Sinner campione a Roma , 50 anni dopo Panatta gli consegna il suo trofeo.

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Sinner, Mattarella, Panatta ph.Ascanio Antolini Ossi

Che giornata perfetta, un perfect Day come canterebbe Lou Reed: prima Bolelli e Vavassori interrompono 66 anni di digiuno, da Sirola e Pietrangeli, e vincono il doppio e poi l’apoteosi sul Centrale con Jannik Sinner che vince il titolo del singolare maschile agli Internazionali d’Italia, è il primo italiano da 50 anni a questa parte e proprio Adriano Panatta, l’ultimo a riuscirci nell’anno in cui annullò 11 match point prima di festeggiare il successo, gli ha consegnato il trofeo insieme al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Adriano, lo abbiamo riportato a casa” gli dice al momento della premiazione, lui che sempre freddo, glaciale come la neve che ricopre le sue montagne questa volta si scioglie all’ironia, allo scherzo e anche all’emozione. Si rivolge anche a Mattarella, rimasto dall’inizio alla fine a vedere la finale del campione, in uno dei pochi contesti in cui il capo di Stato non è il protagonista assoluto della celebrazione; è proprio lui che gli consegna insieme ad Adriano la coppa e Jannik reagisce “Quando C’è il signor Mattarella mi emozione sempre e mi metto in situazioni un po’ spiacevoli”, e il Presidente della Repubblica sorride insieme a tutti i tifosi, intime a tutti gli italiani. Dopdoichè Jannik alza il trofeo, e alla coppa gli dà un bacio che per Trilussa è “Er più ber fiore che nasce ner giardino dell’amore” e di amore si può parlare dopo queste intense due settimane nelle quali il pubblico presente per le vie del Foro ha costantemente inseguito la Volpe Rossa. C’è chi ha preso le ferie per avvicinarlo, chi ha passato ore sotto al sole per vedere un suo allenamento, giornate sotto la pioggia per attendere il suo rientro in campo, e quante partite non di cartello hanno perso per attendere il suo passaggio sul ponte del Campo Centrale? Ormai una tradizione, inaugurata per l’ultimo saluto di Rafa Nadal, con il viale della Walk of Fame dello sport italiano che si popola di un muro umano in attesa di un saluto dopo ogni suo match, è accaduto anche dopo la finale quando si è affacciato e ha dato l’arrivederci all’anno prossimo al suo pubblico. Persino Andrea Bocelli si è lasciato coinvolgere dalla Sinnermania andando a bordocampo ad un suo allenamento. Sono passati sette anni da quel pomeriggio nuvoloso in cui affrontava Musetti sul Pietrangeli per la semifinale delle qualificazioni, quella stessa edizione in cui irritava Steve Johnson che perdeva al primo turno contro un diciassettenne coi capelli rossi e le lentiggini numero 267 al mondo. Il californiano era quel giorno il primo spettatore della nascita di una stella, quel giorno Jan annullò persino un match point, e già si intravedevano i primi bagliori della stella che oggi è salita sul trono della Capitale da nuovo Re Di Roma.

