rivale la sua presenza a Bologna era certa fino a prima della finale, ma quel medical time out potrebbe aver cambiato tutto, in ogni caso raggiungerà l’Emilia Romagna in furgone, niente treno considerando la corposa quantità di bagagli e racchette che aveva con se a Torino e li deciderà il da farsi.
Per Sinner è stata la decima finale in dodici tornei, la terza consecutiva alle Finlas, ed è adesso entrato insieme a Roger e Nole nel ristretto club di chi è riuscito nello stesso anno a giocare tutte le finali slam più quella del Master. Non importa che la prima posizione sia di Carlitos, lo ha ammesso anche lui “Si sono contento per Carlos, si è meritato il numero uno: ha vinto otto tornei quest’anno, è stracompetitivo su tutte le superfici” poi però ha rimarcato il suo impegno professionale volto alla vittoria ” Ma se dicessi di essere superfelice quella sarebbe una bugia. E’ comunque una grande motivazione per l’anno prossimo”. Rivali, ma non nemici (“Con la stretta di mano a rete la contrapposizione tra noi due finisce” ha affermato Jan) e anche in queste Finals si è visto scorrere un profondo rispetto e ammirazione tra i due che li portano a migliorare progressivamente con il grande obiettivo di continuare a vincere contro l’altro o riscattare una sconfitta. E’ quel che ha fatto Sinner da USOpen in poi. Non è un segreto che i problemi al servizio erano stati la causa principale del Ko di New York e anche dell’aver perso la prima posizione. Nel suo autunno perfetto Sinner ha lavorato su questo fondamentale e la percentuale di prime si è impennata passando dall’impietoso dato del 48% nella finale di Flushing Meadows allo stabile 70% di questo autunno. Nella Finale delle Finali in realtà le percentuali sono precipitate di nuovo al 55%, e quindi la Volpe Rossa per vincere si è affidato alla risposta e infatti lo si è visto nel secondo set, quando ha cancellato il piccolo momento di vuoto del break subito, l’unico in tutto il torneo. E’ stata la trentunesima vittoria consecutiva sui campi indoor, una striscia che inizia ha delineare i caratteri di un record. Meglio di lui hanno fatto Lendl con 32, Federer con 33, Djokovic con 35 e John McEnroe che tra il 1978 ed il 1987 vinse 47 partite consecutive su questa superficie. “Forse si addice meglio al mio gioco perché sono uno che colpisce abbastanza piatto, ho un gioco fisico che mi da fiducia nel continuare a spingere e nel cambiare direzione un po più facilmente” Non è quindi una questione di velocità, considerando le differenze che secondo il Court Pace Index ci sono rispetto a tornei come quello di Nanterre. E’ interessante però notare come il cemento non è tutto uguale, si passa dall’acrilico Laykold di UsOpen alla resina di GreenSet Australiana che hanno tra loro 2 punti di differenza nel CPI. Anomalo il caso di Nanterre, campo lentissimo, con indice 35 contro gli oltre 40 punti degli altri campi veloci indoor, una differenza che non dipende però dalla resina, ma, come ha spiegato Javier Sanchez presidente dell’azienda che ha costruito i campi e fratello di due due nomi noti al tennis come Arantxa ed Emilio, da cosa c’è sotto il Greenset. A Parigi c’era un campo da Rugby sul quale erano stati posti 10 cm di gomma e dei pannelli di legno prima della resina a Torino invece sotto al campo c’è il cemento e la pallina viaggia più veloce e più bassa (Cosa che non piace ad Alcaraz e che invece Sinner adora)proprio per la base in legno presente anche qui.

Sinner mai visto, ogni oltre limite
Non lo abbiamo mai visto così verrebbe da pensare. Ci hanno sempre raccontato di un ragazzo glaciale, un iceman come quel Kimi -non Antonelli che sedeva in tribuna- che rimane l’ultimo pilota ad avere fatto esultare la Ferrari in Formula uno per un mondiale, che non lascia trasparire alcuna emozione, ne frustrazione e che sprigiona semplicemente una sconfinata lucidità. Questa volta invece, quando il rovescio di Alcaraz atterra nel corridoio lui si lascia cadere a terra dalla gioia, ha rivinto le Finals, ha chiuso una stagione per la seconda volta consecutiva con il 90% di vittorie e quest’anno si è anche aggiudicato due slam tra cui Wimbledon, troppo per dar seguito alla moderazione nelle esultanze. Un gesto conclusivo che testimonia l’importanza che dava a questo match, davanti alla fidanzata Laila Hasanovic, davanti al pubblico che finalmente lo vede prendersi la rivincita contro Alcaraz che lo aveva sconfitto in Italia a Roma. A volte bisogna uscire dalla comfort zone e abbiamo detto del grande lavoro effettuato sul servizio. Sapersi rialzare per continuare a dominare è uno dei fondamenti di questo sport e in pochi dopo i tre match point del Roland Garros avrebbero scommesso sulla vittoria di Wimbledon (arrivata peraltro dopo un ko con Bublik ad Halle) e ancora in meno avrebbero puntato su questo finale di stagione dopo la disfatta di US Open. Attualmente jannik non perde un set dalla finale di Vienna con Zverev. Affrontando due volte gli stessi avversari (in Francia dai quarti in ordine ha eliminato Shelton, Zverev e Auger Aliassime, gli stessi che poi ha ritrovato nel girone) ha completato la chiusura di una stagione macchiata solamente dai crampi di Shangai, un torneo giocato in condizioni estreme, complicatissime che ha mietuto vittime anche illustri e dove alla fine ha vinto il qualificato Vacherot. Andando a ritroso l’ultima sconfitta ai punti è proprio quella di US Open con Alcaraz, di mezzo sono arrivati i tornei di Pechino, Vienna, Six Kings Slam, Parigi e Torino, sette titoli in un anno, undici finali su tredici tornei, statiche che lasciano ben sperare per l’anno nuovo che ricomincerà da Melbourne con 550 punti da recuperare a Carlitos. “Lo so che a volte non mi regolo, però mi piace superare sempre il limite” canta la giovane promessa della musica italiana Sarah Toscano, una frase che da lei che è una grande appassionata di tennis (è comparsa anche tra le varie star sugli spalti del PalaAlpiTour) sembra scritta appositamente per la Volpe Rossa, il Maestro tra i Maestri.
