Cambiare per rinascere, alla soglia dei 40 anni come Lewis Hamilton, come Novak Djokovic come Luka Modric. Il Re nero inglese ha scelto di abbandonare la comfort zone, ha lasciato la Mercedes casa di tanti successi e soddisfazioni per la Ferrari, in un’avventura che ad ora lo ha portato solo a delusioni e fallimenti. C’è poi il serbo, il più vincente di sempre che di anni ne ha 38 e il suo continuo inseguimento al record perfetto, all’ennesimo slam che lo porterà a diventare realmente il più vincente in assoluto staccando Margaret Court è passato dal emani i Andy Murray, un tentativo che ora sembra disperato di arrivare a competere con la next gen bipolare Sinner Alcaraz, ma che tuttavia negli slam contro la Volpe Rossa non ha portato ad altro ceh sconfitte nette e inevitabili. D’altronde, come sottolineava Nadia Comneci “Non si scappa da una sfida perchè si ha paura” e infatti è così che ha apporcciuato la stagione del centesimo titolo, quello vinto a Ginevra, affiancandosi al rivale storico, in un incompatibile sodalizio che alla fine è durato veramente poco. Nuove sfide di fine carriera, è quel che cerca Luka Modric, ed è da lui che dobbiamo partire per raccontare l0’avvicianrsi del campionato di Serie A 2025-26, il teatro di grandi ritorni (Dzeko e Immobile) e di nuovi arrivi altisonanti come quello del pallone d’oro 2018 e di Kevin De Bruyne terzo al pallone d’oro 2022.
Luka Modric, il pallone d’oro in Italia
“Niente di ciò che abbiamo posseduto nella mente una volta può andare completamente perduto” spiegava Siegmund Freud. Da questo punto di vista il Milan ha dovuto trarre insegnamento dai ricordi nefasti di una stagione disastrosa, chiusa all’ottavo posto in campionato, mai così indietro da 10 anni, dal 2014-15. Come si cambia, coma si fa a ripartiresenza perdere la propria essenza e le proprie ambizioni di grandezza, ma pur sempre adeguandosi ai tempi moderni di un calcio in cui la Serie A non è il campionato trainante? Semplicemente con una rivoluzione che non poteva che essere innescata dal milgior giocatore della peggior stagione recente del Milan: Tijani Reijnders. Arrivato nell’ambito della rigenerazione post Tonali se ne va al City portando nelle casse del Milan una cifra che toccando i vari bonus arriva a 70 milioni. Reinvestire quindi cambiando a centrocampo, con gli arrivi di Ricci, Jashari, oltre al sostituito del separato in casa Theo Hernandez che risponde dal nome di Estupinan sulla fascia sinistra. Ma soprattutto Max Allegri, anche lui giunto a Milanello nell’ambito della rivoluzione dei garofani della panchina, cercando di non far rimpiangere i lusitani Fonseca e Conceicao, avrà a disposizione il talento d’oro, il miglior giocare al mondo nel 2018 quando ha trascinato la Croazia ad un’inattesa finale mondiale in Russia, un mezzo successo replicato con il terzo posto poi in Qatar. Luka Modric che a 40 anni ha abbandonato la camiseta Blanca per indossare quella rossonera dell’altra squadra più vincente della storia del calcio europeo insieme appunto a Real Madrid e Liverpool. Inutile ricordarne il palmares, le sei Champions League che sono un record condiviso con Gento, Nacho, Carvajal e Toni Kroos. Lui, in un periodo in cui i campioni chiudono la carriera in America o in Arabia Saudita, ha scelto l’Italia l’Italia, perché voleva restare in quello che definisce il calcio che conta, America e Arabia lasciamoli a Messi e Ronaldo, l’ultimo pallone d’oro in Serie A prima di lui. Il croato ha affermato che fin da piccolo ha sempre guardato la serie A e il Milan era la sua squadra preferita, la squadra del suo idolo Zvonimir Boban. Tare, anche lui arrivato in questa risoluzione insieme a Max, è andato in Croazia per illustrargli il progetto di conclusione carriera, lo ha stregato proprio partendo dalle origini della sua passione e vendendo il Milan come la grande squadra ricca di storia qual è senza scoraggiarlo per l’assenza di coppe europee. Al Real Madrid dal 2012, non è abituato a veder la sua squadra sprofondare oltre il terzo posto in campionato, l’ultima stagione di Modric senza coppe europee è quella del 2009-2010, la seconda al Tottenham, bisogna proprio tornare indietro di un’era calcistica.

