Ogni generazione ha il proprio idolo da discoteca, da Donna Summer ai Bee Gees fino ai giorni nostri con Bob Sinclair, David Guetta, Martin Garrix o meglio, fino a qualche anno fa nell’era d’oro dell’Electronic Dance Music nota con EDM, con un acronimo che riporta alla nostalgia degli anni 2010. Musica elettronica che veniva però affiancata dalle voci più rappresentative del panorama musicale contemporaneo (I Need Your Love di Ellie Goulding con Calvin Harris) , artisti che sono diventati delle pop star grazie al lavoro di sottofondo dei DJ (pensiamo a Sia lanciata dalla collaborazioni con David Guetta) questi erano i primi anni della musica dance contemporanea, non una serie di beat a ripetizione che sono sfociati nella tecno, e neanche le sonorità di James Brown in cui in discoteca serviva veramente saper ballare per seguire il ritmo. Con eventi quali il Tomorrowland, una specie di Woodstock dell’house commerciale, con inni generazioni come Titanium e A Sky Full of Stars, se gli anni Novanta sono la decade del grunge, i 2000 del pop punk, i Duemiladieci saranno semrpe legati all’EDM che tuttavia come successo al classic Rock (Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison) e al grunge stesso (Kurt Cobain) ha trovato un punto di rottura attraverso una accadimento traumatico dopo il quale l’house ha perso la sua vera identità: la morte del suo simbolo, la scompara del volto stesso di un genere musicale in quel 20 aprile del 2018, la fine di Tim Bergling alias Avicii.

La storia dell’EDM; l’evoluzione della musica nelle discoteche
Negli anni Cinquanta e Sessanta la musica ha iniziato ad inserirsi nella cultura pop come una forma di svago, di divertimento e di studio diventando la bandiera della beat generation. Era la radice identitaria della subcultura sviluppatasi a San Francisco, ma anche la voce politica del folk del Greenwich Village newyorkese o la colonna sonora dei trip psichedelici dei Merry Prankster di Ken Keasy. Tuttavvia questa musica per quanto leggendaria non scatena una folla agitata nella danza in serate da discoteca e non portava neanche a cantare le canzoni fino a perdere la voce ai concerti. Per quello ci sono voluti i Queen e l’amore che Freddie Mercury riservava ai suoi fan; il suo continuo dialogo con il pubblico diede il via all’era delle canzoni imparate a memoria perchè spesso venivano scritti testi all’interno delle copertine dei vinili. Nasceva l’Arena Rock, un tipo di musica scritto e pensato per essere suonato negli Stadi o in palcoscenici in grado di contenere decine di migliaia di persone. Intanto negli anni Settanta si verificava il boom economico che diede vita al turismo di massa e quindi a locali dedicati allo svago anche e soprattutto notturno sulla falsariga di alcuni precursori esistenti delle discoteche (pensiamo al Chèz Regine di Parigi o alla Capannina di Forte dei Marmi), ma si trattava ancora di locali che opsitavano per lo più dei Jukebox o talvolta della musica dal vivo; è il caso dei palchi dove hanno inziato le più grandi Band, ad esempio il Marquee, il Whiskey a gogo o il Piper a Roma. Con il tempo i 45 giri iniziano ad essere mixati, vengono alternate canzoni lente e altre più ritmate fino agli anni Settanta appunto in cui nascono le prime vere e proprie discoteche a New York. Lo Studio 54 è il centro della movida della Grande Mela ispirata dal successo commerciale del film La Febbre del Sabato Sera e soprattutto dalla sua colonna sonora firmata dai Bee Gees. Lo studio 54 elimina i lenti, apre tardissimo e accoglie un gruppo di celebrità e personaggi illustri del tempo che si incontrano fino a tarda notte sotto i ritmi della nuova musica che si appresta a diventare la Disco e tutto il mondo decide di imitare il locale situato sulla 54esima strada. Parallelamente alle star della disco (Donna Summer, Gloria Gaynor, Barry White) stava riscontrando successo una sua sottovariante che permetteva di ballare le proprie canzoni, che tuttavia erano realizzate in elettronico, si tratta dell’elettro-disco i cui pionieri furono i Kraftwerk. Il basso e le batterie vennero sostituite dai sintetizzatori e dalle drum machine, iniziava l’era della Musca elettronica e nel Regno Unito degli anni Duemila un’ondata di gruppi elettronici furono affiancati alla rivoluzione elettronica statunitense che ha preso piede realmente solo quando una star del pop ha deciso di dare una svolta verso questo tipo di sonorità; si tratta di Madonna con la sua Ray of Light. Un secondo punto di svolta per l’EDM si può riscontrare invece durante le Olimpiadi di Atene 2004, nella cerimonia d’apertura quando fu affidata al Dj olandese Tiesto la cura della playlist e della musica che avrebbe dovuto accompagnare gli atleti all’interno dello stadio. Scelse una serie di brani quasi innovativi, che andavano nella direzione moderna del concetto di musica elettronica, è in quel giorno che nacque l’elettro house come lo conosciamo oggi e dopo circa un anno in Belgio alcuni dei migliori Dj del tempo organizzarono un enorme concerto nelle cittadina di Boom, al quale presero parte 9000 persone. Dall’idea di Manu e Michiel Beers si tenne, con Armin Van Buuren tra gli headliners, il primo festival che prese il nome di Tomorrowland che divenne il palco di lancio e di affermazione dei migliori interpreti della storia dell’EDM: da David Guetta agli Swedish House Mafia, Hardwell, Martin Solveig, Calvin Harris, Robin Schulz, Nicky Romero, Afrojack, Steve Aoki, Dimitri Vegas, Martin Garrix, Zedd, Alesso e soprattuto un ragazzo svedese che nel giro di pochissimi anni, da quando ha pubblicato un famosissimo ritornello elettronico con delle brevi frasi estratte da una campionamento di Etta James, chiamato Levels, si è affermato come il Re della EDM: Tim Bergling meglio noto con un nome derivato dal termine che in sanscrito indica l’ultimo stadio dell’inferno per i buddhisti, ossia Avici. Un termine al quale Tim ha aggiunto una secondo i alla fine poiché su MySpace quel nome era già stato preso e quindi ha scelto di passare alla storia facendosi chiamare Avicii.

