Un museo può dirsi davvero accessibile se una persona cieca non riesce a visitarlo in autonomia? O se una famiglia con un bambino di due anni fatica a trovare un fasciatoio o uno spazio dedicato? Sono alcune delle domande al centro della prima mappatura sistematica sull’accessibilità museale promossa da Fondazione Cariplo e Abbonamento Musei, presentata alla Triennale di Milano durante il convegno Il museo che accoglie: scenari e sfide dell’accessibilità nei luoghi della cultura. L’indagine, realizzata con il contributo di Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura e della museologa Maria Chiara Ciaccheri, ha coinvolto 255 musei tra Lombardia e province piemontesi di Novara e Verbano-Cusio-Ossola, restituendo un quadro articolato che alterna segnali incoraggianti a criticità ancora diffuse.
L’accessibilità dei musei italiani secondo la Fondazione Cariplo e Abbonamento Musei
Tra i dati più significativi emerge il rapporto tra musei e pubblico della prima infanzia. Se da un lato le attività educative e gli strumenti di mediazione dedicati ai bambini tra 0 e 6 anni rappresentano uno dei punti di forza del sistema — il 41% delle istituzioni si dichiara molto preparato su questo fronte — dall’altro restano evidenti le carenze infrastrutturali.
Il 40% dei musei non dispone infatti di spazi progettati specificamente per i più piccoli e il 48% è privo di servizi e attrezzature dedicate. Solo un museo su tre offre aree per passeggini, mentre fasciatoi, allestimenti ad altezza bambino, dispositivi tattili e percorsi semplificati restano ancora poco diffusi. Un dato che, secondo i promotori della ricerca, evidenzia la necessità di riconoscere la prima infanzia come un pubblico autonomo. Particolarmente fragile appare infatti la fascia 0-3 anni, riconosciuta come pubblico di riferimento da appena il 26% delle istituzioni coinvolte.
Disabilità: superate molte barriere fisiche, la sfida ora è l’autonomia della visita al museo
Le misure legate all’accessibilità fisica risultano ormai ampiamente diffuse: il 77,3% dei musei dispone di servizi igienici accessibili e il 63,1% offre percorsi privi di barriere architettoniche o soluzioni equivalenti. Anche sul fronte economico emerge un’attenzione consolidata, con il 91,4% delle istituzioni che garantisce l’ingresso gratuito alle persone con disabilità e l’81,2% che estende l’agevolazione agli accompagnatori.
Le principali criticità riguardano invece gli strumenti che consentono una fruizione autonoma dell’esperienza museale. Supporti multisensoriali, mappe tattili, didascalie in linguaggio semplificato e informazioni accessibili risultano ancora poco diffusi. Più della metà dei musei non dispone di strumenti multisensoriali e quasi l’80% è privo di mappe tattili. A pesare, secondo la ricerca, non sono soltanto le risorse economiche, ma anche l’assenza di una progettazione strutturata: quasi la metà delle istituzioni non dispone ancora di un referente dedicato all’accessibilità e il tema compare raramente nei documenti strategici.
Dalla ricerca all’azione: i prossimi investimenti per musei più inclusivi in Italia
La ricerca si propone come uno strumento operativo per orientare le future politiche culturali. I risultati dell’indagine saranno infatti alla base delle iniziative promosse da Fondazione Cariplo nell’ambito delle sfide di mandato Anita. L’infanzia prima e Destinazione Autonomia, programmi che prevedono un investimento complessivo di 40 milioni di euro.
Tra le azioni annunciate figurano nuovi bandi dedicati ai musei e percorsi di formazione destinati agli operatori culturali, con l’obiettivo di rafforzare competenze, progettualità e collaborazioni territoriali. L’idea che emerge dalla ricerca è chiara: l’accessibilità non può essere considerata un insieme di interventi aggiuntivi o straordinari, ma deve diventare un elemento strutturale della progettazione museale. Una trasformazione che riguarda spazi, linguaggi, servizi e governance e che potrebbe ridefinire il ruolo stesso del museo contemporaneo come luogo realmente aperto a tutti.