De Bruyne, così il Napoli si ricandida per lo scudetto
Cinque premier League, un campionato in più quindi dello stesso Napoli in tutta la sua storia. Kevin De Bruyne è un campione per il quale è difficile trovare paragoni che possano reggere il confronto, è il colpo giusto per una squadra che deve dimostrare di confermarsi, che deve approcciare la stagione post scudetto in maniera totalmente diversa rispetto al precedente del dopo Spalletti. Questa volta Conte è rimasto, l’allenatore non cambia e la squadra si è rafforzata pur cambiando quello che era il centro nevralgico del terzo scudetto partenopeo, quelli Osimehn, Kvaratskhelia e Kim che prima o dopo hanno abbandonato il golfo. Ci sono nuovi eroi, ci sono nuovi idoli che hanno spostato il colpo da titolo a centrocampo finendo per oscurare la pur buona stagione di romelu Lukaku. Scott McTominay, già McFratm da Lancaster, è lui il campione che non ti aspetti idolatrato come lo erano stati i Kvaramhen nel 2023. E semrpe dal centrocampo il Napoli piazza il colpo più entusiasmante della Serie A che insieme a Beukema, Lang e Lucca la rende la regina del calciomercato. Kevin De Bruyne, terzo al Pallone d’oro 2022, è l’esponente di un calcio stellare, il volto insieme a Lukaku della generazione d’oro belga, l’assist man per eccellenza al livello globale in grado di essere affiancato ai vari Modric e Toni Kroos. Nel curriculum ha anche una Champiuons League, un acquisto del genere deve spingere al cambiamento, il Napoli e Conte devono giocare per esaltare le caratteristiche di KDB magari anche senza rinunciare al tridente tanto caro al maestro di Lecce. Può giocare da mezzala andando all’attacco continuo nel 4-1-4-1 ma anche nel 4-3-3 come se avesse una sedia da regista. Difficile rinunciare ad Anguissa e quindi il 4-2-3-1 può essere un’opzione in cui De Bruyne non sfigurerebbe neanche li piazzato alle spalle di Lukuaku un po come faceva con Haaland al City, un tandem che ha incantato l’intera Europa. Adesso da incantare c’è il golfo.

Dzeko, Italia seconda patria: dopo Roma e Inter ora la Fiorentina
“Gli uomini sognano più il ritorno che la partenza” affermava Paulo Coelho e come tanti giocatori, tanti sportivi anche Edin Dzeko nel corso della sua parentesi in Turchia ha sognato e sperato prima o poi di tornare in Italia. anche se non alla sua Roma, anche se non all’Inter dove comunque ha coltivato ottimi ricordi il cigno di Sarajevo ha inziato la sua terza esperienza in Serie A con la terza maglia che questa volta è di colore viola. “Chiamatemi solo per tornare a casa” cantano i Green Day, ormai il figlio della guerra ha in Italia quindi una seconda casa, ha passato più tempo nei nostri confini che in Inghilterra al Manchester City, anche se Fenerbahce, Roma e Inter sono le uniche squadre con cui non ha vinto il campionato, anzi in Turchia e nella Capitale non è riuscito a perfezionare il proprio palmares, aggiungendo solamente un titolo di capocannoniere della Serie A e dell’Europa League. La stagione 2009-09 in cui è stato nominato miglior giocatore della Bundesliga è quella del maisterschale del Wolfsburg, trascinato dal bosniaco, l’ultimo campionato tedesco vinto da una squadra diversa dal Borussia Dortmund e dal Bayern Monaco prima del Bayern Leverkusen. Alla Fiorentina ora troverà chi veramente ha effettuato una scelta di cuore, una scelta alla Ranieri per restare in tema Roma. Stefano Pioli ha scelto le origini ed è a Firenze per dare continuità ad un ciclo e portare magari quel trofeo europeo che la città insegue ormai da anni e si troverà subito con l’onere di lusso di trovare un posto nei suoi schemi ad Edin Dzeko, un giocatore che guadagna oltre due milioni e che quindi non potrà essere solo la riserva di Moise Kean. Edin è arrivato a Firenze su espressa richiesta di Pioli e quindi lui e l’attaccante azzurro non possono far altro che convivere in un tandem nell’attacco viola. Esperienza, qualità, estro e talento, con anche le doti tecniche di Gudmundsson, mister Pioli può alzare l’asticella degli obiettivi della viola.
