Roma, Cagnucci: “Per me c’è solo la Roma. Agostino Di Bartolomei è un punto di riferimento”.

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Josè Mourinho, Roma

Perché la Roma non si discute, si ama. Lo slogan che ha sempre accompagnato ogni romanista nel corso della sua vita, attraverso vittorie e sconfitte di una squadra che non ha mai lasciato abituare i suoi tifosi alla monotonia, garantendo emozioni anche in stagioni che potevano rivelarsi anonime, arrivando a costruire ricordi positivi anche nei periodi in cui i giallorossi erano lontani dai vertici della Serie A. Viene in mente subito l’esempio più recente, quello della Conference League quando la Roma vince una Coppa Europea sotto la guida di Josè Mourinho, in un periodo storico in cui navigava stabilmente tra il quinto ed il settimo posto in campionato. Ad ogni generazione spettano le proprie delusione e i motivi di orgoglio, dagli intensi anni Ottanta (Lo scudetto di Liedholm, la finale di Coppa dei Campioni) fino ad oggi si potrebbero trovare diversi esempi, tra coppe festeggiate (Tirana), scudetti persi in volata (Roma-Sampdoria) e sogni svaniti in maniera inspiegabile (Budapest). Emozioni che le centomila voci e oltre che ogni domenica si accomodano allo stadio, sul divano, all’interno e all’esterno del raccordo (perché i romanisti sono sempre ovunque e sanno sempre come ritrovarsi) hanno imparato a modellare, ad assimilare per forgiare il loro romanismo, la passione che li accomuna nelle gioie e nei dolori. “Per me c’è solamente la Roma” sostengono molti di loro quando gli si chiede delle altre squadre o della Nazionale, come ha affermato ad Informazione Quotidiana Tonino Cagnucci, direttore editoriale del “Romanista” e di “Radio Romanista”.

Tonino Cagnucci

Tonino, come valuti e quali sono gli obiettivi ai quali la Roma di Gasperini del 2026-27 può ambire ? “Io Gasperini ormai non lo riesco neanche a ricordare antipatico, è l’allenatore ideale per Roma, una persona preparata seria e meticolosa e che sa lavorare e a Roma si può vincere solamente così. Per farlo serve una persona votata in maniera maniacale al lavoro perché quando la Roma ha vinto ha sempre avuto allenatori e tecnici lontani dal modo di essere che viene considerato romanista: ha vinto con Capello che era un friulano, ha vinto con Liedholm svedese, il primo scudetto con l’ungherese Alfred Schaffer e poi con Mourinho in Europa. Gente che è lontana da noi romani, ma è perfetta per la Roma. L’anno scorso secondo me, Gasp ha portato a compimento un’impresa arrivando in Champions con una rosa da sesto posto. Quest’anno però deve ripetersi e magari migliorare, non posso pretendere lo scudetto perché non posso pretendere nulla dalla Roma a parte l’impegno e anche perché l’Inter è troppo forte. Se riuscissimo a lottare per il primo posto sarebbe già tanto e magari puntare a vincere la Coppa Italia”.

Gasperini ha sempre saputo valorizzare dei giocatori che prima di esser sottoposti alla sua cura non erano dei top del campionato, come ad esempio Lookman o Retegui all’Atalanta. C’è un giocatore che ha beneficiato maggiormente della cura Gasp? “Lookman era un caso in particolare perché in Inghilterra aveva fatto 6 gol e poi è andato per tre anni di fila in doppia cifra, come Retegui che è diventato capocannoniere. Un caso così eclatante alla Roma non c’è anche perchè i livelli di partenza sono più alti rispetto a quelli dell’Atalanta. Sicuramente ha valorizzato tutti quanti: al di là di Svilar che era già un fenomeno prima del suo arrivo e si è confermato. Penso ai difensori, Mancini diventato un riferimento, Ndicka che gioca delle partite impeccabili, Hermoso un giocatore che si era perso e con Gasp è stato pienamente recuperato e trasformato. Anche Pellegrini era un giocatore fuori rosa, mentre Dybala, al di là della ricaduta di questi ultimi tempi, ha trovato finalmente continuità dal punto di vista fisico e con lui ha giocato come non mai. Sotto Gasp è sbocciato Soulé, mentre si sono confermati Cristante e Manu Kone. E poi ci sono i giovani come Pisilli affiancati da giocatori che ha chiesto e voluto lui alla Roma, Malen sopra a tutti, con i quali non spreca nulla e riesce a rendere al massimo con quello che ha a sua disposizione. E’ una squadra con giocatori forti e questa squadra può centrare quello che tutti vogliamo…”