Chi era Tim Bergling alias Avicii
La sua storia inizia propio da quel profilo MySpace dove pubblicava i suoi primissimi remix. Era il figlio di un’attrice Anki Liden e di Klas Bergling che aveva un’azienda di forniture da ufficio. Già al tempo la Svezia e il nord Europa si stava affermando come il centro nevralgico dell’EDM. I maestri della musica house commerciale, eccezion fatta per David Guetta, per la maggior parte provenivano da quei territori e quindi è inevitabile riscontrare nelle canzoni di Tim le influenze di Axwell, degli Swedish House mafia ma anche dei Daft Punk. Il primo contratto arrivò quando aveva 18 anni con la Dejfitts plays Label, ma più che un contratto, in quell’ambiente, era necessario farsi notare e far ballare i club più famosi del mondo. Bergling quindi inziò a seguire e cercare di perfezionare la musica di chi aveva già dato vita al Tomorrowland; non aveva neanche il suo nome d’arte tant’è che venne pubblicato il primo brano sotto lo pseudonimo di Tim Berg. In realtà aveva composto solamente la parte musicale, e l’aveva pubblicata con il titolo Bromance e sempre sotto firma Tim Berg, ma mancava una parte vocale necessaria per raggiungere il successo. Non aveva ancora il potere contrattuale per coinvolgere in una canzone totalemente nuova i grandi artisti che poi collaborarono con lui come Chris Martin o Robbie Williams, decise quindi di riprendere la canzone di un DJ italiano, Samuele Sartini che aveva usato la voce di Amanda Wilson per Love U Seek. E’ così che è nata Seek Bromance, il primo singolo di Avicii che non ebbe il successo mondiale sperato ma non fece altro che confermare il suo talento considerando che Tim si era già procurato alcuni estimatori importanti, uno dei quali era proprio Tiesto, il Dj creatore a suo modo del Tomorrowland e il volto dell’EDM di quegli anni. L’olandese rimase impressionato al punto da volerlo al suo fianco per una settimana in una delle console più ambite al mondo, quella del Privilege di Ibiza la stessa dove negli anni Ottanta Freddie Mercury e Montserrat Caballé presentarono la canzone Barcelona e la madre dei celebri Amnesia e Ushuaia. Dj Mag, inserendolo al sesto posto nella classifica dei miglior Disc Jokey al mondo gli aveva puntato i riflettori addosso, e lui quindi finì per scovare un tentativo di plagio da parte di Leona Lewis vincitrice della terza edizione di The X Factor. Dopo una causa legale la cantante fu costretta a citare Avicii nei crediti di Collide perché il brano riprendeva in toto la musica di Fade into Darkness che Tim aveva pubblicato due mesi prima. Non solo Tiesto si accorse di lui, ma per diventare il vero Re della House Music anche David Guetta cercò di sfruttare il talento dello svedese, e infatti collaborò con lui per Sunshine, un brano contenuto in Nothing but the Beat, il disco che con Titanium Without You, Where them Girls at, Play Hard e She Wolf è diventato l’album che fece letteralmente esplodere la mania per l’EDM. Era il 2011 e per Tim Bergling tutto doveva ancora iniziare.
