Sinner anche il quinto Master 1000, vince Madrid e ora tutto su Roma.

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Madrid Open tennis tournament © ANSA/EPA

Imperterrito, come una palla demolitrice che va a rompere ogni record anche quelli che “they thought would never be broke” come cantavano i The Script in una canzone dal titolo Hall of Fame. Jannik Sinner in finale a Madrid, in uno dei grandi tornei che mancavano alla sua collezione, in quello che sarebbe dovuto essere un 1000 complicato per via della stanchezza accumulata nel corso di quattro tornei giocati, non ha vinto, ha dominato contro uno Zverev che è stato demolito dalle fondamenta. La stanchezza di solito pesa: neanche i Big Three hanno mai centrato il filotto Indian Wells–Miami–Monte Carlo–Madrid nella stessa stagione. Sinner, invece, non dà segni di cedimento, nonostante sia in campo senza sosta dall’inizio di marzo. Fa sembrare semplice delle imprese da supereroe, continua a dominare anche nella distanza e ogni volta sembra anche migliorare le sue qualità. “La partita è il miglior allenamento, perché quando un giocatore vince e gioca bene spreca meno energie. E poi sarebbe passato troppo tempo tra Montecarlo e Roma se non fossimo venuti a Madrid” sosteneva il suo allenatore Vagnozzi alla vigilia del torneo, però quello che è snervante è la routine della competizione, si può parlare di fatica mentale perché è un continuo susseguirsi di impegni con la stampa, recuperi, terapie, partite e allenamenti con tanto di pubblico. Quanto sarà stanco Jannik mentalmente? Evidentemente poco, visto che quella con Zverev è stata la seconda finale 1000 più breve della storia chiusa in 57 minuti con un 6-1 6-2 contro colui che dovrebbe essere più vicino ai nuovi Dioscuri del tennis e che in Spagna era sulla carta l’avversario più difficile da affrontare visto che era la testa di serie numero 2.

epa12930216 Jannik Sinner (L) of Italy celebrates after winning the men’s singles finals match as Alexander Zverev of Germany pours champagne on him at the Madrid Open tennis tournament in Madrid, Spain, 03 May 2026. EPA/CHEMA MOYA

Record impensabili, 5 Masters consecutivi

Già dai quarti di finale si era capito che questo torneo per Sinner sarebbe passato alla storia. Con il successo su Jodar ha centrato la semifinale nell’unico Masters 1000 in cui non si era mai spinto così avanti. Come se non bastasse, ha poi raggiunto la finale diventando il più giovane di sempre a disputare l’ultimo atto in tutti i Masters 1000 a 24 anni: Novak Djokovic ci riuscì a 25, Rafael Nadal a 27 e Roger Federer a 30. Una volta vinto il torneo ha messo in chiaro la sua superiorità sulla terra rossa che era la superficie debole fino a inizio anno, ma ha lavorato intensamente sulla polvere di mattone dopo i tre match point falliti con Alcaraz al Roland Garros 2025. Manca solo Roma, quello che per lui è il Master 1000 più importante per comopletare la collezione, cosa che è riuscita solamente a Djokovic. Dovesse vincere anche al Foro, a partire dal 2028 avrà l’occasione di arrivare in doppia cifra visto che il calendario ATP prevede l’inserimento del decimo 1000 in Arabia Saudita. E’ superfluo analizzare la partita con Zverev, classico sconfitto contro Jannik; sono nove le vittorie consecutive dell’altoatesino contro l’Adone Teutonico un dominio nella rivalità tra giocatori di vertice che assomiglia a quello di Federer con Roddick tra il 2003 e il 2007. Non era mai successo di vedere la stessa sfida, tra due giocatori protagonisti di una rivalità nel corso di 5 Masters consecutivi, Jannik quei 5 Masters li ha vinti tutti. Nei tornei di questa categoria le vittorie consecutive nelle singole partite sono 27, insegue il record di Djokvoic che è stato capace di fare 31. Con un posto in semifinale al Foro Italico eguaglierebbe il primato. Nemmeno Novak, però, è mai riuscito a vincere cinque Masters 1000 consecutivi in calendario: nel 2011 centrò il Sunshine Double (Indian Wells e Miami) e quello che oggi definiamo Sunset Double (Madrid e Roma), trionfando poi anche in Canada. Cinque successi di fila, dunque, ma senza la partecipazione a Monte Carlo e quindi un calendario spezzato. In tal senso quindi, contando anche Parigi Nanterre, Sinner è il primo della storia a vincere cinque 1000 di fila e senza Alcaraz non solo ha la certezza di restare numero uno del mondo almeno fino a Wimbledon, ma potrebbe addirittura pensare di realizzare il sesto e chissà quale altro traguardo che fino a ieri sembrava posto al di là delle colonne d’Ercole.

