Al limite del centesimo, il nuoto è fatto di questo tipo di storie come quella di Pan Zanhle che abbiamo raccontato l’estate scorsa proprio in questo periodo che salvatosi nella batterie dei 100 stile per un solo centesimo è poi arrivato in finale e ha vinto con il record del mondo nella gara regina del nuoto in corsia ai giochi. Per lui a Singapore non si è concretizzato il primato anche mondiale, anzi si è addirittura fermato in semifinale lasciando la battaglia a Popovici, Alexy e Chalmers. Lo aveva già vinto un oro mondiale in carriera, nella particolare edizione iridata di Doha 2024, questi mondiali evidenziano però il rischio dell’appagamento; si deve lavorare in maniera perfetta tutto l’anno per non sprofondare e cedere il passo a chi vive una parabola ascendente (come Alexy appunto), ma lo stesso lavoro deve essere riservato a chi vuole restare al massimo livello sapendo che anche dopo le delusioni il risultato brillante è sempre dietro l’angolo ed è il caso dei nostri legni di Parigi 2024. I Mondiali di Singapore 2025 all’Italia hanno portato due medaglie d’oro, una in corsia e una nei tuffi, nelle specialità che non erano ancora nel programma olimpico alla Defense Arena (e solo i 50 rana lo saranno a Los Angeles). Il mondiale dell’anno post olimpico di Tokyo aveva portato ad un record di ori, Paltrineri nei 1500, Ceccon nei 100 dorso , Martinenghi nei 100 rana, la 4 x 100 mista e Pialto nei 100 rana oltre anche a Ruggiero/Minisini nei programmi tecnico e libero dell’artistio e semrpe a Greg vincitore della 10 e della 25 km di fondo in acque libere. In corsia, a quei mondiali di Budapest eravamo arrivati terzi nel medagliere, sapevamo che si trattava di qualcosa di irripetibile anche perchè a Doha sono arrivati poi solo due ori con Simona Quadarella vincitrice dei 1500 e degli 800 in una rassegna in cui non c’era Katie Ledecky. Mancava anche Ceccon a Doha, non poteva perdersi la rassegna olimpica ovviamente dove ha portato uno dei due ori all’Itlaia oltre a quello nei 100 rana di Martinenghi. Pecca di spavalderia forse Thomas presentandosi a Singapore 2025 etichettando il suo 51″60 come un record del mondo un po vecchiotto, da ritoccare. Non solo non lo ha ritoccato, ma ha anche perso la medaglia d’oro a favore di Pieter Coetze che lo ha preceduto di 5 centesimi. Sono comunque tre medaglie che si è messo al collo, tre podi che dovrebbero essere sufficienti per smentire ogni critica. Sono stati i mondiali del riscatto dei legni più che della conferma degli ori: questo ennesimo confronto con Haiyan Qin e Tete Martinenghi va al Cinese che vince i 100 rana davanti all’olimpionico, ma le protagoniste assolute sono state tre ragazze che nel 2024, al Quirinale erano le portavoce delle deluse, le portabandiera dei quarti posti che Mattarella ha voluto ricevere ugualmente al pari dei medagliati.

