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Roma, la Fatal Budapest: scorrono lacrime eterne nella capitale.

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venerdì, Luglio 19, 2024

Si può piangere per lo sport, la storia ce lo insegna e ce lo ricorda ciclicamente. Fin dal 1950, dal Maracanà che ospitò la finale del mondiale di calcio brasiliano, Schiaffino e poi Ghiggia tolsero il titolo al Brasile e un’intera nazione crollò nello sconforto. Un caso molto più recente trascende dal calcio, ed è un’immagine che ha commosso il mondo: alla O2 Arena di Londra due ragazzi si siedono insieme mano nella mano e si lasciano andare entrambi, in un oceano di lacrime che spezza il cuore ad ogni tifoso. Roger Federer e Rafael Nadal, le icone simboliche della rivalità sportiva non giocheranno mai più insieme sullo stesso campo, il Re del tennis quel giorno lasciava il suo sport, lasciava la sua quotidianità, “mi mancherà allacciarmi le scarpe prima di entrare in campo”, una frase simbolo di una scelta forzata più che voluta. Si potrebbero trovare tanti altri esempi di gioia e dolore: Ayrton Senna nel 1991 per vincere il gran premio del Brasile dovette cambiare il suo modo di guidare e giunse al traguardo con i crampi prima di lasciarsi abbandonare in un pianto stremato, ha vinto in casa sua, ha vinto dove la Selecao aveva fallito. E poi c’è Roberto Baggio, a Pasadena nel 1994 sbagliò il suo rigore e quei pochi italiani che al Rose Bowl non avevano gli occhi troppo lucidi per mettere a fuoco quel che succedeva in campo potevano vedere l’immagine del Divin Codino fermo nell’area guardando a terra, nè lui nè l’Italia dimenticheranno mai quel momento. E adesso a versare le lacrime per lo sport, emozionante, ma anche cinico e a volte crudele se non ingiusto è la Capitale, un pianto che durerà in eterno e una cicatrice che sarà difficile ed impossibile da rimarginare.

La delusione della Roma

Dybala lo specchio dei romanisti

L’eterno dubbio, Paulo Dybala giocherà oppure no? Ha accompagnato ogni pensiero fino al 31 maggio, forse fin dal fischio finale della semifinale con il Bayern Leverkusen, il momento in cui Budapest è diventata realtà. “L’attesa del piacere è essa stessa il piacere”, lo si pensava nel 2022 prima di Tirana e lo si è pensato anche nel 2023 verso l’Ungheria, ma questa volta quella gioia finale, attesa e pregustata non è arrivata al termine del viaggio: la Roma ha perso l’Europa League ai rigori, quei maledetti rigori che anche nel 1984 portarono sconforto. Anche la nazionale ha avuto le sue esperienze negative dal dischetto certo- 1990, 1994 e 1998- in quel caso è valsa la pena aspettare fino al 2006 e al 2021, ma la Roma cerca ancora la sua Berlino e il suo Fabio Grosso.

Josè Mourinho

Lo trova invece il Siviglia, ormai ci ha fatto l’abitudine all’Europa League, ma nessuno voleva la coppa più di loro, tranne Mourinho, Dybala e la Roma. Il paragone tra Fabio Grosso e Gonzalo Montiel si era concretizzato a dicembre: anche lui terzino e anche lui autore di un rigore dal valore mondiale in finale contro la Francia, proprio come Fabio nel 2006. Lui stesso aveva festeggiato insieme a Dybala il titolo più importante delle loro carriere, ed è sempre lui a stampare le lacrime sul volto della Joya: un’altra immagine per cuori infranti, il 21 diventa il riflesso di ogni tifoso romanista nella notte del 31 maggio 2023.

Paulo Dybala in lacrime

Non piangere stasera è solo vento negli occhi

Arriverà il momento di ripensare lucidamente alla fatal Budapest. E sicuramente ad una prima rilettura della partita quel che emergerà sarà un dispiacere ancor più grande, l’impressione di un’occasione sprecata che difficilmente si potrà ripetere. Mourinho nel post partita non si è trattenuto in conferenza stampa: “Spero che Taylor arbitri solo la Champions il prossimo anno”, eccolo, l’ennesimo sfogo contro l’arbitro al termine di una stagione in cui il rapporto tra lo Special One e i direttori di gara non è stato esattamente idilliaco. Sulla direzione dell’inglese restano i dubbi – gamba alta di Gudelj che rischia di colpire Abraham alla tesa, un braccio largo di Fernando e un rosso mancante per Lamela-, ma le proteste non hanno mai cambiato un risultato anche se ingiusto. E adesso la Roma deve ripartire, ritrovando lucidità, anche rapidamente per giocarsi un posto in Europa League nell’ultima di campionato contro lo Spezia. La sfida con i liguri diventa l’ago di valutazione della stagione, che tuttavia si fatica a definire negativa. Soprattuto tenendo stretti i ricordi postivi, questa annata giallorossa non finirà rapidamente sotto la polvere degli archivi storici, la partita di ritorno con il Feyenoord è un piccolo capolavoro, il gol di Dybala a San Siro pura goduria. E intanto l’Olimpico è ancora sold out, anche per l’ultima di campionato, un messaggio chiaro con i tifosi che sembrano riprender le parole di Axl Rose: “Don’t you cry tonight, i still love you baby”. La Roma è pronta a rispondere, dimenticare non è possibile e non lo sarà per nessuno perché il trauma di Roma-Liverpool del 1984 è stato ora tramandato alle nuove generazioni sotto le vesti di Roma-Siviglia. Eppure questa Lupa saprà asciugarsi le lacrime, nel calcio si vince e si perde; il percorso va onorato e con il tempo verrà apprezzato, arriverà un giorno in cui ogni romanista potrà ripensare a questa giornata, con gli occhi lucidi certo, ma potendosi convincere che “non sto piangendo, è solo vento negli occhi”.

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