Ph. Ascanio Antolini Ossi.

Sinner, anche il futuro non lo preoccupa.

Il torneo sulla terra rossa più strano del circuito. Spesso viene etichettato in questo modo il torneo di Madrid, sia per le condizioni di gioco sia per le sperimentazioni degli organizzatori come la Terra Blu che anni fa sollevo più polemiche che polvere di mattone. La particolarità è che si gioca in altura, nella capitale spagnola a 650 metri di altitudine. L’aria è rarefatta e quindi i colpi hanno più forza per entrare nelle linee difensive avversarie, il che rende di conseguenza i campi della Caja Magica veloci quasi quanto il cemento che sappiamo essere tutt’oggi la superficie favorita da Jannik Sinner. Non è un caso che in passato giocarono la finale giocatori come Berrettini, Draper, Aliassime, Berdych e Ljubicic e infatti la Volpe Rossa per vincere anche questo torneo ha dovuto riscoprire le soluzioni utilizzate a marzo nel Sunshine double. In tal senso ha risolto l’esordio con Bonzi contro cui ha perso un set, spingendo l’avversario a fondo campo con l’85% di prime e 10 ace, con colpi a rimbalzo che hanno allontanato il francese dalla linea di fondocampo per renderlo vulnerabile alla palla corta. Ha imparato molto anche da quella partita, in primo luogo ha capito che doveva conoscere meglio i campi della Caja Magica, dove lo scorso anno non giocò a causa della squalifica e dove questa volta ha scelto di allenarsi costantemente declinando l’offerta di testare il campo allestito appositamente per lui e per Carlitos all’interno del Santiago Bernabeu. Ironia della sorte quindi la Casa dei Blancos, del Real Madrid è rimasta orfana dei più attesi e per quanto riguarda Alcaraz la stessa sorta è capitata all’intero torneo. L’infortunio al polso patito all’esordio a Barcellona con Virtanen si è rivelato più grave del previsto e adesso il murciano rischia di rientrare a Wimbledon se non oltre. Uno dopo l’altro cadono il danese Moller, il mancino Norrie ed è la 23esima vittoria consecutiva contro giocatori che impugnano la racchetta con la mano del diavolo, e poi Rafael Jodar ai quarti. Il nuovo che avanza dalla Spagna non era una avversario banale, Jannik era andato addirittura a studiarlo e ha capito che sapeva fare di tutto in campo, anche la palla corta, aveva buone gambe e fondamentali solidi e quindi lui ha vinto concentrandosi solo su alcuni punti, senza quella lucentezza dominante delle altre partite. No, non è stato perfetto Jannik in quel caso ed è già una notizia, ma ha avuto quei 10-12 punti in cui è emerso il campione e guarda caso erano i punti determinanti, le palle break e il tie break. In semifinale cade Arthur Fils, che un anno fa era lanciato, al quattordicesimo posto mondiale ma poi un infortunio alla schiena al RG lo ha fermato. Scelse di tornare troppo presto in campo, un errore di inesperienza e addirittura mise a rischio la sua carriera, ma tutori è risolto per il meglio e quest’anno ha vinto Barcellona con Ivanisevic come Coach. Erano i due giocatori imbattuti sulla terra rossa visto che il francese non ha giocato Montecarlo e Jannik ha saltato la Catalogna, ma anche in quel caso lo strapotere del numero uno al mondo non ha mai fatto entrare in partita (6-2 6-4) il giovane francese che rimane in piena corsa per un posto alla ATP Finals (attualmente è quarto nella race). In finale un altro capolavoro entusiasmante, forse meno per i tifosi neutrali che hanno pagato profumatamente il biglietto per la Caja Magica. Un dominio chiuso in poco meno di un’ora contro l’unico giocatore insieme a Jannik, Roger e Rafa in grado di raggiungere quattro semifinale nei primi quattro Master 1000 in stagione. Sinner ha martellato con il servizio, 27 punti su 29 con la prima, 57 minuti di agonia per Zverev, una passeggiata di agonismo spietato per Jannik per vincer la seconda finale più breve nella storia dei Masters 1000 dopo quella vinta da Safin contro Levy a Toronto nel 2000. Per completare ogni trofeo prestigioso del tennis come Djokovic mancano solo le Olimpiadi, il Roland Garros e Roma che inizia domani, la Volpe ora vuole anche la Corona di Imperatore.