Pilato e Quadarella, una garanzia
Un selfie con il presidente, le polemiche di elisa Di Francisca e le lacrime di Benny Pilato che pur senza medaglie è stata grande portagonista dei Giochi Olimpici a Parigi 2024. Quel quarto posto nei 100 rana che era arrivato come una beffa, un solo centesimo di ritardo da Mona McSharry con lo stesso tempo di Lilly King è passato all’oblio del palmares ma non sarà mai dimenticato nella mente e nella testa di Benedetta Pilato che dopo quella gara scoppiò in lacrime, di gioia, di felicità per essere giunta quarta in una gara che non era esattamene la sua prediletta. Adesso in questi mondiali di Singapore si è ripresa ciò che quel centesimo le aveva tolto confermandosi nel suo giardino di casa, i 50 rana che da Los Angeles 2028 diventeranno una distanza olimpica e che la vedranno sicuramente attesa protagonista. Benny Pilato è terza, ma soprattutto per la quinta volta su cinque mondiali è arrivata sul podio nella sua gara preferita, meglio di lei hanno fatto solamente Federica Pellegrini (con otto podi nei 200 site) e Simona Quadarella. Che la Pilato sarebbe diventa una delle grandi raniste del panorama mondiale lo avevamo campito quando era giovanissima, argento mondiale quando aveva 14 anni alle spalle di Lilly King che proprio a Singapore ha dato le sue ultime bracciate da nuotatrice agonistica. Benny è stata più precoce anche della Pellegrini a salire sul podio e nel 2021 è diventata la più giovane primatista mondiale, nei 50 rana un record che poi le è stato tolto nel 2023 da Ruta Meilutyte vincitrice dei 50 rana di Singapore. Pilato ha cambiato il suo approccio, perchè si il quarto posto alle olimpiadi ad un solo centesimo dalla medaglia è stata una delle più grandi emozioni della sua vita, ma adesso si impone l’obbligo di migliorare quel risultato in vista di Los Angeles dove la sua specialità sarà compresa nel programma olimpico e quindi nel corso di un 2025 complicato in cui la qualificazione ai mondiali è arrivata solamente a giugno al Settecolli ha deciso di lasciare al sua Taranto, dove erano emersi alcuni attriti con Antonio Satta e ha scelto di andare ad allenarsi a Roma con Mirko Nozzolillo. Un cambiamento che ha trasformato quel centesimo in un bronzo mondiale, un riscatto, una garanzia. Come d’altronde lo stesso discorso si potrebbe fare per Simona Quadarella. La romana ha avuto una sola sfortuna nella carriera, di nuotare nello stesso periodo storico di Katie Ledecky, incontrastata regina del nuoto contemporaneo, orgoglio d’America vincitrice di tutto e ormai ancora imbattuta. Io sono ancora qua cantava Vasco Rossi e così sembra voler affermare alle giovani arrembanti anche la Ledecky in quella splendida finale degli ottocento stile libero in cui Lani Pallister e sopratutto l’astro nascente che ambisce al suo trono Summer MacIntosh hanno solo tentato di infrangere la sua invisibilità. Simona Quadarella ha però dato dimostrazione di essere ancora lei la migliore in italia e in Europa, il suo quarto posto nella gara delle tre inarrivabili vale il record europeo, come record europeo è il 15’31″79 di Simo nei 1500. Una prestazione alla Ledecky che è valsa l’argento e il riscatto per lei che a Parigi 2024 fu quarta non una ma ben due volte.

Pellacani nella storia, raccoglie l’eredità di Tania Cagnotto
Dopo Klaus Dibiasi e Tania Cagnotto non pensavamo di poter riscoprire una campionessa nei tuffi con bandiera italiana, e invece i mondali si Singapore sono stati la consacrazione assoluta per Chiara Pellacani che di 5 gare alle quali ha partecipato in tre è finita sul podio. Si è affermata ora definitivamente come una campionessa, la nostra campionessa dal trampolino da 1 e da tre metri e peccato che la specialità del sincro misto non sia parte del programma olimpico perché è li che con Matteo Santoro ha vinto la medaglia più bella della sua carriera. Romana, classe 2002 è stata la più giovane campionessa italiana agli europei nel 2018, aveva 15 anni. Anche lei, come Simona Quadarella, è stata reduce da un’Olimpiade che ha lasciato il segno, pur senza scrivere il suo nome nel medagliere senza calcare quel podio obiettivo della carriera di tanti atleti azzurri, se n’è andata con due legni, due quarti posti e quindi è stata ricevuta anche lei dal presidente della Repubblica Mattarella al Quirinale dopo le Olimpiadi. Anche Chiara si è presa la rivincita, non solo sul trampolino da un metro, non solo con il titolo mondiale insieme a Matteo Santoro che è pronto a raggiungerla in America per stringere ancora di più il loro rapporto sportivo-fraterno, ma anche nel trampolino da 3 metri. Lei che a dicembre prenderà la laurea in psicologia e poi si dedicherà al master, ha scelto di cambiare vita per i suoi tuffi, lasciando Roma e allenandosi a Miami. Un onore essere sul podio del trampolino da tre metri al fianco delle cinesi, anche se non aspira a diventare come loro, o come minimo ad adottare quel metodo di allenamento che rende le atlete delle macchina che come hanno dimostrato questi mondiali non sono infallibili. Quanto sarebbe bello se il sincro misto diventasse disciplina olimpica, mai dire mai, d’altronde anche i 50 rana di Cerasuolo e Pilato non erano nel programma di Parigi e saranno in quello i Los Angeles. Nell’attesa Chiara si gode le sue medaglie, sette in totale ai mondiali ottenute nel corso di tutta la carriera. Singapore lascia intendere che il meglio deve ancora venire.