A volte ho un buon presentimento, o come si dice in inglese Good Feeling. Era più di una dichiarazione dello stato d’animo di Avicii all’inizio della sua carriera, era una frase che era stata messa in musica nel 1962 da Etta James che fece dopo 50 anni la fortuna di Tim. Da un campionamento di quella canzone ne venne fuori Levels, il primo brano di successo mondiale dello svedese che aveva ventitré anni e nella classifica di Dj Mag era già al terzo posto, e non aveva ancora pubblicato il primo album. Prima di arrivare al disco un ultimo passo lo ha consacrato nel club dei migliori dj al mondo, di nuovo una collaborazione in questo caso con colui che deteneva il record del miglior debuttante nella classifica di DJ mag, al diciassettesimo posto: Nicky Romero. Insieme parteciparono all‘Ultra Festival 2013 che è cruciale per la carriera di entrambi e per il successo di I Could Be the One, la canzone che si arrampicò in cima alle classifiche mondiali e che di fatto arrivava a lanciare il primo disco di Avicii intitolato True. Il successo è universale questa volta, è il più ambito alla console di tutti i club più celebri al mondo, il video di Wake Me Up che ha reso celebre la modella Kristina Romanova su You Tube ha superato il miliardo di visualizzazioni. Lo stile Country, il ritornello elettronico che ormai ha preso il posto dell’assolo di chitarra nelle canzoni prime in classifica, e il ritmo pop la rendono forse il più grande successo della decade. Lo stile di Avicii è vincente, e infatti lui replica con Addicted to you, Hey Brother e You Make Me ma si mette a già a lavoro per nuovi progetti arrivando a coinvolgere nomi che sono dei pilastri della musica pop mondiale del tempo come Robbie Williams e Chris Martin. Il 2014 è infatti l’anno del successo di The Days con Williams e di The Nights, entrambi dischi di platino che confluiranno l’anno successivo nel secondo album del Dj chiamato Stories. La sua fama però era ormai mondiale, gli estimatori giungevano da ogni parte del globo e i più grandi artisti speravano di collaborare con lui ed è in quel momento che venne contattato da Chris Martin per realizzare insieme a lui il brano simbolo del sesto album dei Coldplay, nonché la prima canzone del gruppo con sonorità dance. E’ il brano che gli stessi Coldplay indicano come il più grande successo della loro carriera, una canzone della quale ancora oggi i fan del pop sono innamorati e lo si vede chiaramente ai concerti del gruppo quando impreziosiscono la performance con tanto di fuochi d’artificio ed effetti speciali, è la storia di A Sky Full of Stars, nata dal lavoro congiunto dei due più grandi artisti degli anni Duemiladieci. Tuttavia a volte ci si dimentica che l’animo e il fisico umano non sono fatti per resistere ai ritmi incessanti dei concerti e dei tour mondiali e soprattuto per i Dj che sono ancora più coinvolti nelle loro esibizioni questo stress fisico e mentale è doppio. Stiamo parlando di un ragazzo che quando ha incontrato un improvviso successo era poco più che ventenne, e pur sempre di un giovane fragile davanti alle richieste e alle pressioni dell’industria discografica. Tim per combattere l’ansia da prestazione si rifugiò nell’alcol fin dall’esplosione di Levels, cosa che tuttavia lo portò a riscontrare pesanti problemi alla cistifellea che gli venne asportata nel marzo del 2014. E’ l’inizio del declino, una mattina di marzo 2016 annunciò al mondo che avrebbe cessato la sua attività live alla fine dell’anno per l’eccessivo stress e per problemi di salute. Pubblicò una lettera che ad oggi ha tutto il sapore di una lettera di addio sulla falsariga di quanto fece Kurt Cobain 20 anni prima. Dopo una serie di ringraziamenti annunciava: “La mia strada mi ha regalato il successo ma non mi ha risparmiato dolori.o bene quanto sia fortunato a poter viaggiare in tutto il mondo e ad esibirmi, ma mi rimane davvero troppo poco per una vera vita dell’uomo dietro l’artista. Ho deciso che il tour 2016 sarà il mio ultimo tour con gli ultimi spettacoli“. Era la fine dell’artista che anticipava la fine dell’uomo, la lettera era il suo testamento psicologico, quell’ultimo concerto all’Ushuaia di Ibiza il 28 agosto 2016 divenne il suo lascito musicale. Con un documentario spiegò in maniera approfondita la sua scelta di ritirasi, pubblicò alcuni lavori lontani dai successi dei due album e fece perdere le tracce di se per diverso tempo fino a quel 20 aprile del 2018 quando la sua manager Diana Baron diede al mondo la notizia che nessuno avrebbe mai voluto sentire. Tim era morto in Oman a Mascate, la famiglia indicò un suicidio (era stato trovato con dei profondi tagli autoinflitti con dei cocci di una bottiglia di vino) come causa del decesso. In soli 8 anni Avicii ha cambiato il volto alla musica house, che con lui è nata e ha iniziato dopo la sua morte il suo declino parzialmente arrestato proprio da Bergling stesso, con il suo terzo album postumo: Tim.