Sinner ph.Ascanio Antolini Ossi

Altri record, Sinner raggiunge Djokovic e Nadal

Quel che Sinner sa fare meglio non è vincere, ma reagire alle sconfitte, ed è una costante nel corso della sua carriera. Ha vinto Wimbledon dopo i tre match point falliti in finale del Roland Garros, si è aggiudicato le Finals dopo aver perso il numero uno del mondo insieme allo US Open e lo stesso copione si è ripetuto nel 2026. A Gennaio la favola sembrava infrangersi in semifinale in Australia, in quell’Australia che aveva fatto innamorare di lui tutta l’Italia in un alba del 2024 quando sconfisse Djokovic e poi Medvedev. Stavolta proprio Djokovic mise fine alla sua serie di vittorie consecutive nell’Happy Slam, e oltretutto ad aggiungere carico alla parola crisi è arrivato anche il Ko a Doha con Mensik. Da quel momento anche un colpo di fortuna ha cambiato drasticamente la sua stagione perché l’idea era di andare a riposarsi e a lavorare a casa sua, a Montecarlo, ma il meteo avverso in Costa Azzurra lo ha convinto a modificare i piani e stabilirsi per tempo nel deserto Californiano, ad Indian Wells dove si è adattato alle condizioni che lo hanno sempre fatto soffrire. Da li è iniziata la sua marcia trionfale che ancora non si è conclusa. 29 vittorie consecutive dal doppio 6-1 contro Svrcina fino al doppio 6-4 contro Ruud, ma anche se sembra assurdo non è questa striscia di successi, la più lunga della sua carriera, che rende il tutto speciale. Nei Masters 1000, la categoria di tornei più importante dopo gli Slam, Jannik aveva già trionfato a Parigi e aggiungendo quindi il Sunshine Double (il primo nella storia a vincerlo senza mai perdere un set), Montecarlo e Madrid ha completato la serie di 5 consecutivi come non era mai riuscita a nessuno, non sazio ha aggiunto anche Roma, il più atteso per lui e per i suoi tifosi. Proprio a Roma, cinquant’anni dopo Panatta, ha anche completato il Career Golden Masters ossia ha vinto tutti e 9 i master 1000 in carriera diventando a 24 anni e 8 mesi il più giovane a risucirci. In sua compagnia c’è solamente Djokovic che però ci ha messo 12 anni da Miami 2007 a Cincinnati 2018, mentre Sinner realizza l’impresa in appena tre anni partendo dal Canada nel 2023 fino a Roma 2026. Nel frattempo ha riconquistato il numero uno del mondo ai danni di Alcaraz ai box per infortunio e ha messo nel mirino i record di Djokovic, 31 vittorie consecutive nei 1000, superato ampiamente vincendo con Rublev e ponendo il nuovo limite (per il momento) a 34. Non ha neanche dimenticato di pareggiare qualche record a Rafa Nadal che qui ha vinto dieci volte. Fino a ieri era il maiorchino l’ultimo ad aver vinto tutti i mille sulla terra nella stessa stagione, ora si è aggiunto Jannik che punta a realizzare il Clay slam come Rafa nel 2010. E pensare che si tratta della superficie che fino all’anno scorso era meno congeniale al suo stile di gioco, ma in tal senso la sospensione per il caso clostebol ha rivoluzionato anche il gioco della Volpe Rossa. In quei mesi ha lavorato fino allo stremo sulle tecniche più efficaci sulla polvere di mattone e come abbiamo visto ha da poco inserito la palla corta, mai così efficace come in questa stagione. Senza scordare il servizio che per quanto non sia il colpo cruciale sul rosso, si sta trasformando in una garanzia e i 62 game con la battuta vinti consecutivamente da Norrie a Madrid fino a Rublev a Roma ne sono la testimonianza. Roma è sua, la terra rossa è anche sua e adesso non c’è nulla che lo possa spaventare se non il rombo delle frecce tricolori, come notato da un esilarante video diventato virale sui social.

