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Silenzio. A Scampia non si riprende!

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 di Stefania Paradiso

Ha fatto discutere il divieto imposto dal presidente del quartiere di Scampia, Angelo Pisani, avallato dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, di impedire le riprese per la fiction Gomorra.

La società Cattleya doveva iniziare il 28 gennaio 2013 le riprese di 12 puntate da 50 minuti per raccontare i luoghi dell’ultima faida del paese, quella che ha già fatto molti morti per il controllo dello spaccio e della droga. Ma poi è arrivato il no alle riprese che, tra l’altro, coprono molti territori napoletani e non solo Scampia.
Una decisione che ha lasciato un po’ interdetti sia gli addetti al mestiere sia scrittori ed autori.
Primo fra tutti, Roberto Saviano, il quale ieri ha scritto un articolo su Repubblica parlando in maniera diretta e attaccando la politica.
“E’ possibile vietare il racconto di un territorio dove sono esplose bombe in strada? Dove quelle bombe hanno ferito bambini che giocavano? Ma davvero questa ennesima trovata elettorale di vietare l’accesso alle telecamere è il modo giusto per attirare attenzione o per distoglierla?… Ecco cosa accade quando la politica è inadeguata: preferisce bloccare il racconto. Quando nulla cambia, per incapacità di gestione, allora è meglio che gli organi di stampa, che le penne degli scrittori e le telecamere dei registi restino silenti, spente, ferme, immobili. E se invece lavorano, e se invece si muovono, meglio far passare la solita incredibile “verità” costruita ad arte: speculate su un male, speculate sulla sofferenza… Le telecamere bloccate a Scampia volevano solo raccontare Scampia. Cosa che avviene da decenni, ma fa paura quando quelle immagini arrivano nel mondo… Da sempre racconto come Scampia sia un territorio soprattutto sano ma dominato da un cartello feroce e ricchissimo che non pur essere aggredito come si continua a fare da anni. A Scampia ci sono associazioni di quartiere, scrittori, giornalisti, cittadini, chiesa, volontari, lavoratori. Ciò che manca a Scampia è lo Stato. Inteso come diritti, creatività sociale, costruzione di alternative. E invece qui si vuole far credere il contrario, che fiction, racconti, reportage siano il male, che siano un modo per diffamare la parte sana: pura furba censura”.
Perchè fa ancora così paura raccontare un quartiere?
Pur accettando le motivazioni dello stigma, dell’immagine negativa che ne viene fuori, i lettori, telespettatori o fruitori di media, non sono persone stupide e sanno che quello che vedono o leggono è solo una parte della città.
Vedere un film come Gomorra non porta a pensare che tutto il paese è così, ma solo che ci sono territori difficili dove la criminalità ha un potere forte e la mancanza di risorse, istruzione e possibilità economiche origina un circolo vizioso fatto di reati, spaccio e violenza.
Tacere non aiuta e nemmeno censurare aiuta.
L’immagine di un territorio si ricostruisce con l’impegno, il cambiamento e l’innovazione. Ricostruirla dove le cose non funzionano è più complicato ma non impossibile.
Ma non parlarne non aiuta.
E tutto questo silenzio all’improvviso crea non pochi dubbi e perplessità.

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