A proposito di questi giovani, hanno un futuro anche nella Nazionale di Mancini? Altro allenatore che dà molto spazio alle nuove leve. “Si’ assolutamente si’. L’altro giorno la Roma ha giocato con nove giocatori tra i 19 e i 23: Pisilli, Lulli, Rensch, Castro, Mora, Soulé, Ghilardi, Koulierakis, Wesley. Io in realtà non presto molta attenzione alla Nazionale, sono contento per i ragazzi che ci tengono, ma per me c’è solamente la Roma”.

Qual è il ricordo peggiore e invece quello a cui sei maggiormente legato nella storia della Roma? “Non è difficilissimo scegliere, io sono legatissimo alla Roma degli anni 80 quindi ti nominerei subito lo scudetto del 1983 e la Coppa Italia del 1984. E ti dirò di più, la Coppa dei Campioni persa all’Olimpico secondo me non è il ricordo peggiore, sicuramente è il ricordo più doloroso, però è anche il momento più alto nella storia della Roma, perché è una finale di Coppa dei Campioni, il punto massimo dove sei arrivato. Per un momento, la Roma sarebbe diventata campione d’Europa, si è ritrovata in vantaggio con il rigore segnato da Di Bartolomei, è un ricordo doloroso ma anche che porta con sé un grande orgoglio. Poi sono molto legato a parte agli anni Ottanta anche a Mourinho, la finale di Tirana per me ha avuto un enorme significato, tornare a vincere dopo tanti anni e farlo con Mou, vedere la gente felice ha dato un valore alla Conference League che è superiore a quella stessa coppa. Anche la Roma di Spalletti mi piaceva e aggiungerei la Roma nel 1990-91 di Bianchi che vinse la Coppa Italia e fece la finale di Coppa UEFA, anche quella conclusasi con un arbitraggio discutibile. E poi ricordo, era l’anno in cui morì Viola, ma gli anni Ottanta sono la Mia Roma. Ho avuto la fortuna e la sfortuna di diventare tifoso di quella squadra quando ero bambino e mi è rimasto tutto dentro. Agostino per me è stato un riferimento, e con lui torniamo al discorso della serietà e dell’impegno come avevamo detto per Gasperini. Di Bartolomei ho io ce l’ho tatuato, un’immagine di lui sorridente con sotto la data del 25/05/2022 quando abbiamo vinto a Tirana. Ago è stato il giocatore della mia vita, il pensiero è andato subito a lui dopo aver vinto una coppa europea. L’altro giocatore che ho sempre ammirato più di tutti è Falcao, il più forte di sempre. A De Rossi gli voglio bene anche personalmente e lo metto sul podio dei miei giocatori preferiti della storia, magari aggiungendoci anche Aldo Maldera. Daniele, che ha giocato per due volte contro la Roma all’Olimpico, resta sempre qualcuno di casa e penso che prima o poi tornerà ad allenare la Roma. Il ritorno di Josè da avversario è stato invece particolare perchè non sappiamo se avrà mai l’occasione di tornare all’Olimpico con la Roma o contro la Roma, e poi non c’era stata la possibilità di salutarlo”.

Speri quindi prima o poi in un ritorno vincente di De Rossi alla Roma? “Io in realtà adesso spero nello scudetto (ride, ndr). Vorrei vincere qualcosa, con chiunque, penso che Gasperini nel prossimo anno possa provare a vincere, senza aspettare il nuovo Stadio. Si deve arrivare nella nuova casa con una bacheca più ricca, se non ci fosse stato Mourinho non avremmo vinto nulla e sono comunque 25 anni che non arriviamo allo scudetto e 19 che non solleviamo la Coppa Italia che è un trofeo al quale tengo molto. Quando ero bambino ero abituato a vedere la Roma vincerla sempre, per un momento eravamo anche la squadra che ne aveva di più nel palmares, che inseguiva la stella d’argento e invece dopo 19 anni siamo ancora la. Tra un piazzamento in Champions e una Coppa Italia vinta io scelgo quest’ultima, senza alcun dubbio. Gasperini è il valore in più della Roma perché se abbiamo una buona squadra lo dobbiamo principalmente a lui”.