Sinner ph.Ascanio Antolini Ossi

Da Ofner a Ruud, al Foro Sinner soffre solo con Medvedev

“Sono un po’stanco, ma è nelle regole del gioco. Fisicamente sto bene e non c’era motivo per non giocare a Roma” così affermava prima del torneo, quando era già reduce da un tour de force tra Indian Wells e Madrid. Si deve preparare al Roland Garros e non c’è modo migliore, non c’è allenamento migliore che entrare in partita e sollevare trofei, così per essere perfetti anche al momento in cui dovrà sollevare una coppa che attende da tutta la carriera. La Coppa dei Moschettieri e l’oro olimpico sono gli ultimi due traguardi che gli mancano per completare il tennis, vincere tutto quel che si poteva vincere, per il secondo dobbiamo ancora aspettare alcuni anni verso Los Angeles, per Parigi la speranza di tutti è di dover cerchiare in rosso la data del 7 giugno, giorno della finale in cui a consegnare il trofeo sarà di Nuovo Adriano Panatta. Quello di Roma era il torneo più sentito, forse quello al quale teneva di più insieme a Montecarlo e lo si è notato da alcuni atteggiamenti, dal clima scherzoso con il suo staff, con i tifosi e con i colleghi (in molti ricorderanno l’allenamento con Cobolli). Raramente lo abbiamo visto così concentrato, ma anche così attaccato al risultato e la grande esultanza dopo la vittoria del primo set contro Medvedev ne è la testimonianza. Ha inziato il suo cammino contro l’austriaco Sebastian Ofner, un giocatore da terra rossa sicuramente che è anche l’ultimo suo avversario affrontato e sconfitto nel circuito Challenger ormai sette anni fa ad Ortisei. La seconda vittima sacrificale è stata Alexei Popyrin, che non è riuscito a fare più game di quanti ne abbia raccolti Zverev in finale a Madrid perdendo 6-2 6-0, stupirà sapere che è solo il secondo bagel della stagione. Un avversario che non è uno qualsiasi, un campione 1000 anche lui e reduce dai successi con Berrettini e Mensik, è stato demolito e già li si capiva che questo torneo poteva avere solamente un padrone. Al Terzo turno applaude anche lui Andrea Pellegrino, il muscoloso azzurro arrivato dalle qualificazioni, protagonista di una favola festeggiata con la passerella sul Centrale dove è si è consumata la diciannovesima vittoria consecutiva di Sinner contro tennisti italiani. “Ha vinto talmente tanto che prima o poi dovrà perdere” cercava di caricarsi Rubelv che non è neanche andato vicino nel suo compito di ostacolare la rincorsa al record di Sinner, alle 32 vittorie consecutive nei 1000 cadute proprio in quel quarto di finale contro l’allievo di Marat Safin. C’è poi la semifinale, di nuovo contro un russo, un campione del passato di questo torneo, Daniil Medvedev contro cui è in serie positiva da partite, da quella volta dell’indecoroso sbadiglio in faccia (eccezion fatta per i quarti di Wimbledon 2024). Contro il russo va in scena l’unico momento di difficoltà del suo torneo, colpito da un malessere generale esulta dopo aver vinto il primo set ma poi si ritrova sofferente, vomita in un angolo del campo e chiede un trattamento medico che manda su tutte le furie l’Orso Scacchista, “Se sono crampi non può trattarli” si rivolge all’arbitro che constata saluta invece quello di Jan un problema muscolare. Mentre Mamma Siglinde lascia il campo perché proprio non ce la fa a vedere il figlio in difficoltà, lui viene trascinato al terzo, trova il break e anche il diluvio che porta alla sospensione e da appuntamento al giorno dopo. Ci mette 15 minuti per raggiungere la finale, è solo il quarto della storia a raggiungere le finali in tutti i Master 1000, gli altri tre sono Djokovic, Nadal e Federer. Nel giorno conclusivo dalla parte opposta della rete c’è Caspert Ruud, miglior tennista della storia norvegese che però lo scorso anno festeggiò a Roma contro Jannik per aver vinto l’unico game di quella partita. Seguendo gli insegnamenti di grandi stilisti come Coco Chanel, Jan scende in campo vestito interamente di nero anche per evocare quel Cavaliere decantato da Gigi Proietti; non viene umiliato Ruud, un giocatore in grado di raggiungere 3 finali slam e di sfiorare il numero uno del mondo, ma non può niente contro il gioco devastante di Sinner che vede decollare l’ultima palla del torneo prima di alzare le braccia al cielo di Roma, Lunga vita al nuovo Imperatore.